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Acqui Terme. Alle Terme si ritorna a parlare di ricerche idrogeologiche di tipo termale. Come se non ne fossero mai state effettuate. Chissà se il sindaco, Danilo Rapetti, se la sente di intervenire sul problema e tentare di incaricare qualche assessore o delegato di fare ricerche e trovare documenti interessanti su quello che, qualche decennio fa, venne definito il "serbatoio geotermico di Acqui Terme". Uno di questi studi cita sette sorgenti. In testa quella della "Bollente", quindi quella denominata "Lago delle sorgenti" situata sulla sponda destra della Bormida, "costituita da numerose polle emergenti sul fondo di un vascone artificiale, con temperatura massima 59,5 centigradi e una portata variabile tra 5 e 7 litri al secondo". Quindi le sorgenti "Pozzo tennis", "Pozzo Carozzi-Eden", "Pozzo fornace", sorgente "Acqua marcia", "Fontanino dell'acqua tiepida" e "Sorgente caldana". Nel documento si parla quindi di "misure geofisiche con sondaggi geoelettrici, come richiesto da illustri studiosi, in cui si faceva presente che molti altri dati utili per arrivare a determinare l'ubicazione dei pozzi per il reperimento di nuovi fluidi geotermici forniti dall'Agip, quale l'indagine gravimetriche e sismiche, così pure ci è stata a completa disposizione l'esperienza e la ricerca effettuata dall'Enel nel settore geotermico". In un volume di una quarantina di pagine, dal titolo "Il serbatoio geotermico di Acqui Terme (Alessandria)", estratto da "Energia geotermica, prospettive aperte dalle ricerche del CNR", vengono illustrate in maniera approfondita le caratteristiche del serbatoio geotermico del distretto acquese. I capitoli riguardano l'inquadramento geologico della zona di Acqui Terme, situata "nel settore sud-orientale del Bacino terziario ligure-piemontese, i depositi quaternari e quelli oligo-miocenici, il Gruppo di Voltri". Senza dimenticare le caratteristiche del circuito geotermale, quello delle zone di alimentazione e il circuito di risalita. Arriviamo alla pagina 12 del documento in cui vengono citati "tre pozzi esplorativi perforati nel 1967-1969; due di essi, pozzi Savoia e Tennis, incontrano il tetto delle ofioliti rispettivamente alla profondità di 184 e 195 metri, mentre il pozzo Fornace perforato nei pressi di Visone, profondo 239 metri, non raggiunge la base dei sedimenti terziari e si arresta nei conglomerati della Formazione di Molare". Si parla quindi delle "faglie dirette grossomodo E-W, rilevabili in prossimità della sorgente Acqua marcia e a sud dell'abitato di Visone". Nel volume si sottolineano anche "alcune indagini geofisiche eseguite tra il 1966 e il 1968 a cura della Compagnia mediterranea di prospezione, si tratta di 36 sondaggi elettrici eseguiti nella piana di Acqui Terme allo scopo di ricostruire la morfologia del substrato pre-oligocenico". Gli studi geologici eseguiti nell'area acquese dal CNR (Centro nazionale delle ricerche), è utile ricordarlo al sindaco Rapetti, avevano evidenziato una discreta potenzialità dei serbatoi di acqua calda. Erano state effettuate anche ricerche da parte dell'Eni, e sul sottosuolo acquese era stato organizzato un convegno con le massime personalità del settore a livello nazionale. Era il tempo in cui l'ingegnere acquese Giancarlo Grignaschi era vice presidente dell'Eni. Tornando alle descrizioni delle perforazioni, nel documento si legge, tra l'altro, "Pozzo tennis, situato presso il campo da tennis: la sua profondità è di 218,8 m. con un diametro di 0,314 m., fino a una profondità di 180 m., di 0,144 m. da 180 a 186 m e da 0,109 m. a fondo pozzo". Le prove di flusso, effettuate utilizzando una elettropompa sommersa in grado di lavorare con una temperatura dell'acqua di oltre 50º C e di resistere all'aggressività del fluido estratto, prove che non stiamo ad elencare, durarono tre giorni. Anche l'Amministrazione provinciale effettuò uno "Studio preliminare per il reperimento di nuove risorse geotermiche in Acqui Terme", affidandone l'incarico al professor Di Molfetta e al professor Bertolami. (C.R.)
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