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Inaugurato il nuovo salone
e presentati i bozzetti per il Ricre

 

Acqui Terme. Domenica 9 novembre due importanti appuntamenti hanno trovato coincidenza d'attuazione: l'inaugurazione del nuovo salone della comunità, nella parrocchia del Duomo, e la presentazione dei bozzetti progettuali per la ristrutturazione del Ricreatorio.
Alle 16 nel nuovo salone, splendidamente restaurato, di fronte ad un pubblico attento ed ammirato, sono toccate a mons. Galliano le prime parole ufficiali. Il parroco, tra l'altro, ha detto:
"Questo lavoro del bel salone chiude per me tutto un lungo ciclo di opere e di sacrifici della mia vita di parroco del Duomo.
Nei giorni passati (non è dietrologia e neppure nostalgia) ho ripensato a tutti i gravosi lavori compiuti attorno alla... fabbrica del Duomo....
Quanto cammino, quante preoccupazioni, quanti sacrifici!
Dalla primavera del 1955, quando senza una lira, perché uscivo dagli 8 anni del Ricreatorio (mi avevano persino posto i sigilli di sequestro non avendo pagato le tasse: ma li hanno tolti subito chiedendo scuse, gli avevo fatto compassione) ma furono e restano gli anni più belli e pieni della mia vita; e squattrinati ma abbiamo compiuto al Ricre dei lavori imponenti!
Poi 18 anni da Cancelliere in Curia con lo stipendio annuale di 17 mille lire e 13 anni da Segretario Particolare del Vescovo Dell'Omo con 10 mille lire all'anno (ma ero mantenuto) così entrai... Pover'uomo parroco del duomo.
La casa canonica in condizioni pietose: due semplici gabinetti sul ballatoio, senza acque nelle stanze, con un impianto elettrico a rischio, locali fatiscenti: ma 5 operai (Pesce, Poletto, Traversa, Torielli Piero e Torielli Gianni), in un volontariato commovente, lavorando di notte, l'hanno resa abitabile e poi completata dalla ditta Orione e Baratta.
Nel 1956 un incendio grave nell'abitazione del sacrestano e con l'ingiunzione di inabilità di tutto il caseggiato ci ha obbligato ad un intervento globale di tutti i locali di abitazione del sacrista e delle aule e sale per le attività delle varie associazioni e delle scuole di catechesi.
Ci venne in aiuto, anche per il chiostro che era uno sfacelo la generosità del compianto conte Arturo Ottolenghi.
Ero riuscito durante la sua prigionia ad Alessandria a farlo trasferire dalla cella carceraria, alla infermeria.
Ne fu riconoscente per sempre e dimostrò questi sentimenti nei grandi aiuti offerti per la chiesa della Madonna Pellegrina e per la basilica di S. Pietro in Roma.
L'essere poi io stato cappellano dei Partigiani durante la lotta di Liberazione mi giovò anche come parroco del duomo. In montagna mi ero trovato assieme al geom. Ortensia del Genio Civile di Alessandria: una persona degnissima.
Venutomi a trovare dopo la guerra ad Acqui ed avendo visto lo stato disastroso in cui trovava la scalinata del Duomo e tutta la copertura ed il cornicione del pronao, di sua iniziativa con la benemerenza del geom. Ivaldi procurò la sostituzione in granito forte di tutto.
Ma ciò che era fortemente preoccupante ed urgente era la condizione precaria e rovinosa dello stesso edificio duomo: i tetti, le volte, parte dei muri della sacrestia, le decorazioni, gli stucchi, la cripta, la sacrestia, gli altari.
L'amministrazione della cattedrale era affidata ad un canonico. Il parroco aveva soltanto la "cura animarum".
Finalmente nel 1983 venne promulgato il nuovo codice di Diritto Canonico, che al Canone 510 stabilisce: le parrocchie non siano più unite al capitolo dei canonici; il parroco è tenuto a tutti i doveri e possiede tutti i diritti e le facoltà che a norma del diritto sono proprie del parroco".
Costituito un solerte comitato presso lo studio del notaio Santi si programmò e si diede inizio per lotti il grande restauro, affidato alla ditta Orione.
Lungo il faticoso Iter si aggiunsero interventi importanti: come il ricupero della bella rinnovata cripta (per cui dobbiamo ringraziare l'ing. Francesco Pernice della Soprintendenza di Torino, il grande organo Bianchi con oltre 150 milioni alla ditta Fratelli Marin, il restauro della cappella delle Grazie, e il grande rosone spaccatosi in quattro parti e infine il campanile che dava segni di stanchezza ed ora finalmente questo salone....
In questa annosa vicenda (1956 - 2003) ho imparato una grande lezione di vita e cioè che queste opere così impegnative e costose si fanno "con il consiglio dei ricchi e dei vari Enti, ma coi soldi dei poveri cioè della gente comune".
Questo salone è nato come sede dell'Azione Cattolica Diocesana: qui nel 1931 con la chiusura dei Circoli Cattolici imposta dal Fascismo, ci fu lo scontro tra il Vescovo mons. Delponte ed il Maresciallo dei Carabinieri, che era stato invitato per mettere i sigilli alla sede e sequestrare tutto il materiale: il Vescovo si oppose e disse: "Andate e dite al Prefetto ed al Federale che il Vescovo vi ha impedito di entrare".
Questo salone fu teatro di spettacoli teatrali e Casa del Soldato: qui si riunivano alcuni militari.
Fu poi sede degli Studenti Universitari e poi sede degli Scout. Con il terremoto subì nuove scosse e si ridusse veramente in malo stato.
Ora è qui la cura della ditta Orione e la finezza di gusto del mobilificio Grattarola di corso Bagni, l'arte del pittore Brignone e di Bonelli presentano questo salone bello ed elegante..."
Ha poi preso la parola il vescovo mons. Micchiardi che ha accompagnato la benedizione del nuovo locale con queste parole: "Inaugurazione della "sala della comunità" della parrocchia del Duomo, luogo di incontro delle famiglie, luogo in cui si semina il buon seme della parola, nell'attesa che fruttifichi, spesso non si sa come, né si sa quando.
Importante che si sia seminato, importante che ci sia un luogo, come questo, dove si possa seminare ancora. Il buon seme della parola di Dio ha poi in sé tutte le capacità per fruttificare.
Grazie a Monsignore e a tutti i suoi collaboratori e generosi offerenti che hanno reso possibile il recupero di questo luogo. La parabola del seme mi conduce a riflettere anche sul "Ricre". Esso è stato un seme che ha fatto la spiga e che ha portato frutti (Mons. Galliano ben lo sa! E con lui don Franco e altri). Poi, dopo la mietitura, il campo è stato, in qualche modo abbandonato, non più arato, non più seminato….
Ora si vuole riprendere la semina, con tanto desiderio, ma anche con tanti interrogativi.
Servirà un nuovo ricreatorio? In un momento in cui i ragazzi e i giovani sono richiamati da mille agenzie di servizi, educative o meno? Serve ora, in cui sono sorti qualificati centri sportivi? Serve ora, in cui la parrocchia ha ripreso il suo ruolo di evangelizzazione, di comunità plasmata dall'Eucaristia domenicale?
Noi siamo convinti che serva ancora, impostato con modalità diverse da quelle di una volta, ma che serva ancora. In che senso? In un periodo in cui si parla di globalizzazione, ma in cui c'è anche tanta dispersione, ci sembra importante che ci sia un luogo di incontro per ragazzi, giovani e famiglie, a livello interparrocchiale. Non per fare una super-parrocchia, ma per aggregare e formare, per poi spargersi nelle parrocchie, centri eucaristici e missionari.
Ci pare che sia importante un luogo per l'accoglienza dei più poveri (mensa e prima accoglienza). Ci pare sia importante la presenza di una "sala della comunità" per incontri – dibattiti – cineforum, per momenti culturali.
Qualcuno potrebbe chiedersi: tutto questo in opposizione alle strutture similari già esistenti? Niente affatto. Non in contrapposizione, ma come complemento.
Perché noi siamo convinti che la comunità cristiana in quanto tale ha qualcosa di specifico da offrire a tutti, per arricchire la proposta educativa ed aggregativa dello specifico cristiano, in dialogo con tutti. Cari acquesi! Il Vescovo e la diocesi vi propongono il "nuovo Ricre". Se siete convinti che possa offrire un supplemento d'anima ai ragazzi , ai giovani, alle famiglie di Acqui, fatevi promotori del nuovo "Ricre".
E siate anche generosi per le opere necessarie per la sua ristrutturazione.
Grazie agli architetti che hanno partecipato al bando di concorso. La loro partecipazione l'abbiamo considerata come segno di interesse perché la comunità cristiana di Acqui acquisti nuova vivacità. Grazie alla commissione giudicatrice. Il tutto avviene nell'approssimarsi del millenario di S. Guido: significativo.
Egli è stato un punto di riferimento sicuro per la comunità cristiana con numerose opere di evangelizzazione e promozione umana.
Il suo esempio ci sia di stimolo.
A lui potremo dedicare la cappella del "Ricre", mentre penserei di dedicare al Marello tutto il complesso, a lui che è stato particolarmente attento ai giovani".
Infine l'arch. Giuseppe Varaldo, a nome della commissione per il Ricreatorio, ha presentato i bozzetti per la ristrutturazione, spiegandone l'iter e le specificità, soffermandosi in particolar modo su quello che è stato prescelto dalla commissione, elaborato dallo studio dell'architetto Maurizio De Bernardi.
Un bozzetto che dovrà essere ora completato e rivisto nei particolari per giungere, alla primavera avanzata del prossimo anno, al progetto definitivo. (M.P.)

 

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