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Perchè si lavora solo sull’Erro
e non ci si collega a Predosa?

 
Acqui Terme. Una nuova interpellanza è stata presentata al sindaco dai consiglieri comunali de “L’Ulivo per Acqui”, Domenico Borgatta, Luigi Poggio e Vittorio Rapetti.

L’oggetto è la “questione acqua”. Questo il testo:

«Come tutti i cittadini ricordano, la scorsa estate Acqui Terme ha vissuto una lunga e drammatica crisi idrica, che solo alcune piogge settembrine hanno provvisoriamente tamponato.
Ora il problema sembra essere passato nel dimenticatoio, e pare non ci si ricordi più di tutti i disagi vissuti solo pochi mesi orsono, insieme ai danni all’attività economica e all’immagine della città.
Il problema acqua resta in tutta la sua gravità. Infatti, se vi sono notizie positive circa il funzionamento dell’impianto dell’acquedotto che garantisce la qualità di acqua immessa nelle tubature, altrettanto non si può dire dell’approvvigionamento e per una parte delle condotte (con il relativo problema di perdite).
Nei mesi estivi il centro sinistra acquese ha condotto una serie di iniziative di informazione e di protesta; in particolare abbiamo messo in guardia dal rischio di un utilizzo di acque non sufficientemente garantite perché attinte dalla Bormida o da pozzi di dubbia potabilità ed abbiamo segnalato le gravi inadempienze e il ritardo con cui il Comune si è occupato in questi anni della questione idrica.
Insieme a questo abbiamo avanzato una serie precisa di proposte, che riassumiamo in breve:
1. mettere in sicurezza l’acquedotto sull’Erro, evitando i rischi di inquinamento e ogni possibile “vicinanza” tra le captazioni sul torrente e l’acqua del Bormida;
2. sviluppare in modo equilibrato la captazione dall’Erro, onde evitare di danneggiare l’equilibrio ambientale del torrente, attraverso un suo sfruttamento esagerato: l’Erro è una risorsa preziosa da conservare con cura per tutto il territorio dell’acquese; questo ovviamente richiede una seria intesa con tutti gli altri comuni che lo utilizzano;
3. provvedere da subito ad un serio progetto per garantire al più presto una fonte di acqua pulita da affiancare a quella dell’Erro (il già noto “progetto Predosa”), mettendo “in rete” il nostro acquedotto;
4. avviare uno studio idrogeologico qualificato per aggiornare la “mappa” delle risorse idriche del nostro territorio.
In tal modo si potrebbe impostare un piano serio che in pochi anni potrebbe scongiurare definitivamente il rischio di una nuova crisi idrica e migliorare la tutela ambientale.
Purtroppo l’amministrazione ha raccolto solo una piccola parte di queste proposte e, nel silenzio (forse dovuto ai contrasti interni), pare intenzionata a proseguire solo i lavori sull’Erro e alla confluenza con la Bormida: le richieste alla regione finora vanno solo in questa direzione (con un progetto di finanziamento di ben 1,5 milioni di euro) mentre le altre scarse risorse attivate vanno solo nella direzione di scavare altri pozzi lungo l’Erro. Inoltre anche la situazione della Bormida pone problemi: in un pubblico incontro lo scorso dicembre, il dott. Leoni, commissario governativo per la bonifica del sito ACNA di Cengio segnalava un tasso elevato di inquinamento lungo il fiume prima di Bistagno; in data 15 dicembre 2003 abbiamo presentato una richiesta di informazione e di verifica al Comune; a distanza di oltre un mese l’amministrazione non dispone di dati certi in proposito. Pertanto, oltre ad aver presentato una nuova interrogazione al sindaco (visto che il presidente del consiglio comunale non ha concesso il consiglio comunale aperto come più volte richiesto), riteniamo nostro dovere di consiglieri comunali avvisare la cittadinanza che al momento non c’è nessuna garanzia che la prossima estate ci sia acqua a sufficienza, né che si sia almeno imboccata la via giusta. Non comprendiamo perché l’amministrazione comunale non abbia considerato la nostra proposta di avviare il progetto Predosa (così come abbiamo indicato a settembre e poi ancora a novembre): si tratta di un progetto fattibile che collegherebbe il nostro acquedotto ad una fonte sicura e abbondante che si affiancherebbe all’Erro; un progetto tecnicamente già studiato, realizzabile in tempi e costi accettabili (2-3 anni, 6-7 milioni di euro) e sul quale si può coinvolgere il contributo della Regione e sviluppare la collaborazione con i comuni della zona: perché il comune di Acqui Terme non si è ancora attivato in questa direzione? Perché questa scelta, perdurando la situazione difficile e nonostante i termini di tale progetto siano già stati studiati dall’AMAG e vi sia una disponibilità regionale?
Perché non c’è stata alcuna iniziativa pubblica di discussione del problema come più volte sollecitato da tutte le opposizioni in Consiglio comunale?»

 

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