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Ponzone. Giovanni Pietro Nani, 61 anni, coniugato con Daniele Vasconi e papà di Marco, impiegato dellufficio Inail di Alessandria, sindaco di Montechiaro dAcqui dal 1970 è presidente della Comunità Montana Alta Valle Orba Erro Bormida di Spigno per la 7ª volta (ha iniziato la sua 7ª legislatura), dellEnte montano passato da 13 a 21 Comuni.
Con Nani presidente, vice è Gianmarco Bisio (consigliere di Molare e consigliere provinciale) e assessori sono: Romano Assandri (assessore di Ponzone), Gianpiero Accusani (assessore di Spigno Monferrato), Giancarlo Campazzo (sindaco di Morbello), Carlo Alberto Masoero (sindaco di Cavatore) e Romildo Vercellino (consigliere di Cartosio).
In primavera ci saranno le elezione amministrative locali, di conseguenza si andrà a eleggere i nuovi consiglieri della Comunità Montana e a fine estate inizio autunno la nuova amministrazione. In questi primi mesi Nani e la sua Giunta dovranno, innanzi tutto riscrivere o riadeguare, lo statuto della Comunità Montana.
Di grande interesse è il documento programmatico presentato e sottoscritto da un gruppo di consiglieri prima dellelezione del 22 dicembre, unitamente ai nomi del nuovo esecutivo. Punti programmatici qualificanti ed irrinunciabili, al fine di gettare ulteriori basi concrete di governo e sviluppo del territorio sono:
- Stesura del nuovo Statuto della Comunità Montana in ottemperanza allattuazione della Legge Regionale n. 19/2003, attraverso un lavoro organico di una commissione di amministratori esperti, in grado di tradurre giuridicamente e con pari dignità le aspettative di tutti i Comuni vecchi e nuovi.
- Incarico per la stesura del nuovo Piano Socio Economico della Comunità Montana, strumento necessario e fondamentale per uno sviluppo equilibrato del nostro territorio alla luce dellingresso dei nuovi Comuni, portatori di esperienze economiche significative che debbono integrarsi con quelle già esistenti attraverso un lavoro sinergico.
- Alla luce del punto precedente, occorre portare a completamento, concretizzando i ragionamenti che tempo vengono sviluppati, della creazione di un marchio che identifichi, attraverso la realizzazione di un Paniere oggi arricchito dalla presenza di nuovi prodotti frutto dellallargamento territoriale, la Comunità Montana quale autentico presidio della qualità enogastronomia.
- Riorganizzazione dei Servizi socio-assistenziali attraverso una politica gestionale diretta della Comunità Montana, quale proposizione istituzionale oggi omogenea al territorio, in grado di dialogare quale distretto montano con i Comuni appartenenti alle Comunità Collinari in servizio associato e con le altre realtà vincitori di Ovada e Acqui.
- È ormai improcrastinabile, per il numero dei servizi associati (tributi, CED, ufficio tecnico, raccolta e trasporto RSU e RD, manutenzione forestale, polizia urbana) e se si concretizzerà il servizio socio assistenziale di comunità, la necessità di ricercare una nuova sede operativa, in grado di rispondere in modo più funzionale alle crescenti esigenze amministrative, che per baricentricità territoriale non può prescindere da una collocazione nella città di Acqui Terme.
- Nello stesso tempo, occorre completare la funzionalità della sede istituzionale e del Consiglio di Comunità di Ponzone Casa Gatti, con il trasferimento degli uffici: Polizia Urbana e vigilanza, Protezione Civile sede COM, Turismo e promozione - valorizzazione del territorio, Economia montana e tutela territoriale, quali presidi qualificanti, di vigilanza e di intervento in termini anche di sicurezza sociale.
- In tal senso una riorganizzazione dettata dal nuovo ruolo istituzionale della Comunità montana in termini di ampliamento territoriale e soprattutto di funzioni, vedi in particolare lufficio agricoltura che da subito sarà gravato da un carico di lavoro determinato dalla presenza dei nuovi Comuni, dovrà essere accompagnata da una rideterminazione numerica e funzionale dellattuale Pianta Organica, in modo che uffici, competenze e risposte viaggino in perfetta sintonia operativa.
Nellillustrare il documento Nani aveva detto che la «Comunità Montana dellAlta Valle Orba, dErro, Bormida di Spigno nel corso di questa lunga esperienza amministrativa, grazie alle sue politiche di indirizzo ed indipendentemente dalle appartenenze politiche, ha intrapreso sempre scelte caratterizzate da una forte identità territoriale.
Unidentità che nasce dalle diversità, che con il passare degli anni sono diventate una ricchezza in termini di paesaggi, di storia, di tradizioni culturali che hanno progressivamente creato le basi per la costruzione di una identità di valle (Orba, Erro, Bormida).
Oggi, grazie ad un intenso lavoro politico-amministrativo di amalgama frutto di iniziative ed indirizzi che si richiamano in particolare alla formula dei progetti integrati di area, possiamo dire di aver creata una forte interazione tra le rappresentanze amministrative e le forze socialmente vitali presenti nei paesi, anche quelli più piccoli, con il risultato di aver dato vita e forma, finalmente!
ad una identità di Comunità Montana.
Forti di questo risultati, ed attenti osservatori delle nuove dinamiche legislative ed organizzative in materia di enti locali: il rinnovato Titolo 5º della Costituzione, il nuovo Testo Unico dellordinamento degli enti locali DLgs. n. 267/2000 non ultimo il testo unico riformata delle leggi sulla Montagna L.R. n. 19/2003, abbiamo ritenuto fondamentale proporre e concretizzare un completamento territoriale attraverso lallargamento della Comunità Montana, con lobiettivo di esportare il concetto di identità come forza rispetto alle future sfide amministrative.
Lintuizione nasce dalla non facile ma felice esperienza di aver raccolto, tra i primi nel panorama provinciale, il nuovo ruolo della Comunità Montana, quale ente a vocazione associativa, capace di interpretare al più alto livello rispetto a quello esprimibile dai Comuni singolarmente, lidoneità organizzativa in materia di gestione dei servizi locali.
Per questa ragione, nellaccingerci ad allargare i confini della comunità stessa agli altri otto Comuni (Cremolino, Prasco, Visone, Grognardo, Terzo, Melazzo, Bistagno, Ponti) assumendo per vastità territoriale ed abitativa il valore di comunità più grande della Provincia, riproponiamo con forza non solo lelemento collante dellidentità ma bensì la scelta strategica di investire, in termini di servizi associati, nella Comunità Montana con lobiettivo di renderla ancor più interprete di un ruolo cardine nello sviluppo di un territorio marginale come quello montano ed acquese.
Questa scelta politico-amministrativa ci consentirà di aumentare il nostro peso contrattuale nei confronti degli enti locali superiori, Provincia e Regione, questultima sempre più attenta alle realtà metropolitane rispetto a quelle periferiche e marginali, come i territori montani.
La sfida istituzionale non finisce qui!
Nel cammino tortuoso delle riforme siamo di fronte ad una serie di prossime scadenze, che segneranno profondamente il futuro dei piccoli Comuni e delle Comunità Montane; infatti se tralasciamo per un attimo, si fa per dire, una Finanziaria estremamente pesante in termini di lacrime e sangue, occorre concentrarci, in termini di dibattito interno, su alcuni aspetti che saranno determinanti per il nostro futuro.
Primo fra tutti la riforma del Testo Unico sulle Autonomie locali, si parla di una sua conclusione per la prossima primavera, la cui discussione sta accentuando sempre più il ruolo di centrale delle Città Metropolitane, al punto di lasciare prefigurare che i futuri supersindaci diventeranno gli interlocutori, non privilegiati, ma bensì unici del Governo e del Parlamento in materia di ordinamenti comunali a scapito di un ruolo sempre più marginale ed ininfluente degli enti minori.
In secondo luogo diventa fondamentale la partita degli Statuti Regionali, in corso di definizione anche per la Regione Piemonte (oggi enti sempre più assunti come riferimento principe dal Governo centrale), rispetto ai quali non bisogna assolutamente affidare le sorti di determinare o meno lesistenza delle Comunità Montane. Ma al contrario battersi politicamente per esaltare la peculiarità e la specificità dellente Comunità Montana in rapporto al contesto territoriale regionale, come nel caso del Piemonte, in forza del potere che le Regioni oggi hanno in materia di ordinamento locale.
Infatti, se è vero che il nuovo titolo 5º ha previsto il riconoscimento espresso dellautonomia statutaria ai Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni, è altresì vero il riconoscimento delle forme associative, quale modello preferenziale di gestione di servizi e funzioni. Questo significa che anche la più restrittiva legislazione regionale in materia, decidesse per un ridimensionamento dellente montano, non può svuotare di contenuto della scelta politico-costituzionale, rimessa alle Regione o ai Comuni finalizzata alla costituzione di un ente a tipologia montana.
Per tali ragioni lo Statuto Regionale è destinato a rappresentare, a livello normativo, il più alto indice di garanzia per la definizione della posizione giuridica della Comunità Montana, non solo per il suo riconoscimento ma soprattutto al fine di stabilire forme e modi nonché funzioni amministrative dei poteri da attribuire alla stessa, nellambito del sistema infraregionale.
Per cui, non per necessità ma per scelta politica strategica, occorre forzare oggi ancor più di ieri, la risoluzione del nodo dellassociazionismo comunale con la conferma valoriale della Comunità Montana come ente sussidiario, in grado di garantire ed erogare servizi adeguati in termini di efficienza ed economicità, quale risposta ad un passaggio fondamentale che prevenga il rischio di una marginalizzazione sostanziale delle municipalità ed in particolare per quelle della montagna.
La nostra convinzione nella scelta dellallargamento territoriale, che certamente ha creato anche molte preoccupazioni tra i sindaci fondatori della Comunità Montana, è che il futuro sviluppo socio economico delle nostre realtà si giocherà, rispetto agli interlocutori istituzionali Regione e Provincia, in funzione delle dimensioni territoriali ed associative, ed in questo senso sarebbe veramente miope perdere lopportunità rappresentata dalla storicità, espressa da questa Comunità Montana, come elemento di aggregazione politica, amministrativa, sociale e culturale.
È sufficiente ormai osservare quello che sta avvenendo, su scala provinciale in attuazione delle normative nazionali e regionali, in materia di servizi essenziali quali: trasporti, sanità, socio-assistenziale, gestione dei rifiuti, uso plurimo delle acque ecc. dove il modello di riferimento sia diventato il bacino o il distretto (sempre più provinciale o interzonale), lambito ottimale di gestione in cui, allinterno degli enti strumentali trasformati da consorzi in società, si governa in termini di quote e quindi di dimensioni.
È la storia che si ripete del grande che mangia il piccolo, una ferocia naturale che si manifesta anche sul piano amministrativo, ecco la necessità di aggregarsi, per contare di più, in difesa del mantenimento e del miglioramento dei servizi in funzione di quei livelli minimi garantiti dalla norma costituzionale. Anche questo, di aggregarsi per contare e difendersi è un modo per interpretare il nuovo concetto di coesione territoriale contenuto nel nuovo trattato Costituzionale dellUnione Europea, che impone a tutti la responsabilità ad ogni livello di amministrare nellinteresse comune a difesa, anche attraverso un corporativismo istituzionale, della propria territorialità e dei suoi residenti». (G.Smorgon)
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