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La Ferrania verso la tragedia
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Ferrania. Dopo settimane di rassicurazioni e minimizzazioni da parte dei vertici aziendali e sindacali è esplosa drammaticamente una crisi le cui dimensioni stupiscono, rispetto a quello che è stato fin qui latteggiamento dei protagonisti della vicenda.
Veniva rivelato, infatti, in questi ultimi giorni di gennaio che lazienda valbormidese risultava esposta per debiti che superavano i 70 milioni di euro, con un destino totalmente in mano alle banche, che nella riunione del 30 gennaio scorso negavano il loro appoggio ad un piano industriale che prevedeva, fra laltro, un pesante taglio del personale con circa 300 dipendenti fuori dallazienda. Risultato: lazienda è ad un passo dal fallimento. Ormai si spera solo nella legge Prodi e non è certo che questo possa servire ad uscire dalla crisi con la sopravvivenza dellazienda. Fra laltro la crisi della Ferrania S.p.A. apre prospettive incerte anche per numerosissime piccole imprese, che vantano crediti milionari dallazienda e che potrebbero essere messe in ginocchio dallattuale situazione. Aveva già stupito quanto era accaduto lo scorso dicembre, quando, il 26 novembre, sui giornali comparivano le dichiarazioni rassicuranti di alcuni sindacalisti sulla situazione dellazienda e il giorno dopo, 27 novembre, sugli stessi giornali veniva annunciata la richiesta di cassa integrazione per quasi tutti i dipendenti. Era linizio del crollo. La maniera stupefacente con cui era iniziato si è confermata anche nel seguito della vicenda. Sia al Comune, sia alla Provincia veniva chiesto di appoggiare un nuovo piano che puntava ad ottenere lappoggio di Sviluppo Italia, la finanziaria del governo destinata ad aiutare i programmi di sviluppo delle azienda. Per ottenere ciò era necessario comunque un partner privato che riportasse in ordine i conti dellazienda. Sembrava che ciò potesse accadere con lingresso di nuovi soci, assieme alla finanziaria Palmira, ma a fine gennaio laltro annuncio shock: il destino della fabbrica, esposta per decine di milioni di Euro, era in mano alle banche. Insomma un balletto di omissioni, se non di bugie, verso quegli stessi enti pubblici (Comune e Provincia), cui nello stesso tempo si richiedevano impegni e solidarietà e che si erano prontamente mobilitati seguendo il sentiero proposto dai sindacati e dellazienda. La cosa più vergognosa sono state poi le accuse di scarso impegno, successivamente rivolte a questi enti da alcuni dei personaggi che in questi mesi avevano minimizzato ogni cosa. Infine, poco prima dellinfausta decisione delle banche, veniva il disperato, quanto incredibile, appello proposto da Biasotti, Presidente della Regione Liguria, per chiedere lappoggio delle banche e la cancellazione di dieci milioni di Euro di debiti. Ma è davvero colpa delle banche? Che saranno ciniche, ma fanno il loro mestiere, che non è certamente quello di fare beneficenza. Fra gli operai della fabbrica cera laltro giorno chi sottolineava come da anni si facesse finta di non vedere, nella convinzione di essere privilegiati rispetto al resto dellindustria valbormidese. Una sorta di sindrome del pifferaio magico di Hamelin che guida tutti, allegramente, verso il baratro oppure, meno fiabescamente, un versione nostrana del viaggio del Titanic, che affondava mentre lorchestra suonava. Unazienda - accusano diversi operai - che dopo labbandono di 3M e la vendita dei brevetti migliori, si voleva rilanciare, mantenendo al tempo una schiera di dirigenti ben pagati pari a circa il quattro per cento del totale dei dipendenti. Molti operai ricordano che da anni in Ferrania non cè stata una vertenza seria, neppure in occasione dello smembramento dalla 3M e poi dallImation. Nessuna protesta significativa in occasione della vendita dei brevetti e dei gioielli della produzione aziendale alla Kodak. Mai e poi mai che si sia partecipato alle lotte di altre aziende, oggi già morte, quando era esplosa la loro situazione di crisi. Insomma tutti in fila disciplinatamente verso il disastro, serenamente ipnotizzati dal miraggio dellintoccabilità, con i pochi dissidenti prontamente emarginati perfino dallo stesso sindacato. Certo è che comunque addolora e amareggia vedere allo sbando unazienda unica in Italia nella produzione di materiale fotosensibile e per la diagnostica medica, con una tradizione industriale di grandissimo prestigio ed un ruolo storico nellindustria nazionale. Certamente, come è stato detto, non è il momento dei processi, ma di salvare il salvabile, ma bisognerà comunque chiedersi quanto prima qualè stato il ruolo dei vari soggetti in tutto questo, a partire da un sindacato (o parte di esso), che ieri partecipava al coro dellottimismo aziendale ed oggi, dopo che i buoi sono scappati dalla stalla, tuona accuse e severamente lancia moniti agli enti locali, pretendendo - sulla base di chissà quale credibilità - di insegnare loro come amministrare il territorio. Intanto emergono tanti interrogativi. Uno dei più diffusi è linsolito decorso rapido ed infausto della crisi, visto che di solito aziende di queste dimensioni vengono accompagnate gradatamente verso una soluzione. Molti si chiedono se non ci sia un preminente interesse di qualcuno verso le aree di proprietà della Ferrania, visto che -come tutti sanno- lazienda è proprietaria di un vastissimo patrimonio immobiliare, che va ben oltre gli edifici dello stabilimento. Un patrimonio che verrebbe ulteriormente valorizzato se veramente si stesse per sbloccare la variante del Vispa, che collegherebbe rapidamente la zona industriale di Ferrania con il raccordo autostradale. Appare quindi tanto più importante che lazione degli enti locali e dei parlamentari, a vari livelli, operi per evitare che dellazienda si faccia uno spezzatino su cui si possa gettare qualche pescecane attirato dalla ricca preda. In questo quadro convulso fra venerdì e domenica si sono riuniti i Consigli Comunali di Altare, Cairo Montenotte, Carcare e Millesimo. Lunedì tutti i consigli comunali della Valle Bormida, con i consiglieri provinciali, quelli regionali e i parlamentari si sono riuniti allinterno dello stabilimento Ferrania. Martedì i lavoratori della Ferrania e della Rolam hanno manifestato in Regione Liguria durante il Consiglio Regionale e giovedì si è tenuto il Consiglio Provinciale, la cui riunione durgenza era stata chiesta dal consigliere provinciale dei Verdi, il cairese Flavio Strocchio. (rdc) Grande assemblea alla BocciofilaFerrania: la Valbormida si mobilita
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