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POLITICA LOCALE

 

Lettera di protesta per come vengono trattati gli extracomunitari

Acqui Terme. Pubblichiamo una lettera aperta di protesta indirizzata al sindaco e firmata dal prof. Domenico Borgatta:
“Signor Sindaco,
solitamente, e per ovvi motivi, non mescolo le ragioni personali con quelle politiche e amministrative. Questa volta però i due ordini di ragioni si sono mescolati da sé, per cui mi scuserà se, dovendo comunicare una protesta a cui sono stato sollecitato da amici, mi rivolgo a Lei nella duplice veste di rappresentante dei cittadini acquesi e di persona che ha assunto decisioni connesse con la protesta che esprimerò.

Premessa

Qualche giorno fa, una famiglia di amici si è rivolta a me affinché dessi voce ad una sua accorata e indignata protesta per un fatto occorsole la settimana precedente.
Di questa famiglia fa parte anche l’anziana nonna le cui condizioni di salute, aggravatasi da qualche tempo, hanno richiesto la collaborazione di una giovane ventenne extracomunitaria come assistente. Nello scorrere dei mesi, le cose sono andate così bene che la collaboratrice extracomunitaria, oltre che assistente della nonna, è diventata una “di famiglia”, in grado di dare spontaneamente aiuto anche agli altri componenti della famiglia, soprattutto a quelli in maggiore difficoltà.
La condizione di questa famiglia è, infatti, è per molti versi molto difficile, ma è vissuta in modo così esemplare che i suoi componenti (anche quelli più provati dal punto di vista fisico) sono divenuti un punto di riferimento importante per i conoscenti, per i vicini e per i moltissimi amici.
I fatti
Come per molti altri extracomunitari, anche per quella che vive in questa famiglia si presenta la necessità di rinnovare il permesso di soggiorno.
Per affetto, uno dei “datori di lavoro” ha voluto accompagnarla ad Alessandria per il disbrigo delle pratiche necessarie. Solo che le cose si sono presentate più difficili del previsto: la ragazza ha dovuto rimanere in via Marsala, davanti alla questura, dalle ore 22 di un mercoledì alle ore 19 del giorno successivo (giovedì) solo per perfezionare la sua prenotazione per accedere, un giorno successivo, ad un ufficio della Questura.
Insomma, insieme a decine di altre persone, ha trascorso è rimasta quasi venti due ore in coda (tutta una notte, e un’intera giornata di febbraio) senza servizi igienici, senza bar, senza una tettoia sotto cui ripararsi, senza potere abbandonare il posto conquistato nella coda, per il rischio, tutt’altro che improbabile, di dover ricominciare tutto da capo. I miei amici che, a turno, hanno tenuto compagnia alla “loro” extracomunitaria, hanno dovuto assistere, nelle ventidue ore di attesa ad avvenimenti incredibili e non degni di un paese civile.
Gliene racconto solo uno. Una signora extracomunitaria, in coda come gli altri, aveva con sé un bambino e, venuto il momento di allattarlo, esitava ad allontanarsi dalla coda per paura di dover rinunciare al posto faticosamente conquistato: era piuttosto disposta a dargli il latte sulla strada. Ha poi ceduto alle insistenze dei “compagni di coda” che nel frattempo erano riusciti a ottenere un luogo all’interno, dove la donna potesse allattare il suo piccolo. Naturalmente, dopo l’allattamento, sono tornati al freddo, pazientemente, in coda.

La protesta

Credo che la civile ma ferma protesta di questa famiglia meriti di essere conosciuta: una persona, nata fuori dalla Comunità europea e divenuta nel frattempo loro amica oltre che collaboratrice, ha subito un affronto gravissimo, che essi sentono come se fosse stato fatto a loro. E, visto che chi dovrebbe non lo fa, questi miei amici ritengono di dover pubblicamente chiedere scusa alla “loro” extracomunitaria per il vergognoso trattamento che il nostro Paese le ha riservato e che, insieme a lei, ha riservato a tutti quelli che hanno subito, in questi mesi, un trattamento analogo.
Aggiungo che a me e a loro sembra incredibile che l’Amministrazione comunale di Acqui, unica tra tutte quelle della provincia di Alessandria, si sia rifiutata di istituire in Comune un numero telefonico “verde”, per tentare di alleviare l’inutile disagio di tante persone a cui correva l’obbligo di mettersi in regola con la legge sull’immigrazione.
Inoltre, secondo me, questo fatto è ancora più grave perché questo rifiuto, espresso da Lei, signor sindaco e dal suo predecessore, è stato dettato esclusivamente da ragioni ideologiche.
A mio parere, avete negato il telefono verde solo per far capire ai vostri potenziali elettori e sostenitori che voi, pur non essendo più formalmente nella Lega come una volta, siete rimasti “i duri e i puri” di sempre, cioè quelli che minacciavano i “cavalli di Frisia” per gli immigrati e le “taglie” sugli Albanesi. In conclusione, i miei amici mi hanno pregato più volte di manifestarLe questo sentimento, che mi sforzo di riferire con le loro stesse parole: “Per ciò che è successo ad una componente della nostra famiglia ad Alessandria, ci vergogniamo di essere Italiani e, per quanto è successo ad Acqui, con la mancata istituzione del numerodi telefono verde, e solo per questo, ci vergogniamo di vivere in questa zona”.
E questo loro sentimento e queste loro parole io di cuore sottoscrivo”.

(Domenico Borgatta)

P.S. I miei amici volevano apporre anche la loro firma in calce a questa mia protesta ma ho ritenuto opportuno dissuaderli. Naturalmente sono pronti a sostenere i fatti descritti qui sopra con qualunque testimonianza, in qualunque sede».

Dobbiamo votare tutti per Acqui

Acqui Terme. Ci scrive il dott. Pier Domenico Garrone: «Scrivere sul nostro settimanale, per chi vive per il lavoro fuori, è come non voler mollare di voler bene alla nostra realtà e per quel che leggo, molto spesso non condivido, anche lo sport della “polemica” ha questo sano sapore.
Non partecipo a questa competizione elettorale ma mi auguro di leggere nei programmi dei Candidati lo spirito che richiede questo secolo: concretezza ed innovazione. Tocca alla generazione dei giovani decidere e i più anziani a sostenerli nel poter sperimentare con intelligenza imprese, idee. Viviamo in una città che si è modificata ma che deve ancora convincersi di non essere l’ombelico del mondo, condizione che sino ad oggi la vede esclusa dai Palazzi di Alessandria. Nessun acquese alla Camera di Commercio, nessun acquese alla banca e alla fondazione Cassa di Risparmio e via dicendo. Errori della classe politica acquese, tutta, non degli alessandrini. Non faccia Acqui l’errore di Torino rispetto a Milano dove tutto corre, funziona, cresce. Acqui ha condizioni naturali uniche, vini, terme, storia ma manca della convinzione necessaria per rendere tutto ciò, come ha fatto Alba, economia ed occupazione.
Sembra una città figlia di BOT/CCT, rendita senza progressi, rischio d’impresa zero, dove si discute ancora chi deve pagare le luminarie a Natale mentre ad Alba l’associazione commercianti ha 80 dipendenti e produce servizi e promozione e con un’occupazione di 192 addetti nel settore industria che la dice tutta sull’occupazione concettualmente ancora legata al posto fisso e possibilmente pubblico. Una rassegna stampa dove la mondanità, l’appeal ricercato per scegliere un luogo dove andare è pressoché nullo a vantaggio di stucchevoli polemiche o peggio guai giudiziari. E non dimentichiamo che, grazie solo al fatto che avevamo fatto “squadra”, che oggi si investono i soldi del più importante accordo di programma realizzato dalla Regione Piemonte. Manchiamo noi acquesi. Proviamo a decidere di votare tutti insieme per Acqui, proviamo a discutere alto con la politica, a chiedere a chi si candida l’adesione ad un progetto per Acqui, una visione per Acqui dove si apra a chi vuole investire ad Acqui in trasparenza. E, se è il caso, puntiamo i piedi ma decidiamo una volta sapendo cosa vogliamo. Come sempre a disposizione della Città».

(Cittadino Garrone)

"La mia partecipazione alle nozze del principe"

Acqui Terme. Ci scrive il consigliere comunale Patrizia Cazzulini:
«In riferimento all’interrogazione del Gruppo L’Ulivo per Acqui rivolta al sindaco Danilo Rapetti relativa alla mia presenza alle nozze di Emanuele Filiberto di Savoia e Clotilde Coreau, tengo a precisare quanto segue:

  1. il sindaco Danilo Rapetti, come da lui stesso dichiarato ieri agli organi di stampa, ha conosciuto il principe Emanuele Filiberto a Montecarlo e, in quell’occasione, il principe si è dichiarato interessato alla nostra città.
  2. l’invito alle nozze del principe è la prova concreta del suddetto interesse.
  3. il sindaco, proprio per il suo alto senso di responsabilità nei confronti della città da lui amministrata, ha dato priorità al Consiglio Comunale tenutosi la sera stessa del matrimonio e ha quindi chiesto a me di presenziare in sua sostituzione
  4. né il Sindaco, né tanto meno la sottoscritta, ha vissuto tale invito come un impegno mondano fine a se stesso ma, al contrario, ha intravisto in questa occasione un’opportunità concreta per Acqui Terme e per il suo rilancio turistico.
  5. mi sono recata a Roma con la mia auto facendomi, ovviamente, accompagnare da mio marito. I costi sostenuti dal mio consorte, altrettanto ovviamente, non sono gravati sulla nostra comunità. Non essendo pratica di rimborsi chilometrici, quando sono venuta a conoscenza dell’importo relativo al viaggio Acqui Terme - Roma e viceversa, 554 euro, ho preferito escludere dalla nostra spesa i costi autostradali e dei pasti da me sostenuti, ad esclusione di una cena.
  6. sono sinceramente dispiaciuta per quel numero non trascurabile di cittadini acquesi lettori di “Chi”, “Novella 2000”, “Gente” e “Sorrisi e Canzoni”, evidentemente vicini al gruppo L’Ulivo per Acqui: che se ne fa portavoce, ma non posso fornire nessun particolare in modo più puntuale e dettagliato di quanto non riportato dai suddetti settimanali e da tutti i mass media. Il fatto che ci siano così tante persone, a distanza di sette mesi dall’evento, ancora interessate al riguardo è la riprova del ritorno mediatico suscitato dai novelli sposi.

A tutt’oggi questa amministrazione non può dimostrare nessun beneficio per la comunità acquese derivante dalla partecipazione al matrimonio del principe Emanuele Filiberto: come potranno comprendere anche i consiglieri autori dell’interrogazione in oggetto, però, ci sono investimenti a breve, a medio e a lungo termine. I rapporti tutt’ora in corso tra il nostro Sindaco ed Emanuele Filiberto, sono l’ennesima prova tangibile del reale interesse del principe nei confronti della nostra città. Compatibilmente con i numerosi impegni di Emanuele Filiberto, attendiamo il principe e la sua consorte. Quando questo avverrà, il ritorno mediatico e d’immagine per Acqui Terme andrà ben oltre i 1038,30 euro spesi».

Il ruolo dell'opposizione secondo un libero pensatore

Acqui Terme. Riceviamo e pubblichiamo: «Speravo proprio di non essere più costretto a dar mano alla penna perché ormai questa polemica finirà solo con lo sfinire quei rari lettori che imprudentemente si sono avventurati tra le righe di questo “ping pong” epistolare.
Siccome però io non scrivo per un partito politico e sicuramente nessuno mi leggerà, tranne sicuramente i miei interlocutori, mi avvio, nella convinzione appunto di affliggere poche persone, a replicare, e spero anch’io per l’ultima volta, all’articolo del 7 marzo 2004 “Ridistribuire le risorse, prima di tutto”.
Francamente, a parte la solita bolsa e melensa retorica politica, non trovo nell’articolo letto nessun messaggio degno di nota e forse per signorilità avrei dovuto lasciare che fossero i sigg. Domenico Ivaldi e Lorenzo Zanetta a concludere per ultimi questo incontro.
Però qualcosa devo replicare a questi signori.
Anzitutto io non ho formulato “stizziti” ma precisi inviti peraltro del tutto disattesi.
La mai sensibilità sulla fame e la miseria nel mondo potrebbe anche essere superiore alla vostra, solo che io considero questi problemi per quello che sono e non ne faccio una bandiera per dar la colpa di tutto ciò che è negativo agli avversari politici.
“Seminare le città di telecamere così come minacciare l’utilizzo di filo spinato……” ma chi ha mai detto queste cose? Cosa vi state inventando?
“…cotanto spiegamento di costose videotecnologie…”??? Spero non siate voi a distribuire le patenti di libero pensatore (ne circoleremo tutti sprovvisti). Non vi basta il semplice fatto che io mi ritenga tale ed in tale veste vi tenga compagnia?
Contrariamente ai vostri luoghi comune a me non interessa se una persona indossa il cachemire o la seta, vada a giocare a golf o partecipi ai raduni “no global”: importante è che sia una persona intelligente, usi la propria intelligenza senza compromessi e si trovi nell’onesta convinzione di agire bene e con giustizia senza fanatismi o isterie politiche. L’on. Bertinotti possiede tutte queste doti però anche qualche utopia in più, ma questo ovviamente è semplicemente quel che penso io. E ben fa l’on. Bertinotti a non pensare alla fame nel mondo quando si compra un cachemire, si ritroverebbe a girare completamente nudo, come tutti noi del resto!
“Noi continueremo pertanto ad esigere il diritto ad un mondo più giusto…” e chi non lo vuole? Nel leggervi sembrerebbe che voi soli siate i depositari di tutto il bene, la bontà, la generosità, che siate la salvezza del mondo proprio come coloro che espongono le bandiere “Peace” solo loro vogliono la pace; quelli che non la espongono vogliono sicuramente la guerra! (magari quella in Cecenia). Andiamo, cerchiamo di essere realisti e smettiamo ogni tanto di fare sempre e ad ogni costo solo propaganda politica!
Eravate al Governo e mi sembra abbiate governato bene o almeno avete cercato di farlo (e la cosa sarebbe già di per se encomiabile), poi ne siete usciti per coerenza ideologica (questo vi fa onore) e siete passati all’opposizione. Benissimo fate una sana opposizione, torno a ripetere! E l’opposizione a parer mio non si fa solo ed esclusivamente demonizzando la controparte, ma preparandosi a ri-governare confrontandosi sui programmi e non duellando in polemiche.
In democrazia, per fortuna, il malgoverno viene punito ed oltre ad altri innumerevoli vantaggi permette anche ad un uomo qualunque quale sono io di scrivere su di un giornale le proprie idee in risposta alle vostre.
Prendiamoci tutti meno sul serio e cerchiamo di fare andare bene le cose senza esasperazioni.
L’Italia in questo periodo ne ha tanto bisogno!
Colpa di Berlusconi, direte subito voi! Sarà anche vero però è altrettanto vero che più della metà degli italiani l’hanno voluto e la democrazia va accettata soggettivamente nel bene e nel male. Quando nel ’94 (credo) Berlusconi ha vinto le elezioni era già stramiliardario, padrone di 3 reti televisive, presidente del Milan e di quant’altro e tutti lo sapevano (se non altro dalla propaganda dei suoi avversari). Dopo il governo di centro sinistra Berlusconi ha rivinto le elezioni e tutti gli italiani sapevano inoltre che era anche sotto inchiesta della magistratura (e qui non voglio entrare nel merito). Allora prendetevela con gli italiani se hanno preferito Barabba!
Con le nuove elezioni sicuramente tornerete a governare per il bene di tutti noi finalmente, ma per ora studiate, preparatevi a risolvere i tanti problemi che queste amministrazioni sicuramente vi avranno creato e soprattutto lasciate piazzare queste quattro telecamere in santa pace. Serviranno anche a voi nonostante siate convintissimi che la delinquenza non esista!
Per quanto riguarda il colore rosso lo trovo bellissimo, ma tutto solo in una bandiera mi fa un po’ paura; ai drappeggi monocromatici preferisco ancora un bel tricolore!
Giusto per placare la vostra curiosità debbo farvi notare che io non sono anonimo come voi dite. Presso la sede del giornale che ci ospita sono depositate nome, cognome, indirizzo e firma, ma non essendo io un politico non sono interessato a farmi della pubblicità gratuita.
Dimenticavo. Non ho equivocato il pensiero di Calamandrei. Ho interpretato solo quello che avete scritto; se poi di Calamandrei avete estrapolato, per vostra comodità, solo delle frasi o pensieri che pensavate potessero aiutare le vostre esternazioni culturali eccovene i risultati!
E comunque non mi va di leggere Calamandrei, e sono sicuro che il buon Pietro non me ne vorrà! Però potete sempre rileggerlo voi. Può servire!
Per finire devo confessarvi che sono quasi terrorizzato dall’idea di dovervi leggere nuovamente e nuovamente rispondervi per cui mi riprometto per il futuro di tacere... forse».
Con la simpatia di sempre

(Mister X - R.P.G. libero pensatore)

L'altro osservatorio

“È difficile, oggi, essere medici del Servizio Sanitario Nazionale stretti fra le spire di una soffocante burocrazia e la presenza determinante dei direttori generali, essi stessi coinvolti nell’imperversare disordinato e arrogante dei partiti politici. Troppo spesso la raccomandocrazia uccide la meritocrazia”.
Questa frase, a dire il vero neanche la più “garibaldina”, estrapolata da un articolo apparso alcuni giorni fa sul Sole 24 ore, ci ha fatto riflettere. E farà riflettere anche voi, cari lettori, appena vi diremo di chi erano queste parole. Non di un esponente di Rifondazione Comunista, non di un compagno della frangia più estrema dei Democratici di Sinistra, non del gruppo “duri e puri” di Rosy Bindi che da anni si occupa di sanità. L’articolo era firmato dal Responsabile nazionale della Sanità di Forza Italia, tale Eolo Parodi, medico. Eolo, mitico re dei venti!
La riflessione ci ha portato a due alternative agli antipodi. La prima, consci di dover comunque risolvere il turbamento arrecatoci dall’articolo, poteva essere quella di telefonare ad un amico strizzacervelli: un’ora sul lettino per una “riassettata” del disco fisso che usurato da mesi e mesi di osservazioni sanitarie ha dato forfait. La seconda soluzione poteva essere quella di una puntata alla “Betula et Caràt”: una formaggetta, un buon bicchiere di vino, il confronto con qualche anziano avventore con le “scuole alte” (la sesta nella migliore delle ipotesi) e buon senso “da vendere”.
Abbiamo scelto la seconda alternativa affrontando in quella sede un problema specifico: alcune peculiarità del laboratorio di analisi, dove si fanno gli esami del sangue per intenderci, rispetto a cui chi comanda, caso unico, sta a cinquanta chilometri (Novi Ligure). Il nostro interlocutore, che ha fatto anche un po’ di confusione non solo per l’argomento certamente complicato per risolvere l’arcano ma anche per le continue doverose mescite per farlo riflettere, ci ha spiegato la necessità dell’utilizzo di una proprietà innovativa della matematica: non la commutativa bensì la disgiuntiva ovvero due più tre dà un risultato diverso da tre più due. Notata la perplessità del nostro sguardo il nostro partecipante al dialogo ha chiarito che se la frase del “re dei venti” era supportata da un barlume di verità (e perché dubitarne data la carica ricoperta dal firmatario?) allora poteva essere interpretata e utilizzata per significare l’esatto contrario. Ovvero in carenza di raccomandati, altrimenti il posto da primario sarebbe già stato ricoperto, una volta verificata la meritocrazia perché non procedere alla nomina di un Primario presso il Laboratorio di Analisi acquese esattamente come hanno gli altri reparti anche meno importanti? Su questo tema sarebbe interessante il parere di quelle Organizzazioni Sindacali che nelle ultime settimane hanno “tenuto banco” nel comunicare. Ci aspettiamo un silenzio tombale. Ritorneremo noi sull’argomento…..
I lettori si aspettano - l’avevamo promesso – qualche dato sulle promozioni in capo a componenti R.S.U. (Rappresentanze Sindacali Unitarie) dell’ASL 22. Premesso che quanto ci hanno fatto osservare è incompleto cominciamo col segnalare che il 33% dei componenti ha avuto promozioni a vario titolo, che il 12.5% è titolare di “posizione organizzativa” (soldini in più a fronte di obiettivi come abbiamo segnalato molti mesi fa incomprensibili) una delle quali – guarda, guarda del Laboratorio di Analisi (di Novi Ligure) – meriterà attenzioni particolari per poterla comprendere e che daremo quanto prima.
L’appartenenza sindacale dei promossi R.S.U. è per il 62,5% UIL, 25% Sindacato Autonomo, 12,5% CISL, 0% CGIL. Riteniamo utile una rilettura di “De fortunis hominum” (I casi della vita).

(Pantalone)

 

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