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Terminate le operazioni di cattura delle lepri

 
L'assessore provinciale di Asti alla Caccia, Pesca e Sport, Giacomo Sizia con i cacciatori della Valle Bormida a Cessole.
Cessole. Sono appena concluse le operazioni di cattura lepri che hanno interessato le zone di ripopolamento e cattura, istituite dalla Provincia di Asti sul territorio provinciale, sia nell’ATC (Ambito territoriale caccia) AT1 “Nord Tanaro” che nell’AT2 “Sud Tanaro”, e successivamente affidate in gestione alle Associazioni venatorie provinciali.
«Quest’anno - spiega l’assessore provinciale alla Caccia, Pesca e Sport Giacomo Sizia - le operazioni sono risultate particolarmente lunghe, essendo iniziate il 20 dicembre 2003 e terminate il 9 febbraio 2004, in quanto le condizioni atmosferiche avverse hanno imposto numerose interruzioni ed annullamenti che hanno necessariamente dilatato i tempi operativi. Nonostante i fattori climatici non abbiano favorito le operazioni e in alcuni casi abbiano influito negativamente sulla quantità di animali catturati, i risultati conseguiti sono da ritenersi assolutamente soddisfacenti. Preme sottolineare il livello di collaborazione raggiunto, in ogni fase delle operazioni, tra le strutture provinciali, gli Ambiti Territoriali di Caccia ed i soggetti gestori delle zone di ripopolamento e cattura; senza la costante interazione e collaborazione tra queste componenti, non sarebbero stati possibile raggiungere tali livelli.
Non si può che brindare con Asti spumante o vini astigiani al risultato positivo raggiunto».
«Analizzando nel dettaglio i risultati - prosegue Sizia - si rileva immediatamente che, a monte di una previsione globale pari a 785 soggetti, sono stati catturati 937 esemplari, così suddivisi: ATC AT1 588 (275 maschi, 313 femmine), ATC AT2 349 (157 maschi, 192 femmine). Il valore raggiunto rappresenta un notevole incremento del risultato conseguito l’anno precedente, allorquando gli animali catturati sono stati 780 (495 in AT1 e 285 in AT2) e conferma il trend di crescita iniziato nel 2000. Un ulteriore motivo di soddisfazione è rappresentato dal fatto che l’ATC AT2 ha deciso contestualmente di non acquistare lepri di provenienza estere e che l’ATC AT1 ne ha immesso soltanto 178 esemplari; questo significa che la Provincia di Asti è avviata verso l’autosufficienza, ossia verso la possibilità di provvedere in forma autonoma al ripopolamento del suo territorio, senza più ricorrere a costose ed aleatorie immissioni con animali di provenienza estera, quanto meno dubbia. Tali importazioni hanno ormai raggiunto livelli altamente onerosi e il materiale ricevuto spesso si rivela qualitativamente insufficiente o comunque non proporzionato all’elevato costo. Tutte le lepri catturate sono state immediatamente reintrodotte sul territorio provinciale: 714 (pari al 76,20% del catturato) sono state rilasciate sul territorio assoggettato alla caccia programmata, mentre 223 (pari al 23,80%) sono state liberate all’interno delle zone a divieto di caccia affinché possano incrementarsi, in maniera assolutamente naturale, i processi riproduttivi».
Relativamente alle zone interessate dalle catture, i risultati parziali conseguiti posso essere così illustrati: ATC AT1: Isolone 227; Valle Versa 127; Casalino 58; Grazzano 47; Feudo 41; Vascagliana 31; Lavezzole 25; Borbore 25; Valdeperno 7; totale 588. ATC AT2: San Marzano 80; Costa del sole 64; Bubbio 62; Sernella 36; Mombaruzzo 33; Incisa piana 29; Annunziata 27; Calosso 15; San Marzanotto 3; totale 349.
«Dall’esame dei dati - conclude l’assessore Sizia - emergono conferme (Isolone, San Marzano, Bubbio, Casalino, Mombaruzzo, Grazzano, Incisa Piana), liete sorprese (Valleversa, Feudo, Costa del sole) ma anche note negative (Valdeperno, San Marzanotto). I valori riscontrati sono influenzati da svariate cause di natura ambientale e/o gestionale ma che dimostrano quanto le potenzialità provinciali siano ancora sviluppabili continuando ad operare con costanza e passione. In particolare si sottolinea che senza la presenza dei cacciatori l’esito delle singole battute risulta altamente penalizzato: in quest’ottica tutte le parti interessate dovranno farsi carico di sensibilizzare ancora di più i cacciatori, affinché la loro presenza risulti sempre costante. Con la revisione del Piano Faunistico Venatorio sarà cura degli uffici provinciali di valutare tali dati, interpretarli e proporre le necessarie misure correttive laddove i risultati conseguiti non sono stati pari all’impegno profuso».

(G.S.)

 

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