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Grattacielo, rilancio termale, fondi olimpici,
proclami, silenzi… una storia intricata

 
Acqui Terme. Grattacielo, rilancio termale, fondi per le Olimpiadi, proclami, retromarce, silenzi, proposte.
Questo in estrema sintesi il contenuto dell’intervento dei consiglieri comunali del Centro-sinistra Domenico Borgatta, Luigi Poggio, Vittorio Rapetti che cercano di far luce su una pagina non chiarissima della nostra storia locale legata all’annoso ed irrisolto problema del rilancio turistico-termale di Acqui Terme.
Mentre anche noi restiamo in attesa di risposte chiarificatrici da parte di chi sa come siano andate e come stiano andando le cose, riportiamo integralmente l’intervento dei consiglieri comunali di Centro- sinistra:
«La storia è lunga… ma vale la pena di ripassarla in breve. I cittadini ricorderanno le elezioni comunali del 2002, in cui gli attuali amministratori comunali (Bosio e Danilo Rapetti) vanno in Comune sospinti dal forte vento proveniente dall’accordo di programma per il rilancio turistico-termale, che ha al centro il grattacielo di Kenzo Tange, da collocarsi ai Bagni. Un accordo tra comune e regione era stato avviato nel 1997 ed in realtà aveva prodotto ben poco. Nell’ottobre del 2002 l’accordo è in scadenza e si dovrebbe rinnovare, ma qualcosa non funziona, i tempi si allungano.
Le numerose richieste di chiarimento da noi sollecitate trovano solo rassicurazioni superficiali: “è solo uno slittamento tecnico”, “bisogna mettere a punto un grande progetto”, ecc…
Passano i mesi e un anno dopo, novembre 2003, finalmente pare che il progetto riparta: l’immagine virtuale dell’immenso grattacielo campeggia nella gigantografia che sovrasta la cerimonia che dovrebbe dare il via al grande ‘evento’: Ghigo, Racchelli, Cavallera, Bosio e Danilo Rapetti, trionfanti, vanno a sottoscrivere, nel salone delle feste del Grand Hotel, la famosa “lettera d’intenti” che disegnava il nostro futuro termale. Tanta evidenza e clamore su giornali e TV per un patto in realtà debolissimo, senza progetti veri e propri e con una copertura finanziaria alquanto ipotetica.

Una proposta alternativa

Come partiti del Centro-sinistra acquese, riuniti nel comitato “Altra città”, insieme ai consiglieri comunali de La Margherita, DS e Rifondazione, abbiamo espresso fin dal luglio 2003 tutte le nostre riserve sul grattacielo e sull’insieme del progetto. Abbiamo invitato gli amministratori regionali e comunali a non scambiare un piano edilizio per un piano di rilancio industriale. Abbiamo presentato una proposta alternativa, pubblicata in sintesi anche sull’Ancora nel settembre del 2003, e condivisa anche dai responsabili provinciali del centro-sinistra. Ma ciò non è servito: anzi siamo stati bollati in consiglio comunale e sui giornali come “quelli del no”, come quelli che si ostinavano ad opporsi al grandioso progetto promosso dal sindaco, immaginato da Bernardino Bosio. E così è successo - nell’indifferenza quasi generale - per tutte le sedute del consiglio comunale in cui ci siamo opposti ai provvedimenti urbanistici volti a mettere le condizioni per realizzare il piano Tange (così come per il piano commerciale e per la STU).

Niente di sicuro

Molti hanno continuato a credere alla favola del grande progetto. In realtà l’accordo di programma non decollava, le intese non si definivano: chissà che cosa stavano contrattando assessori e consiglieri di maggioranza impiegati nella trattativa con la regione? Nonostante le (costose) operazioni di propaganda comunale e della soc. Terme, la primavera del 2004 trascorre senza che si concluda nulla. Solo la provincia di Alessandria si impegna con la dovuta cautela per assicurare una partecipazione finanziaria al progetto. Si vocifera di un ulteriore impegno del comune di Acqui per molti milioni di euro (da 5 a 10), nonostante le finanze cittadine siano in evidente sofferenza. Intanto nessun privato si affaccia all’orizzonte, eppure la dimensione del progetto sembra ancora crescere (si parla di oltre 100 milioni di euro).

Ci stanno prendendo in giro?

La nostra denuncia che si rischi una colossale presa in giro non è presa in molta considerazione. Però non c’è alcun atto che concretizzi il progetto, mentre i tempi si fanno sempre più stretti per il finanziamento legato alle Olimpiadi torinesi. Poi la doccia fredda: in piena estate 2004, l’assessore regionale di AN, Racchelli, bastona il comune di Acqui e le Terme per il grave ritardo, lasciando intendere che i soldi si allontanano (ricordate la diligenza con i lingotti?). E così la macchina amministrativa comunale viene rilanciata da Bosio e Danilo Rapetti: si accende in tutta fretta un mutuo per un primo impegno finanziario (meno di 2 milioni), mentre varianti parziali (addirittura di natura geologica) vengono approvate dalla maggioranza per spianare la strada al grattacielo.

La favola del grattacielo

Di fatto, mentre le possibilità reali di condurre avanti il progetto si affievoliscono, la propaganda continua. È proprio il vicepresidente delle Terme, neo city-manager della città, che sulla stampa, a settembre 2004, annuncia soddisfatto: “A novembre, daremo il permesso di costruire per il grattacielo”.
Esprimiamo nuovamente le nostre pesanti riserve nei confronti dell’incredibile piano di rilancio termale denominato “businness plan” ideato da Bosio e dal presidente delle Terme, Tacchino, che ritiene “assolutamente centrale e indispensabile” per il rilancio termale di Acqui la costruzione del grattacielo: la dirigenza delle Terme e la nostra giunta affermano che il grattacielo “è la prima cosa da fare” e su questo debbono concentrarsi i primi investimenti, per trainare poi gli altri.
Intanto molti cittadini cominciano a rendersi conto della gravità del progetto, si avvia una raccolta di firme che trova molti consensi. Nel consiglio comunale di ottobre il sindaco rassicura però che tutto procede molto bene, sollecita l’approvazione della ennesima variante parziale per avviare la costruzione: i tempi ormai urgono e “non ci sarà neppur più bisogno dell’accordo di programma”, si passerà ad aprire i cantieri.

Una gelata invernale

Dalla regione, però, tutto tace: Racchelli deve occuparsi dei propri guai giudiziari e lascia la palla al collega di Forza Italia, Ugo Cavallera, mentre alle Terme giunge un altro manager, Garrone, a rappresentare la regione.

E qui arriva la gelata.

Un paio di settimane fa Cavallera sui giornali dichiara: “Meglio lasciare perdere il grattacielo; meglio ristrutturare l’esistente”.
Dopo questo annuncio clamoroso dell’assessore regionale, dal nostro Comune (cioè da Bosio e da Rapetti) non è più venuta nessuna notizia sul tanto decantato rilancio termale, che avrebbe dovuto essere sostenuto da un finanziamento pubblico di oltre cinquanta milioni. E da una cifra quasi analoga messa a disposizione da (sconosciuti) privati. Il tutto per arrivare a ben 106 milioni di euro. Ma forse hanno scherzato!

Alcune domande

A questo punto ci permettiamo di porre ai nostri Amministratori alcune domande che crediamo si pongano anche molti acquesi:
Ora che la Regione ha fatto sapere che il grattacielo non va, che cosa vogliono fare i nostri Amministratori Comunali? A quale progetto si fa ora riferimento?
Quanto pensa di stanziare il Comune per finanziare per la sua parte il rilancio delle Terme?
Perché il Comune non ha avviato finora alcuna iniziativa per avere la disponibilità delle Terme militari e del Carlo Alberto?
Perché le Terme (e cioè il presidente Giorgio Tacchino e il suo vice, Bernardino Bosio) non hanno ancora presentato un nuovo piano di rilancio termale, in sostituzione del cosiddetto “businness plan”, ormai ritirato per manifesta inattualità?
Perché gli Amministratori comunali (in compagnia di quelli regionali) si sono fatti così silenziosi dopo anni di clamorosi annunci, di lettere d’intento, di businness plan e di altre amenità del genere?
Non sarebbe il caso, almeno, che rincuorassero gli Acquesi sul fatto che i tanto promessi finanziamenti olimpionici per le Terme non andranno perduti, per la loro improntitudine amministrativa?

Ne parliamo in consiglio?

Comunque, un gruppo di Amministratori regionali (come quelli del Piemonte) e comunali (come quelli di Acqui) che ragionano delle nostre Terme, per anni, ponendo al centro della loro programmazione un grattacielo (disegnato da uno straordinario studio d’architettura giapponese), per poi accorgersi che le cose stanno diversamente, cioè che è meglio abbandonare il grattacielo e partire dall’esistente (come dice da anni la vilipesa opposizione di centrosinistra) lasciano capire di quali capacità programmatorie siano forniti e vanno venire i brividi circa il futuro rilancio delle nostre Terme. Anche per questo abbiamo richiesto che il prossimo consiglio comunale sia dedicato alla discussione di questo essenziale tema. Ci auguriamo sia l’occasione per superare la solita propaganda ed avere almeno un’informazione chiara sulla situazione ed un dibattito reale sulle intenzioni e sulle possibilità.

(red. acq.)

 

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