Acqui Terme. La situazione idrica della città termale è "emergenziale continuativa" poiché, prevedendo periodi sempre più siccitosi, l'Erro non può più garantire alla popolazione acquese l'approvvigionamento di acqua. Condizione per la quale è indispensabile trovare una soluzione, anche almeno in parte alternativa al torrente, che può essere l'interconnessione con i pozzi di Predosa. Questa la sostanza, in sintesi, della conferenza stampa proposta, alle 18 di martedì 15 febbraio nella sala delle conferenze di Palazzo Robellini, dai consiglieri comunali dell'Ulivo, Rifondazione comunista unitamente ai partiti di Centro sinistra e al Comitato "Altra città".
Al tavolo dei relatori, Vittorio Rapetti, Gianfranco Ghiazza, Domenico Ivaldi, Luigi Poggio, Domenico Borgatta e Adriano Icardi. In sala, una trentina di persone tra cui il sindaco Danilo Rapetti e l'assessore ai Lavori pubblici e all'Ambiente Daniele Ristorto. Per Borgatta "la situazione dell'approvvigionamento idrico non può essere lasciata alla speranza della pioggia. Siamo di nuovo in difficoltà. L'Erro ha bisogno di interventi, ma non invasivi, che possano essere utili e non dannosi a livello ambientale". "Se sul problema non siamo stati ascoltati prima, pensiamo di esserlo ora. Non credo che l'allarmismo sia la strada da percorrere, ma speriamo che non si debba più ricorrere alle autobotti, che hanno un costo. L'iniziativa "Predosa" deve coinvolgere la provincia", sono ancora parole di Borgatta. Icardi ha elencato il "problema antico della situazione idrica, del 1990 e 1991, quindi del 2003," ed anche sottolineato un fatto importante. "che i sindaci, a livello provinciale non possono opporsi ad eventuali forniture d'acqua, c'è l'Autorità d'ambito a decidere". Per Luigi Poggio "non bisogna dimenticare che in passato era stata prevista, senza successo, la costruzione di una vasca d'accumulo relativa ad una riserva d'acqua bastante per alcuni mesi".
Vittorio Rapetti ha sostenuto che "la salvaguardia dell'Erro deve essere ambientale e per l'approvvigionamento idrico. Per la soluzione del problema erano necessari tempi più rapidi, non improntata sullo "speriamo che piova", anche sperando che la decisione Predosa sia quella definitiva". Il consigliere provinciale Ghiazza ha affermato essere "un fatto positivo che finalmente il Comune di Acqui sia disponibile ad affrontare uno dei problemi più gravi della nostra città, in una visione più ampia e cercando un aiuto nella Provincia e nell'Ato. Per queste ragioni per Acqui Terme il collegamento con Predosa è considerato indispensabile, ma non diventerà l'unica fonte di approvvigionamento integrando e non sostituendo il collegamento con l'Erro". Rispetto al problema dell'emergenza che rischia di determinarsi fino alla realizzazione della interconnessione con Predosa, Ghiazza ha puntualizzato che "la Provincia intende assumersi le sue responsabilità e l'assessore Penna ha proposto un tavolo coinvolgendo Regione, Comune, Provincia e Protezione civile". Il consigliere Ivaldi ha invitato a fare una politica seria dell'acqua, è improbabile progettare il rilancio turistico-termale della città senza una garanzia seria sull'approvvigionamento idrico. Da parte del pubblico, da registrare tra gli altri, gli interventi di Cannonero (Comitato Erro), il quale ha ribadito che l'Erro non va abbandonato, il torrente anche in periodo di crisi, da Cartosio in su mantiene una discreta quantità d'acqua e, a proposito di briglie, c'è modo e modo di costruirle. Il sindaco Rapetti, dopo avere ribadito che al momento non c'è rischio di una crisi idrica, ha ricordato la progettazione della interconnessione con Predosa, collegamento che potrebbe avvenire in base ad un'ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ubaldo Cervetti, nel ricordare le crisi idriche del passato, ha sottolineato che al tempo c'erano progetti addirittura di carattere europeo che dovevano inserirsi nell'ambito della soluzione del problema idrico acquese. Gianfranco Ferraris ha chiesto "come mai non si sia percorsa prima la strada Predosa e sarebbe opportuno pensare in tempi brevi al primo lotto per lavori di allacciamento con Sezzadio". (C.R.)
Il sindaco: "In attesa di Predosa
collegamento a Sezzadio"
Acqui Terme. "Oggi non si rischia ancora l'emergenza, acqua nell'Erro ce n'è, ma l'inverno è stato siccitoso e se in primavera dovesse piovere poco, il rischio d'emergenza sarebbe concreto. Ora il progetto del collegamento a Predosa è pronto, mi sono mosso a sollecitare all'"Ato" e alla Provincia una certezza nei tempi". Sono affermazioni del sindaco, Danilo Rapetti, sui timori delle riserve idriche del torrente che alimenta l'acquedotto comunale. Sempre Rapetti, nel dare atto all'assessore provinciale Penna di essersi attivato prontamente alle sue sollecitazioni, tanto da decidere di convocare un tavolo permanente con Comune, Provincia, Regione, Protezione civile e Amag in modo da decidere di accelerare al massimo le procedure per la costruzione del tubo definitivo, ha sottolineato di "avere valutato anche la possibilità di un collegamento volante al pozzo già esistente di Sezzadio, in attesa di collegarci al campo pozzi definitivo". A seguire le vie ordinarie, infatti, si può prevedere che l'opera risolutiva sia collegata per non prima dell'estate 2007. Bisogna quindi rendersi conto del rischio, attivare le procedure di emergenza. Sempre il sindaco Rapetti ha affermato: "Sfatiamo un mito, che nel sottosuolo della città ci sia tanta acqua. C'è acqua termale, ma quella non si beve, le uniche zone dove si trova un poco di risorsa idrica utile sono quelle di regione Barbato e di piazza d'Armi, ma è insufficiente a garantire 100 litri al secondo di acqua, che è il fabbisogno degli abitanti della nostra città. Scavando si potrebbe trovare acqua, ma bastante al fabbisogno famigliare e con quella sotto casa non si risolve il problema di un prelievo costante". Da un punto di vista generale, la soluzione definitiva come ricordato da Rapetti, non può che essere il collegamento con la zona di Predosa e Sezzadio, dove nel sottosuolo esiste una sorta di enorme lago. In quella località esiste già un pozzo che venne scavato più di 10 anni fa e che da solo darebbe acqua sufficiente ad alimentare tutta la città. Il pozzo si trova a Sezzadio, andrà collegato all'acquedotto di Acqui con un tubo di circa 16 chilometri. Il costo dell'opera è di circa 8 milioni di euro. "Il progetto definitivo - ha garantito il sindaco sarà pronto per metà marzo e sarà realizzato dall'Amag, ente gestore del nostro acquedotto. La decisione di costruire questo tubo è dell'Ato, ovvero l'autorità della Provincia".
Cosa ha fatto la "giunta Rapetti" per risolvere eventuali crisi da "rubinetto asciutto"? "Dall'estate 2003 l'amministrazione comunale ha attivato una serie di cantieri per mitigare il rischio del ripetersi dell'evento. In particolare abbiamo costruito una trincea drenante al Filatore con lo scopo di raccogliere le acque superficiali del bacino della colline circostanti. Poi abbiamo realizzato 8 nuovi pozzi al Filatore, sulla sponda destra dell'Erro e 5 nuovi pozzi sulla sponda sinistra. Collegheremo questi 13 pozzi all'acquedotto entro l'estate, il campo pozzi darebbe un apporto stimato di circa 10/12 litri al secondo. La città ne consuma 100. Quindi pur pensando che 10/12 litri al secondo siano tanti, purtroppo non sono sufficienti", è la risposta di Rapetti. Quest'ultimo ha anche ricordato che la città cresce, i consumi aumentano, da alcuni anni le precipitazioni sul Basso Piemonte e sulla Liguria sono sempre in tono minore e quindi il rischio di crisi idriche non si può scongiurare agendo solo sull'Erro". L'amministrazione comunale ha pure parlato dell'imminente appalto di opere per 1.180.000 euro, finanziate in gran parte dalla Regione, per costruire una briglia stabile al Quartino ed anche potenziare l'impianto con nuovi filtri. Il sindaco Rapetti ha anche assicurato che "se sarà necessario, siamo pronti ad aprire le chiuse della Cascata ed a far defluire acqua dal Lago Scuro. Abbiamo chiesto alla Regione di togliere ghiaia al Filatore, vicino ai pozzi, ma all'interno del letto del torrente, in modo da rendere più profondi i due invasi che in quel luogo già esistono e perché contengano più acqua". (C.R.)
Il consigliere Ivaldi: "Scelte discutibili"
Acqui Terme. Un'interrogazione sul problema della carenza d'acqua è stata presentata al presidente del consiglio comunale di Acqui Terme è stata presentata dal consigliere comunale Domenico Ivaldi:
"In previsione di una quasi certa siccità e della attuale situazione dell'unica nostra fonte di approvvigionamento idrico, l'Erro, di cui si allega foto, chiede l'immediata chiusura di tutte le fontane a grande dispersione, funzionanti con l'acqua dell'acquedotto, in primis, quella di piazza Italia, i cui sprechi pare siano superiori ai consumi di almeno dieci grandi condomini".
Per ribadire meglio il concetto Ivaldi ci ha inviato questa considerazione:
"Tridui, balli degli indiani Hopi, talismani, rabdomanti, non riusciranno a liberarci dall'incubo di una siccità che si presenta sempre più imminente.
L'assenza di un progetto, dopo l'ultima estate torrida, rischia di portarci verso scenari sempre più complicati.
Le scelte sull'Erro possono solo rimandare l'agonia di pochi giorni: gli investimenti andavano fatti subito... verso altri bacini; è stato insensato aver privilegiato opere voluttuarie, omettendo l'essenziale.
Il cittadino con uno sforzo immane forse ammirerà ciò che la propaganda definisce bello, ma vivrà il disagio della mancanza dei beni principali. Chi amministra pare avere ben altri interessi: continuare a costruire meccanismi difficilmente gestibili se non in cronica perdita, un palazzo congressi dove difficilmente si riuniranno i medici a discutere di medicina futuristica, quando ancor oggi la ricerca arcaica pratica la vivisezione; e in ogni caso non serviranno a nulla le riunioni, se poi i meno abbienti continueranno a ingolfarsi in lunghe liste d'attesa per ospedali con sempre meno posti letto e meno personale. Prima delle cattedrali vuote, per il gusto di progettare, costruire, spendere e forse incassare, non sarebbe meglio pensare alle necessità primarie per una vita decorosa delle persone?
E se non pioverà, che ne sarà della tanto starnazzata stagione turistica? Le attività economiche, dopo avere imprecato, chiederanno la pietà dei Comuni vicini? Quelli, i cui abitanti con fiscalità certosina multiamo al rientro serale per fare cassa ad un bilancio indigente?
Credo che l'unica via di uscita sia quella di abbandonare gli ormai odiosi giocattoli della nostra giunta (palazzi, fontane, archi, vasi, gazebi...) e iniziare un rapporto strettissimo di collaborazione con tutte le Istituzioni per poter fronteggiare una situazione eccezionale che è ormai diventata ricorrente, spogliandosi per sempre della quasi sempre stonata e sola politica di immagine".
Un comunicato del Centro sinistra e di Rifondazione
Sull'acqua amministrazione latitante
Acqui Terme. Pubblichiamo un comunicato dei consiglieri comunali acquesi dell'Ulivo e di RC dal titolo "Ad Acqui crisi idrica incombente, mentre l'amministrazione non ha preso alcun provvedimento per il progetto Predosa".
"E ci risiamo. Se non nevica o, almeno piove in modo consistente, questa volta la crisi idrica per Acqui non aspetterà l'estate, come nel 2003, ma arriverà, addirittura, in primavera. L'informazione viene dalla direzione dell'AMAG, la società che gestisce gran parte degli acquedotti della nostra provincia.
Questo è il risultato di una dissennata politica dell'acqua delle giunte Bosio e Danilo Rapetti fin dagli anni '90: quando, giova ricordarlo, un finanziamento regionale di dieci miliardi fu rifiutato dall'allora sindaco e ora Direttore generale del nostro Comune, Bernardino Bosio. Il finanziamento avrebbe permesso alla nostra città di aggiungere un'importante fonte di approvvigionamento proveniente da Sezzadio e da Predosa, ma Bosio preferì isolare Acqui e sprecare duecento milioni in improbabili ricerche idriche in piazza d'Armi che non diedero alcun risultato né allora né mai.
Ma anche la cronaca più recente è sconfortante. Dopo la crisi idrica dell'estate 2003, il sindaco Rapetti e l'assessore Ristorto non vollero ascoltare il nostro accorato e ripetuto appello ad abbandonare ipotesi isolazioniste rispetto al resto della provincia e ad avviare subito il progetto Predosa. Evitarono di informare tramite un consiglio comunale su questo tema i cittadini. E da allora nulla hanno fatto per convincere le istituzioni nazionali, regionali e provinciali ad avviare un progetto di emergenza (sul quale garantimmo tutto il nostro sostegno politico) volto a legare Acqui e il suo acquedotto a Sezzadio e Predosa e a collegarlo, in prospettiva in una rete che coinvolgesse gran parte del territorio provinciale.
Si è preferito perdere tempo, promuovere lavori dispendiosi (più di un milone di euro) sull'Erro, con interventi di dubbia validità ambientale e comunque non risolutivi, pur di non ammettere la fallimentare politica seguita da Bernardino Bosio e dal sindaco attuale. Anzi si è pure ipotizzato di prendere l'acqua del Bormida. E così, oggi, a due anni dalla crisi del 2003, siamo alle solite: rispetto ad una crisi idrica annunciata (che tutti ovviamente scongiuriamo!), la nostra città non ha alcuna difesa in più, rispetto a due anni fa. Nulla più di un progetto (solo di massima e neppure ancora completato!) eseguito dalla Regione per il collegamento con Sezzadio e Predosa. Le ulteriori risorse idriche dall'Erro, grazie alle nuove costose briglie comunali, potranno farci resistere sì e no una mezza giornata in più! Un bel risultato non c'è che dire!
Ora, nonostante il dileggio politico a cui il sindaco Rapetti e l'assessore Ristorto ci hanno sottoposti, durante e dopo la crisi idrica del 2003, noi ritorniamo ostinatamente alla carica e ripetiamo quello che dicemmo, inascoltati, due anni fa: il Comune di Acqui chiami in causa la Regione, la Provincia, la Protezione civile, i Vigili del fuoco, e la Prefettura affinchè considerino l'approvvigionamento idrico di Acqui un caso di emergenza costante, da affrontarsi con mezzi e procedure straordinarie.
In questo caso, noi, consiglieri comunali di Centro sinistra e di Rifondazione comunista, anche oggi come due anni fa, garantiamo tutto il nostro sostegno politico all'Amministrazione comunale acquese, superando qualunque divisione politica e amministrativa. Infatti, come tutti sanno, con le procedure ordinarie, ed immaginando di cominciare subito la realizzazione del progetto, bisognerà attendere almeno fino al 2007 prima che si arrivi ad avere acqua da Sezzadio e da Predosa nel nostro acquedotto, e quindi si allontani definitivamente il rischio di una crisi idrica.
Ammesso che non nascano complicazioni a rallentare l'iniziativa; complicazioni, che, purtroppo, già si possono intravedere dalle notizie di stampa di questi giorni, che annunciano opposizioni al prelievo di acqua dal territorio del suo comune da parte del sindaco di Predosa. Ovviamente il Comune di Acqui avrebbe dovuto farsi parte diligente per promuovere un'opera di informazione istituzionale e popolare a questo riguardo; avrebbe dovuto in sostanza far sapere che il progetto cosiddetto "Predosa" prevede non semplicemente la sottrazione di risorse idriche a quella località e il loro trasferimento ad Acqui, ma il coinvolgimento complessivo di Predosa, Sezzadio, Acqui ed Alessandria in un progetto comune, senza nulla togliere alle esigenze potabili e irrigue di Predosa.
Come si vede il Consiglio comunale aperto sull'acqua, che chiedemmo con insistenza due anni fa senza avere risposta dal sindaco, avrebbe potuto chiarire fin dall'inizio molte cose, evitando il rischio di un contrasto con altri comuni.
La preoccupazione è aggravata da un secondo fatto: nell'estate 2003 il trasporto d'acqua con autobotti alle vasche dell'acquedotto acquese diedero un qualche sollievo alla nostra crisi idrica dell'estate 2003 e costarono alle nostre tasse più di 400 mila Euro. Ora non siamo sicuri che le autobotti ci saranno fornite un'altra volta di fronte ad una crisi idrica la cui soluzione non è stata affrontata in nessun modo dai nostri amministratori comunali che avrebbero dovuto farlo.
Si sa che sono stati molto impegnati a promuovere grattacieli destinati a rimanere a terra e centri congressi in cui i congressisti rischiano di doversi portare l'acqua da casa. Ma sappiamo anche che è impensabile progettare il rilancio turistico-termale di Acqui senza una garanzia seria sull'approvvigionamento dell'acqua.
Ma i Comuni non dovrebbero occuparsi di compiti istituzionali (acqua, scuole, strade locali, assistenza, rifiuti, ecc.) prima di promuovere l'immagine degli amministratori?
Speriamo che piova, dunque? Certo. Ma gli acquesi sappiano che, comunque, il problema resta tutto da risolvere".
(Domenico Borgatta, Domenico Ivaldi, Luigi Poggio, Vittorio Rapetti)
Enzo Balza: "Altro che Predosa
c'è il Valbormida!"
Acqui Terme. Sul problema idrico ci scrive Enzo Balza:
"Invocare l'allacciamento con Predosa (ci vogliono almeno tre anni) per scongiurare una ipotetica crisi idrica significa fare del procurato allarme?
Se ci sarà una crisi idrica ad Acqui Terme, la colpa è solo di chi amministra oggi e di chi ha amministrato negli ultimi dieci anni. La scarsità di pioggia o di neve contribuirà ad accorciare i tempi: affermare che sia necessario collegarsi subito con Predosa come afferma il centrosinistra significa fare probabilmente del procurato allarme, in quanto la progettazione, la realizzazione di tale sciagurato progetto richiede, come afferma il Sindaco di Acqui Terme, almeno un lasso di tempo di due-tre anni, ammesso che il Comune di Predosa sia d'accordo (le dichiarazioni del Sindaco sono categoriche: mai), e ammesso che l'acqua ci sia.
È incredibile come questa faccenda si trascini da tempo: l'AMAG di Alessandria, dove il Comune di Acqui T. è presente con un vice presidente, comunica al centrosinistra che ci sarà presto una crisi idrica. È certamente un fatto di democrazia che un Ente gestore dell'acqua comunichi alle minoranze tale previsione. Probabilmente l'AMAG, ente espressione di un'amministrazione alessandrina di centrosinistra, ritiene che fare leva sulla locale rappresentanza sia la via giusta per realizzare questa infausta opera. Il periodo preelettorale si presta molto. Considerato che l'Amministrazione Comunale da tempo ha rinunciato alla politica delle risorse idriche, il centro sinistra fa da sponda sull'AMAG, e questo Ente da tempo ha sostituito in tutto e per tutto l'operato di una Amministrazione eletta dal popolo. Chiediamo all'autorità preposta di verificare se si sono create le condizioni di procurato allarme in seguito a dichiarazioni politiche prive di riscontro tecnico.
Chiediamo all'autorità preposta altresì di verificare la correttezza e la congruità delle spese affrontate dalle Amministrazioni Comunali dal 1991 ad oggi (data della 1ª grande crisi) e che non hanno risolto fino ad oggi le problematiche del Comune di Acqui Terme. In questi quindici anni infatti non si sono verificate le stesse condizioni di crisi presso l'acquedotto Val Bormida che emunge da sempre le acque qualche centinaio di metri a monte dell'acquedotto di Acqui Terme e serve oltre cinquantamila persone fino a Canelli e esiste una delibera del Consiglio Comunale del 1981 in cui si obbliga tale Acquedotto a servire la condotta di Acqui Terme in caso di crisi idrica. Chiediamo altresì di verificare quali comportamenti hanno indotto in questi anni ad ignorare tale atto con danno e spreco di risorse senza risolvere il problema.
Invochiamo altresì l'Autorità di Bacino o altro Ente preposto a verificare la correttezza dei prelievi di acqua per l'estrazione di ghiaia presso i due impianti della Valle dell'Erro e quanto incidano nei periodi di magra del torrente".