Roccaverano. Giorni intensi per la robiola di Roccaverano. Schiarita per questo formaggio che può nuovamente fregiarsi della Dop, dopo l'andata a Roma.
La robiola di Roccaverano otterrà la protezione transitoria, accordata a livello nazionale, alla modifica del disciplinare di produzione relativamente alle sostanze proteiche, fissate in un minimo del 34% sulla sostanza secca e alle ceneri, fissate in un minimo del 3% sulla materia secca.
Lo annuncia il presidente della Provincia di Asti Roberto Marmo, che venerdì 11 febbraio a Roma, al ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ha incontrato, con l'assessore Sergio Ebarnabo e il presidente della Comunità Montana "Langa Astigiana-Val Bormida" Sergio Primosig, il dirigente ministeriale Laura La Torre e il direttore generale del Dipartimento della qualità dei prodotti agroalimentare e dei servizi Francesco Saverio Abate.
"Il decreto di protezione transitoria - ha dichiarato Marmo - che verrà pubblicato nei prossimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale consentirà a tutti i produttori di poter riprendere, senza problemi, la caseificazione e la relativa marchiatura del formaggio a denominazione d'origine protetta Robiola di Roccaverano. È un primo risultato importante, che ci consente di sbloccare una situazione delicata. Considero questo primo traguardo di buon auspicio per la ripresa di un confronto sereno, suffragato da rilievi oggettivi e su chiare basi tecnico scientifiche, per la modifica del disciplinare di produzione che tenga in conto la salvaguardia della tradizione e della tipicità, conciliandola con le esigenze produttive e commerciali degli allevatori e del territorio".
Consorzio per la Tutela
del Formaggio Robiola di Roccaverano.
Scrive il presidente Ulderico Antonioli Piovano: "Nell'ultimo mese, in più occasioni, sia sulla stampa locale che regionale, abbiamo visto apparire articoli, interviste e dichiarazioni che riguardavano in parte o interamente il Consorzio di Tutela del Formaggio Robiola di Roccaverano, meravigliandoci a volte di come anche gli "addetti ai lavori" fornissero, in buona fede, informazioni errate e superficiali sul nostro ente e sul suo operato.
Abbiamo così pensato di spiegare al pubblico cos'è il Consorzio di Tutela, come funziona, e chi ne fa parte, per dare un mezzo di comprensione e di critica ai lettori di fronte al caos informativo di questi ultimi tempi.
Il Consorzio di Tutela è un ente privato che ha l'obiettivo e il compito di associare le aziende che a vario titolo (produzione latte, caseificazione del formaggio e stagionatura) sono interessate nella produzione del formaggio Robiola di Roccaverano dop e tutelarne l'origine protetta, il mercato e il consumatore da eventuali frodi. Attualmente i soci sono 28 dei quali 25 produttori, 2 stagionatori e un produttore di latte. I soci, attraverso l'assemblea dei soci ed il Consiglio di amministrazione, si occupano della gestione e del funzionamento del Consorzio. L'Assemblea, sovrana, è rappresentata da tutti i soci con potere di modifica, a maggioranza, di statuto e disciplinare di produzione. L'assemblea, inoltre elegge il Consiglio di amministrazione e il collegio sindacale. Attualmente i consiglieri in consiglio di amministrazione sono 14, e tra i sindaci del collegio sindacale ci sono i 2 tecnici delle Comunità Montane. Le aziende così rappresentate si danno delle regole, le quali sono raccolte nel disciplinare e nello statuto. Il Consorzio è ufficialmente riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (D.M. 65536 del 04/11/2003), il quale lo obbliga a presentare un piano di vigilanza e di avvalersi di un ente certificatore (attualmente l'incarico è dato alla cooperativa INOQ) per controllare l'applicazione del disciplinare in tutte le aziende, associate e non, che fanno parte della filiera del processo produttivo della Robiola di Roccaverano. L'ente certificatore deve dare comunicazione dei risultati dei controlli e delle analisi effettuate nelle aziende, sia al Consorzio di Tutela che al Ministero.
Per tornare alla cronaca dei nostri giorni, le aziende associate, riunite in assemblea, hanno votato il 2 febbraio 2005 a Roccaverano le nuove modifiche al disciplinare, presentate dal Consiglio di amministrazione riunitosi il 20 gennaio 2005. La maggioranza dei soci, 77,09% delle quote, si è espressa favorevole a combinare alcuni punti del disciplinare e a darsi nuove regole per il proprio lavoro di tutti i giorni con la volontà di partecipare alla crescita del nostro territorio. La Robiola di Roccaverano che troveremo sulle nostre tavole, sarà quindi un formaggio prodotto esclusivamente con latte crudo intero, di capra in purezza o misto (caprino minimo 50%) e la materia prima utilizzata per l'alimentazione del bestiame arriverà per l'80% dall'area di produzione che comprende dal 1979 i seguenti Comuni: Bubbio, Cessole, Loazzolo, Mombaldone, Monastero Bormida, Olmo Gentile, Roccaverano, San Giorgio Scarampi, Serole e Vesime in provincia di Asti; i Comuni di: Castelletto d'Erro, Denice, Malvicino, Merana, Montechiaro d'Acqui, Pareto, Ponti, Spigno Monferrato ed il territorio del comune di Cartosio ubicato sulla sponda sinistra del torrente Erro, in provincia di Alessandria.
Le modifiche approvate aggiornano anche le percentuali minime di: proteine, grassi e ceneri presenti nel formaggio. È stata la non conformità delle percentuali minime di ceneri riscontrate nelle analisi effettuate dell'ente certificatore a sospendere momentaneamente la marchiatura della Robiola di Roccaverano. Percentuali già troppo alte anche nel disciplinare precedente e tutt'ora in vigore, riconosciuto nel 1979. Dal 9 febbraio si può tornare a marchiare, perché il Ministero ha accolto la richiesta di deroga transitoria sulla denominazione presentata dal Consorzio il 07/02/2005. Questo è stato possibile grazie alla prestazione delle modifiche al disciplinare presentate al Ministero che ha provveduto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Per quanto riguarda il tanto discusso ampliamento della zona di produzione, il Consorzio si era già espresso favorevole nel febbraio 2004 per allargare il territorio di produzione ai Comuni che ne avevano fatto richiesta. L'iter autorizzativo prevede, come comunicato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, che al Consorzio di Tutela, oltre alla richiesta ed alla documentazione già presentata, pervenga anche, opportuna documentazione storica, da parte di ogni singolo Comune richiedente, che attesti almeno i 25 anni di produzione tradizionale di tale prodotto. Il Consorzio già sollecitando gli stessi comuni a redarre idonea documentazione nel più breve tempo possibile in modo da permettere ai soci di esprimere parere in merito e dare la possibilità al Ministero di decidere se inserire suddetti comuni nell'area di produzione.
Sempre disponibili a dare spiegazioni e informazioni, potete contattarci al seguente recapito: 0144 92006".
Lettera firmata dai produttori di Robiola
Ci scrivono: "Accusani Nilvana, Adorno Adriano, Agrilanga, Antonioli Piovano Ulderico, Barisone Bruna, Blengio Giuliano, Borreani Vanda, Buttiero Adelaide, Chinderni Antonia, Cora Gianni, Ferrero Piera, Ghione Enrica Franca, La Masca, Marconi Gabriele, Nervi Gianfranco, Pfister Andrè, Poggio Davide, Rizzolio Arturo, Rossello Enrico, Schlapfer Beatrice, Traversa, Domenico, Verri Roberto, Visconti Angelo:
A riguardo dell'articolo apparso su L'Ancora dal titolo "Nuovo disciplinare - Totale dissenso" una domanda ci sorge spontanea: cosa vogliamo fare di questo prodotto tipico così importante per il nostro territorio?
I produttori, firmatari della presente, invitano quanti hanno sottoscritto il documento riportato nell'articolo sopraccitato, a leggere, e per alcuni, a rileggere il libro "Verso i cru del Roccaverano" edito dalle Comunità Montane "Langa Astigiana-Val Bormida" e "Alta Valle Orba, Erro e Bormida di Spigno". Questa importante pubblicazione (2001), voluta, ribadiamo, proprio dalle Comunità Montane, toglie ogni ombra sugli indirizzi e sulle prospettive della Robiola di Roccaverano. Forse i produttori che il 2 febbraio 2005, coraggiosamente, visto le reazioni successive, hanno votato le modifiche al disciplinare, sono stati ispirati proprio dalla lettura di questo libro!
Riportiamo qui di seguito una piccola, ma significativa parte del libro: pag. 56 - estratto da: Piccoli produttori crescono.
"...Nello stesso tempo, l'investimento di risorse economiche sviluppò le capacità imprenditoriali dei piccoli produttori rimasti, fino al costituirsi di un settore "emergente", tendente ad esaltare le proprie caratteristiche artigianali contrapposte ai modi industriali usati dal Caseificio. L'ottenimento della Denominazione di Origine Protetta, nel 1996, fece emergere le contraddizioni dovute alla convivenza sul mercato di due formaggi decisamente differenti riuniti sotto lo stesso nome, cioè quello a prevalenza se si considera che le Dop dovrebbero indicare formaggi il cui riferimento al territorio passa obbligatoriamente attraverso l'alimentazione degli animali. La produzione tradizionale, quella che cercano i consumatori più attenti e consapevoli, vede come punto di forza la continuazione delle pratiche del pascolo, il legame con l'erba...".
Pag. 59 - estratto da: Verso i cru di Roccaverano.
"...Sono ancora molti i produttori che rispettano il prerequisito fondamentale per garantire formaggi analizzabili organoletticamente: e cioè utilizzare latte crudo, non pastorizzato. E sono ancora numerosi gli allevatori-casari che portano al pascolo gli animali: con animali allevati esclusivamente in stalla e pastorizzando il latte, non si realizzano le condizioni utili per individuare le caratteristiche organolettiche specifiche di un cru. Il progetto Verso i cru del Roccaverano fonda la sua ragion d'essere appunto su questi requisiti: elementi che dovrebbero segnalare un'arretratezza (frammentazione delle produzioni, pascolo invece della stabulazione, latte crudo invece della pastorizzazione) alla luce della nuova sensibilità per la tipicità e la qualità, si rivelano risorse di straordinaria importanza. Il significato dei cru vuole essere questo: attraverso la creazione di una consapevolezza, nel produttore e nel consumatore, del valore culturale oltre che economico di questo formaggio, aiutare le piccole aziende della zona a conservare lo stretto legame con il territorio, riconoscendo il valore sia del suo prodotto sia della loro azione sull'ambiente...".
Forse, quel fatidico 2 febbraio, è proprio emersa questa consapevolezza da parte dei produttori, che fanno della tipicità, dell'originalità di ogni singola forma, del valore delle tradizioni, del benessere degli animali, del rispetto del territorio e dell'ambiente e della tracciabilità del prodotto, valori imprescindibili. I firmatari della presente vogliono ringraziare le Comunità Montane e i collaboratori che a vario titolo hanno elaborato e scritto questo fondamentale testo "Verso i cru del Roccaverano" che sicuramente ha contribuito e contribuirà in futuro alla conoscenza ed alla promozione della Robiola".
Lettera informativa del Consorzio
Tutela Robiola di Roccaverano
"In seguito alla presa di posizione della sezione di Acqui Terme della Coltivatori Diretti: lettera di dissenso al disciplinare, si è tenuto un incontro, lunedì 14 febbraio ad Alessandria tra il nostro consigliere di amministrazione Adriano Adorno e il presidente provinciale della Coltivatori Diretti alessandrina, Bruno Tacchino. Quest'ultimo, preso atto della realtà delle cose, ha immediatamente rivolto le sue personali scuse a tutti i soci Coldiretti produttori del Roccaverano, offesi dalla sottoscrizione effettuata dalla Coltivatori Diretti di Acqui. Ha affermato inoltre che la Coltivatori Diretti è sempre stata e sarà sempre a favore dei prodotti di qualità e di chi li produce. Infine, rendendosi conto della gravità dell'accaduto, ha immediatamente avvisato il presidente regionale della Coltivatori Diretti Giorgio Ferrero, chiedendo di organizzare al più presto un incontro chiarificatore. Anche il dott. Fulvio Sala, direttore dell'Associazione provinciale Allevatori di Alessandria, messo a conoscenza dei fatti, ha appoggiato totalmente il nostro disciplinare, ritenendo grave il fatto che gran parte delle istituzioni locali si siano schierate contro la salvaguardia di una Dop".
Robiola di Roccaverano: no a lacerazioni
Roccaverano. Lunedì 7 febbraio, presso la sede della Comunità Montana "Langa Astigiana-Val Bormida", si è fatto il punto sulla robiola Dop di Roccaverano alla luce dell'assemblea del Consorzio Tutela del Formaggio "Robiola di Roccaverano", del 2 febbraio, che ha approvato modifiche sostanziali ed importanti al disciplinare di produzione, al conseguente dissenso di alcuni soci del medesimo, di produttori e sindacati agricoli e enti.
La robiola Dop di Roccaverano, ha conosciuto in questo decennio una notorietà che ha varcato i limiti nazionali, contribuendo allo sviluppo socio economico della Langa Astigiana e principalmente dei paesi più montani. Robiola che può essere di pura capra o mista come i bollini della Dop già marchiano e distinguono. Bollini Dop che dal gennaio 2005 sono stati sospesi.
Robiola che ha avuto nel decennio passato un grande ed autorevole sponsor, il dott. Giuseppe Bertonasco, medico veterinario, presidente dell'ente montano, che ha lavorato per combattere una malattia gravissima per gli allevamenti, come la CAEV, sia in termini sanitari che economici, sapendo sensibilizzare e concertare con le Istituzioni e l'Università un lavoro che ha dato frutti notevolissimi e diventato modello per altre Istituzioni.
E poi la creazione di una stalla (a Lui intitolata), i famosi asili nido per i capretti, esempio, tra l'altro, di ente pubblico che si autofinanzia. E che nel 1999 decise, con l'assunzione di delibere, di allargare alle due Comunità Montane di Roccaverano (intero territorio) e Ponzone (parte del territorio) di produzione della robiola Dop di Roccaverano.
Oggi la robiola per i paesi della Langa, specialmente quelli più montani significa, lavoro si duro, ma che produce reddito ed ha contribuito in maniera notevole a fermare lo spopolamento di queste plaghe.
Alla riunione, presieduta dal presidente della Provincia di Asti, Roberto Marmo, hanno presenziato, la Giunta della "Langa Astigiana" ed alcuni sindaci, il presidente della Comunità Montana "Alta Valle Orba Erro Bormida di Spigno", Gianpiero Nani, il dott. Roberto Arru di Assopiemonte DOP & IGP e tecnici degli enti montani.
Al termine dell'incontro si è convenuto che il presidente Marmo, venerdì 11, sarà a Roma al ministero dell'Agricoltura, per incontrare il ministro on. Gianni Alemanno, accompagnato dai presidente delle due Comunità Montana, per sbloccare la vicenda, che potrebbe avere gravissime ripercussioni in termini economici e di immagine per questi territori oltrechè provocare sconcerto tra i consumatori di questo unico ed inimitabile formaggio italiano.
Marmo sarà latore di una lettera, inviata anche ad altre istituzioni.
Recita la lettera: "In relazione alle recenti polemiche emerse riguardo alla delibera di modifica del disciplinare di produzione della Robiola di Roccaverano DOP approvato a maggioranza dal Consorzio di Tutela e con riferimento alla nota sottoscritta il 3 febbraio scorso da vari produttori, organizzazione sindacali ed enti locali, intendiamo esprimere la nostra grande preoccupazione per le gravi "lacerazioni" che si stanno manifestando sul territorio.
Stante tale premessa riteniamo che la questione debba essere affrontata in due tempi in quanto decisioni affrettate potrebbero provocare problemi insanabili. Pertanto proponiamo di procedere come segue:
- risolvere preventivamente,nel giro di pochi giorni, il problema del contenuto in ceneri e proteine che attualmente sta bloccando la produzione.
- a riguardo delle altre parti dell'impianto del disciplinare debba essere fatto ogni sforzo per ritrovare un'intesa mediando le varie istanze e necessità del territorio ovvero privilegiando le opportunità di sviluppo del settore che consentono anche investimenti e sforzi economici da parte della pubblica amministrazione come già avvenuto in passato e programmato per il futuro.
Sottolineiamo come l'ultima stesura del Disciplinare approvata dall'Assemblea del Consorzio in data 2 febbraio precluda, tra l'altro, la possibilità di produrre Robiola di Roccaverano DOP ad alcune Aziende socie del Consorzio, che adottano pratiche conformi al disciplinare attualmente in vigore, in alcuni casi da oltre 25 anni. Noi riteniamo che il Consorzio debba operare tenendo conto dell'intera realtà produttiva del comprensorio, compresa quella delle zone interessate all'allargamento, quali ad esempio i Comuni di Cartosio (sponda destra del torrente Erro), Ponzone, Cavatore in Provincia di Alessandria e Cassinasco in Provincia di Asti, che da oltre cinque anni sono in paziente attesa di un riscontro, nonostante la copiosa documentazione presentata e favorevoli delibere del Consorzio fin dal 1999.
Con la presente, vogliamo ribadire, in quanto rappresentanti della realtà amministrativa, sociale e produttiva, di essere a completa disposizione del Ministero, della Regione e del Consorzio per contribuire costruttivamente e con il buon senso alla soluzione di ogni problema ricordando che la difesa e la valorizzazione delle produzioni DOP non può passare attraverso la discriminazione di aziende che hanno sempre operato correttamente nell'ambito del consorzio di Tutela della Robiola di Roccaverano d.o.p. e di realtà produttive che da anni hanno le carte in regola per entrare a pieno titolo nell'area di produzione". (G.S.)
Enti, soci, produttori, sindacati
Nuovo disciplinare
totale dissenso
Roccaverano. Alla decisione assunta dal Consorzio per la Tutela del Formaggio "Robiola di Roccaverano", nell'assemblea del 2 febbraio, alcuni soci del medesimo: Caseificio Sociale di Roccaverano, Giuseppe Abrile di Roccaverano, le aziende agricole Luisella Cavallero di Quartino di Loazzolo e Claudia Mazzucchetti di Cessole e le aziende agricole: Fabrizio Casoli, Cascina "Le Piagge", Arturo Mignone, Francesco Lauria, Claudia Baracco di Ponzone, Bruno Casalino di Molare, il Centro Cooperativo Raccolta Latte di Alessandria, la Coltivatori Diretti di Acqui Terme, la CIA di Acqui Terme, l'Unione Agricoltori di Acqui Terme e la Comunità Montana "Alta Valle Orba Erro Bormida di Spigno" hanno scritto al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, alla Regione, al presidente Assopiemonte DOP & IGP e ai presidente delle organizzazioni professionali agricole, il loro dissenso in merito alla proposta di modifica del disciplinare.
Scrivono: "In relazione alla recente delibera assunta dal Consorzio di Tutela della Robiola di Roccaverano dop, riguardante il nuovo disciplinare di produzione, vogliamo manifestare il nostro dissenso in quanto tale testo crea delle ingiuste sperequazioni all'interno della stessa compagine consortile modificando radicalmente le precedenti stesure.
Nel momento in cui venisse approvato dal Ministero e dalla Regione Piemonte andrebbe ad inibire la possibilità di produrre e marchiare Robiola di Roccaverano dop ad aziende che da decenni operano nell'ambito del Consorzio.
Segnaliamo inoltre che non viene previsto l'allargamento della zona di produzione ai Comuni di Cassinasco e Sessame in provincia di Asti, Cartosio (relativamente alla destra idrografica del torrente Erro), Cassinelle, Cavatore, Melazzo, Molare, Morbello e Ponzone in provincia di Alessandria, i quali sin dal 1999 avevano presentato istanza di allargamento dell'area di produzione, accompagnata dalla necessaria documentazione. Sottolineiamo che a tal proposito il Consorzio di Tutela si era già espresso favorevolmente nel recente passato.
Rispetto a quanto indicato i sottoscritti ritengono che il Consorzio debba, nella predisposizione del Disciplinare, tenere in considerazione l'intera realtà produttiva del comprensorio, identificata nelle precedenti delibere assunte, e la necessità di difendere il territorio, valorizzando la dop, ma nel contempo evitando discriminazioni nei confronti di aziende che da sempre operano onestamente nell'ambito del Consorzio di Tutela della Robiola di Roccaverano dop, e di realtà produttive che da anni detengono i requisiti idonei per entrare a pieno titolo nell'area di produzione.
L'auspicio è che si possa trovare un punto d'intesa che rifletta le varie ed articolate necessità. È evidente che qualora non dovesse prevalere il buon senso sarà adottata ogni forma utile in difesa dei diritti non rispettati".
Consorzio Tutela "Robiola di Roccaverano"
Decise sostanziali
modifiche alla dop
Roccaverano. Ci scrive il presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio "Robiola di Roccaverano" Ulderico Antonioli Piovano:
"Con il 77,09% dei consensi, i soci del Consorzio Tutela del Formaggio Robiola di Roccaverano, riuniti in assemblea mercoledì 2 febbraio 2005, presso il Museo della Civiltà Contadina a Roccaverano, hanno approvato le modifiche al disciplinare di Produzione proposte dal Consiglio di Amministrazione.
Ventiquattro soci su 28 hanno espresso parere favorevole ad un disciplinare di produzione che presenta modifiche sostanziali ed importanti per la tipicità e la valorizzazione del prodotto principe del nostro territorio.
Questi i punti cardine della modifica:
- l'indicazione delle razze caprine, ovine e bovine per la produzione del latte utilizzato nella caseificazione. Le capre infatti dovranno essere delle razze Roccaverano e Camosciata Alpina e loro incroci, le pecore dovranno essere della razza Pecora delle Langhe, per le vacche le razze sono Piemontese, Bruna Alpina e loro incroci;
- il latte caprino deve essere presente in misura minima del 50%; nell'alimentazione delle capre e delle pecore è obbligatorio il pascolo.
L'alimentazione di tutti gli animali deve provenire dalla zona di produzione per una quota percentuale superiore all'80%.
È vietato l'uso di insilati di mais e di foraggio e tutta l'alimentazione degli animali non deve contenere organismi geneticamente modificati; - nella tecnica di lavorazione, l'acidificazione del latte può essere avviata con l'aggiunta di lattoinnesto o sieroinnesto autoctono o autoprodotto. Non sarà quindi possibile utilizzare fermenti industriali selezionati;
- sono state introdotte modalità di marchiatura del formaggio che regolano il rapporto tra i produttori e stagionatori.
Questo permetterà una maggiore tracciabilità del prodotto.
La Robiola di Roccaverano che troveremo sulle nostre tavole, sarà quindi un formaggio prodotto esclusivamente con latte crudo intero, di capra in purezza o misto, caratterizzato da uno stretto legame con il territorio.
Un'altra delle modifiche apportate è la revisione dei parametri chimici, parametri che nel vecchio disciplinare (anno 1979) hanno creato un problema di non conformità del prodotto non trovando riscontro nella realtà produttiva attuale (e forse anche di allora).
Il Consorzio provvederà a trasmettere questo disciplinare di produzione, approvato da una maggioranza più che qualificata dei soci, al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ed alla Regione Piemonte.
I soci hanno deliberato di non concedere ampliamenti al territorio di produzione del Formaggio Robiola di Roccaverano per la mancanza di documentazione così come richiesto dal Ministero.
Durante i lavori dell'assemblea dei soci è stato invitato l'assessore all'Agricoltura della Comunità Montana Langa Astigiana il sig. Torelli che ha espresso la volontà degli Enti presenti sul territorio ad una maggiore collaborazione con il Consorzio di Tutela nell'intento di concorrere alla tutela ed allo sviluppo locale".