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Canelli. Durante il convegno svoltosi a Canelli, sabato 24 settembre 2005, il dottor Manuel Guido, del Dipartimento Ricerca, Innovazione ed Organizzazione Unesco del Ministero per i Beni Culturali e le Attività Culturali di Roma, aveva dichiarato che il "Progetto" partito da Canelli per l'inserimento nell'Unesco delle "Cantine storiche - Cattedrali sotterranee" di Canelli, costituiva "una priorità del Ministero". Quindi il progetto si farà. Ma l'idea dell'Unesco quando e come è nata? "Dopo alcune edizioni di "Canelli città del vino" - racconta Sergio Bobbio, responsabile dell'Ufficio Manifestazioni - è stato possibile vedere, per la prima volta, le cantine storiche della città, tutte insieme (Bosca, Gancia, Contratto, Coppo, Riccadonna) aperte e visitabili. Allora mi sono reso conto dell'unicità che avevamo sotto i piedi. Un qualcosa di nuovo che non era mai stato considerato nel suo insieme. Un bene di interesse culturale - storico - turistico, che è stato solamente considerato come luogo e strumento di lavoro.
A Canelli cominciavano ad arrivare visitatori da ogni parte del mondo. Era il mese di aprile del 2003, quando sono salito dal sindaco Bielli a proporgli di far diventare le 'Cantine di Canelli', patrimonio dell'umanità. Bielli fa subito sua l'idea. Pochi giorni dopo, siamo in Regione nell'ufficio (progetti speciali della Regione) del dott. Angelo Soria che ha subito capito, apprezzato e finanziato l'idea. (Era il periodo delle 'Eccellenze del Piemonte', si parlava delle 'Olimpiadi invernali', ecc). E sono partite le campagne fotografiche e giornalistiche, i filmati...
- Una giornata importante è stata quella della presentazione fatta da Bielli, a Parigi, nelle "Giornate italiane - Eccellenza del Piemonte", del progetto "Cantine Storiche di Canelli", davanti ad un'ottantina di giornalisti internazionali. E' lì che sono stati presi i primi contatti con l'Unesco che ha sede a Parigi e con il Ministero italiano titolato a presentare i progetti Unesco.
- Inizialmente il Ministero aveva intenzione di presentare il progetto "Paesaggi viticoli italiani" ed inserirvi le 'Cantine di Canelli'.
- Canelli insiste. A questo punto è entrato in gioco la provincia di Cuneo che ha cominciato a fare pressioni.
- Si arriva così all'8 marzo 2005 quando dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (a firma del capo Dipartimento Giuseppe Proietti) parte all'indirizzo della direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte (a cui arriva in data 7 luglio 2005!) la Proposta di candidatura del sito "Paesaggi vitivinicoli tipici del Piemonte" con tutte le premesse del caso, i criteri di priorità, la completezza della documentazione e le garanzie richieste indispensabili per la presentazione della candidatura come il valore mondiale del sito, l'analisi comparativa a livello nazionale ed internazionale, gli strumenti di tutela, autenticità e stato di tutela, il piano di gestione, il perimetro del sito...
- In data 19 luglio 2005 la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte, a firma del direttore Mario Turetta, comunica che il progetto va allargato e che le aree di "paesaggio culturale" di maggior spicco sono legate alla viticoltura delle "Langhe, Roero e Monferrato, ricadenti nelle province di Cuneo, Asti, Alessandria, all'interno delle quali un ruolo particolarmente attivo è ricoperto dai Comuni di Canelli e di Costigliole d'Asti, il territorio comunale più vitato del Piemonte".
- Si arriverà ad una conclusione?
"Le difficoltà sono tante e ci vorrà del tempo, ma sarà un'impresa entusiasmante che ci farà molto bene aver iniziato..
- - Territorio. Si dovrà individuare la contiguità del territorio che partirà da Gavi Ligure per transitare per Ovada, Acqui, Nizza, Canelli, Santo Stefano Belbo, fino a Barolo. Non va dimenticato che è a Canelli che sono nate le prime grandi industrie, la prima viticoltura ed enologia scientifica, i primi mercati mondiali, il primo spumante italiano e l'Asti.
- Paesaggio. Con il riconoscimento Unesco, in tutto questo territorio si dovrà tutelare il 'Paesaggio viticolo'. Ci saranno quindi tante schifezze da eliminare e altre da non più fare. Le nostre colline sono un bene che rende. Un bene culturale a tutti gli effetti, trasformato dall'uomo nei millenni.
- Cultura. Il territorio dovrà evidenziare tutte le potenzialità culturali, storiche, turistiche che non comprenderanno soltanto le chiese, i castelli, ma anche gli artisti, gli scrittori, i 'crutin', i muretti a secco, gli essiccatoi, le cappellette di campagna, gli itinerari, il dialetto...
- Riconoscimento. Quello dell'Unesco è il riconoscimento più importante che esista al mondo. Si tratta del club più esclusivo dove tu sei a contatto con le cose più grandi che esistano sulla terra, dalla Muraglia cinese, alle Piramidi, al gran Canyon, alle pietre megalitiche di Stonehenge, alla Piazza Rossa del Cremlino...
- Unicità. Ogni zona del territorio dovrà evidenziare le proprie unicità in modo da differenziarsi da tutte le altre già riconosciute come quella del Tokay in Ungheria, l'Alto Dowro in Portogallo...
- E la vera e propria corsa al riconoscimento dell'Unesco è partita mercoledì 2 novembre a Torino, presso la Sovrintendenza, presenti la Regione, le tre province interessate (Alessandria, Asti, Cuneo), il Ministero con la costituzione del Gruppo Tecnico Scientifico che dovrà realizzare il dossier delle ricerche storico culturali indispensabili per la pratica.
"Il lavoro duro, impegnativo e delicato comincia adesso - dice l'ideatore del progetto Sergio Bobbio, responsabile dell'Ufficio Manifestazioni di Canelli - Il Comitato dovrà darsi delle scadenze..."
"E lunedì 21 novembre - ci aggiorna l'assessore Oscar Bielli che segue il progetto a nome della Provincia - il Comitato sarà già nell'astigiano per valutare i lembi di territorio degni di entrare nel patrimonio mondiale. Qui non si tratta di tutelare un prodotto, ma un territorio che non sarà preso nella sua totalità, ma nemmeno a macchia di leopardo. Un territorio fatto di microaree di sicura vocazione culturale e storica vitivinicola dalle quali far emergere le eccellenze. E noi a Canelli queste microaree viticole incontaminate, tutte attorno alle cantine, le abbiamo ancora. Basta guardare alle zone di S. Libera, S. Antonio, le Aie, per scendere in via GB Giuliani, in un mondo enologico ancora 'puro', della seconda metà dell'Ottocento e Liberty. Noi quindi, a Canelli, non dobbiamo avere paura della rigidità. Siamo noi che dobbiamo pretenderla! Nessuna paura quindi del rigore nella documentazione. Sarà essenziale per essere credibili: noi, la Provincia, la Regione, Roma!" (Beppe Brunetto)
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