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Attesa per la consegna del vessillo
alla sezione alpina acquese

 
Acqui Terme. C'è molta attesa per la consegna del vessillo alla sezione alpina di Acqui Terme. Sabato 29 e domenica 30 aprile saranno due giornate di intensa partecipazione emotiva per tutta la città, che si stringerà idealmente e fisicamente al gruppo alpino acquese. Ecco come si svolgeranno le manifestazioni della due giorni.
Sabato 29 aprile: ore 16 - Ricaldone: deposizione corona di alloro e onori alla Medaglia d'Oro Col. Alp. Francesco Cazzulini con la presenza del Presidente Nazionale Corrado Perona, di una rappresentanza della Sezione e di gruppi alpini locali; ore 17 - Cavatore deposizione corona di alloro e onori alla Medaglia d'Oro Col. Luigi Pettinati con la presenza del Presidente Nazionale Corrado Perona, di una rappresentanza della Sezione e di gruppi alpini locali; ore 18 - Acqui Terme: deposizione corona e onori al monumento ai Caduti; ore 19 incontro del Presidente Nazionale con le autorità cittadine; ore 20 cena ufficiale con il Presidente Nazionale.
Domenica 30 aprile: ore 9.15 ammassamento in Corso Bagni; ore 10 - inizio sfilata; ore 10.45 - in Cattedrale: cerimonia di consegna del Vessillo Sezionale, S. Messa; ore 12 - ripresa della sfilata alla sede della Sezione.
Allocuzioni ufficiali e rompete le righe; ore 13 "Rancio alpino" all'interno del Palaorto, in Piazza Maggiorino Ferraris, (struttura coperta in grado di ospitare 500 persone a sedere); ore 17 - ammainabandiera e fine della manifestazione.
Nella fotografia di repertorio rappresentanza dei gruppi alpini di fronte al monumento dei caduti davanti alla stazione ferroviaria acquese.

Medaglie d'oro alpine

La sezione acquese onora il suo vessillo

Luigi Pettinati, Tenente Colonnello - Comandante Gruppo Alpini "B"

Ten. Col. Luigi PettinatiFu un piemontese, un "monferrino" il primo alpino a guadagnarsi la medaglia d'oro nella guerra del 1915-18.
Il leggendario eroe era il tenente colonnello Luigi Pettinati, nato il 7 giugno 1864 alle ore dieci pomeridiane a Cavatore in provincia d'Alessandria, figlio di Domenico, proprietario e di Calcagno Teresa, benestante, ultimo di tre figli.
Assai portato agli studi, scelse la carriera militare che molto si addiceva alla sua indole, severa con sé stesso, e pronta al sacrificio per il bene comune. Divenne così ufficiale in servizio attivo, prestando servizio, da sottotenente e tenente dapprima nel 42º reggimento fanteria (brigata "Forlì") e poi nel 1887 nel 2º reggimento alpini.
Poco dopo, al matrimonio del fratello prediletto conobbe la sorella della sposa, Anna Maria, e se ne innamorò immediatamente, profondamente ricambiato. La loro unione fu allietata dai figli Romualdo, poi ufficiale alpino durante tutta la Grande Guerra, Maria Teresa (1994) e Amedeo (1900). Passò al 1º reggimento alpini, quando fu promosso capitano nel 1897. Tre anni dopo fu trasferito al 3º reggimento alpini, nel quale rimase sempre come aiutante maggiore in prima, come maggiore e come tenente colonnello partendo per la guerra al comando del battaglione "Pinerolo".
L'anno precedente, il 1914, la sua vita familiare, sempre serena, fu funestata da un grave lutto. Un'improvvisa febbre da tifo si portò via la moglie molto amata.
Costretto ad affidare i figli minori alle cure del fratello e della cognata, si rinsaldò ancora di più nella sua missione, riversando sulle sue truppe molto di quell'affetto che non poteva più esprimersi. Un fortissimo legame reciproco legò sempre più Pettinati e i suoi soldati, "i suoi ragazzi", come diceva.
Alla dichiarazione di guerra all'Austria varcò il confine e si attestò con il suo reparto sulla destra dell'Isonzo. Pochi giorni dopo gli venne assegnato il comando del gruppo alpini "B" che, con il gruppo alpini "A", ebbe il compito di espugnare il massiccio del Monte Nero.
Luigi Pettinati, nella notte del 31 maggio, con i battaglioni Susa e Val Pellice, attaccò il costone Vrata-Vrsic con tale slancio da riuscire rapidamente ad occuparlo e ad attestarvisi, respingendo i violenti attacchi del nemico.
Nei giorni successivi, con arditissime azioni sempre felicemente riuscite, occupò la quota 2012, sulla cresta del tra il Vrata e Monte Nero, e la quota 2076, sul versante orientale del Vrata, aprendo così le vie verso lo stesso Monte Nero. Spregiando sempre più la sua sicurezza personale, pur di stare vicino ai suoi alpini, nell'imminenza della battaglia conclusiva, il mattino del 9 giugno, l'eroico ufficiale volle ancora una volta recarsi tra i suoi alpini per salutare il battaglione Pinerolo che ritornava dal Monte Mrzli dove era stato impegnato in duri combattimenti. Durante l'ispezione, mentre scendeva il sentiero che dalla cresta si snoda verso la valle, in piedi e senza celarsi al nemico, fu improvvisamente colpito dalla pallottola di un cecchino nemico appostato oltre le linee. Gravemente ferito all'addome, morì il 19 giugno all'ospedale militare di Caporetto.
Nel suo diario, il Pistarino afferma che egli quasi cercò questa morte, non volendo egli sopravvivere al meglio dei suoi ragazzi.
La pallottola che lo colpì bucò una lettera al figlio Romualdo, non ancora spedita, in cui, violando la retorica allora imperante, li rendeva partecipi dell'immane tragedia.
La medaglia gli fu concessa alla "memoria" con uno speciale decreto che porta la data del 14 settembre 1915, circa tre mesi dopo la morte, con questa motivazione:
"Con molta energia, singolare perizia e coraggio mirabile, superando difficoltà ritenute insormontabili, seppe condurre le forze a lui obbedienti alla conquista dell'importantissimo, aspro, impervio contrafforte Potoce-Vrata-Vrsic, rendendo così possibile l'ardua successiva operazione alla conquista del Monte Nero. Gravemente ferito da palla nemica, pochi giorni dopo decedeva" (Potoce-Vrata-Za Krain, 31 maggio - 9 giugno 1915)
Pettinati è sepolto nel cimitero di Cavatore, vicino alla sua sposa. Raccontava il figlio Romualdo che i suoi Alpini, volendo ricordare il loro comandante, gli dedicarono il canto "Montenero" ("Colonnello che piangeva nel veder tanto macello…").

Francesco Cazzulini, alpino 1º reggimento alpini, battaglione Ceva.

Alpino Francesco CazzuliniFrancesco Cazzulini nasce a Ricaldone (AL) il 15 agosto 1920, figlio di Costantino di Acqui e di Maria Gaviglio di Alice Belcolle entrambi contadini.
Si arruola nel marzo 1940 ed è destinato al battaglione "Ceva" del 1º reggimento alpini. Partecipa prima alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera alpina occidentale dal 10 giugno, e poi a quelle svoltesi sul fronte greco-albanese dal dicembre dello stesso anno. Trattenuto alle armi nel settembre 1941, un anno più tardi, il 31 luglio 1942, parte col reggimento per la Russia. Nelle fasi della ritirata di Russia, cade il 20 gennaio 1943 nell'attacco, portato dal battaglione "Ceva", contro l'abitato di Nowo Postoialowka (Russia), lottando eroicamente, mentre guida i compagni contro una munita postazione nemica, meritando così la Medaglia d'Oro "alla memoria" con la seguente motivazione:
Alpino portafucile mitragliatore, durante un attacco notturno contro munite posizioni tenute da forze preponderanti che ostacolavano l'avanzata di una nostra colonna di rottura, si lanciava risolutamente in avanti trascinando i suoi alpini col suo valoroso esempio.
Ferito, persisteva, imperterrito, nell'impari cruenta lotta rifiutando decisamente di recarsi al posto di medicazione. Nuovamente colpito in più parti del corpo, continuava ad avanzare con stoica fermezza alimentando, col suo eroico contegno, l'ardore bellico dei valorosi superstiti.
Prossimo all'obiettivo tenacemente conteso, si abbatteva sull'arma coronando la sua giovane esistenza con l'estremo sacrificio affrontato con fredda determinazione. Saldo combattente, degno delle gloriose tradizioni degli alpini.
Nowo Postojalowka (Russia) 20 gennaio 1943
Le sue spoglie restano in terra di Russia.

 

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