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A Cremolino in mostra opere
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Cremolino. Lunedì 1º maggio a Cremolino, presso il Centro Studi Karmel, con il patrocinio della Comunità Montana ""Suol d'Aleramo" Comuni delle Valli Orba, Erro e Bormida" e del Comune di Cremolino, la "Fondazione Karmel" ed il Centro studi "Pietro Ivaldi" si inaugurano due mostre sull'opera di Pietro Ivaldi, il Muto di Toleto.
"La prima mostra, dal titolo "I piccoli formati del Muto" - spiegano Enrico Ivaldi presidente del Centro studi "Pietro Ivaldi" e Luigi Torielli della Fondazione Karmel - comprende sette quadri provenienti da collezioni private e mai esposti sino ad ora. La produzione su tela del Muto è infatti largamente minoritaria nella sua opera, se confrontata con l'altissimo numero di chiese affrescate, ma non per questo di minore importanza. La mostra allestita nella giornata del 1º maggio presenta i dipinti ad olio dei genitori dell'artista, un battesimo di Gesù, una Madonna con Bambino, Santa Cecilia, un paesaggio della campagna acquese e un acquerello utilizzato dal pittore come bozza per la pala d'altare del duomo di Acqui, tutti di formato non superiore a 60x75. A completamento della mostra sarà redatto un catalogo, a cura della professoressa Maria Grazia Montaldo, docente di Storia dell'Arte, dell'Università degli Studi di Genova, che terrà anche una conferenza di chiusura delle due mostre sabato 3 giugno. La seconda mostra, dal titolo "Vita di Gesù nelle opere di Pietro Ivaldi, il Muto di Toleto", nata con la collaborazione della Diocesi di Acqui Terme, del Centro Servizi del Volontariato di Alessandria, della Comunità Montana "Suol d'Aleramo", del Comune di Cremolino, del Centro studi Karmel, delle associazioni "Nostr Pais Gugnerd", "Nostr Pais Mirbé", e della Confraternita di San Giacomo Maggiore di Toleto, rappresenta il completamento di un primo percorso tematico sulla vita di Gesù dalla nascita della Madre di Cristo sino alla Deposizione sulla croce del Messia illustrato da diciassette riproduzioni fotografiche di affreschi presenti nelle chiese della diocesi di Acqui, accuratamente commentate. Le immagini degli affreschi di questo artista, sapientemente colti negli scatti da un altro artista quale Ramiro Rosolani, forniscono immediatamente una vera e propria rappresentazione visiva delle Sacre Scritture fatta di colori semplici e luminosi, di pitture immediate e decise, con una evidenza della gestualità delle figure. La corrispondenza fra i gesti dei personaggi del Muto e la gestualità codificata nel linguaggio dei segni, emerge chiara al confronto di quelli con questa, ad indicare una precisa volontà da parte dell'artista di istituire un doppio livello comunicativo con la sua utenza. Questa dimensione gestuale dominante allude anche a quella dimensione di fede ingenua e intensa che si coniuga ad una devozione profonda tipica di chi vede nel rapporto con la divinità una via d'uscita per sopportare condizioni di vita difficili: le condizioni di vita delle campagne italiane di due secoli fa". L'intento dei curatori di questa iniziativa è quello di fare partecipi i visitatori della presenza di un artista tanto prolifico quanto curiosamente poco studiato e conosciuto nelle chiese della nostra diocesi. Per citare infatti il prof. Arturo Vercellino, grande studioso del Muto, "Basterà, forse, guardare con un po' più d'attenzione per accorgersi della presenza di capolavori ai quali in molti hanno dato un'occhiata di sfuggita entrando nelle nostre chiese che, pure, sono ricche di arte e di storia". |
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