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Difendere per rilanciare il dolcetto di Ovada |
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Ovada. A Palazzo Delfino si è svolto un incontro al vertice per cercare di valorizzare al meglio il Dolcetto d'Ovada.
Al summit del settore erano presenti produttori vitivinicoli, associazioni di categoria, cantine sociali, sindaci ed assessori all'Agricoltura. Ed è proprio dell'assessore comunale competente Claudio Anselmi una delle battute più vere ed amare dell'intera serata, "come si fa a vedere che il prezzo dell'uva dolcetto al chilo, si abbassa anche a 0.25 centesimi di euro, in un'annata come questa notevole per la qualità dell'uva prodotta!" Allora "proteggere per rilanciare" il Dolcetto d'Ovada è diventato un po' per tutti lo slogan della serata. Che è stata caratterizzata sostanzialmente non da un modo come un altro per dare maggior visibilità al Dolcetto d'Ovada ma da un impegno comune per la sua effettiva valorizzazione. Si è raggiunta quindi stavolta un'intesa che fa ben sperare per concretare qualcosa che sia veramente operativo ed a vantaggio esclusivo del vino prodotto nella zona di Ovada. E non a caso ci si è messi tutti d'accordo per rivedersi tra un mese circa, per verificare la situazione e per considerare magari elementi nuovi o diversi per rilanciare il Dolcetto d'Ovada, come merita. E rilanciarlo, è stato detto più volte e ribadito, significa prima di tutto tutelarlo da colpi bassi del mercato, quest'anno particolarmente ingeneroso verso gli agricoltori della zona di Ovada, visto il prezzo irrisorio, quasi scandaloso, dell'uva al chilo. Tanto che molti produttori l'hanno considerata come una beffa ai danni di chi lavora e fatica tutto l'anno nelle vigne. Rilanciare il Dolcetto d'Ovada significa essenzialmente difenderlo, e difendere la sua buona qualità, dalle contraffazioni (cioé da un vino non doc) e da un "giro" vinicolo che, in diversi casi, punta sulla quantità e basta. E la qualità, per emergere tra i vini? Il presidente della Cantina Tre Castelli di Montaldo, Ottolia, ha ripetuto davanti a tutti un concetto a lui caro e cioé che "ci sono troppi Dolcetto in giro". E quindi più bottiglie in circolazione e sul mercato, a fronte della effettiva quantità che la coltivazione permette. Anche per questo ci si è messi d'accordo nel fare un altro censimento dei terreni a produzione vitivinicola, e per le "fascette" regionali da applicare nel collo della bottiglia, a garanzia del prodotto e della zona di origine. Anselmi ha promesso tutto i suo contributo perché la Regione conceda al più presto la possibilità di usare questa fascetta, vero distintivo territoriale. Renzo Ottria, presidente della Cantina Terre da Vino di Moriondo e Barolo, ha detto che l'idea del censimenti vitivinicolo territoriale è buona perché servirà a verificare se tutti i vigneti del Dolcetto sono ancora produttivi o meno, tenendo conto anche della flavescenza dorata e di eventuali estirpi o dismissioni della terra coltivabile. L'ultima proposta operativa lanciata è quella di introdurre tutti i produttori di Dolcetto nell'ambito del Consorzio Produttori e Tutela del Dolcetto d'Ovada. (E. S) |
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