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Schiuma nel Bormida per le temperature miti |
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Castelnuovo Bormida. Visti i precedenti, l'allarme era giustificato, ma per fortuna stavolta tutto (o quasi) era dovuto ai capricci della natura. Parliamo della spessa schiuma, avvistata sabato mattina da un gruppo di pescatori appostati lungo il Bormida, tra Cassine e Castelnuovo Bormida, che per le successive 48 ore aveva fatto temere un nuovo caso di inquinamento chimico.
Lo strato schiumoso, di colore cangiante dal bianco brillante al giallastro, ha messo in allarme un gruppo di pescatori, che hanno subito avvertito le autorità. Sul posto sono immediatamente intervenuti i tecnici dell'Arpa, coadiuvati da mezzi della Provincia di Alessandria e dai vigili del fuoco. Mentre i campioni raccolti sul posto dai tecnici erano in viaggio verso il laboratorio di analisi di Grugliasco (TO), che fungeva da centro di riferimento durante il fine settimana, lungo il fiume sono subito scattate le indagini per risalire alle origini dell'inquietante fenomeno. Sulle prime, l'ipotesi più accreditata sembrava essere quella di un guasto ad un depuratore. È stata subito immediatamente esclusa l'eventualità che potesse trattarsi di quello di Cassine, visto che il sindaco Roberto Gotta, tra i primi ad accorrere sul greto del fiume per rendersi conto della situazione, ha subito fornito informazioni rassicuranti: "Il nostro depuratore è in ordine: comunque è bene cercare di dare una spiegazione all'accaduto". Il giorno seguente, mentre già il fenomeno stava rapidamente scemando, tecnici Arpa hanno risalito il corso del Bormida, scoprendo così che la coltre schiumosa non proveniva dal ramo di Spigno, bensì dal torrente Erro. Un'ulteriore risalita verso le sorgenti ha permesso di individuare l'origine della schiuma, che proveniva da due affluenti posti in territorio ligure, il rio Castagna e il rio Gallareto. A questo punto, poichè il fenomeno nei due corsi d'acqua si presentava particolarmente intenso e poichè i due affluenti corrono in zone piuttosto distanti fra loro, si è cominciato a pensare che il fenomeno potesse avere origini naturali. Un'ipotesi confermata dai risultati dei campioni, che sono stati resi noti martedì mattina, con una breve conferenza stampa, dal direttore del dipartimento Arpa di Alessandria, Alberto Maffiotti, e dalla responsabile dei laboratori di quadrante Giuseppina Pavese: "Il fenomeno riscontrato - ha spiegato Maffiotti - ha origine quasi esclusivamente naturale, e trova spiegazione in un fenomeno collaterale alla decomposizione organica". In pratica: nel processo che porta alla formazione di humus nel sottobosco, vengono prodotti anche dei tannini, sostanze che, a contatto con l'acqua, danno origine ad una schiuma non dissimile da quella di tensioattivi e detersivi. "Ci è subito sembrato improbabile - ha aggiunto Maffiotti - che in quanto è accaduto potesse esserci la mano dell'uomo. Infatti, il rio Castagna, affluente dell'Erro dove il fenomeno era particolarmente evidente, non costeggia alcun insediamento umano. Semplicemente è accaduto che le temperature insolitamente miti di questi giorni hanno favorito la decomposizione del sottobosco di castagno che ricopre la zona in cui scorrono i due rii. I tannini si sono accumulati al suolo in maniera inusuale per via di un lungo periodo di siccità e finalmente, venerdì, nella zona del Sassello sono arrivate precipitazioni consistenti che li hanno trascinati via". Insomma, un fenomeno solo naturale... "In massima parte - puntualizza la dottoressa Pavese - perchè poi, scorrendo l'Erro e il Bormida non lontano da insediamenti umani, sicuramente una minima percentuale di detersivo è finita ugualmente nel fiume, ma le misurazioni dei tensioattivi presenti nel Bormida sabato e domenica dimostrano che, se questo fenomeno c'è stato, ha comunque avuto portata minima". I risultati delle analisi dicono che a Cassine la concentrazione di tensioattivi nel Bormida era di 0,3 mg per litro, e nell'alto corso dell'Erro saliva a 0,4. "Il valore che consideriamo normale - dicono dall'Arpa - è 0,2, e un'oscillazione del genere non è grave". Insomma, nessun concreto rischio di inquinamento: "No, anche se la diffidenza delle popolazioni che abitano lungo il corso del Bormida è giustificata, così come è comprensibile la loro preoccupazione: per anni in quel fiume è stato scaricato di tutto ed ovviamente ora al minimo segnale la gente teme subito il peggio. In questo caso, però, nonostante il fenomeno abbia riguardato l'Erro, che come noto alimenta l'acquedotto di Acqui, i dati sono sempre rimasti ben lontani da quelli necessari per far scattare le procedure di emergenza". Insomma, tutta colpa di un inverno che non vuole arrivare e di un fenomeno fisico-atmosferico molto singolare. "Ma non irripetibile - avvertono dall'Arpa - perchè i dati in nostro possesso fanno presagire un inverno mite e con poche precipitazioni: la schiuma potrebbe anche ripresentarsi". In quel caso, basterà stare calmi... "E avvertirci telefonando al 118, perchè le segnalazioni dei cittadini sono molto utili per aiutarci ad intervenire sul territorio". (M.Pr) |
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