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Cassa e aria di sciopero nell'orizzonte Ferrania

  Cairo Montenotte. Cassa integrazione, sciopero, tensione alle stelle. Eppure l'incontro del 13 ottobre scorso col ministro Bersani, al quale avevano partecipato la Regione, rappresentata dal presidente Claudio Burlando e dall'assessore Gucinelli, e la società proprietaria dell'azienda, sembrava un notevole passo avanti in grado di dare una svolta alla fase di stallo che si era prodotta dopo la firma del protocollo d'intesa del 2 luglio 2005 ma la presa di posizione del ministero che, nei giorni scorsi, ha sconfessato l'azienda è stato una doccia fredda che ha investito un po' tutti, dai sindacati alle maestranze, dalla proprietà alle istituzioni locali.
L'altra settimana si era svolto un incontro in Regione tra le rappresentanze sindacali e l'assessore allo sviluppo economico Renzo Guccinelli che aveva ribadito la disponibilità del Governo ad investire quei famosi 20 milioni di euro che dovrebbero essere impiegati, secondo gli accordi del luglio 2005, per il rilancio dell'azienda e dell'economia valbormidese, questo era quanto emerso nell'ultimo incontro col ministro delle attività produttive.
Il problema è che non sono emersi progetti specifici che attivino il contratto di programma e quindi i finanziamenti rimangono fermi. In parole povere, il famoso piano industriale sembra alquanto evanescente e non in grado di sbloccare tutti quei soldi che sono stati stanziati.
Sembrava si stesse aprendo l'orizzonte quando, qualche settimana fa, erano stati annunciati i corsi di formazione per il personale della Ferrania: si era parlato di specifici percorsi formativi che permetterebbero di acquisire particolari professionalità, che oltre ad essere un arricchimento formativo personale, aprirebbero la strada alla possibilità di essere introdotti nell'organico dell'azienda.
Ma a questo punto c'è da chiedersi se questa iniziativa dell'azienda faccia effettivamente parte di un piano inserito in un più ampio progetto di sviluppo: quale dovrebbe essere l'impianto produttivo che dovrà servirsi di queste particolari figure professionali? L'aria di sfiducia che da tempo si sta respirando è un segno che nessuno riesce a capire cosa stia succedendo. Del resto, la relazione della segreteria tecnica del ministero è abbastanza caustica nell'elencare le inadempienze. Non risulta neppure in formazione il consorzio di imprese che avrebbe dovuto esaminare l'insieme coordinato dei progetti. Nessuna scelta operativa è stata rilevata riguardo alla piattaforma tecnologica che è rimasta a livello di semplice annuncio di attività: "Non sono state sviluppate - si legge nella relazione ministeriale - sotto gli aspetti tecnico-industriali, mercantili e finanziari, le diverse linee produttive che rimangono proposte come scenario di opportunità senza che risulti fattibile una valutazione per accedere ad una procedura di sostegno pubblico; manca, in sintesi, la proposta di contratto di programma da parte dell'impresa, che già in data 14 giugno avrebbe potuto essere presentata".
I fondi quindi ci sarebbero ma non le condizioni idonee per usufruirne e lo stabilimento di Ferrania sta rotolando verso il baratro, anche perché ha tempo sino al 31 dicembre prossimo per rientrare nella precedente normativa di agevolazione. (D.P.)

Sarà ritorsione o vera crisi?

Cassa integrazione alla Ligure Piemontese

Cairo Montenotte. Non solo la Ferrania ma anche la Ligure Piemontese Laterizi annuncia il ricorso alla cassa integrazione.
E non si invoca soltanto la crisi del mercato, ma anche il piano regolatore, la cui variante era stata approvata il mese scorso dal Consiglio comunale di Cairo.
Con questo provvedimento la zona delle Ferrere sarà utilizzata in modo massiccio a scopo residenziale e quindi ampiamente edificabile.
E spiegabile quindi la preoccupazione dei quaranta dipendenti che lavorano in questa azienda che potrebbe essere penalizzata dal nuovo assetto urbanistico che potrebbe impedire ulteriori investimenti.
Si troveranno in effetti ad essere cambiate le distanze tra le abitazioni civili e la fabbrica. E si vedrà naturalmente compromesso il progetto di quella discarica che ha sollevato e che continua a sollevare tante polemiche.
Ma non si tratta soltanto della discarica, le perplessità derivano anche dal fatto che mal si concilia una zona a grande densità abitativa col tipo di attività produttiva che prevede l'utilizzo di grandi macchine operatrici e il via vai di mezzi pesanti per il trasporto dei laterizi.
Questo, aggiunto alle problematiche derivanti dalle attuali situazioni di mercato, ha indotto l'azienda a rivedere i ritmi produttivi con la sospensione dei finanziamenti e la richiesta di cassa integrazione.

 

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