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La diocesi di Acqui dal Papa

 
Nell’udienza generale nella mattinata di mercoledì 7 marzo, il Papa Benedetto XVI ha rivolto il suo primo saluto ai circa cinquemila pellegrini piemontesi, tra cui 250 della Diocesi di Acqui, che gremivano con altri pellegrini di tutto il mondo, la sala delle udienze.
Il paterno compiacimento del Papa è stato riservato ai pellegrini delle 17 Diocesi piemontesi e ai Vescovi regionali in occasione della Visita ad limina che i Vescovi fanno al Papa ogni cinque anni. Mons. Pier Giorgio Micchiardi è stato ricevuto per un personale colloquio con il Papa nella prima mattinata di lunedì 5, subito dopo il card. Poletto della Arcidiocesi di Torino.
All’interno, a pagina 6, le parole scritte dal vescovo Pier Giorgio Micchiardi poco prima di partire per Roma e quelle rivolte dal Papa ai pellegrini piemontesi.

La parola del Vescovo

Pietro, pastore del gregge di Gesù

Carissimi,
quando leggerete queste righe, sarò già stato in udienza particolare dal Papa ed anche i pellegrini della Diocesi avranno già incontrato Benedetto XVI. Io sarò ancora a Roma per concludere gli impegni inerenti alla “visita ad limina” (espressione che indica la visita che il Vescovo diocesano compie a Roma ogni cinque-sei anni per onorare i sepolcri degli Apostoli Pietro e Paolo e per incontrare il successore di Pietro, il Papa).
Voglio ancora offrire qualche considerazione sul servizio che Pietro e i suoi successori sono chiamati a svolgere nella Chiesa, affinché il pellegrinaggio a Roma sia compreso nel suo significato profondo.
In un’epoca di globalizzazione si è portati a pensare che la gente possa con facilità comunicare vicendevolmente e soprattutto intendersi armoniosamente, nonostante le inevitabili differenze di mentalità e di pensiero. Tutti, invece, possono constatare che nel mondo ci sono tante divisioni tra le persone, nelle famiglie, tra i popoli. Nel cuore stesso di ogni persona si consumano divisioni tra il pensare e l’agire, tra il bene e il male.
Gesù è venuto su questa terra per “radunare i dispersi figli di Dio” (Giovanni 11,51), ed ha affidato alla Chiesa, comunità dei credenti in lui, il compito di essere nel mondo segno e strumento dell’intima comunione dell’uomo con Dio e degli uomini tra di loro (cfr. Lumen gentium, n. 1). Ben conoscendo le difficoltà, insite nell’animo umano, a vivere la comunione, ha voluto donarci il suo Spirito per trasformare il cuore degli uomini e renderlo capace di amore (l’avvenimento della Pentecoste è la manifestazione del dono dello Spirito di Gesù risorto, il quale opera l’unità delle genti, che pur appartengono a popoli e culture diverse).
Poi ha inteso dare alla sua Chiesa un centro visibile di unità nella persona di Pietro e del suo successore, il Vescovo di Roma. Come Gesù, in quanto inviato dal Padre è il “buon pastore” del popolo di Dio, che egli nuovamente raduna, così il pescatore di uomini, Simon Pietro, è costituito pastore al suo posto.
Nel capitolo 21 del Vangelo di Giovanni viene riportato l’episodio che riferisce l’incarico pastorale di Pietro, in vista dell’unità, nella fede e nella carità, della Chiesa.
Nel citato capitolo viene dapprima narrata la pesca miracolosa avvenuta per l’intervento di Gesù. E già in tale narrazione si accenna al ruolo particolare di Pietro. È lui, infatti, che tira in secco la rete e i pesci. La rete che non si spezza, nonostante la grande quantità di pesci, è un’allusione alla Chiesa che rimane unita nonostante il suo ampliarsi: è il vero miracolo del Risorto, che si realizza attraverso l’azione di Pietro.
Dopo la pesca miracolosa e il pasto consumato da Gesù e dai discepoli sulla riva del lago di Galilea, l’evangelista Giovanni riferisce un dialogo serrato tra Gesù e Pietro, seguito dal mandato affidato all’apostolo di pascere il gregge di Cristo.
Gesù chiede a Pietro una triplice professione di amore. L’amore professato da Pietro verso Gesù, riscattando l’apostolo dal suo errore al momento della passione, lo rende pastore della Chiesa: per Pietro si tratta di impegnarsi, per amore di Gesù, in un compito di suprema fedeltà ed altissimo rischio: “pascere”il gregge di Gesù.
Interessante il passaggio da Gesù a Pietro di un titolo che spetta a Gesù, quello di “pastore”.
A Pietro Gesù affida l’esercizio dell’attività “pastorale”, mettendo, però, ben in chiaro che si tratta sempre del gregge di Gesù (“pasci i miei agnelli”).
Dunque il ministero pastorale di Pietro consiste nel rendere presente e continuata nella Chiesa l’azione pastorale di Gesù, unico “pastore” e nel prodigarsi perché la Chiesa rimanga, nella fedeltà e nell’unità, il gregge del pastore Gesù.
La Chiesa guidata dallo Spirito a comprendere sempre più a fondo e a vivere le parole di Gesù, sperimenterà la continuazione di questa responsabilità universale in un vero e proprio successore di Pietro, il Vescovo di Roma, il Papa.
Essere andati a Roma ad incontrare il Papa, comporta alla luce del Vangelo, un impegno: vivere in comunione di fede, di carità, e di obbedienza al successore di Pietro, per venire incontro al supremo desiderio di Gesù: “che tutti siano una cosa sola perché il mondo creda” (Giovanni 17,21).

+Pier Giorgio Micchiardi Vescovo

In 250 dalla Diocesi acquese

Le parole del Papa ai pellegrini piemontesi

Nell’udienza generale di mercoledì 7, il Papa Benedetto XVI, ha rivolto il suo primo saluto ai circa cinquemila pellegrini piemontesi, tra cui 250 della Diocesi di Acqui, che gremivano con altri pellegrini di tutto il mondo, la sala delle udienze. Il paterno compiacimento del Papa è stato riservato ai pellegrini delle 17 Diocesi piemontesi e ai Vescovi regionali in occasione della Visita ad limina che i Vescovi fanno al Papa ogni cinque anni. Mons. Pier Giorgio Micchiardi è stato ricevuto per un personale colloquio con il Papa nella prima mattinata di lunedì 5, subito dopo il card. Poletto della Arcidiocesi di Torino.
Questo il testo delle parole del Santo Padre.
“Cari fratelli e sorelle, sono lieto di accogliervi e rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto. Saluto anzitutto i pellegrini provenienti dalle Diocesi della Regione Ecclesiastica Piemontese, che accompagnano i loro Vescovi nella Visita ad limina.
Cari amici, la fede cristiana si confronta, anche in Piemonte e Valle d’Aosta con molte sfide dovute, nell’odierno contesto socio-culturale, alle tendenze agnostiche presenti in campo dottrinale, come pure alle pretese di piena autonomia etica e morale. Non è certo facile annunciare e testimoniare oggi il Vangelo.
Tuttavia - e questo ho potuto constatare in tutti i miei colloqui e incontri - permane nel popolo un solido substrato spirituale, che si manifesta tra l’altro nell’attenzione alle istanze della vita cristiana, nell’intimo bisogno di Dio, nella riscoperta del valore della preghiera, nella stima verso il sacerdote zelante e il suo ministero. Si avverte, inoltre, da parte di fedeli laici e di gruppi di impegno apostolico, una più sentita esigenza di tensione alla santità, misura alta della vita cristiana.
Mi rivolgo pure a voi, cari Fratelli nell’Episcopato: di fronte alle difficoltà che a volte incontrano le comunità ecclesiali affidate alle vostre cure, vi esorto a proseguire con coraggio nell’aiutarle a seguire fedelmente il Signore, valorizzando le loro potenzialità spirituali e i carismi di ciascuno. Ricordate loro che nessuna difficoltà può separarci dall’amore di Cristo, come già affermava san Paolo (cfr. Rm 8,35-39).
Per questo, unendo le forze, voi Pastori insieme ai sacerdoti, alle persone consacrate e ai fedeli laici testimoniate con fervore la vostra, la nostra comune adesione a Cristo ed edificate la Chiesa nella carità e nella verità. La Madre Celeste, che il popolo piemontese invoca da sempre con sentita devozione, vi assista, vi illumini e vi conforti”.

 

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