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Concluso il convegno su Giuseppe Saracco

 
Acqui Terme. Si è svolto tra venerdì 2 e sabato 3 marzo ad Acqui, nel Salone delle Nuove Terme, un convegno dedicato alla figura di Giuseppe Saracco, tra vita locale e scenari nazionali, organizzato dai Municipi di Acqui e Bistagno, da Regione Piemonte e Provincia, con il sostegno e il patrocinio di Camera dei Deputati, Senato, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dei Trasporti e Ministero della Infrastrutture.
Nonostante le premesse, l’incontro non ha riscontrato gli esiti attesi da un punto di vista scientifico, in considerazione delle numerose assenze (anche nel parterre) che hanno di molto ridotto il programma. Sunteggiamo le conclusioni tracciate, al termine dei lavori, sabato 3 marzo, dal prof. Maurilio Guasco (Università del Piemonte Orientale).

Carte e denari

A cosa serve un convegno? A far ripartire le ricerche. E, allora, subito Maurilio Guasco sottolinea l’assenza del Sindaco Danilo Rapetti e del presidente della Provincia Filippi che si sono persi l’appello di Gianluigi Rapetti Bovio della Torre: il mondo accademico compie le sue indagini, ma occorre, entro certi limiti, un finanziamento che deve venire dagli enti locali.
Tagliente l’ironia di Guasco: i mesi precedenti alle elezioni sono il momento giusto per chiedere finanziamenti per la ricerca (ma se un candidato sindaco rispettasse gli impegni, manderebbe in crisi il suo Comune). E efficace anche il suo appello ai giovani: se volete diventare famosi, non affidatevi alle mail “eteree”, ma alle lettere “tradizionali”, scritte con inchiostro buono, perché trovare supporti instabili (come le fotocopie, che sbiadiscono dopo vent’anni) è più facile di quanto sembri.
Ecco perché il Fondo Saracco del Comune acquese è così importante. Perché permette di ricostruire la storia di una persona e di un periodo storico.
Non è raro trovare personaggi che hanno archiviato migliaia di lettere, a cui hanno regolarmente risposto.
E, allora, il primo passo è comprendere le abitudini del passato: per generazioni di persone le due ore che vanno dalle undici all’una di notte non sono l’orario di “Porta a porta”, ma il tempo da consegnare allo scrittoio.
Nel dibattito molte le domande, attraverso le quali il centro d’attenzione si è allargato da Saracco ai suoi conterranei “romani”: Giulio Monteverde, Maggiorino Ferraris, onorevole e direttore di “Nuova Antologia”, il Caffarelli. Senza dimenticare il fondo archivistico del Sindaco Ivaldi di Bistagno, primo cittadino ai tempi di Saracco, un capitale di carte ereditato dai discendenti del prof. Egidio Colla.
Ma quali sono i rapporti di Saracco con quelle che potremmo definire, oggi, con un termine moderno, le “segreterie dei partiti”? Quale il funzionamento del “bicameralismo” a fine secolo?
Alle domande ha risposto il presidente delle Terme Andrea Mignone, ma anche docente presso l’ateneo genovese, che ha sottolineato l’importanza del “partito ministeriale” e il potere dei governi “che si impongono” sul Parlamento, in cui la camera alta assume una funzione riequilibratrice rispetto alle nuove pulsioni socialiste, della sinistra radicale, che, a fatica, certo, sono recepite dalla camera dei deputati, l’unica eletta dai cittadini. Ma sono le riforme economiche e quella scolastica (promosse dai governi della sinistra storica) a rompere il vecchio sistema dei ceti dominanti (ecco allora i partito trasversale degli avvocati, delle “sette”) e ad avviare una nuova stagione, regolata da nuove norme elettorali. Nel 1851-52 Giuseppe Saracco, che ha la meglio nelle elezioni, sull’uomo d’armi Negri di Sanfront, è l’espressione di una nuova e diversa nobiltà locale. Ma è un moderato. E, soprattutto, è “un piemontese”, in un’epoca in cui l’appartenenza ad un’area geografica regionale significa moltissimo.
Chiude Maurilio Guasco. Riconducendo la ricerca su Saracco ad una prospettiva concreta. Ogni convegno è un punto di partenza: tutti relatori - a partire dal prof. Corrado Malandrino - hanno tracciato un fitto calendario di iniziative e programmi.
Ma non bisogna accontentarsi della teoria. Un invito - ulteriore - alle istituzioni per un sostegno vero. E ai giovani, perché imparino a percorrere le strade della umile e paziente ricerca d’archivio. Ma davvero la gioia di scrivere libri supplisce alla mancanza dello stipendio? Ovviamente no. Ma la battuta è indicativa delle condizioni della ricerca nel nostro paese. (G.Sa)

 

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