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Quale giustizia per la memoria?
La "Acqui" e l'archiviazione tedesca

 
Acqui Terme. Oltre ad una grande occasione di arricchimento culturale e storico, la tavola rotonda sul tema: "Quale giustizia per la memoria? L'eccidio della Divisione Acqui a Cefalonia e l'archiviazione tedesca", ha offerto l'opportunità, non solamente alla città termale, per una ricostruzione chiara dei fatti drammatici in cui è stata sterminata la Divisione intitolata ad Acqui Terme.
Dal convegno svoltosi alle 21 di venerdì 16 marzo, nella Sala Belle Epoque del Grand Hotel Nuove Terme, è sicuramente risultato palese che dopo oltre sessant'anni i morti di Cefalonia non trovano ancora pace. Ad accrescere l'interesse di parlare dei fatti di Cefalonia, non solamente da parte degli storici, è una sentenza choc.
La sentenza, definita "assolutamente inaccettabile", è quella con cui la procura di Monaco ha archiviato il procedimento penale contro l'unico imputato della strage, ancora in vita, l'ex ufficiale Otmar Mulhauser, che è stato identificato tra i responsabili della fucilazione di militari della Divisione Acqui che si erano rifiutati di collaborare con i tedeschi nel settembre '43.
Come sottolineato dal coordinatore e conduttore dell'iniziativa, Alberto Pirni, alla tavola rotonda hanno partecipato interlocutori tra i più qualificati rispetto al tema. Quindi Pirni ha presentato Antonio Sanseverino (presidente dell'Associazione reduci, familiari e vittime della Divisione Acqui); Maurizio Picozzi (Procuratore capo della Procura della Repubblica di Acqui Terme); Pier Paolo Rivello (procuratore capo della Procura militare di Torino); Andrea Vernazza (avvocato penalista); Marcello Venturi (scrittore ed autore, tra l'altro, del volume 'Bandiera bianca a Cefalonia'). A chiudere gli interventi, Gian Carlo Caselli (procuratore generale della Procura della Repubblica di Torino). Quindi il sindaco di Acqui Terme, Danilo Rapetti, per ricordare che la presenza di tante personalità è di prestigio per Acqui Terme, città che si onora di avere dato il nome alla Divisione. Rapetti e Pirni hanno anche messo in risalto che l'evento, di particolare importanza storica ed istituzionale, costituisce l'avvio delle celebrazioni organizzate per il quarantennale del Premio Acqui Storia, che si celebra quest'anno. Pirni, prima di introdurre il tema ha fatto constatare il parterre de roi della serata, folto e con la presenza di autorità militari e civili, storici e personalità della cultura e della società civile.
L'avvocato Vernazza, indicando l'archiviazione, ha parlato di gravi errori giuridici e si è domandato "cosa c'è di più vile di uccidere il nemico che si è arreso e alza le mani". Sanseverino ha ricordato che "domandare quale giustizia è stata applicata significa riscontrare una spiegabile inerzia degli organi internazionali precostituiti, che hanno funzionato male o non hanno funzionato affatto". Il procuratore Maurizio Picozzi, ha effettuato un importante esercizio di lettura della vicenda di Cefalonia concretando un excursus storico sulle decisioni dei tedeschi che culminarono, a settembre del '43, con l'uccisione degli italiani sulla base di un ordine del Furher. Picozzi, nello smontare la tesi della Procura di Monaco, ha ricordato, tra l'altro, che "l'ordinamento penale tedesco, come altri ordinamenti europei, distingue le forme di assassinio e quello aggravato non si estingue, non si prescrive mai, la differenza tra i due reati è basata sull'esistenza o meno dei vili o abbietti motivi". Dalle motivazioni del procedimento di archiviazione si evincerebbe che, secondo il concetto di Hitler, gli italiani in quel contesto bellico sarebbero stati traditori. Senza contare che a Cefalonia sono stati uccisi anche sacerdoti e personale della Cri. Il procuratore Gian Carlo Caselli, dopo avere espresso gratitudine ad Acqui Terme per avere messo in campo l'importante iniziativa volta ad escludere che abbia a verificarsi amnesia verso i fatti di Cefalonia, ha ricordato che ascoltando attentamente gli interventi di Picozzi, Rivello ed altri, si tocca con mano la "complessità del mestiere del giudice e la drammaticità di scontentare qualcuno". "Tra le chiavi di lettura della sentenza di Monaco", ha concluso il procuratore Caselli, "è rappresentata la considerazione di italiani traditori, la stessa che aveva Hitler, e pertanto ritengo censurabile che un magistrato abbia fatto proprie le parole che erano del Furher".
Il procuratore capo militare Pier Paolo Rivello ha sottolineato l'efferatezza dei fatti accaduti a Cefalonia a settembre del 1943 e puntualizzato che "la Procura di Dortmund per molti anni non ha proceduto contro responsabili di stragi, poi si è scoperto che a capo vi era un ex nazista". Per Marcello Venturi, "il governo tedesco dovrebbe chiedere scusa". Quindi, l'annuncio della presentazione di un documento che chiede l'intervento del Presidente della Repubblica Napolitano nei confronti delle autorità tedesche.
Il senso degli interventi si potrebbe riassumere nel riepilogo della strage compiuta dalla Wehrmarcht a Cefalonia e nell'evidenza che l'ordinanza del procuratore bavarese August Stern, nel disporre l'archiviazione del caso, non ha reso giustizia alle vittime, ha riaperto vecchie ferite e suscitato sdegno e rabbia. (C.R.)

Per i caduti Cefalonia
intervenga Napolitano

Acqui Terme. A fine mese, il sindaco Danilo Rapetti consegnerà al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un documento in cui chiede al Capo dello Stato, al Governo, al Parlamento e alle forze politiche di "intervenire in tutte le sedi opportune per difendere l'onore e la memoria dei caduti di Cefalonia e Corfù, già offuscata da una dimenticanza durata per molti anni e solo recentemente riportata all'onore della cronaca grazie alla tenacia delle associazioni e all'intervento dell'ex presidente Carlo Azeglio Ciampi".
Nel documento viene citata la notizia "della sentenza della Procura di Monaco di Baviera, che ha archiviato il procedimento penale nei confronti dell'ex sottotenente Otmar Muhlhauser, oggi unico imputato della strage di Cefalonia, il quale non ha mai negato la sua responsabilità nella fucilazione di militari italiani". Sempre nel documento, viene rivolto anche un "accorato appello al Presidente, al Governo, al Parlamento e alle forze democratiche della Repubblica federale tedesca, che in questi anni hanno lavorato insieme all'Italia e agli altri Paesi dell'Unione europea, per superare quel passato fratricida ed intervenire con i mezzi opportuni per far sì che quella sentenza possa essere modificata o quantomeno che ne venga circoscritto l'effetto attraverso prese di posizione ufficiali che vadano nella direzione del rispetto dell'onore dei soldati italiani, caduti in nome della comune lotta di tutti gli europei, contro il nazifascismo in nome della democrazia e della libertà".

 

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