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Teleriscaldamento o inceneritore?

 
Canelli. In riferimento alla normativa per gli impianti di teleriscaldamento abbiamo ricevuto un gruppo di canellesi che, a nome di quaranta firmatari, hanno consegnato una lettera con alcune preoccupanti precisazioni.

L'impianto di teleriscaldamento promosso dall'ing. Dabormida, altro non è che un termovalorizzatore o inceneritore, cioè un impianto che smaltisce i rifiuti, usandoli come combustibile per produrre calore o elettricità.
Questo apparato non è esente da polemiche o rischi.
Possiamo quindi dedurre come il termine sviante e benevolo 'teleriscaldamento' ci introduca una realtà ben più sgradevole.
Dal punto di vista tecnico, come dimostrato da diversi studi in materia, impianti di questo tipo hanno una produttività discutibile: si risparmia molta più energia riutilizzando e riciclando una bottiglia di plastica di quanta energia non si ricavi dalla sua combustione perché quest'ultima permette di recuperare solo una minima parte dell'energia e delle materie prime consumate per produrla.
Nell'articolo esaminato si è parlato espressamente di 'biomasse' e di legnami: visti gli interessi economici che un impianto come quello può portare, ci sembra poco probabile che ci si fermi alle biomasse. Pensate che i termovalorizzatori di questi materiali vengono anche chiamati 'cavalli di Troia'.
Ci ha anche colpito l'ipotesi (o realtà?) della costruzione di un inceneritore proprio a Canelli, dove da molti anni è in corso un regime di raccolta differenziata con metodo porta a porta: l'inceneritore e la raccolta differenziata non possono convivere!
Non si avrebbe abbastanza materia prima e non vogliamo pensare che il Comune di Canelli si pieghi alla disdicevole importazione di rifiuti da altre province! (Ecco spiegato il tornaconto economico).
Il punto più importante riguarda però la nostra salute: nell'articolo della settimana scorsa, le relazioni di Flavio Duretto dell'Arpa sono state menzionate nelle ultime tre microscopiche righe e dire che riportavano un concetto importante per chi con questo famigerato inceneritore dovrà convivere.
Un termovalorizzatore è inquinante, molto inquinante: oltre al fumo, allo smog dei camion che trasporteranno i legnami, all'inquinamento acustico e alla deturpazione del paesaggio, è essenziale informare la popolazione sulle emissioni di polveri sottili ('nanopolveri killer' o particolato) derivanti dalla combustione.
Tra i disturbi attribuiti all'inalazione di particolato, vi sono patologie acute e croniche a carico dell'apparato respiratorio (asma, bronchiti, enfisema, allergie, tumori) e cardiocircolatorio (aggravamento dei sintomi cardiaci nei soggetti predisposti).
Si stanno anche svolgendo, al momento, studi sulla correlazione tra polveri sottili e malformazioni fetali, malattie infiammatorie e perfino neurologiche.
Pensate che il ricercatore Stefano Montanari, uno dei pochi scienziati impegnati su questo fronte, ha dichiarato appunto che "queste polveri particolarmente sottili penetrano in profondità negli organi del corpo umano, possono provocare il cancro e riescono anche ad entrare nel nucleo delle cellule dove sono in grado d'innescare mutazioni genetiche".
Effetti tossici, cancerogeni e mutageni!
Non dobbiamo dimenticare che le polveri sottili raggiungono anche le nostre coltivazioni (tramite sedimentazioni e deposito) e che ciò risulta dannoso anche per i nostri animali, da allevamento e non che utilizzano le piante a scopo alimentare.
Visto che alla nostra amministrazione preme la produzione di energia, consigliamo di informarsi meglio sulle alternative che non implicano la combustione e l'emissione di polveri sottili ed inoltre vogliamo anche ricordare che più informazione e meno pubblicità ingannevole sarebbero auspicabili. In fondo, prima dell'articolo pubblicato una settimana fa nessuno era al corrente della costruzione di questo impianto. Anche qui non volgiamo pensare che i responsabili abbiano adottato il principio "occhio non vede, cuore non duole".

 

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