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Continuano le danze
ad Acqui in palcoscenico

 
Acqui Terme. Continuano, domenica 22 e giovedì 26 luglio, gli spettacoli del Festival internazionale di danza "Acqui in palcoscenico".
L'iniziativa, come sostenuto dall'assessore alla Cultura, Carlo Sburlati, "oltre ad essere una vetrina di eventi con incontri annuali con il mondo della danza, colto nelle sue diverse espressioni, contribuisce a promuovere un'immagine di prestigio della nostra città".
Il Festival è ricco di valenze spettacolari, accoglie le migliori produzioni internazionali.
Domenica 22 luglio, alle 21,30, ad esibirsi sul palcoscenico del Teatro all'aperto "G.Verdi" di piazza Conciliazione sarà la "Kaidara dance company - Ritmo danza teatro", che porterà in scena "Olarè - Essenza di Venere", musiche di Bruno Genero, Andrea Pozzoli; maitre de ballet e coreografia Resy Brayda.
Fra leggende yoruba e sensibilità contemporanee, paesaggi antichi e squarci metropolitani Olarè (Venere) percorre le zone d'ombra e di luce dello spirito femminile, inteso come ricerca della parte più emotiva ed onirica dell'essere.
La grottesca Yami, donna-insetto padrona della notte, si denuda suo malgrado, purificandosi all'alba nel canto della Madre Antica, mentre la Gitana, vivace e passionale, ci conduce all'interno del sangue, muore e rinasce disegnando una mutazione nel suo DNA. Le danzatrici sono Giulia Ceolin, Irene Ciravegna, Gloria Santella, Annamaria Cristiano, Lorella Palumbo, Francesca Spezzani. Giovedì 26 luglio, per gli appassionati di danza, è in programma lo spettacolo "Vainakh", interpretato dal balletto nazionale della Cecenia. Vainàkh è approssimativamente traducibile come "gente nostra" o con il più popolare termine di "paisà". (red. acq.)

Teatri, balletti e banda

Acqui Terme. Teatro Romano di piazzetta Cazzulini e Teatro Aperto di piazza Conciliazione sono i due spazi che Acqui estiva dedica allo spettacolo.
Ma difficile diventa stabilire quale dei due offra gli intrattenimenti migliori. A dir la verità il problema, per ora non si pone, in quanto il calendario è attento ad evitare le sovrapposizioni.
Nell'ultima settimana nella Pisterna "Alta" la Danza con il suo festival.
In quella "bassa", prosa e banda.
In altro articolo si è detto dell'esibizione della banda acquese e della compagnia astigiana che ha messo in scena La fine del mondo di Jura Soyfer.
Ma ora, sabato 14 luglio, l'esibizione della Filarmonica Sestrese di Genova ha fatto definitivamente decollare la stagione del "Romano" (che presenta oltretutto ingresso gratuito).

Una serata musicale da ricordare a lungo

E sì, perché, l'orchestra di fiati è percussione di cui parliamo è davvero orchestra nel senso più classico della parola.
E il pubblico acquese, fortunatamente, se ne è subito accorto, non solo assiepando i gradoni, ma anche le vie d'accesso allo spazio musicale.
Una banda che ha tutto: la tradizione (eseguì nel 1847 per la prima volta Il canto degli italiani, ovvero L'inno di Mameli; accolse Verdi in visita sotto la Lanterna; ha vinto concorsi; si è esibita con successo in Italia e all'estero) e indubbie capacità, che rimandano da un lato al Conservatorio genovese, e dall'altro alla efficiente scuola interna alla banda.
La possibilità di avere poi - tra i concertatori e conduttori - il Mº Cesare Marchini, non solo jazzista di fama e d'esperienza, ma padrone di un larghissimo repertorio, e giovani bacchette piene di entusiasmo - ecco Matteo Bariani e Massimo Rapetti, che si sono anche esibiti quali solisti al clarinetto e alla tromba - conferisce una qualità aggiunta ad un complesso che davvero è solidissimo.
Insomma: una "banda" così - chi scrive - ad Acqui non l'aveva mai sentita. Capace di far dimenticare gli archi (eccetto l'indispensabile contrabbasso).
Non è roba da poco. In primo luogo perché la Filarmonica Sestrese restituisce a pieno "l'immagine sonora" di quella che doveva essere la Banda ottocentesca. Certo merito dei numeri (undici clarinetti, otto trombe, sette flauti, quattro o cinque tromboni....), dell'equilibrio raggiunto dai vari timbri, ma anche di una professionalità che permette all'organico di trovarsi a suo agio sia sugli spartiti di Granada, dell'Ouverture del Candide di Bernstein, sulle note dei Pink Floid (e allora arrivano le chitarre elettriche e tastiera a dare una mano), sui pentagrammi che rimandano alle musiche dei film di Rocky Balboa.
Eccoci al secondo punto: la professionalità, il rigore, la precisione che offre risultati impressionanti specie quando la Filarmonica (capace anche di comportarsi da big band, da "orchestra ritmico leggera") pratica le pagine del repertorio classico.
Lì, davvero, si rimane a bocca aperta.

Acqui Danza, i primi spettacoli

Risaliamo la Pisterna. Ancora due parole per Matteo Levaggi (7 luglio). Soffermiamoci su Red Run su musiche di Goebbels, per concludere il discorso sulla danza pura iniziato sette giorni fa.
Da un lato archi, ottoni ma anche cigolii che talora verrebbero da associare ai corpi in movimento, "rumori" d'aria compressa o un pedale costituito da un lontano campanello; dall'altro il colore di scena che cangia dal bianco intriso d'ombra ad un rosso crepuscolare, non prima che un punto arancione si accenda e si intensifichi sullo sfondo.
Quanto agli otto ballerini, a loro non è dato l'ausilio di nessun attrezzo (a parte la lancia luminosa che ad un tratto oscilla sopra le loro teste), nemmeno una luce "dedicata" (che ne segua le evoluzioni: palco e interpreti formando un tutt'uno). Ecco invece un frenetico muoversi fatto di salti, camminate e corse, di corpi ora rotolanti sul palco, ora pronti ad incrociarsi...
Dominante la sensazione di leggerezza e di "facilità" nel districarsi nelle più complesse coreografie.
Ma il filo "narrativo" del discorso non viene esibito. Spettatore in crisi.
Una poetica "troppo alta"? Crediamo sia questa la maggiore "difficoltà" che il balletto moderno si porta dietro. E così quanto sopra detto può valere anche per Mediterraneo di Mvula Sungani (andato in scena il 12 luglio), che non ha superato i cento cinquanta spettatori. E che, al pari, lasciava ben pochi appigli interpretativi.
Sulla tecnica non si discute, bravissimi, ma un taglio un poco più "divulgativo" davvero non guasterebbe.
Meglio è andata domenica 15 grazie a Giuseppe Picone (che ha ricevuto il Premio "Acqui Danza") attorniato da sette solisti dell'opera di Vienna. Pubblico più folto, ma è rimasti comunque lontani dal tutto esaurito.
I vari "numeri" tratti dai balletti più celebri della tradizione - pur generosamente applauditi - non sono stati però in grado di trascinare ad un autentico entusiasmo. Grande l'attesa, ma l'esito artistico è stato inferiore al previsto. Del resto può capitare anche ai grandi una serata non eccezionale.

... e i prossimi

Assai invitanti però si annunciano gli appuntamenti etnici del 22 luglio (con le percussioni e voce dal vivo di Olarè) e del 26 luglio, con l'antica tradizione cecena.
Qui conviene proprio non mancare. (G.Sa)

 

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