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A Terzo rinasce la cappella di Santa Libera

 
Terzo. La Pro Loco di Terzo, nell'ambito delle iniziative indette per il decennale dalla costituzione, ha sostenuto i costi per la ripulitura e successiva sistemazione della facciata della cappella di Santa Libera, in località Bogliona.
L'esecuzione è stato affidata alla Ditta Camassa di Acqui Terme, la cui opera ha riportato la Cappella "agli antichi splendori".
Ma quale la storia di questo piccolo luogo di devozione (che verrebbe da equiparare al tabernacolo, collocato presso quel famoso bivio, nel cap. primo dei Promessi Sposi, con le fiamme che avvolgono le anime del Purgatorio) che con altri "segni" minimi - immagini votive, croci, minuscole statue accolte dalle mura di antiche abitazioni, lacerti di affreschi - appartiene al nostro patrimonio identitario?
Per recuperarla attingiamo ad un prezioso libretto "Terzo e la sua chiesa", che quella comunità, sotto l'impulso di don Teresio Cesaro, diede alle stampe nel 1993 in occasione del Centenario della Consacrazione della Chiesa Parrocchiale di San Maurizio.
Del testo sono autori i professori Angelo Arata e Carla Zanetta.

Un tempo Santa Maria, poi San Bernardo, oggi Santa Libera

Fra le cappelle che appaiono più anticamente nella campagna terzese, quella dedicata a San Bernardo è senza dubbio la più nota e costantemente presente nella storia religiosa del nostro paese.
Questa chiesetta manifesta la sua vetustà attraverso la primitiva dedicazione a Santa Maria (la tradizione orale vi colloca addirittura un convento, ma nella relazione del 1737 si dice che in Terzo "non vi sono conventi o monasteri come non vi furono sin qui").
Essa è situata nella contrada Vivello (o Vinello) "ossia Dotte o Bogliona"; tale contrada si collocava lungo un percorso stradale sviluppatosi forse già in epoca romana, e nella prima metà del Trecento era stata teatro di una aspra disputa fra il vescovo di Acqui, a cui spettavano i diritti locali, ed Enricuccio da Calamandrana dei signori di Montabone, che vi aveva costruito un mulino sul rivo della Bogliona (nel medioevo detto Potanzani, toponimo che compare ancora fino a questo secolo nella forma Pottazzano, Patesano o Paltazono).
Situata in aperta campagna, in area periferica e quindi non agevolmente raggiungibile dai Visitatori pastorali, è ignorata dalle prime Visite, forse anche perché doveva essere ormai ridotta in rovina: nel 1652 si dice, infatti, che è ben coperta, ma ha l'altare del tutto "spogliato" e non vi si può celebrare perché deve essere riedificata.
Nel 1650 ha comunque già ricevuto da Angela Maria vedova di Antonino Barbero (o Barbieri) un cospicuo lascito di circa un ettaro e mezzo collocato nella stessa val Bogliona ai confini con Montabone (nelle contrade Alla Armata, Pottazzano, Stambocho, Canebonando, con l'obbligo di celebrare sei messe all'anno all'altare maggiore della parrocchiale, in attesa che la chiesa di S. Maria risorga).
Benché la dedicazione ancora riconosciuta sia Santa Maria, essa è comunque già nota con il nome di San Bernardo. Il grande santo cistercense era divenuto famoso per la sua mistica devozione alla Vergine Maria, e non sorprende - quindi - vederlo a lei accostato; del resto si può spiegare la rapida diffusione del suo culto anche nella nostra area considerando che nel tardo medioevo a San Bernardo venivano altresì attribuite capacità protettive rispetto alle pestilenze (probabilmente in rapporto ai sintomi respiratori della peste: San Bernardo "curava", infatti, le malattie polmonari e respiratorie).
Per quanto riguarda il paese di Terzo, si nota del resto la presenza di San Bernardo nella dedicazione dell'altare di San Carlo (1661) e sul quadro che lo sovrastava (prima metà del Settecento): è probabile che questo inserimento dimostri la particolare venerazione dei Terzesi per questo santo, collocato temporaneamente nella chiesa parrocchiale, in un periodo in cui la chiesa che gli era dedicata non era agibile.
La nostra cappella venne ricostruita probabilmente nella seconda metà del Settecento: nel 1764 risulta infatti che essa è stata edificata per "comodità della popolazione della Bogliona", ma la famiglia che ne detiene il patronato non la vuole aprire; tuttavia, circa vent'anni dopo, un sacerdote dei Baldizzoni vi celebrava giornalmente: evidentemente le esigenze spirituali dei propri compaesani erano state riconosciute dai "patroni" della cappella (si trattava degli Oggero, che da lungo tempo risiedevano nella vicina borgata: possiamo forse identificarvi i discendenti di quell' Ogerius o Oglerius Porrata che ha possessi nella zona già nel 1256?).
Dopo una nuova fase di decadenza alla fine del Settecento, la cappella sarà oggetto di una costante cura e di una regolare manutenzione da parte della popolazione vicina, che le procureranno giudizi lusinghieri dei visitatori nel 1840 (a parte la mancanza dei vetri alle finestre ed una dotazione piuttosto limitata di suppellettili sacre).
Soltanto alla fine del secolo scorso o nei primi decenni del nostro, la cappella aggiunse anche l'invocazione a Santa Libera. (G.Sa)

 

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