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L'Asti spumante un prodotto unico, di alta immagine |
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Per mille opportunità l'uscita dell'articolo avviene solo ora. In questi giorni di grandi movimenti e sofferte attese, l'intervista ad Emilio Barbero assume grande attualità ed importanza nel mondo dell'Asti e del Moscato.
Isola d'Asti. "Consorzio per la tutela dell'Asti", mercoledì mattina 30 maggio. La Casa dell'Asti, dopo una settimana di nuvole e piogge, è finalmente inondata di sole. Emilio Barbero, 67 anni, ben camuffati, presidente dal maggio scorso, trasmette voglia di vivere e stare con gli altri, sempre dalla parte dell'"e - e". Comunicare, mediare e andare oltre è il frutto di trent'anni di esperienza nel Consorzio e cinquanta come dirigente nella sua azienda di Canale. Il Consorzio? "Un gruppo di illuminate persone, 75 anni fa, con incredibile lungimiranza, si era dato delle regole chiare e definite, vere pietre miliari, che, con qualche aggiornamento, ancora funzionano, per unire la parte industriale a quella agricola, nell'interesse di un prodotto basilare per la nostra economia agricola. Oggi, come allora, il Consorzio resta la sede ideale di ogni trattativa e discussione per tutti i consorziati. Il Moscato bianco è un prodotto a sé, eccezionale, unico al mondo che merita la massima attenzione. Quando nel prezzo di vendita non c'è margine, a soffrirne è tutta la filiera, in particolare quella agricola. Purtroppo, in passato, si sono fatti parecchi errori di cui siamo un po' tutti responsabili. I prezzi hanno subito contrazioni e tutto questo ha creato grave danno all'immagine del prodotto. Ora speriamo di riuscire ad ottenere un prezzo più remunerativo per tutti". E il progetto Mc Kinsey? "Nel 2004 abbiamo cercato, sotto la presidenza Ricagno, il rilancio del prodotto che passa attraverso la qualità (attualmente molto buona) ed un prezzo, speriamo, più remunerativo per tutti". E le etichette di fantasia che ci sono sul mercato? "Appunto. Su alcuni mercati ci sono etichette di fantasia che non sono di proprietà delle aziende. Ora già venti anni fa il Consorzio si era dato una regola al suo interno: ogni azienda, oltre al suo marchio principale, poteva fare tre altri marchi di proprietà iscritti alla Camera di Commercio. Questo per allargare il mercato, ma sempre con il nome dell'azienda che spumantizzava ed imbottigliava. Con gli anni, le regole furono un po' disattese. Il problema è che, ora, con il progetto di rilancio dell'Asti, bisogna essere coerenti e quindi molto rigidi, tenendo un comportamento credibile sul mercato. E quindi sarà necessario un regolamento più restrittivo, al nostro interno, in modo che nessuno possa avanzare dubbi verso nessuno. Da non dimenticare che il nostro progetto di rilancio del prodotto è il primo progetto finanziato dalla Comunità europea per la promozione e la pubblicità di un prodotto. Quindi serviremo certamente da cartina di tornasole, anche in questo ambito. Ecco spiegato il perché di questa rigidità." La concorrenza dice che l'Asti è un prodotto Cip. "È proprio per questo che non dobbiamo andare avanti disuniti. E' una questione di sopravvivenza. Un prodotto che porta il nome di una città, di un territorio, un prodotto unico al mondo, invidiato da tanti merita di essere difeso e promozionato nel modo migliore. In questo momento il moscato va bene: nel 2006 abbiamo stabilito la resa a 76 quintali/ettaro che aumenterà ad 80, ma stiamo discutendo di arrivare anche a 90 quintali, nel corrente anno. Le vendite del Moscato d'Asti sono cresciute di 1.600.000 bottiglie (+ 20%), e l'Asti spumante del 2,8%". (beppe brunetto) |
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