Acqui Terme. Davvero un crescendo di emozioni per la Stagione musicale d'Autunno promossa dalle Terme di Acqui. Le "fise" dell'Akkordeon Ensemble di Aosta del Mº Giorgio Dellarole (per lui un ritorno dalle nostre parti dopo il concerto di fine estate a Mombaldone) mercoledì 24 ottobre hanno davvero entusiasmato i presenti (il numero sale: quasi cento sulle rosse poltroncine, finalmente avvolte dall'oscurità).
E interessanti sono state anche le note introduttive che il maestro capomusico ha proposto alla platea (la fisarmonica che si è elevata a rango di strumento da concerto solo da un secolo; il restringimento dell'organico, che passa dall'orchestra di fisarmoniche al gruppo cameristico, il problema del repertorio originale "stretto" e la necessità di trascrizioni, l'omaggio di Luciano Berio che allo strumento dedicò una delle sue ultime Sequenze...).
Vario il percorso musicale seguìto: in omaggio alle origini popolari prima sono state proposte le danze greche, irlandesi (con la celeberrima Danny Boy) e dei Balcani organizzate in tre suite; poi ecco i tanghi di Piazzolla (con il bandoneon di Ezio Borghese) e, infine, tre pezzi celeberrimi: dapprima la ouverture dalle Nozze mozartiane, quindi Kathaturian (Danza delle Spade) e la Trish trash polka di Johann Strauss, a conferire un sapore viennese alla serata bellissima.
Applausi generosi e meritati a fine concerto, e poi - a casa - la sorpresa di un CD (quello del gruppo, note di copertina di Luigi Fait, e anche questo è indicativo) che permette di prolungare le magie di questi sei virtuosi che - abbiamo scoperto, ma non con sorpresa - sono apprezzati in campo internazionale (dall'Estremo Oriente alle Americhe, dall'Africa all'Europa tutta).
Rimandando alla prossima settimana la recensione del concerto di Chiara Bertoglio (previsto martedì 30 ottobre) non resta che presentare l'ultimo appuntamento della stagione.
Tornano le voci, a cominciare da quella di Susy Picchio, il pianoforte brillante di Roberto Cognazzo ma anche la verve del multiforme Gigi Franchini (cantante, presentatore e comico, "fine dicitore").
Anni Venti e dintorni
Come eravamo
Mercoledì 7 novembre, ore 21,15 al Teatro Ariston di scena innanzitutto un'interprete vocale eclettica, che passa con disinvoltura dai lieder di Schubert alla musica di Gershwin facendosi ammirare in entrambi i generi. Suoi grandi amori sono anche l'operetta e il musical, generi nel quale sa distinguersi con particolare intelligenza e versatilità. Per quanto riguarda il teatro lirico Susy Picchio si è esibita come protagonista in Madama Butterfly, La serva padrona, Don Pasquale, Il barbiere di Siviglia. Dotata di una voce da soprano, l'interpretete ha nelle note basse una brunitura che le conferisce una ricchezza timbrica particolare.
Con lo spettacolo Addio Tabarin, rievocazione di un mondo ormai decadente, Susy Picchio e Gigi Franchini vogliono, attraverso scenette e vari cambi di costume, e con l'indispensabile apporto pianistico del maestro Roberto Cognazzo (lo ricordiamo qualche anno fa organista a Terzo) riportare alla memoria le più famose e significative canzoni e romanze al tramonto della Belle Epoque. Melodie che riconducono allo spirito di quel tempo popolato da maliarde e sciantose.
Addio Tabarin, certo, che dà titolo allo spettacolo, ma poi anche la canzone d'oltre confine con Lilì Marleen, J'ai deux amours, le canzoni napoletane tra cui A francesa, quelle della nostalgia, fino ad arrivare alle immancabili testi a doppio senso. Melodie che hanno segnato un'epoca e che venivano eseguite sui palcoscenici dei Caffè Concerto da interpreti quali Lina Cavalieri, Gino Franzi, Raffaele Viviani, Anna Fougez, Josephine Baker.
Ideato per il Piccolo Regio di Torino nel 1995, lo spettacolo ha poi conseguito un vivo successo al Teatro Alfieri ed è stato rappresentato tra 1996 e 2006, in molte città italiane, tra cui Messina, Brescia, Milano, Gorizia. (G.Sa)
Invito al concerto
Lampioni, tabarri, scettici e sciantose
Acqui Terme. Le canzoni fanno storia. Anzi no: la raccontano.
Via il libro di testo: la sera del 7 novembre, al Teatro Ariston, sarà il pentagramma ad "insegnare".
Quattro cammei
Tutto cominciò
con un tabarro...
Tabarin, paradiso di voluttà / che inghiottivi nel ventre dorato i soldi di papà / jazz e tango, shimmy e fox trot, danzatrici e cocottes, ma anche una strofa censurata - si parlava dell'uman dolor, / vituperio alla povera gente / che di miseria muor /.../ fatalmente verrà la ribellion - nel 1922 dal Fascismo appena "giunto" a Roma.
La ribellione c'era stata e, dunque, non ce volevano altre, con buona pace della sinistra del movimento che si sarebbe via via imborghesito.
Insomma, avrebbe lasciato quel "tabarro" che aveva dato il nome all'omonimo attore - Tabarin - di farse vissuto a Parigi tra Cinque e Seicento da cui il locale prende nome.
Chi non la conosce?
Censura anche per Lilì Marleen (da noi La canzone del lampione, prima incisione con il Mº Angelini e Lina Termini, o Canzone del giovane avamposto) cancellata (anche materialmente, con i dischi fatti a pezzi ancora in magazzino nel 1938) da Goebbels, ministro della propaganda tedesca.
Non fu abbastanza per impedirne la fortuna ( grazie alla radio) presso ogni esercito: nella loro lingua la cantarono americani e inglesi, tedeschi e italiani.
"Tutti erano stati costretti dalla guerra a dire addio a qualcuno - ha detto il poeta Vittorio Sereni - quella di Lilì Marleen era la musica della precarietà, della morte sempre incombente, era i presagio della fine...".
Lilì specchio di un'epoca anche nel dialetto: Quand ch'i cantovu la Bela Gigogin / a iovu la pansa piena, mangiovu i tajaren/ adess che cantuma Lili Marleen / la pansa l'è veia e i tibu pen...".
Scettico Blues
Ghette bianche, frac blu notte cilindro ma disincanto per un mondo - quello Belle Epoque - cui, dopo la Grande Guerra, non si riesce più a credere.
Guido Gozzano non è passato invano. Ha seminato "ricercati" dubbi, facendo scontrare l'aulico con il prosastico. Un po' come fa Gino Franzi, torinese, classe 1884, che è il più famoso cantante di varietà degli anni Venti.
E è lui che porta al successo Addio Tabarin, Vipera e anche questo testo.
"C'è il fango quaggiù in finzion di virtù".
E ancora.
"Lo scettico son / non mi lascio ingannar,/ la vita ho compreso, senza lusinghe pel mondo ramingo io vo".
I poeti maledetti hanno fatto scuola: ecco l'ideale che annega del fango, ecco le suole di vento, la dromomania. La voglia di fuga.
E le Lucciole vagabonde, "sotto ad un lampion" che brillano nelle tenebre, non si equiparano a I fior del mal ,[...] danzando sul marciapiè / finché la luna c'è?
Curioso che la melodia dello scettico diventi la base per la fascistissima Vincere! Vincere! Vincere!, datata 1940, una parodia nata "per digerire" il razionamento.
"Cosa m'importa se carne / non c'è a profusion... / Tanto non so che farne / uricemico son...".
Virago e fioraie
La bella mulatta di Baudelaire diventi in Italia La Spagnola, cantata (e forse anche ispirata) da la Bella Otero. E' il fascino dell'esotico. Così la vedette torinese Anita di Landa dà voce alle canzoni partenopee, e le artiste si cercano nomi francesi o iberici .
"Sguardi che mandano saette, movenze di voluttà...".
Ben altro il "clima" de Come pioveva, che se nel titolo ricorda Verlaine (Piange nel cuore) non può che ricondurre alla Boheme di Puccini: ecco la stanzetta dell'ultimo piano, "il ricordo del passato" che "fu per lei un gran dolore".
Sino all'ultima equazione. "Come pioveva, così piangeva".
Sipario. (G.Sa )