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A Merana festa di San Carlo |
Merana. La cappelletta dedicata a San Carlo Borromeo, posta su un rialzo roccioso di fronte alla borgata Ghioni, da sempre veglia sui viandanti che salgono verso il cimitero, dove un tempo sorgeva l'antica chiesa di Merana demolita dopo la costruzione dell'attuale nel fondovalle; oggi la cappella votiva rivive grazie al recente restauro."Questa piccola costruzione stava ormai per crollare", dice il sindaco Angelo Gallo, e prosegue: "È un segno della storia devozionale, parte integrante del paesaggio, che andava salvato; grazie al sostegno di privati come la signora Rosa Sicco, al contributo della fondazione Cassa Risparmio di Torino, della Comunità Montana "Suol d'Aleramo" e della nostra Amministrazione comunale, si è riusciti a finanziare il progetto, restituendo al paese una parte della sua storia religiosa". Per i meranesi la devozione a San Carlo Borromeo ha origini antiche, molti quelli che portano il nome di Carlo ma chi era questo Santo? Così illustra la figura la prof. Silvana Sicco, assessore alla Cultura del Comune e presidente del Consiglio della Comunità Montana "Suol d'Aleramo": "Era nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, padroni e signori del Lago Maggiore e delle terre rivierasche, fu consacrato Vescovo nel 1563, a 25 anni. La sua arcidiocesi era vasta come un regno, stendendosi su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Il giovane vescovo la visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. Profuse, inoltre, a piene mani, le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Milano, durante il suo episcopato, rifulse su tutte le altre città italiane. Da Roma, i Santi della riforma cattolica guardavano ammirati al Borromeo, modello di tutti i vescovi. Fino all'ultimo continuò a seguire personalmente tutte le sue fondazioni, contrassegnate dal suo motto, formato da una sola parola: Humilitas. Il 3 novembre dei 1584, il titanico Vescovo di Milano crollò sotto il peso della sua insostenibile fatica. Aveva soltanto 46 anni, e lasciava ai Milanesi il ricordo di una santità seconda soltanto a quella di un altro grande Vescovo milanese, Sant'Ambrogio". Domenica 4 novembre a Merana si festeggia San Carlo anche con un'escursione su antichi percorsi, attraverso calanchi e boschi di Merana organizzata da Comune e Pro Loco con la collaborazione del C.A.I. (Club alpino italiano) di Acqui Terme. Si potrà scegliere di salire alla torre di San Fermo e, per l'occasione sarà aperta alle visite, oppure incamminarsi per le antiche mulattiere che attraversando boschi e calanchi, da sempre collegano le borgate e le cascine di Merana con le vicine Langhe astigiane e cuneesi, e con la Liguria. Il ritrovo dei partecipanti è previsto per le ore 8 presso i locali della Pro Loco, l'escursione si svolgerà su un percorso di circa 12 chilometri con un'altimetria che dai 285 metri toccherà i 700 metri s.l.m. del Bric delle Barche, nel territorio di Serole, per poi ridiscendere a Merana. Alla partenza caffè e focaccia per tutti, un ulteriore punto-ristoro lungo il percorso e al ritorno, magari stanchi ma ricchi delle bellezze di un autunno colorato e intatto, pranzo alla Pro Loco (primo, secondo con contorno, torte, frittelle, caffè, acqua e vino con "rustje" per tutti). Iscrizione all'escursione con pranzo: 10 euro; per informazioni telefonare ai numeri 349 8676536, 347 7216069, 0144 99148. |
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