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Gli ex libris a Cortemilia

 
Cortemilia. C"erano più di quaranta persone, la sera di giovedì 27 marzo, presso "La Corte di Canobbio", nella grande sala del primo piano dell"antico palazzo che è diventato ambasciatore non solo della pasticceria di qualità della Langa, ma anche luogo di Cultura.
L"occasione? Quella di ascoltare da una lato, la relazione del prof. Vincenzo Gatti, specialista delle tecniche dell"incisione, una predilezione speciale per l"acquaforte, già direttore dell"Accademia Albertina di Torino; e poi quella di contemplare, dall"altro, una scelta di ex libris, provenienti da tutto il mondo, che hanno trovato ospitalità nelle sale del piano terra.
Presenti - tra gli altri - l"assessore alla Cultura di Cortemilia prof. Giovanni Destefanis, il sindaco della vicina Vesime, enologo Gianfranco Murialdi, il collezionista acquese Adriano Benzi e l"acquerellista Anna Lequio, il prof. Gatti ha presentato un excursus attento alle innovazioni tecnologiche (dai libri tabellari a Gutenberg) e ai risvolti sociali (dalle committenze aristocratiche a quelle borghesi) che ruotano intorno all"oggetto libro e, soprattutto, a quei capolavori in miniatura che sono gli ex libris.

"Ex libris"

Ovvero "tra i libri". Segue una specificazione del nome del possessore. Dunque una marca, un titolo - e qui ci rifacciamo al magistero dell"Arneudo e del suo Dizionario esegetico per le arti grafiche, stampato nel 1917, ma la cui patina di letterarietà riflette un gusto ottocentesco - con cui si dichiara la proprietà di un libro, e che i bibliofili sogliono collocare in un apposito fregio, o più spesso in una particolare illustrazione, che trova collocazione sul piano della copertina, dinnanzi allo sguardo del davanti, o sul verso del frontespizio.
Insomma: "Ex libris" vale "ex catalogo", "ex biblioteca"; è un vero e proprio Simbolum della biblioteca privata. Ma soprattutto innesca con le arti visive una relazione speciale.
Se, davvero, "c"è un mondo dentro un libro", l"affermazione vale anche per l"ex libris. Cui ci si deve avvicinare con la stessa virtù - quella della pazienza - con cui vanno delibate le pagine.
Pagine come bicchieri, come calici di vino, che rimandano alla figura del torchio, fondamentale tanto per l"incisione, quanto per il processo della spremitura.
E questo - riferisce il prof. Gatti - diventa spiegazione del momento "crepuscolare" di una forma d"arte che è sì geniale affermazione di cultura, di gusto, ma che esige "il tempo" che in genere si dedica ai grandi formati artistici (e, aggiungiamo noi, ai tesori della cantina).
"E poi non bisogna dimenticare l"ostacolo del bianco e nero, ormai minoritario, visto che non solo la televisione, ma anche gli stessi quotidiani, hanno abbracciato le varietà del colore".
Nell" ex libris una austerità che va controcorrente, ma che si coniuga con un discorso raffinato. Di vera poesia.
L"ex libris è una sorta di mise en abyme del libro: universo (macrocosmo) l"uno, universo (microcosmo) l"altro; ma spesso in pochi centimetri quadrati trovano spazio le raffigurazioni di tomi impilati, o aperti, e allora il libro sembra assumere le fattezze di un volatile pronto a librarsi in volo.

Una mostra da vedere

E, in effetti, dopo la conferenza, l"esplorazione dell"universo ex libris ha dato modo (e darà la possibilità per tante settimane sino al 4 maggio) di conoscere un fantastico mondo, in cui sono ritratti (in piccolo) ora vascelli pronti a salpare verso i regni dell"immaginazione, ora monaci amanuensi o guerrieri, gatti che danzano sulle lettere del possessore, leoni in guardia e pesci, figure femminili discinte, lede con cigno e carri fieno che tornano dalla campagna, maschere. Senza contare le citazioni dei versi: ecco "O fortuna, velut luna" dai Carmina Burana dei goliardi, ecco Baudelaire.
E così l"ex libris diviene una carta d"identità per immagini del committente, che racconta delle predilezioni, di una concezione del mondo che è riassunta dalle figurazioni.
Ma che attesta l"esistenza delle biblioteche, luoghi ordinati nei quali "necessariamente" (per motivazioni emotive o razionali) un libro deve stare a fianco di un altro. E dei bibliofili, convinti che - in un mondo in cui ogni certezza è caduca - siano i libri gli unici a non tradire. Ci accorgiamo di esserci lasciati trascinare un po" troppo dalla passione (nella sera adeguatamente sostenuta dai dolci - i baci e i brutti ma buoni - del Maestro pasticcere Canobbio.

Una lezione non accademica

Torniamo,allora, alla cronaca: con il prof. Gatti pronto ad illustrare incisioni dirette con puntesecche, maniere nere, e poi quelle indirette, tra acqueforti, vernici molli, acquatinta e stampe calcografiche... (anche con l"aiuto di supporti filmati). E strato poi affrontato anche lo spinoso tema, prosaico, delle tirature e del mercato.
Per concludere sottolineando la povertà quasi ascetica di una tecnica che nei paesi dell"est ha avuto una grandissima tradizione, rispettosa di un "classicismo" che in Occidente è stato prima spazzato dalle febbri della modernità.
Dall"ex libris un linguaggio sussurrato, quasi impercettibile. L"equivalente di un distico poetico Un breve sogno. Forse, davvero, "infinita ombra del Vero".
La mostra, rimarrà allestita sino a domenica 4 maggio ed è aperta tutti i giorni dalle ore 8 alle 20; venerdì e sabato dalle 8 alle 24. "La Corte di Canobbio" (tel. e fax 0173 81262, e-mail lacortedicanobbio@alice.it).
"La Corte di Canobbio" (pasticcerie, caffetterie, vinerie e camere) è luogo d"arte. Dove il patriarca Giuseppe Canobbio (supportato dalla moglie Ester e dalle figlie Paola, Claudia e Barbara), indiscusso re della torta alla nocciola e di altre prelibatezze alla "Tonda Gentile di Langa", in questi nuovi, maestosi e fascinosi locali della "Corte", ha realizzato un punto d"incontro, di richiamo artistico - culturale, per pittori, musicisti, scrittori, attori e... (G.Sa )

 

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