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Dibattito sulla sicurezza
Acqui Terme. Si amplia il dibattito sulla sicurezza in città. L'occasione è stata la recrudescenza di atti vandalici un po' dovunque. L'Ancora ospita numerosi interventi sull'argomento, da quello di Bernardino Bosio in risposta alle accuse della sinistra acquese, a quello dell'Italia dei Valori, a quello di Mauro Garbarino, a quello dei consiglieri del Partito democratico. Da segnalare l'invito alla moderazione e le proposte alternative di quest'ultimo gruppo. Proposte che erano state avanzate alla maggioranza più di sei mesi fa, ma non avevano ottenuto alcuna risposta. Condividiamo sia l'invito alla moderazione sia le proposte alternative, perchè entrambi ci sembrano il modo migliore per affrontare un problema che viene eccessivamente strumentalizzato non solo nella nostra città e che porta solamente a divisioni e ad odi profondi. Se ci è permesso un suggerimento, al di sopra delle fazioni e delle visioni di parte, ci sembra che affrontare le evenienze ogni volta che queste capitano, sia rischioso ed improduttivo. Sa di tappabuco e di corsa al riparo. Alternativa è un piano organico, che coinvolga tutti e che porti non solo alla repressione ma alla prevenzione. (M.P.)
Sulla sicurezza Bosio risponde
alla sinistra acquese
Acqui Terme. Pubblichiamo una risposta di Bernardino Bosio ad un articolo della sinistra acquese, pubblicato in prima pagina sul numero 20 del 25 maggio: "Egregio Direttore, gradirei rispondere alla lettera pubblicata dal suo giornale nell'articolo che recita: "Ci scrive la sinistra acquese: "L'ex sindaco Bernardino Bosio, recentemente coinvolto in una accusa
"" Finalmente sono riuscito ad arrivare alla prima pagina, grazie ad una lettera della sinistra acquese che ha da dire sul problema sicurezza. Mi chiedo: quale sinistra, quella che nel 2007 a suon di polemiche e irrisioni non è riuscita ad entrare in consiglio comunale? Oppure l'altra sinistra quella che ha perso il ballottaggio 15 giorni dopo? Sono quasi certo che sia l'ultima sinistra, quella sconfitta il 13 e 14 aprile, forse proprio sulla sicurezza o sulla presunzione della superiorità nei confronti del resto della società, anche se a Genova, Firenze e Napoli le cose sembrano andare diversamente. Non accetto lezioni sull'argomento da comunisti o post-comunisti, nemmeno dal Partito Democristiano in cui si sono rifugiati Veltroni e seguaci. Ritengo che il governo Prodi abbia dimostrato piena inefficienza sulle problematiche sollevate dai cittadini, quali la sicurezza, il risultato elettorale dà la misura del quanto! Quello che maggiormente dispiace e la leggerezza con cui questi signori scrivono, parlano di caccia ai Rom, di barbarie, senza riflettere, informarsi o capire. Chi sono i volontari della sicurezza per Dino Bosio? Sono quelle donne e quegli uomini che per senso civico stanno dalla parte di chi fa della collaborazione con le forze dell'ordine istituzionali, il principio della reciproca convivenza, che rigetta l'idea di sacrificare Abele per salvare Caino. Nel mio pensiero, e nella mia storia non ho mai fatto riferimento a "ronde" né ho "fomentato le paure della gente", ho difeso un diritto degli acquesi a vivere tranquilli e penso di esserci riuscito. È ora di aiutare il cittadino a non aver paura di sporgere denuncia, è ora di costruire una rete di persone, nei quartieri, che siano di supporto alle persone in difficoltà per le piccole cose, fosse anche solo per attraversare la strada nel caso delle persone anziane. Certo non servono i lampeggianti, non le auto, servono il dialogo e la coscienza civica. Il termine sicurezza deriva dal Latino "sine cura", "senza affanno", per cui il cittadino ha il diritto di pensare alla sicurezza come elemento costitutivo della convivenza civile, cioè libertà di sentirsi sereno in casa propria o per la strada il giorno e la notte, cosa significa? No a coloro che non desiderano convivere con le regole della nostra civiltà, no alla filosofia dello sballo, no alla mancanza di rispetto per le donne e per gli anziani, alle risse o al teppismo, indipendentemente da chi vengono commessi. Certo la libertà è anche dal bisogno, dalla povertà, dalla disuguaglianza, ed è sicuramente dovere della collettività di farsi carico dei bisogni di chi è in difficoltà, ma scelgo prima i nostri anziani, i nostri indigenti, la nostra gente, rispettando tutti coloro che sono arrivati da altri paesi e con impegno vivono e lavorano seriamente nella nostra città".
Italia dei Valori
Acqui Terme. Ci scrive il coordinatore della sezione acquese dell'Italia dei Valori, Simone Grattarola: "Gentile direttore le chiedo spazio per esporre le mie considerazioni sulla questione sicurezza nella nostra città. Le misure prese dall'amministrazione comunale, per evitare il ripetersi degli spiacevoli episodi già largamente trattati su l'ancora precedente, sono interessanti. D'altra parte la stessa amministrazione ha il dovere di porre un freno a questa situazione che rischia, con il passare del tempo, di divenire inaccettabile. È discutibile invece la tempistica di questi interventi evidentemente i vari segnali che ci sono stati nel corso di questo primo anno di governo della città non sono stati colti da chi di dovere.
Secondo il mio modesto parere queste misure, una volta poste in essere dovranno sottostare ad un periodo di verifica, ipotizziamo di 12 mesi, in seguito andranno valutati i risultati per accertarne la reale efficacia. Onestamente non capisco le riserve espresse dalla sinistra acquese e dal PRC. Il fatto di avere dei volontari civici non è uno scandalo, una trentina di anni fa l'allora sindaco di Torino Diego Novelli, tra l'altro proprio comunista, istituì un servizio del genere comunemente chiamato "nonni di quartiere", questo perché i volontari erano in gran parte pensionati. Quindi i civici acquesi non sono nulla di nuovo e tanto meno d'eclatante. Capisco ancora meno chi dissemina il consueto spauracchio del Far West e dei cittadini che si fanno giustizia da soli. Nello stesso periodo di Novelli l'allora sindaco di Acqui Salvatore, anch'egli comunista, fu tra i primi sindaci in Italia a dotare i vigili di un arma da fuoco, sono passati trent'anni, non mi risulta che si sia mai scatenato nessun Far West. Indubbiamente meritevole d'attenzione è invece la proposta del consigliere comunale Vittorio Ratto circa l'opportunità di istituire un servizio di vigilanza alla stazione, mi auguro che questo suggerimento non cada nel vuoto. La sicurezza della città rappresenta una priorità, una necessità fondamentale per questo motivo noi siamo per la tolleranza zero verso vandali, distruttori, e devastatori".
Da parte di Mauro Garbarino
sul problema sicurezza necessarie alcune riflessioni
Acqui Terme. Ci scrive Mauro Garbarino: "Egr. direttore, tre settimane or sono in un mio intervento, che L'Ancora gentilmente ha pubblicato, espressi il mio pensiero sul problema sicurezza accostato al problema degli extracomunitari. Era un pensiero molto articolato che andava oltre al problema contingente di pochi specchietti retrovisori rotti o del vetro della bacheca della Protezione Civile, "orrendamente infranta" e pubblicizzata su alcuni giornali nazionali.
Però ho dovuto constatare che nessuno ha ribattuto alle mie considerazioni, sia in positivo che in negativo, se non la Sinistra acquese che pur non riferendosi al mio intervento ha confermato le mie valutazioni. Ma avrei voluto che partecipassero al dibattito gli amministratori della nostra città, che hanno vinto le elezioni lo scorso anno sventolando la loro vicinanza alla Chiesa, o gli appartenenti ai vari movimenti ecclesiali presenti nella nostra città e che dovrebbero essere in prima fila nella difesa dei più deboli. Ma ho avuto la fortuna che in soccorso al mio pensiero sono intervenuti in questi giorni due giganti a fronte della formica che sono io: Giorgio Napolitano e Enzo Bianchi. In occasione della Festa della Repubblica il Capo dello Stato ha detto: "Ma non posso tacere la mia preoccupazione in questo momento per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali. Si tratta di fenomeni di violenza e di intolleranza di qualsiasi specie; di violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni; intolleranza e violenza contro lo straniero; intolleranza e violenza politica; insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico". Ha terminato con questo drammatico appello: "Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni condividano questa preoccupazione di fare la loro parte nell'interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia". Sono talmente chiare queste parole che ogni commento è superfluo. Ma se importanti sono queste parole, perché vengono dalla più alta carica dello Stato, per me che sono credente, e cerco di essere credibile nella vita, ritengo molto più importante quanto ha scritto domenica su La Stampa padre Enzo Bianchi priore della Comunità di Bose, articolo che invito tutti a leggere perché ogni parola è da meditare, ma del quale, essendo logicamente circostanziato e quindi lungo, mi limito ad accennarne alcuni passaggi. Inizia: "Le preoccupazioni che anche recentemente ho avuto modo di esprimere sul clima di intolleranza nei confronti degli stranieri non fanno che crescere in queste settimane. Le poche voci che si levano a chiedere maggior prudenza e discernimento nel parlare e agire in una questione così complessa e delicata finiscono con l'essere sommerse dall'onda di una emotività che, se non creata ad arte, è quantomeno alimentata per ragioni non sempre trasparenti". Continua in riferimento agli immigrati: "La presenza di stranieri nel nostro paese e, in particolare quella di gruppi etnici o religiosi marcatamente "altri" rispetto alla maggioranza, non è tanto una minaccia alla situazione esistente quanto un'occasione preziosa per verificare cosa davvero conta per noi nelle nostre vite e quale prezzo siamo disposti a pagare per ciò in cui crediamo". Poi si rivolge ai cristiani: "Anche per quanti si richiamano al cristianesimo la situazione di queste settimane dovrebbe costituire un campanello di allarme: che cultura, che etica della vita si può comunicare? Che ne è dell'attenzione al povero, allo straniero, alla vedova e all'orfano - cioè alle categorie che non avevano diritti ed erano indifese alla mercè dei più forti?
Che ne è delle parole di Gesù sull'amore dei nemici, sul perdono, sulla misericordia; o delle esortazioni dell'apostolo Paolo a "non rendere a nessuno male per male", a "vincere il male con il bene", a "cercare sempre il bene tra voi e con tutti"?
A quale conversione hanno spronato le richieste di perdono fortemente volute da Giovanni Paolo II come momento penitenziale del Giubileo del 2000?" E termina: "E non può non interrogare tutti - credenti e non credenti - il malcelato scherno con cui da più parti si stronca ogni richiamo verso una maggior giustizia ed equità sociale, verso una solidarietà fattiva, additandolo come "buonismo" pericoloso, denigrando le "anime belle" che credono nella forza della persuasione, del convincimento, del dialogo, della pace". Penso che ogni ulteriore commento sia irriguardoso".
Per il PD errori di impostazione
Ronde civiche e sicurezza
Acqui Terme. Ronde civiche e sicurezza. Questa l'opinione dei consiglieri comunali del Partito democratico, Domenico Borgatta, Ezio Cavallero, Gianfranco Ferraris, Emilia Garbarino: "Signor Direttore,
ci permetta la confidenza di richiamarLe due ricordi personali (di qualche anno fa). Il primo risale al tempo in cui Lei, ufficiale degli Alpini, guidava le ronde militari di notte: certamente con struggente nostalgia ricorderà i polverosi e sgangherati cinema di periferia in cui le ronde si rifugiavano per difendersi dal freddo e per guardare (gratis!) qualche spezzone di film del tipo "Pane, amore e gelosia" (che erano già vecchi allora!). Il secondo ricordo risale a qualche anno prima. Lei certamente ricorderà l'estasi (che ha condiviso con qualcuno di noi) quando al Liceo, per la prima volta, su un vecchio libro di storia dell'arte scoprì quel magnifico dipinto di Rembrandt che s'intitola "Ronda di notte". Altri tempi, ora i tempi si sono fatti più complicati e più prosaici: le ronde di notte si chiamano (almeno ad Acqui) "nonni vigili" e non avranno come divisa lo sgargiante e piumato copricapo dei soldati della Repubblica d'Olanda ma semplici "pettorine". Così, almeno, si evince dalla lettura della Deliberazione della Giunta comunale acquese n. 245 (dell'8 novembre scorso) a cui puntigliosamente dice di richiamarsi la determinazione della Polizia municipale n. 33 (del 26 maggio: neppure dieci giorni fa).
E allora? Allora a noi sembra di dover fare qualche osservazione, la prima riguarda la forma giuridica, le altre osservazioni entrano nel merito di questa iniziativa. Per quanto riguarda la forma giuridica: secondo noi, la determinazione della polizia municipale è palesemente illegittima, in quanto va oltre l'incarico attribuitole dalla deliberazione della Giunta: in questa infatti mai, neppure una volta, si parla di attribuire ai "nonni vigili" incarichi di vigilanza nelle "ore notturne e serali" (come fa la determinazione della polizia comunale); anzi, fin nel titolo della deliberazione, la giunta ha strettamente delimitato il campo d'azione dei nonni vigili, denominando la loro attività come "volontariato civico per le scuole e le manifestazioni".
Per quanto riguarda il merito, ci permettiamo di articolare il nostro discorso così:
- in fatto di sicurezza, sommessamente suggeriamo all'amministrazione comunale di non dimenticare una cosa modesta ma che ad Acqui manca da anni e, cioè, strisce pedonali, la cui visibilità superi la settimana in cui vengono tracciate (lasciando stare il fatto che quelle di porfido, soprattutto quando piove, sono semplicemente invisibili); non è detto, infatti, che l'incolumità dei cittadini sia messa a rischio solo dal comportamento di "persone sospette" (come dice la deliberazione della Giunta), purtroppo già diversi acquesi sono stati investiti sulle strisce pedonali con conseguenze gravissime per la loro incolumità.
- Con l'istituzione dei "volontari civici, nonni vigili", ci pare che l'amministrazione continui a perseguire, con determinazione degna di miglior causa, la strada imboccata fin dal primo consiglio comunale dopo le elezioni, in cui approvò l'acquisto di un considerevole numero di telecamere, e cioè la strada della pura e semplice repressione senza dedicare nessuna attenzione alla necessaria prevenzione per la sicurezza dei cittadini. Prevenzione, sulla quale noi, consiglieri comunali del partito democratico, per ben due volte, inviammo all'Amministrazione comunale acquese un'articolata proposta (senza ricevere dagli Amministratori neppure un educato cenno di risposta!), una proposta, il cui costo, tra l'altro, non era certamente superiore a quello delle pettorine e del premio per l'assicurazione che verrà doverosamente stipulata a favore dei "nonni vigili". Siccome pensiamo che a qualcuno possa ancora interessare, Le chiediamo, signor direttore, di pubblicarla sulle pagine del Suo giornale.
- Certo che tutto ciò fa nascere un sospetto che noi, ovviamente, cacciamo come un pensiero cattivo: non sarà mica che all'Amministrazione comunale acquese sta più a cuore favorire e cavalcare la paura dei cittadini più che la loro vera sicurezza e pacifica convivenza, per poi passare all'incasso del consenso popolare?
Noi crediamo che sia compito di chi amministra non accontentarsi di progetti di corto respiro ma di seminare nei solchi dell'educazione dei giovani, del reciproco rispetto e della doverosa solidarietà. Sarà per questo, direttore, che siamo minoranza?"
Risale a novembre 2007
la lettera al sindaco con le proposte-sicurezza
Acqui Terme. Pubblichiamo il testo della lettera di proposte, inviata all'Amministrazione comunale (l'ultima volta in data in data 27 novembre 2007) dai Consiglieri comunali del partito democratico, Borgatta, Cavallero, Ferraris, Garbarino. "Al Signor Sindaco di Acqui Terme: Signor Sindaco, come Lei ovviamente sa, il consiglio comunale, nello scorso settembre, ha deciso su proposta della giunta, di spendere altri 67 mila euro per l'ottimizzazione della rete esistente e il posizionamento di nuove telecamere di video sorveglianza, impegnandosi a spenderne più o meno altrettanti appena le risorse finanziarie comunali lo consentiranno. Non vogliamo entrare nel merito dell'utilità di tali strumenti per la sicurezza dei cittadini, sarebbe un discorso lungo, impegnativo e, comunque, tardivo, visto che le decisioni a questo riguardo sono già state prese. In quell'occasione avevamo fatto, pubblicamente attraverso la stampa locale, un'osservazione e una proposta che ora ci sentiamo in dovere di trasmettere direttamente alla S.V..
L'osservazione
Crediamo che la repressione, pur necessaria, sia insufficiente a contrastare i comportamenti illegali e che perciò occorra imboccare un'altra strada (più difficile ma certamente più produttiva): la strada del contrasto della criminalità e dei comportamenti lesivi della serena convivenza attraverso la prevenzione.
Abbiamo parlato (oltre che della criminalità vera e propria) dei comportamenti lesivi della serena convivenza dei cittadini, volendo riferirci anche a tutti quei fatti che, pur non essendo in sé delittuosi, provocano difficoltà alla pacifica convivenza.
Vogliamo riferirci, in particolare, anche al dibattito, che si è sviluppato sui giornali locali, relativo ai rumori molesti protratti fino a tarda ora e in grado di turbare la quiete cittadina: ci pare, infatti, che la pubblica amministrazione debba occuparsi, in tema di sicurezza e di prevenzione, anche di questi fatti e di fatti simili a questi (oltre che di quelli che si configurano come una trasgressione specifica del codice penale e di cui, per altro, si occupa, almeno in prima battuta, la magistratura)
La proposta
La trasgressione delle regole di convivenza è la manifestazione di un disagio (certo molto complesso e non ascrivibile ad un'unica causa: in questo ambito è meglio non generalizzare) che va studiato, compreso e (per quello che possibile) risolto. Da questa considerazione deriva il mio articolato suggerimento all'Amministrazione comunale.
- Perché non avviare (immediatamente,) una "Consulta del disagio" in cui chiamare ad esprimersi le forze dell'ordine, le associazioni sportive, culturali e di volontariato, le associazioni educative (gli Scout e l'Azione cattolica Ragazzi, per esempio, oltre a tutte le altre), le parrocchie, le associazioni di genitori, i servizi sociali comunali, la protezione civile, le scuole (soprattutto le medie e le superiori), le agenzie di istruzione professionale, i sindacati, le organizzazioni professionali, l'Azienda sanitaria locale, la Caritas, i gestori degli "oratori" e quanti ritengano di aver qualcosa da dire o da proporre in questo ambito?
- Perché non avviare, subito, con la collaborazione di molti dei soggetti di cui abbiamo fatto un elenco (inevitabilmente incompleto) qui sopra, azioni di prevenzione anche di lungo respiro?
Facciamo qualche esempio. Perché non pensare ad una serie di iniziative a sostegno dei genitori con figli in età evolutiva che si trovano spesso oggi ad affrontare da soli problemi che superano le loro capacità come singoli ma che possono trovare in esperti e negli altri genitori un aiuto valido a risolvere i gravi problemi che l'adolescenza e la prima giovinezza reca oggi con sé? Tra queste iniziative potrebbe figurare un corso (o una serie di corsi) di sostegno all'essere genitori (soprattutto di figli in età evolutiva); il mestiere di genitori, oggi, a differenza di un tempo, si"impara" sia perché la società e diventata più complessa sia perché il tempo corre più rapidamente. Da questi corsi potrebbero nascere gruppi spontanei di genitori che si impegnano a "crescere" come genitori e a trasmettere agli altri le loro esperienze, attivando così una rete ed una spirale "virtuose", utili alla società nel suo complesso. L'amministrazione comunale potrebbe (anche solo) impegnarsi ad offrire a questi gruppi di genitori sostegni logistici (i locali in cui riunirsi) e le spese per consulenze di esperti (psicologi, educatori, sociologi, ecc). Perché non pensare (ovviamente nei tempi richiesti e con le collaborazioni dovute) ad un luogo di espressività giovanile, in cui molte delle manifestazioni (e naturali esuberanze dell'età) potrebbero trovare spazio ed accoglienza? La diocesi, da anni, come l'amministrazione comunale sa, sta pensando di ridare vita al "Ricre" e quindi, in questo ambito, le proposte comunali troverebbero sicuramente accoglienza. - Perché il Comune non potrebbe avviare con le Scuole medie e superiori cittadine, che nel prossimo mese di settembre saranno chiamate a redigere la programmazione educativa annuale di istituto, una collaborazione che si concretizzi nella realizzazione di alcuni progetti educativi, volti a contrastare i comportamenti potenzialmente devianti o "border-line"?
Questa ultima proposta nasce da una serie di considerazioni:
- Oggi, per fortuna, la stragrande maggioranza dei giovani acquesi, anche di origine extra comunitaria, frequenta la Scuola media o media superiore perciò un intervento fatto nelle scuole raggiungerebbe, potenzialmente, un grande numero di giovani;
- Le Scuole dispongono di personale educativo altamente qualificato che conosce bene i giovani acquesi (forse meglio di qualunque altro);
- Il costo di questi progetti sarebbe senz'altro sopportabile dalle disastrate casse comunali e richiederebbe meno di un quarto del denaro impegnato in quest'ultima infornata di telecamere.
Naturalmente, se l'Amministrazione comunale si muoverà in questa direzione, siamo pronti a garantire, ovviamente nel rispetto dei ruoli tra maggioranza e opposizione, ogni più ampia collaborazione".
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