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Politica locale

 

I costi dell'arredo urbano

Hänsel e Gretel favole di ieri e di oggi

Acqui Terme. Ci scrivono i consiglieri del PD, Domenico Borgatta, Ezio Cavallero, Gian Franco Ferraris e Milietta Garbarino:
"Hänsel e Gretel sono i figli di un povero taglialegna. Poiché il cibo scarseggia e non basta per tutta la famiglia, la moglie del taglialegna, (matrigna dei bambini) convince il marito ad abbandonare i figli nella foresta. Hänsel e Gretel, che origliando sono venuti a conoscenza del piano, si riempiono le tasche di sassolini bianchi, e quando i genitori li conducono nella foresta, lasciano cadere i sassolini dietro di sé, segnando il sentiero che li riporterà a casa.
Il giorno dopo la vicenda si ripete, ma questa volta, essendo rimasti chiusi in casa per volere della matrigna, Hänsel e Gretel non hanno potuto raccogliere sassolini, e devono lasciare dietro di sé un sentiero di briciole di pane, che vengono però mangiate dagli uccelli e dagli altri animali del bosco.
I due fratelli sono persi nella foresta, e mentre vagano trovano una casa di marzapane e vetri di zucchero alle finestre. I due bambini, affamati, iniziano a mangiarne; in quel momento la padrona di casa, una vecchia signora (che si rivelerà essere una strega) li invita a entrare e prepara per loro un banchetto. In seguito però la strega mette in gabbia Hänsel (con lo scopo di farlo ingrassare e poi mangiarlo) e fa di Gretel la sua serva. Mentre si prepara a cucinare Hänsel, la strega chiede a Gretel di salire su una scala per controllare se il forno è pronto, ma Gretel finge di non esserne capace. Non appena la strega sale al suo posto a controllare, Gretel la spinge dentro e la chiude nel forno.
I bambini concludono la loro avventura rubando le ricchezze della strega e tornano dal padre. La matrigna nel frattempo è morta, e le ricchezze della strega fanno sparire definitivamente lo spettro della fame.
Chiediamo scusa se abbiamo raccontato l'arcinota (e truculenta) favola dei fratelli Grimm ma vi siamo stati costretti: proprio così "Gretel" si chiamano le panche, i porta rifiuti e le fioriere mentre "Hänsel" è il nome dei segnapasso di cui abbiamo parlato la scorsa settimana su questo giornale.
In quell'occasione avevamo promesso agli Acquesi di far loro conoscere quanto è costata questa iniziativa dell'Amministrazione comunale.
Eccoli accontentati: le 30 panche sono costate 41.580 euro (a cui bisogna aggiungere 3.000 euro per la modifica degli improbabili schienali, quindi in tutto 44.580 euro.
Mentre le 18 fioriere sono costate 16.236 euro, i 13 portarifiuti 13.156 euro, i 15 segna passo sono costati invece 14.520 euro. In tutto 92 mila 808 euro.
A ciò bisogna aggiungere 6.260 euro per la rimozione delle vecchie fioriere, la collocazione delle nuove e il posizionamento dei fiori.
In tutto poco meno di cento mila euro (esattamente 99.068 euro).
A proposito, ad onor del vero, bisogna dire che la scelta di questo arredo urbano è stata fatta unicamente e direttamente dagli Amministratori comunali che hanno imposto il tipo di arredo (Hänsel e Gretel) e (addirittura!) l'azienda da cui comprare ai funzionari incaricati (controlla determinazione urbanistica n. 175 del 2007).
Quindi nessun funzionario o tecnico intervenuto in questa vicenda ma solo la giunta che regge l'amministrazione della città".

Strumentale allarmismo
diffuso tra i cittadini

Acqui Terme. In risposta all'intervento di Bernardino Bosio ci scrive la sinistra acquese:
"Il nostro movimento politico ha l'ambizione di volersi denominare "Sinistra acquese", senza porsi "l'imperativo categorico" di "vincere" le elezioni.
La sinistra, indubbiamente, ha invece, tra le sue peculiarità quella di schierarsi dalla parte del più debole... e non si può certo escludere a priori che in qualche contesto i più deboli siano i cittadini italiani, anche nei confronti di migranti. Tuttavia, occorre l'onestà intellettuale di ammettere che vivere ad Acqui non è propriamente la stessa cosa che vivere in un quartiere periferico di metropoli come Roma, Milano o Torino...; nella nostra Acqui, almeno a quel che risulta dalle cronache, pericoli assai più seri sono corsi da chi si avventura sulle strisce pedonali, spesso segnalate in modo inadeguato. Se proprio volessimo avviare anche nella nostra città un dibattito davvero credibile sull'"emergenza sicurezza", forse più che agli immigrati ci sarebbe da far riferimento ai Suv. Certo bisogna ammettere che Acqui è una città strana. Una città in cui qualcuno può affermare senza vergogna di "non aver mai fomentato le paure della gente"; eppure, se non ricordiamo male, è stato proprio un nostro conterraneo, che oltretutto ricopriva una carica istituzionale di qualche rilievo, a sedere su una poltrona del "Maurizio Costanzo Show" dopo aver proposto di circondare la città di filo spinato e aver promesso una taglia di un milione di vecchie lire per chiunque avesse segnalato all'autorità comunale un immigrato clandestino.
A nostro parere la sola utilità di "sparate" come quelle di cui sopra è stata di attrarre curiosità e attenzione su chi le proferiva - per inciso, la vocazione turistica e "di accoglienza" della nostra città non deve certo averne guadagnato-. La questione dell'immigrazione è certamente complessa: sarà il tempo (che, come dicono i proverbi dei nostri vecchi, è galantuomo) a dire se le "ronde" di qualsivoglia matrice - comunale o "di opposizione", poco cambia - possano rappresentare una soluzione al problema. Noi pensiamo che l'unica soluzione possibile sia rappresentata da un autentico processo di integrazione: che richiede certamente tempo, rispetto a ricette "chiavi in mano" - e di dubbia legittimità costituzionale - come le ronde; che non esclude la puntuale punizione di chi viola le leggi vigenti, da qualsiasi nazione esso provenga; che rifiuta tuttavia di cavalcare la "paura del diverso". Se si vuole integrare qualcuno, non si comincia certo impedendo fisicamente l'accesso ad un luogo scelto come dormitorio dai più sfortunati, senza predisporre strutture alternative di accoglienza. Sappiamo di dire qualcosa di impopolare, ma siamo convinti che la delinquenza e la microcriminalità, quando non sono identificabili nel "bullismo giovanile", hanno origine nel disagio e nella disuguaglianza sociale, nella discriminazione e nella mancanza di solidarietà verso i più deboli ed emarginati, nel diffondere strumentalmente allarmismo tra i cittadini. Forse però diciamo qualcosa di meno impopolare chiedendo pubblicamente - per la seconda volta - a Sindaco e amministratori comunali di investire le risorse dei cittadini acquesi in soluzioni meno rivolte all'apparenza, come "ronde" o telecamere in ogni angolo del centro, e più alla sostanza, anche ricercando e coinvolgendo le comunità etnico-sociali che si sono costituite e che operano dignitosamente e legalmente nel nostro territorio in un serio confronto sulle grandi questioni quali il lavoro, la casa, l'integrazione culturale. Da parte nostra ricerchiamo il confronto con tutti coloro che sono sensibili a questi problemi e a cui chiediamo di inviarci osservazioni, suggerimenti, consigli all'indirizzo di posta elettronica sinistra_acquese@hotmail.it (è anche attivo uno spazio virtuale, a cui segnaliamo le nostre iniziative, all'indirizzo www.myspace. com/sinistra_acqui), oppure partecipando alle riunioni che si tengono ogni lunedì presso la sede di Piazza San Guido, 38 alle ore 21".

Il sindaco risponde a Bosio
sul centro commerciale

Acqui Terme. Ci scrive il sindaco di Acqui Terme, Danilo Rapetti:
"Egregio Direttore, Le domando di concedermi l'opportunità di intervenire relativamente alla lettera che la Lista Bosio ha rivolto a L'Ancora, e apparsa sul numero scorso del Suo giornale. Benché non ami intervenire direttamente nel merito della discussione politica e delle critiche che l'opposizione rivolge all'Amministrazione, mi corre l'obbligo di rilevare che il centro commerciale in regione Martinetti, citata nella comunicazione della Lista Bosio, non poteva non essere autorizzato in quanto il vigente piano regolatore, approvato dall'allora sindaco Bernardino Bosio, prevedeva per quell'area una destinazione anche commerciale.
Il prossimo piano regolatore, invece, non prevederà ulteriori espansioni di grandi aree di commercio, ma solamente la razionalizzazione di quelle esistenti.
RingraziandoLa per l'ospitalità, presento a Lei ed ai Suoi lettori migliore saluto".

Collegamento idrico i meriti e le colpe

Acqui Terme. I consiglieri del PD, Gian Franco Ferraris, Domenico Borgatta, Ezio Cavallero e Milietta Garbarino intervengono a proposito del collegamento idrico con Predosa:
"Di solito, quando si parla di pubblica amministrazione, il cittadino pensa a una burocrazia inefficiente e a sprechi di denaro pubblico; questa volta ci troviamo di fronte a un caso di buona amministrazione: il collegamento idrico con i pozzi di Predosa, ultimato in questi giorni ha risolto uno dei più grossi problemi di Acqui Terme; questa opera mette fine alle ricorrenti crisi idriche che hanno colpito la nostra città e scongiura il rischio che si ripetano in futuro. L'intervento è costato circa 7.000.000 di euro ed è stato fortemente voluto dall'amministrazione provinciale e dai comuni che aderiscono all'ATO 6.
Si tratta dell'opera più importante della provincia in materia di approvvigionamento idrico; è stata finanziata per metà dalla Regione e per metà con le tariffe di tutti gli utenti della provincia, di fatto quindi senza gravare sui contribuenti acquesi. L'acqua è di ottima qualità e consentirà agli acquesi di poter bere l'acqua del rubinetto. Manifestiamo una certa soddisfazione in quanto si tratta di un risultato da ascrivere alle amministrazioni locali del centro sinistra, e, in generale, perché pensiamo che il compito di una buona amministrazione sia quello di dare risposte concrete ai cittadini; è bene ricordare che l'opera non è utile solo per i cittadini di Acqui, ma per tutti i comuni della zona e consentirà finalmente un utilizzo integrato e razionale delle risorse idriche esistenti, nel rispetto dell'Erro e la sua funzione di torrente, che resta la principale risorsa idrica per Acqui Terme. Era evidente che l'Erro non aveva più la portata necessaria per far fonte alle esigenze di una città come Acqui, città ricca di fonti termali ma non di sorgenti sotterranee.
Tutte le società che hanno gestito il servizio idrico dal 1989 in poi, così come l'Amministrazione provinciale, hanno individuato come unica soluzione percorribile quella di approvvigionarsi dalle fonti esistenti, seppure distanti da Acqui, attraverso la costruzione di un collegamento ad anello con Predosa. Questa proposta è stata finalmente recepita anche dall'amministrazione di Acqui dopo la crisi idrica del 2003, che aveva fortemente pesato sulla qualità della vita degli acquesi e sull'economia turistico-termale.
Tuttavia l'amministrazione Rapetti non dovrebbe tanto vantarsi per la soluzione raggiunta; dobbiamo infatti rilevare che questa amministrazione, che governa la città da quindici anni, è la maggiore se non l'unica responsabile dei ritardi nel ricercare la soluzione a questo annoso problema; ha continuato ripetutamente, con rabdomanti e stregoni, a cercare l'acqua dove non c'era, scavando pozzi che sono serviti a malapena a soddisfare esigenze private, spendendo ingenti somme per rifornire la città con autobotti, ostinandosi di fatto a individuare nell'Erro l'unica fonte di approvvigionamento e continuando a sprecare denaro pubblico con troppe briglie e arginature che hanno solo contribuito a depauperare l'Erro. È auspicabile che ora l'Erro, che ci ha fornito per anni questa preziosa risorsa, venga rispettato e siano ripristinate le condizioni naturali, violentemente modificate da interventi selvaggi che hanno determinato il degrado del torrente".

 

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