L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA]

 

L'arcivescovo missionario Stefano Ferrando

 
Trent'anni or sono, il 20 giugno 1978, si spegneva a Genova, presso l'Istituto Salesiano di Quarto dei Mille, l'Arcivescovo Stefano Ferrando, rossiglionese, che aveva speso quasi mezzo secolo di vita nelle missioni salesiane dell'India, portando a compimento una cospicua mole di realizzazioni ancor oggi in piena efficienza.
È un figlio della nostra diocesi acquese, degno emulo di tanti altri presuli che, nel volgere dei secoli, hanno dato lustro ad una comunità diocesana numericamente non molto estesa, ma fervida fucina di centinaia e centinaia di vocazioni alla vita missionaria e non solo; da qualche tempo ha preso l'avvio il processo canonico che, a Dio piacendo, vedrà ascritto Mons. Ferrando nel novero dei Beati della Chiesa che è in Acqui; questa procedura, richiesta e fortemente sostenuta dalla Congregazione delle Suore Missionarie Catechiste, che egli stesso fondò, è ora sui tavoli delle competenti autorità pontificie per i prescritti adempimenti ed appare ben avviata (chi scrive, avendo conosciuto bene questo prelato all'epoca del suo soggiorno a Genova, ha già avuto il privilegio di rilasciare la propria testimonianza in proposito).
Vediamo in rapida sintesi la sua interessante biografia. Nato, come si è detto, a Rossiglione Superiore il 28 settembre 1895, ricevette il Battesimo nella locale Arcipretura di S. Caterina; avvertito fin da bambino il richiamo verso la vita sacerdotale e conquistato dagli ideali di S. Giovanni Bosco, compì i primi studi nel Collegio di Fossano, passando poi a Foglizzo Canavese dove, nel 1912, emise la professione religiosa. In quel tempo la Congregazione salesiana stava intraprendendo su vasta scala una multiforme attività missionaria ed egli stesso decise di seguire questa impegnativa forma di apostolato: i suoi progetti furono però interrotti dallo scoppio della prima guerra mondiale, alla quale fu chiamato a partecipare, dapprima come Sergente di Sanità e poi in Fanteria, dove raggiunse il grado di Tenente in seno al 233º Reggimento; in questa veste compì diverse azioni di rilievo, in una delle quali, nell'agosto 1917, meritò una medaglia d'argento al V.M.
Terminato il conflitto riprese gli studi e potè finalmente essere ordinato Sacerdote il 18 marzo 1923 a Borgo S. Martino dal Vescovo di Casale Monferrato Mons. Pella; subito dopo fu avviato alle missioni che i Salesiani avevano istituito in Assam, nella parte nord orientale dell'India, dove arrivò verso la fine dell'anno; in quelle località era già in atto un consistente lavoro, coordinato dal Vescovo Mons. Luigi Mathias, che fu il suo maestro in quell'opera evangelizzatrice che lo vedrà impegnato per 47 anni,
Inizialmente ebbe l'incarico di Maestro dei Novizi e Direttore dello studentato filosofico e teologico di Shillong, fino a che, il 9 luglio 1934, ricevette la nomina a Vescovo di Krishnagar, diocesi che era vacante da circa sei mesi in seguito al trasferimento giurisdizionale dal P.I.M.E. alla Congregazione salesiana; fu consacrato il 10 novembre successivo e, dopo appena un anno, Pio XI lo volle Vescovo di Shillong, epicentro delle missioni dell'Assam, dove prese possesso il 26 novembre 1935. In questa sede Mons. Ferrando lavorò con un ritmo veramente eccezionale, imprimendole, nell'arco di 34 anni, una profonda impronta delle sue doti: si stava erigendo dal nulla l'intera ossatura gerarchica e strutturale, che oggi funziona del tutto autonomamente grazie al sacrificio quotidiano di valorosi missionari che, come lui, si impegnarono al massimo delle loro forze.
Fra le realizzazioni più evidenti che riuscì a portare a compimento spiccano l'imponente Cattedrale di Shillong (ricostruita integralmente dopo che un incendio, nel 1936, aveva distrutto la precedente), la fondazione delle già menzionate Suore (tutte indigene) e la nascita delle nuove diocesi di Dibrugarh (nel 1951) e di Tezpur (nel 1964), di ambedue delle quali fu primo Pastore Mons. Oreste Marengo, nativo di Diano d'Alba.
Particolare attenzione, secondo lo spirito della Congregazione cui apparteneva, fu da lui riservata alla formazione culturale e professionale dei giovani, con l'ammodernamento e l'ampliamento del "St Antony College".
Non gli mancarono, indubbiamente, le difficoltà, ma tutto sommato il presule rossiglionese riuscì a concretare i suoi progetti e a lasciare ai suoi successori un prezioso retaggio di opere che, ancora oggi, funzionano in modo adeguato ed autonomo.
La somma dei frutti raccolti in questo volgere di anni risultò ben evidente anche a Papa Paolo VI in occasione della sua visita a Bombay nel dicembre 1966, così come lo stesso Mons. Ferrando aveva avuto occasione di illustrarla durante i lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II al quale prese parte.
Nel 1969, in linea con le disposizioni pontificie, rassegnò le dimissioni dal governo pastorale attivo: il 26 giugno di quell'anno ebbe la gioia di vedere Shillong elevata a sede arcivescovile e metropolitana, con la nomina alla sua guida del primo Pastore indigeno; contemporaneamente il Papa, volendogli manifestare la gratitudine della Chiesa per il lavoro svolto, lo nominò Arcivescovo titolare di Troina.
Rientrato in Italia, si stabilì a Genova, presso l'Istituto "Pretto" di Quarto dei Mille e, lungi dal restare inattivo, accettò ben volentieri di cooperare, in città come altrove, per le funzioni vescovili cui era invitato; nel 1973 ritornò ancora una volta nella "sua" missione (dove i cattolici, dagli iniziali 5000, erano arrivati a ben 400.000). là, su invito del suo successore, procedette alla consacrazione della Cattedrale ormai ultimata nei particolari.
Negli anni successivi, sostenuto dai confratelli e dagli amici, si dedicò alla stesura delle sue memorie, pubblicando, nel 1975, un interessante volume dal titolo "Nell'India Nord-Est".
Sempre a Genova celebrò il 40º anniversario di consacrazione episcopale e per l'occasione il Capo dello Stato gli conferì l'onorificenza di Grande Ufficiale nell'Ordine al merito della Repubblica, che si aggiunse a quelle di Commendatore nell'Ordine della Corona d'Italia (avuta dal Re Vittorio Emanuele III nel 1934) e di Cavaliere nell'Ordine di Vittorio Veneto, quale reduce della Grande Guerra; ebbe anche la nomina a membro onorario dell'Accademia Archeologica Italiana.
Si spense nella sua residenza ed ebbe solenni onoranze funebri nella chiesa dell'Istituto in cui abitava, presiedute dal Card. Giuseppe Siri che, nell'omelia, coniò per lui la definizione, divenuta proverbiale, di "missionario d'assalto".
A cura dei congiunti fu dapprima tumulato nel cimitero di Rossiglione, finché le sue Suore ne reclamarono il corpo, che il 25 novembre 1987, fu trasferito a Shillong e collocato in apposito sepolcro presso la loro Casa Madre, quale estremo omaggio dell'India cattolica verso uno dei suoi più grandi evangelizzatori.
Ora non ci resta che attendere il giorno in cui piacerà al Signore manifestare anche a noi la santità di vita del Servo di Dio Mons. Stefano Ferrando e farne il prossimo Beato della nostra gente. (Giuseppe Parodi Domenichi)

 

Scrivi alla redazione

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA]