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Sorgerà in periferia di Cairo la centrale a legna di Ferrania?

  Ferrania. Una centrale a biomasse? Non proprio, ma negli accordi relativi al rilancio della Ferrania si parla di una caldaia per il teleriscaldamento che dovrebbe servire la città di Cairo M.tte con la potenza di 1, 1,5 o massimo 3 MegaWatt.
Abbiamo più volte trattato sulle pagine del giornale le problematiche relative agli impianti di questo genere, ecologici a tutti gli affetti, ma che presumono un impiego di combustibile derivato da scarti di lavorazione e da prodotti forestali in quantità notevole.
Basti pensare che la produzione di mille chilowatt che funzioni a pieno ritmo per 12 ore al giorno richiede un impiego di oltre duecento tonnellate di questo particolare materiale combustibile.
La tecnologia relativa alle centrali a biomasse è abbastanza nota ma restano comunque le incognite relative al combustibile utilizzato: provenienza, composizione, quantità…
E' ovvio che si pensi ai boschi che rappresentano quell'immenso polmone verde invidiabile che è caratteristico delle nostre zone montane.
Immenso sino a un certo punto perché anche il legname finisce, e allora a cosa si ricorre?
La sigla è di quelle che alla sola pronuncia creano un certo imbarazzo: "CDR", ossia Combustibile Derivato dai Rifiuti!
L'Assessore all'Ambiente Ermanno Goso ha subito escluso in maniera assoluta una eventualità di questo genere ma, si sa, gli assessori, seppur molto giovani, passano e le centrali o caldaie che siano restano.
Ma c'è un'altra incognita che getta qualche dubbio su questa scelta.
Non è assolutamente dato per scontato che questo impianto si faccia nelle aree dello stabilimento di Ferrania, anzi.
L'ubicazione precisa non è ancora definita ma di certo sarà costruito in un sito "baricentrico", vale a dire il più possibile vicino alla zona da servire e non certo a Ferrania.
Non è proponibile Piazza della Vittoria, che tanto per fare una battuta sarebbe l'ideale, ma si presume non molto distante, forse dalle parti dei campi tra Farina e le ex cave Faroppa.
Sarà pure una caldaia ecologica ma che ricorre comunque alla combustione di legname con tutto quello che ne consegue.
Ma che in che cosa consiste il teleriscaldamento? Si tratta di una particolare soluzione alternativa, rispettosa dell'ambiente, sicura ed economica per il riscaldamento degli edifici e la produzione di acqua calda. Si fa circolare nei tubi tra un palazzo e l'altro direttamente l'acqua calda prodotta da una grande caldaia posizionata in un sito strategico.
Niente di nuovo se pensiamo che questa soluzione, che possiamo tranquillamente definire antispreco, era già stata adottata dall'allora Montecatini nella prima metà del secolo scorso per riscaldare le case del quartiere di San Donato dove abitavano operai, impiegati, e funzionari dello stabilimento.
La grande quantità di calore prodotta dalla Montecatini e dalla Cokitalia veniva in parte utilizzata a questo scopo e in parte a produrre in proprio energia elettrica.
Dal momento che ancora adesso, all'Italiana Coke, si continua ad emettere una buona quantità di energia termica, che finisce per andare sprecata, non sarebbe il caso di utilizzarla per il teleriscaldamento senza ricorrere alle biomasse aggiungendo ulteriori impianti di combustione a quelli già esistenti?
Ma forse lo stabilimento di Bragno non si trova in una posizione baricentrica! (RCM)

 

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