È la più grande del Piemonte
Da venerdì 27 giugno la Cantina "Tre Secoli" è diventata realtà. Prodotto della fusione di due prestigiose cooperative, quella di Ricaldone e quella di Mombaruzzo, la nuova cooperativa è la più grande Cantina Sociale del Piemonte e una delle più importanti cooperative d'Italia.
La nuova coop si è presentata alla stampa ad Asti, presso la sede della "Casa dell'Asti", attraverso la voce dei due presidenti, Francesco Bertalero (Mombaruzzo) e Franco Zoccola (Ricaldone) e dei rispettivi direttori di produzione, gli enologi Daniela Pesce e Paolo Pronzato.
L'incontro ha visto la partecipazione di numerose autorità del mondo vitivinicolo, oltre che delle due amministrazioni provinciali di Alessandria e Asti e dell'assessore regionale all'Agricoltura Mino Taricco.
L'evento, d'altra parte, è epocale: per la prima volta si fondono due grandi cooperative che, caso più unico che raro, hanno sede in due diverse province (Ricaldone sotto Alessandria, Mombaruzzo sotto Asti), ancorchè in territori confinanti: tutti i vigneti dei soci della nuova aggregazione si estendono nella zona dell'Alto Monferrato, coprendo una fascia ideale che parte dalle colline del Belbo (all'altezza di Nizza Monferrato) e arriva fino alla valle Bormida (all'altezza di Acqui Terme) e, con le sue estreme propaggini, anche nell'ovadese.
"Siamo gli iniziatori, ma altri seguiranno la nostra strada", hanno spiegato, convinti della loro scelta, i due presidenti uscenti delle cantine di Ricaldone e Mombaruzzo, Franco Zoccola e Francesco Bertalero, che hanno spiegato come la scelta di fondersi "sia stata fortemente voluta per tutelare gli interessi dei soci, ma anche quelli dei consumatori" e sia stata portata avanti "con convinzione, anche a dispetto di ostacoli come, primo fra tutti, il fatto che le due cooperative originarie avessero sede in due province diverse".
Da parte di Daniela Pesce, enologa presso la sede di Mombaruzzo, è arrivata una importante precisazione: "Normalmente quando c'è una fusione questa avviene perché almeno una delle due aziende ha qualche problema finanziario. E normalmente, quando avviene una fusione, si assiste alla razionalizzazione dei compiti aziendali, il che porta a una perdita di posti di lavoro.
Nulla di tutto questo è accaduto nel caso dell'operazione che ha dato vita alla cantina "Tre Secoli": si sono fuse due aziende sane e radicate nel mercato, e l'aggregazione non ha prodotto esuberi di personale, ma anzi lascerà probabilmente spazio anche all'ingresso di nuove figure".
Nel complesso, la nuova cantina conta su un organico di venti persone più diversi operai avventizi nel periodo vendemmiale.
Vi sono cinque figure tecniche tra cui due enologi con funzioni direttive, un enologo responsabile di laboratorio e sistema qualità, due agronomi specialisti di vigneto.
I due stabilimenti di Mombaruzzo e Ricaldone rimarranno entrambi in funzione per poter soddisfare le necessità di trasformazione dei quantitativi di uva prodotta nel territorio, vi sarà solo una parziale riorganizzazione nei conferimenti e nelle lavorazioni, che porterà Mombaruzzo a una maggiore specializzazione nella lavorazione dei rossi e Ricaldone a fare lo stesso in quella dei bianchi.
La dimensione delle strutture renderà possibile in futuro accogliere anche altre nuove aggregazioni se ve ne saranno le condizioni.
Entrambi gli stabilimenti sono dotati di impianti moderni ed efficienti, anche se in parte collocati all'interno di immobili d'epoca.
I conferimenti delle uve sono sottoposti ad un sistema severo di valutazione della qualità dei carichi e relativo smistamento.
Da anni opera il servizio di consulenza viticola a favore dei soci e diversi programmi di ricerca sono stati attuati e sono in corso presso le cantine, sia in campo viticolo che enologico, in collaborazione con varie università e istituzioni scientifiche, con la Vignaioli Piemontesi e con la società partecipata Terre da Vino (valutazione vitigni bianchi non tradizionali, appassimento uve in cella a bassa temperatura, diversi sistemi di potatura e allevamento).
Un aspetto significativo, emerso nel corso dell'incontro con la stampa è stata la volontà di dirigenti e soci della cantina Tre Secoli di rivendicare con orgoglio la natura di cooperativa della loro impresa. "L'idea che ha sempre ispirato noi e chi ci ha preceduto - commentano Bertalero e Zoccola - è sempre stata: "competitivi sul mercato, solidali all'interno".
La competizione oggi è molto dura ma in verità è sempre stato così: sono solo cambiati i competitori: più grandi, più organizzati e ramificati in tutto il mondo. Il mercato è divenuto mondiale, con nuove minacce ma anche nuove opportunità.
Per coglierle bisogna rinnovarsi profondamente. Sul piano tecnologico e viticolo lo abbiamo sempre fatto.
Ora è venuto il momento di un'innovazione più profonda ed anche più difficile, perché significa rimettere in gioco una parte di noi stessi, alla quale siamo profondamente legati, a favore di una nuova identità.
Questa operazione di fusione ha l'obiettivo di continuare ad assicurare un futuro ai nostri viticoltori e a quel paesaggio viticolo che rende magnifiche le nostre colline, tanto da poterle candidare a patrimonio dell'umanità tutelato dall'Unesco.
Un patrimonio che è soprattutto celebrazione del lavoro, quello di generazioni di vignaioli. Ed in ultima analisi è soprattutto questo che, come cooperativa, ci distingue da altre imprese: la priorità che noi diamo al lavoro".
Senza mai perdere di vista i traguardi e le limitazioni tipiche del libero mercato. L'unione, d'altronde, fa la forza.
Da sempre. (M.Pr)
Un nuovo nome e il nuovo logo
Nome e logo: ovvero, in una parola, il "marchio", ciò che rende riconoscibile un'azienda sul mercato. Oggi, più che in passato, le strategie per vendere meglio un prodotto, valorizzandolo appieno e comunicando immediatamente il senso della qualità passano attraverso immagini grafiche, slogan, nomi. Anche per questo per scegliere il nome della nuova aggregazione le due cantine di Ricaldone e Mombaruzzo hanno lavorato a lungo, cercando di coinvolgere nel dibattito anche esperti del settore.
Dopo avere individuato una prima lista di nomi, questa è stata sottoposta all'attenzione di tutti i soci, ciascuno dei quali ha votato, in base ad un principio pienamente democratico, per un nominativo. Alla fine, i tre nomi più votati ("Vigne della Communa", "Alte Coste" e appunto "Tre Secoli") sono stati portati all'attenzione di una piccola commissione che ha effettuato la scelta finale. Ha prevalso la scelta di mettere in risalto la storia (chiaramente espresso dal sottotitolo "dal 1887 viticoltori in Piemonte", che ricorda come l'aggregazione sia attiva nel campo della cooperazione vinicola sin da quella data (anno di fondazione della sede di Mombaruzzo) e abbia, dunque, attraversato tre secoli di storia.
Il logo è un elemento forte e mnemonico, grazie soprattutto alla scelta di un carattere particolare, il "corsivo inglese", che ricorda le volute delle lettere tracciate con la penna d'oca e restituisce quindi alla scritta un sapore volutamente 'retro', adatto a chi ha attraversato tre secoli senza diventare obsoleto. I concetti veicolati sono quelli di tradizione, prestigio e continuità nel tempo, con la scritta "dal 1887" che, inglobata nella voluta della "S", assume carattere autonomo e viene messa in risalto.
Sullo sfondo, c'è un simbolo grafico del sole, ispirato ad una antica moneta del ducato di Mantova e del Monferrato, datata 1661 (ancora l'elemento storico), che esprime da un lato il legame con il territorio, il Monferrato appunto, e dall'altro, essendo il sole da sempre elemento indispensabile per un buon vino, conferisce un immediato collegamento logico. Diceva Luis Pasteur, non a caso, "Il vino è la luce del sole catturata dall'acqua".
Ovviamente, un bel nome e un buon logo non bastano per vincere la sfida dei mercati, ma sono un buon punto di partenza per la cantina "Tre Secoli", che con questi simboli inizia la sua avventura sugli scaffali e sulle tavole, grazie anche all'opera di Gian Franco "Boss" Ferrero di Canelli, il grafico che, mettendo in pratica le indicazioni dei giurati, ha dato vita a questo simbolo che d'ora in avanti rappresenterà l'identità della cantina. (M.Pr)
Passato e futuro, la storia e le cifre
Cantina di Mombaruzzo
Vede la luce il 30 ottobre 1887, dalla volontà di 20 fra produttori e imprenditori che la fondarono al fine di raggiungere più facilmente e direttamente i clienti oltre i confini regionali, sfruttando la linea ferroviaria di nuova costruzione (non a caso la Cantina sorge nei pressi della vecchia stazione). Fu la prima Cantina Sociale Cooperativa del Piemonte e più in generale di tutto il Nord Italia.
Purtroppo al momento della sua costituzione in Italia muoveva i primi passi una terribile malattia della vite, la filossera, che toccò il suo picco negli anni '20. Fu quello il momento più difficile per la Cantina di Mombaruzzo, che addirittura, nel 1922, si sciolse, ma fu poi ricostituita nel 1937 e da allora non ha interrotto la propria attività.
Negli anni '80, l'affermazione della doc suggerì un'attenzione sempre maggiore verso un nuovo concetto di qualità: laddove per vino di qualità si era sempre pensato ad un vino senza difetti, in grado di raggiungere alte gradazioni e di conservarsi a lungo, le nuove tendenze suggerivano maggiore ricercatezza del dettaglio e raffinatezza nel gusto. Furono così introdotte le vasche inox e altre innovazioni, come la pigiatura soffice, che fecero entrare la Cantina nell'era moderna.
Al momento della fusione può contare su un'estensione di vigneti pari a 550 ettari, circa 200 soci conferitori e circa 95.000 ettolitri di capienza. Più del 90% di vini prodotti sono Doc o Docg.
La cantina si avvale dal 1989 di un servizio tecnico viticolo che assiste i soci conferitori, occupandosi di gestione dei vigneti pregiati, progetto di nuovi impianti, selezione delle uve, allo scopo di garantire alla cantina una materia prima conforme alle aspettative di qualità della trasformazione e del mercato.
I prodotti di punta della cantina sono la Barbera d'Asti (compresa la sottozona Nizza, nel cui disciplinare rientra buona parte della superficie coltivata a Barbera della Cantina) e la Barbera del Monferrato; di minore importanza Moscato e Brachetto.
Cantina di Ricaldone
Viene costituita ufficialmente il 23 marzo 1947, anche se già nel 1945 e nel 1946 i produttori ricaldonesi avevano vinificato in comune parte del loro vino nella cantina di Filippo Lavagnino. Alla sua nascita i soci erano 71, e nei decenni questo numero è andato costantemente crescendo fino a raggiungere oggi quota 250, con 700 ettari di vigneto e il 95% dei vini soggetto a denominazione. La capacità totale della Cantina di Ricaldone al momento della fusione è di 85.000 ettolitri.
Fondamentale, per gli assetti attuali dei vigneti, è stata una trasformazione avvenuta negli anni '70 che ha portato alla graduale, ma rapida, sostituzione di gran parte dei vigneti a uva rossa con vigneti ad uva moscato, ancora oggi di notevole importanza strategica.
Caratteristica saliente della Cantina ricaldonese, dalla nascita fino ai giorni nostri, è la costante attenzione al progresso tecnologico, che ne fa una cooperativa all'avanguardia. In particolare un nuovo stabilimento pensato appositamente per la lavorazione dei vini bianchi è entrato in funzione tre anni fa, e dal 2006 è attivo un tunnel per l'appassimento del Moscato. Dalla fine degli anni '80 è attivo l'ufficio vinicolo, con un tecnico specializzato al servizio dei produttori, e sempre risalente allo stesso periodo è la decisione di dare vita ad un vigneto sperimentale per vini bianchi non autoctoni e altri vitigni.
I vini di punta sono il Moscato e il Brachetto, ma tra le produzioni rappresentative si annoverano anche Barbera d'Asti, Dolcetto d'Acqui e Cortese dell'Alto Monferrato. La Cantina possiede inoltre un centro di documentazione su Viticoltura e Enologia e promuove annualmente eventi musicali legati alla memoria di Luigi Tenco, sepolto nel cimitero di Ricaldone.
Cantina "Tre Secoli"
La storia è appena all'inizio, ma il futuro della "Tre Secoli" si annuncia radioso, almeno a fare parlare i numeri: la nuova aggregazione sarà infatti il primo produttore vinicolo piemontese per quanto riguarda Moscato e Brachetto, e si inserirà tra i 'top 5' per quanto concerne la Barbera. Al suo interno, due enologi con funzione direttiva, un enologo con competenze di laboratorio e due agronomi con esperienza in vigneto conferiranno alla neonata unione di cooperative un valore aggiunto di competenza ed esperienza. È ancora presto per illustrare le nuove strategie di mercato, ma va precisato che nel quadro attuale, la Tre Secoli non ha una distribuzione di vino confezionato nè sui mercati nazionali nè su quelli esteri; nel breve periodo, l'obiettivo è il consolidamento dei rapporti fiduciari con imbottigliatori di prestigio, quindi il potenziamento, con iniziative di fidelizzazione e comunicazione, dei punti vendita interni, che già attualmente svolgono un ruolo importante sia proponendo vini che abbinandoli nei suggerimenti al cliente ad un ampio ventaglio di prodotti gastronomici rappresentativi del territorio. (M.Pr)
Luigi Riccabone presidente
Tutto deciso per quanto riguarda il nuovo corso della "Tre Secoli": il primo presidente della nuova cooperativa sarà una figura nuova, grazie anche alla buona volontà e al senso di responsabilità di Franco Zoccola (presidente della Cantina di Ricaldone) e di Francesco Bertalero (suo omologo a Mombaruzzo), che hanno deciso di farsi entrambi da parte e favorire la candidatura di una terza persona.
Il nuovo presidente, che però verrà nominato ufficialmente e potrà ottenere pieni poteri solo a partire dal 21 luglio, dopo che la ragione sociale della Cantina Tre Secoli sarà stata ufficialmente sancita alla presenza di un notaio, sarà Luigi Riccabone, attualmente membro del Consiglio di Amministrazione di Ricaldone.
Entrambi i presidenti uscenti, comunque, resteranno nel cda: Bertalero infatti riserverà per sé la carica di vicepresidente, mentre Zoccola tornerà ad essere un 'semplice' consigliere.
Con poche, ma centrate parole, il presidente in pectore Riccabone ha tenuto il suo primo discorso in occasione della presentazione della nuova Cantina, ad Asti: "Lo scopo di questa nostra aggregazione - ha spiegato Riccabone - è quello di proseguire sulla strada dell'eccellenza, tracciata da chi è venuto prima di noi. Siamo di fronte a una sfida importante, e in un certo senso siamo gli innovatori, la testa di ponte di un intero movimento: non dobbiamo fallire". (M.Pr)