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Momentaccio per le finanze acquesi
tra swap, debito Gavonata ed altro

 
Acqui Terme. Ancora una volta la città termale alla ribalta nazionale, ma non certamente in positivo. "Acqui Terme: otto swap per perdere due milioni" è il titolo di un articolo, a firma Marcello Frisone che Il Sole 24 Ore ha pubblicato nell'edizione di sabato 5 luglio.
"Una girandola di otto contratti stipulati in cinque anni con Unicredit stanno portando il Comune di Acqui Terme a perdere oggi 2.276.000 euro. Una cifra che graverebbe sulle spalle dei contribuenti comunali nel caso in cui il Municipio piemontese chiudesse i tre swap ancora "attivi"". Così inizia l'articolo, che spiega l'origine della vicenda ed analizza quindi i contratti stipulati dal Comune acquese, per concludere con un commento dell'analista Antonio De Luca "Si accettano dei benefici immediati a fronte di forti rischi di maggiori oneri futuri... il contratto da 5 milioni presenta inoltre seri dubbi di liceità".
Sui tre contratti ancora in vita il Comune ha pagato, valuta 30 giugno, euro 1.738,76 per il primo, 18.904,54 per il secondo, 147.924,28 per il terzo: un totale di 168.567,58 già pagati, quando il bilancio preventivo del 2008 prevedeva una perdita di 170.000 euro per 12 mesi. Nei primi sei mesi dell'anno se ne sono già andati quasi tutti...
A questo proposito i consiglieri del Pd, Domenico Borgatta, Ezio Cavallero, Gianfranco Ferraris ed Emilia Garbarino, hanno presentato, l'8 di luglio, la seguente interrogazione: "Venuti a conoscenza del fatto che la banca Unicredit ha comunicato in data 30 giugno 2008 i risultati dei flussi (dal 1 gennaio al 30 giugno 2008) degli strumenti di finanza derivata (swaps) sottoscritti dall'Amministrazione del Comune di Acqui, attraverso questo istituto di credito; visto che dal risultato di detti flussi emerge il fatto che altri 168 mila euro graveranno sulle casse del nostro Comune; preso atto del fatto che un autorevole quotidiano finanziario di tiratura nazionale e di proprietà della Confederazione degli Industriali italiani ("Il sole - 24 ore) ha dedicato sabato scorso 5 luglio un preoccupato articolo sugli swap sottoscritti dal Comune di Acqui e sugli effetti pesantissimi che essi possono ancora provocare sulle finanze comunali; tenuto conto che il Bilancio preventivo di Acqui per il 2008 aveva accantonato solo 170.000 euro per far fronte ai possibili risultati negativi degli swap per tutto l'anno 2008 (cifra già del tutto consumata per far fronte ai soli primi sei mesi dell'anno) chiedono alla S.V. quali iniziative intenda assumere per cercare di escludere altre gravi conseguenze finanziarie negative per il Comune di Acqui nei prossimi anni derivanti da possibili, e secondo il giornale della Confindustria, probabili risultati negativi dei flussi della finanza derivata a suo tempo sottoscritti".
In data 3 luglio la Giunta municipale ha deciso di correre ai ripari, anche se in modo tardivo, approvando una delibera per "acquisire la valutazione degli strumenti finanziari swap in essere con l'Unicredit..." richiedendo per questo allo studio Zucchinali & Partners srl di Albisola Superiore l'analisi degli swap sottoscritti ed una "specifica dettagliata relazione sulle operazioni attivate nell'ottica di ottenere uno studio che superando la sterile analisi anche critica, fornisca, se necessario, utili suggerimenti per eventuali provvedimenti e/o azioni da parte del Comune".
Per questa operazione salva... faccia la Giunta ha imputato una spesa di 3.000 euro.
Un momentaccio per l'amministrazione acquese: all'operazione-sanguisuga-swap si potrebbe aggiungere quella della discarica mancata a Gavonata, con richiesta di altri due milioni di euro di risarcimento, senza contare altre penali e spese aggiuntive (incarichi per sanare l'incauta operazione degli swap, condanna per l'improvvido esproprio per il parcheggio di via Malacarne...).
I soldi dei contribuenti acquesi stanno evaporando, ma non certamente per l'eccessiva calura. (M.P.)

 

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