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Acqui Terme. Non il taglio del nastro tricolore, ma l'apertura di un rubinetto che ha provocato un getto d'acqua alle spalle del basamento dove si trovavano il sindaco di Acqui Terme Danilo Rapetti, quello di Predosa Mario Trucco e tante autorità, è stato il momento principale della cerimonia di inaugurazione dell'interconnessione idrica Predosa-Acqui Terme. L'evento si è svolto verso le 10,30 di sabato 19 luglio, all'imbocco del ponte Carlo Alberto, per chi dalla zona Bagni procede verso il centro città. La scelta del luogo per l'inaugurazione è stata accurata, con la veduta dell'Acquedotto romano, opera che testimonia la rilevanza bimillenaria della città e che è certamente una grande testimonianza storica. Tornando all'"autostrada dell'acqua", tra pochi giorni dovrebbe entrare in piena attività e porre fine d'ora in poi alle criticità sull'approvvigionamento idropotabile per la città termale e per gli abitanti di molti Comuni, che storicamente nel periodo estivo, sono stati interessati da ricorrenti crisi idriche dovute al prosciugarsi delle falde del torrente Erro da cui viene alimentato l'acquedotto di Acqui Terme. Alla cerimonia hanno partecipato tante autorità civili, militari e religiose, tanti appartenenti a forze politiche che si riconoscono nell'attuale governo cittadino. Difficile farne l'elenco al completo. Dal sindaco di Alessandria Fabbio a quello di Cassine Gotta (è anche presidente dell'assemblea Amag), il vice presidente dell'Amag Persani, il presidente della Provincia Filippi, il presidente dell'Amag Repetto. Quindi il colonnello Giangreco comandante provinciale dei carabinieri, il consigliere regionale Cavallera, il maresciallo Giordano della Tenenza della Guardia di finanza di Acqui Terme. Poi i sindaci, tra gli altri, Bisio (Molare), Oddone (Ovada), Grillo (Terzo), Pastorino (Cavatore), il presidente della Comunità montana Suol d'Aleramo Nani. Gli assessori del Comune di Acqui Terme Ristorto, Bruno, Bertero, Gelati e Leprato. La benedizione di rito è stata impartita dal parroco di Lussito don Ugo Amerio, delegato dal vescovo ad occuparsi di quel momento religioso. "L'acqua è veramente una benedizione", ha detto don Ugo. "Negli anni del passato sindaci e tecnici in questa stagione temevano di andare incontro a crisi idriche, poi la soluzione, ma nessuno intende abbandonare l'approvvigionamento dall'Erro", ha sottolineato il sindaco Rapetti. Quindi, simbolicamente ha consegnato al sindaco di Predosa, comune dove viene prelevata l'acqua immessa nel "tubone", una bottiglia di acqua termale ed ha riferito che gli abitanti del medesimo comune potranno usufruire per cure termali delle stesse convenzioni ottenute dagli acquesi. "Predosa ha accolto volentieri l'iniziativa di concedere l'acqua. Dal 1992 ha sempre dato la propria disponibilità a fornire acqua alla città termale. Raccomandiamo solo di usarla per il consumo civile e ci batteremo perché quest'acqua venga usata nella maniera più giusta, limitatamente ai bisogni veri", ha ricordato il sindaco Trucco. Fabbio ha puntualizzato l'importanza dell'operazione, "cosa di non poco conto, poiché dobbiamo agire in termini di comunità allargata". Della validità ed importanza e del notevole interesse dell'opera per tutta la provincia ha parlato Roberto Gotta. "È stata una bella avventura portata a termine in tempi brevissimi", ha ancora ricordato il presidente dell'assemblea Amag, azienda che ha realizzato l'impianto. Il presidente dell'Amag, Repetto, ha annunciato la possibilità di realizzare nell'area dei pozzi un parco tematico sull'acqua a disposizione delle scuole a livello provinciale. (red. acq.) La scelta del "tubone" criticata dalla Lega Nord
Acqui Terme. La Lega Nord ci ha inviato il seguente commento per la realizazione del tubone Acqui Terme-Predosa: "La Lega Nord esprime soddisfazione per la risoluzione di un problema! La mega condotta, lunga 28 chilometri, si snoda per lo più lungo l'antico tracciato della Via Aemilia Scauri, partendo dal campo pozzi situato nel Comune di Predosa, sino alla regione Sott'Argine di Acqui Terme per inserirsi nella rete dell'acquedotto della città ci metterà al riparo dall'emergenza idrica dei prossimi anni. Sia però consentita una riflessione sull'inaugurazione, voluta e inserita in un momento così abbondante di acqua come non mai, sembra quasi voler a tutti i costi dare una notizia positiva in un momento che per gli acquesi che è più da tragedia greca che da commedia brillante! In realtà il "tubone" non è ancora terminato, mancano alcune parti quali le valvole di parzializzazione della portata che servono per regolare il flusso in base ai consumi, forse anche qualcuna di sicurezza quali le valvole di ritegno (o non ritorno) utili ad evitare pericolosi reflussi in caso di rotture! In più non abbiamo capito se l'allagamento dei campi nei pressi di un distributore in zona Martinetti fosse un tentativo di trasformare la pianura circostante in una risaia o la dimenticanza di qualche metro di tubo tardivamente collegato tra due tronconi tra essi disuniti. Una considerazione sulla qualità dell'acqua è doverosa! Oggi potremmo dire che l'acqua che parte da Alpi e Appennino ed alimenta le loro meravigliose falde di montagna scende a valle portando con sé la storia delle coltivazioni, delle fabbriche e degli insediamenti umani che trova sul suo percorso, tra i vigneti dove qualcuno usa ancora erbicidi, nelle pianure dove si irrigano campi con l'acqua che a volte drena altre sostanze quali nitrati, nitriti (non quelli dei cavalli) ecc. poi quando l'acqua è nelle falde di pianura a valle, anche di Acqui Terme, noi la prendiamo e la pompiamo verso l'alto per portarla nelle nostre case! Meditate! Meditiamo insieme anche su quanto è successo in Langa, con l'acquedotto delle Alpi Cuneesi: alcuni anni fa con un progetto di "tubone" simile al nostro i luminari della distribuzione idrica portarono, per esemplificare l'acqua da "Vinadio fino a Bubbio", nostri paesi si abbandonarono o trascurarono le risorse idriche locali rappresentate da pozzi utilizzati da anni ed oggi questi territori si trovano a patire giornate di vera emergenza idrica, con la sola consolazione che almeno la loro acqua e prelevata alla fonte, per cui di buona qualità. La richiesta della Lega Nord è quella di non abbandonare le risorse locali, anche quelle minori, esse rappresentano una ricchezza di cui tutti noi siamo i proprietari, una risorsa che per la buona qualità dell'acqua è serenità e certezza per le nostre famiglie. Nella valle Erro l'acqua c'è, i pozzi del Filatore, trivellati nel 2003, sono ricchi a riva destra 15/16 litri e a riva sinistra di 20/25 litri al secondo; acqua che scendendo dai boschi dell'Appennino dove coltivazioni, industrie e insediamenti umani sono praticamente inesistenti, è di ottima qualità, ma il "tubo" dal Filatore al Lavinello parrebbe troppo corto Nei prossimi mesi verificheremo la qualità dell'acqua, a tutela dei cittadini pronti a riconoscere eventuali nostre inesattezze!".
Ci scrive il Comitato per la salvaguardia del torrente Erro
Pensare seriamente a rinaturalizzare l'Erro
Acqui Terme. Ci scrive il Comitato per la salvaguardia del torrente Erro: "Come sicuramente illustrato in altra parte del giornale sabato scorso c'è stata l'inaugurazione di quello che tutti conoscono ormai come il "Tubone", ovvero la condotta idrica che unisce Predosa ad Acqui e che dovrebbe rappresentare la soluzione ai problemi idrici della nostra città. Non vogliamo qui entrare nel merito della cronaca della manifestazione ma solo porre in evidenza alcune nostre considerazioni che il clima alla "vogliamoci bene" di domenica non deve far dimenticare. Il nostro "occhio di riguardo", come tutti sanno, è sempre e comunque rivolto all'Erro, di cui domenica si è parlato poco ma che, dai tempi degli antichi romani, rimane, rimarrà e dovrà rimanere la fonte idrica primaria di Acqui. Di qui la necessità di mantenere alto il livello di guardia affinché il torrente venga salvaguardato, oggi ancora più di ieri. La disponibilità di una fonte alternativa dovrà scongiurare l'eventualità di eseguire interventi sconsiderati come quelli avvenuti dal 2003 fino a ieri, consentiti in nome dell'emergenza, ma che sarebbero da denuncia penale in condizioni normali. Le conseguenze, non solo estetiche, di tali interventi sono ancora oggi purtroppo sotto i nostri occhi e, per chi lo vorrà, saranno visibili in una mostra fotografica che sarà esposta ad Arzello durante i festeggiamenti di Agosto della Proloco.
Oggi è forse il caso di cominciare a pensare seriamente a un progetto di rinaturalizzazione del torrente stesso, progetto spesso tirato in ballo, specialmente in prossimità di eventi elettivi, ma mai preso seriamente in considerazione. Per quanto riguarda invece il "Tubone" invece siamo andati indietro nel tempo a rileggerci le cronache nostre e giornalistiche e abbiamo trovato non pochi spunti di riflessione. Se da un lato non può che far piacere constatare che oggi tutti sono concordi nell'elogiare il progetto, occorre anche ricordare che buona parte di coloro che domenica ne decantavano le lodi all'inizio erano nettamente contrari, a iniziare dall'amministrazione comunale dei tempi di Bosio e del primo Bosio-Rapetti. Nelle dichiarazioni di sabato poi si è dimostrato quasi entusiasta perfino il sindaco di Predosa, dichiaratosi favorevole fin dall'inizio, anche se rileggendo "il Piccolo" del 19 luglio 2006 troviamo scritto "Lo scorso 12 luglio il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche si è infatti dichiarato favorevole al progetto, riconoscendo la sua valenza pubblica e respingendo il ricorso presentato dal Comune di Predosa e da alcuni privati." E ancora prima (7/2/2005): "il Sindaco di Predosa in una intervista si dichiara completamente all'oscuro e nettamente contrario alla sola idea". Mah! Una nota interessante, tra i discorsi politici di circostanza, le parole espresse dal presidente dell'Amag Lorenzo Repetto sui progetti futuri e che, molto più sinceramente, ha ringraziato in primo luogo i propri uomini e chiesto brutalmente ai politici l'elargizione dei fondi stanziati ma non ancora elargiti. Oggi i tempi sono cambiati. In molti hanno preso coscienza che le risorse energetiche non sono infinite e che una delle maggiori fonti è il risparmio. Che dire allora, per restare in tema di acqua, delle nostre famose Fontane colabrodo dove, nella fretta di inaugurarle per il Capodanno, non fu nemmeno previsto il riciclo dell'acqua stessa e che sono costate alla città in questi anni oltre 600.000 euro solo di bolletta idrica nonostante siano rimaste quasi sempre chiuse d'estate? Chi a quel tempo le volle e oggi critica su tutto dovrebbe almeno fare un piccolo esame di coscienza e ammettere l'orrore, pardon l'errore!".
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