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I fans soddisfatti
del concerto dei Pooh

 
Acqui Terme. Dopo quello di Jovanotti anche il concerto dei Pooh, il secondo grande evento organizzato dal Comune allo stadio "Ottolenghi", va in archivio, col suo strascico di piccole polemiche locali (stavolta i cancelli sono rimasti chiusi fino alla fine e i controlli per biglietti ed accrediti sono stati molto più stringenti).
Presto arriveranno le cifre, che possono significare tanto ma spiegare relativamente poco.
Al momento di scrivere questo articolo disponiamo solo di pochi numeri e di quello che abbiamo visto coi nostri occhi, ed è sulla base di questi pochi dati che cercheremo di stilare un bilancio della serata, bilancio che, in attesa dei resoconti finanziari del Comune sarà soprattutto artistico.
Lo spettacolo non ha deluso le attese: i Pooh hanno mostrato quello che era lecito aspettarsi da loro, ovvero una grande professionalità, una ottima preparazione musicale (nelle due ore e più di concerto hanno suonato almeno una trentina di strumenti) e considerato che il loro repertorio, dopo quarant'anni di carriera, è così smisurato che avrebbero potuto suonare fino all'alba del giorno dopo, occorre dire che il materiale per costruire uno show gradevole non mancava di certo.
Il loro tour si chiama "Beat Re-Generation", e un motivo c'è: lo si capisce subito quando la band, anziché con un pezzo di propria produzione, attacca con una reinterpretazione di alcuni classici: "29 settembre" (Lucio Battisti - Equipe 84), "Ma che colpa abbiamo noi" (The Rokes), "Pugni Chiusi" (I Ribelli) e altri ancora.
Sono pietre miliari della "Beat Generation" ripresi e riarrangiati, con risultati a volte sorprendenti (bella la 'heavy cover' di "Pugni Chiusi"), insomma "rigenerati", rimodellati fortemente e forgiati nuovamente in una personalissima chiave musicale.
L'idea è interessante e sicuramente dà sin dall'inizio un'impronta a uno spettacolo che gioca molto sul fascino retrò delle varie epoche musicali attraversate dal gruppo, accentuandolo con un palco molto ampio, bilanciato nel suo equilibrio spaziale da due mastodontiche gigantografie in bianco e nero di foto d'epoca, mentre sul palco gli schermi intrecciano giochi di luce che potremmo definire 'passatisti' (pixel e bit), a richiamare intelligentemente quelli in voga alcuni anni fa.
Si passa poi ai successi del gruppo, che divide il concerto in diversi momenti tematici e quindi il gran finale che propone un medley dei più grandi successi, da "Uomini soli" a "Tanta voglia di lei" da "Pensiero" a "Chi fermerà la musica".
Il concerto termina, e Red Canzian saluta il pubblico con un ultimo omaggio a un'epoca musicale (quella della Beat Generation, ovviamente): "noi l'abbiamo vissuto - fa notare - ed era un periodo straordinario"
I fan hanno gradito, anche se l'esibizione di Jovanotti, pur con le inevitabili differenze generazionali, aveva forse coinvolto maggiormente il pubblico, specie quello sul prato. Un raffronto fra le due esibizioni resta, comunque, impossibile, per la grande diversità di genere e per la diversa composizione del pubblico; si può, invece, fare qualche considerazione sul diverso atteggiamento degli artisti verso la città e verso i giornalisti: se di Jovanotti abbiamo scritto che aveva vissuto poco Acqui Terme, dei Pooh possiamo dire che non l'hanno vissuta per nulla, visto che sono arrivati alla spicciolata, si sono esibiti senza nemmeno concedere alla stampa qualche minuto per un paio di domande e subito dopo il concerto sono ripartiti: hanno, indubbiamente, dato prova di grande professionalità sul palco ma forse, anche nel loro caso, a fronte di un cachet comunque oneroso (110.000 euro secondo le voci circolate), la ricaduta sulla città avrebbe potuto essere superiore se i quattro si fossero degnati quantomeno di fare un giro in centro e qualche foto sotto la Bollente.
Abbiamo lasciato, volutamente, per ultimo il discorso relativo all'affluenza di pubblico e alla risposta della città, che in questo caso è più complessa da valutare rispetto al "Safari Tour" di Jovanotti.
Visivamente, lo stadio è apparso meno pieno, ma anche se mancano le cifre ufficiali, è possibile che il numero dei paganti sia stato superiore: stimando a braccia possiamo valutare la presenza di pubblico nell'ordine delle 3000-3500 unità, quasi tutte paganti, a fronte dei circa 5000 presenti per Jovanotti (molti dei quali, però, entrati senza biglietto o per una apertura anticipata dei cancelli). Si discuterà ora se un'affluenza di queste proporzioni rappresenti un successo o un fallimento: noi diciamo che, in proporzione a quanto era lecito aspettarsi, la città non ha risposto male. Nel loro concerto di Verona (città di 264.000 abitanti), i Pooh sono stati seguiti da 7000 spettatori. Acqui, che di abitanti ne fa 20.000, ha risposto con un'affluenza che, proporzionalmente, è stata assai superiore.
Per concludere forniamo uno spunto di riflessione: è giusto fare notare che una famiglia con due figli adolescenti, per assistere tutta insieme al concerto dei Pooh o a quello di Jovanotti, avrebbe dovuto spendere un totale di 180 euro, una cifra che con l'attuale congiuntura economica appare del tutto ingiustificabile: anche se è giusto precisare che a fissare i prezzi per i due concerti non è stato il Comune bensì le agenzie che organizzano le tournée degli artisti, è inevitabile fare notare che Acqui Terme non è né Milano né Torino, e che a costi più bassi i due eventi avrebbero avuto certamente un'affluenza superiore. (M.Pr.)

Secondo l'analisi della Lista Bosio

Concerti acquesi: flop mortale da 230.000 euro

Acqui Terme. La lista Bosio fa il punto della situazione sui concerti acquesi dopo la serata con i Pooh:
"Egregio direttore,
Come Lista Bosio, dopo il concerto dei Pooh di martedì 22, crediamo sia giunto il momento di trarre le conclusioni su questa tanto discussa operazione promo-turistica della giunta comunale che ad inizio anno delibera di impegnare 480.000 euro per l'organizzazione di due "megaconcerti" da tenersi nella città termale. Cifra gigantesca (1.000.000.000 delle vecchie lire) tenuto conto del momento di crisi generale (in molte città hanno cancellato eventi simili e addirittura sospeso il Festivalbar per motivi finanziari). Tale operazione appare più sconcertante se si riflette sul fatto che negli anni precedenti, con qualche difficoltà, si stanziavano circa 50/60.000 euro per le manifestazioni turistiche di un anno! In sole due sere abbiamo bruciato quanto speso negli 8 anni precedenti! Questa scelta può essere spiegata solo in due modi: o l'attuale giunta ha operato una rivoluzione finanziaria con un piano strategico preciso e manageriale o, più probabilmente, è la semplice conseguenza di superficialità amministrativa partorita per manie di grandezza ed accettata dalla giunta del Comune per evitare isterismi personali e dimissioni più o meno ventilate di qualche assessore in caso di bocciatura. Risultato? Un flop mortale facilissimo da prevedere, 230.000 euro buttati al vento! Non osiamo immaginare i tagli che verranno fatti in settori quali il socio assistenziale o i lavori pubblici per coprire i buchi di una tale fiasco economico. E voi assessori a cui hanno decurtato le risorse cosa fate? Non vi viene un po' di rabbia? Non vi sentite presi in giro non si sa da chi e perché? Ma ancora più sconcertanti risultano le dichiarazioni dell'esperto assessore sui problemi oggettivi emersi durante il concerto di Jovanotti. Lasciando perdere le centinaia di biglietti e pass omaggio regalati, che sono un'offesa al buon senso e a chi a pagato profumatamente, risulta incredibile l'ordine dato dall'assessore di aprire i cancelli dopo un'ora dall'inizio dello spettacolo, (forse per aumentare l'esiguo numero dei paganti-buonafede-gabbati che a vederli faceva venire il magone?) e ciò che ha dichiarato in merito "Abbiamo aperto i cancelli perché ci sembrava una cosa gentile nei confronti di chi era rimasto fuori, ma non lo faremo più perché molti se ne sono approfittati"… Questa affermazione risulta tanto più assurda quanto più si cerca di interpretarla: di che cosa si sono approfittati coloro che sono stati fatti entrare gratuitamente? Forse hanno strappato i pezzi di manto erboso da portare a casa come ricordino? Non risulta. Sembrerebbe, invece, che alcuni abbiano affermato: "la prossima volta con i Pooh faremo uguale". E beh, ci sembra un ragionamento assolutamente condivisibile nella sua limpida lucidità visti i fatti! E anche coloro che hanno pagato il biglietto sicuramente potrebbero far parte degli "approfittatori" in futuro! Se l'assessore si fermasse a pensare che oggi 50 euro sono un ventesimo di uno stipendio medio, capirebbe! La seconda dichiarazione dell'assessore recita: "Non ha importanza quanta gente ha assistito agli spettacoli, l'importante è che il nome di Acqui Terme si sia spinto al di fuori del territorio". Sfidiamo chiunque a fare una piccola rassegna stampa degli articoli apparsi sui giornali nazionali su cotanto evento; potrebbe, a mala pena, pinzare due fogli A4, e a ben guardare i commenti su internet uno potrebbe rimanerci male! Arriviamo alla conclusione che l'indotto economico e di immagine di tali avvenimenti per la nostra città è pari a zero se a tutto ciò aggiungiamo che i pochi presenti non hanno neanche fatto un giro per la città perché, ovviamente, finito il concerto uno prende la macchina e torna casa dopo aver speso 46 euro a testa (sempre per l'1/20 dello stipendio!) In cosi tanta tristezza una riflessione si aggiunge ad aumentarne l'amarezza: ricordate quanta gente passeggiava per Acqui i sabati sera arrivando da tutta la provincia per ascoltare i vari gruppetti musicali acquesi che l'amministrazione precedente faceva suonare in giro per la città? Sapete cosa costavano? 20.000 euro per tutta l'estate.
Ma forse è meglio cosi, in fondo, ora il nome di Acqui è arrivato fino a chissà dove e possiamo anche vantarci di avere avuto due grandi eventi.
Contenti pochi, contenti tutti? Forse".

L'assessore Leprato risponde a Bosio

Acqui Terme. In risposta all'intervento di Bernardino Bosio, pubblicato sul numero scorso de L'Ancora, ci scrive l'assessore Anna Maria Leprato:
"Carissimi cittadini acquesi, Pierre-Marc-Gaston Duca di Levìs, scrittore francese vissuto tra la fine del settecento e la prima metà dell'ottocento, diceva che la critica è un'imposta che l'invidia percepisce sul merito. Io non credo di avere meriti particolari se non quello di amare la mia città, ma devo constatare che qualcuno sta percependo laute imposte costruendo artificiose critiche sugli eventi estivi che, senza timore alcuno, confesso di avere fortemente voluto in accordo con l'amministrazione che ho l'onore di rappresentare in qualità di assessore alle Manifestazioni e al Turismo.
Scrivo direttamente a voi, cittadini acquesi, lasciando da parte il teatrino del "botta e risposta" da Corriere dei Piccoli. In questo caso con il termine "piccoli" non inteso quale nobile aggettivo sostantivato rivolto all'età anagrafica dei lettori ma quale aggettivo vero e proprio indicante l'imbarazzante bassezza culturale ed intellettuale di chi scrive. Basti vedere l'ultima citazione a mio carico firmata Bernardino Bosio: "quande la m… a monta u scogn o a fa spisa o a fa donn". Non so e non voglio credere che cotanta cultura e dovizia di citazioni gli derivi dagli studi seminaristici che dice di aver frequentato non diventando, peraltro, né latinista né prete ma molto più paganamente sacerdote di Bacco. Il mio "Asinus asinum fricat" che è una frase del poeta latino Properzio non voleva essere assolutamente un'offesa personale diretta al signor Bernardino Bosio ma, semplicemente, la sintesi e l'interpretazione di un clima da epidemia che è venuto diffondendosi causando contagiosi pruriti, probabilmente, in un punto della schiena dove è difficile grattarsi da soli scatenando così una singolare situazione di solidale sfregamento reciproco come naturalmente avviene tra i dolcissimi e simpatici quadrupedi che, tra l'altro, amo moltissimo e, contrariamente all'immaginario collettivo, sono ritenuti dalla scienza animali molto intelligenti. La mia citazione dotta, come la definisce Bosio (sicuramente molto più della sua ultima in vernacolo) è stata semplicemente conseguente ad un'altra citazione latina fatta dallo stesso Bosio che diceva "panem et circenses" a voler significare che gli spettacoli di Jovanotti e dei Pooh erano stati ideati e voluti soltanto per distrarre l'opinione pubblica dai problemi reali della città. Se così fosse stato sarebbe stato doveroso riservargli un posto sulla tribuna dell'imperatore visto e considerato che l'origine di questi problemi va ricercata molto indietro nel tempo.
Tengo a dirvi, cari cittadini acquesi, in nome del rispetto, della stima e del senso del dovere che ho verso di voi che l'idea di creare questi eventi ha avuto semplicemente origine dal desiderio forte di dare vita, anche se con l'incertezza e la fragilità di tutte le novità, a delle forze propulsive che potessero consentire di dare alla città di Acqui la visibilità che merita a livello nazionale. La frase "panem et circenses" è del poeta satirico Giovenale e quando l'autore l'ha scritta credo pensasse di più agli spettacoli da circo che non alla musica. Alla satira di Giovenale si confanno di più, che non la nobiltà della musica, gli amministratori sudati che corrono con una "brenta" di acqua bollente sulle spalle per dare prova di virilità o la boutade di sapore borbonico da feste farina e forca delle ronde padane e del filo spinato per non fare entrare gli albanesi. I fili spinati rappresentano un brutto ricordo anche per tanti cittadini acquesi. Io voglio che questa città non abbia limiti, non abbia confini né in entrata né in uscita, voglio che la città che amo e insieme a lei tutti i suoi abitanti possano trovare il varco giusto per far sentire la propria voce, per promuovere la propria immagine, la propria storia e la propria cultura fondendosi con il mondo, perché voglio che il mondo conosca Acqui, la mia città. La città dove sono nata e cresciuta e dove, nel bene e nel male, fin che Dio lo vorrà, voglio continuare a vivere. Lascio volentieri a Bosio la sua fortuna di risiedere a Montabone e di non essere acquese.
Cari cittadini acquesi, io non ho la bacchetta magica in mano, non ho la lampada di Aladino che mi predice il futuro ma, insieme a voi, sul futuro sono pronta a scommettere perché so che la maggioranza di voi la pensa come me. Conosco la capacità imprenditoriale degli acquesi troppo spesso tradita da politiche fittizie e sbagliate e questa capacità imprenditoriale voglio promuoverla con tutte le mie forze nel ruolo pubblico che rivesto. Io, quando è il caso, so fare i patti e cerco di mantenerli, con tutte le difficoltà che questi comportano. E i patti, io, li faccio sulla pubblica piazza guardando negli occhi i miei concittadini. Alla stragrande maggioranza degli acquesi dico grazie per il sostegno che mi hanno dato e che mi vorranno dare e sono aperta al confronto e ai consigli di chi vorrà apportare in ogni momento il proprio contributo costruttivo per il bene della città.
Da oggi non risponderò più alle provocazioni perché non ho tempo da perdere in sterili polemiche. Per quel che riguarda le offese e le frasi ingiuriose rivolte alla mia persona, alla mia famiglia e ai miei collaboratori lascio che se ne occupino i miei legali che sanno fare bene il loro mestiere. A chi ha scritto la dotta frase "quande la m… a monta u scogn o a fa spisa o a fa donn" dico soltanto che "chi ha in bocca il fiele non può sputare miele" e, infatti, si vede qual è la sostanza che esce.
Grazie per l'attenzione che mi avete riservato e scusate lo sfogo ma ritengo che, su ogni cosa che accade in questa amministrazione, gli unici e naturali giudici a cui rivolgersi siano i cittadini. Vi sono sempre vicina e ritenetemi in ogni momento a vostra completa disposizione.
Ho aperto questa lettera con una citazione e con una citazione la chiudo: "Se l'invidia potesse guardare fissamente il sole non ne vedrebbe che le macchie" (Conte di Belvèze)".

Dopo l'intervento di Bosio

Il sindaco Rapetti difende l'assessore Leprato

Acqui Terme. Pubblichiamo la replica del sindaco Danilo Rapetti al consigliere Bernardino Bosio "sull'attacco personale" all'Assessore Anna Leprato:
"Egregio Direttore,
Le chiedo di concedermi spazio per alcune considerazioni in merito alle affermazioni del consigliere comunale Bernardino Bosio, apparse sull'ultimo numero del Suo giornale.
Personalmente ritengo che i cosiddetti grandi eventi, ovvero i concerti con artisti di fama internazionale, oltre a qualificare l'estate acquese, diffondano il nome di Acqui in tutta Italia, facendola conoscere e proponendola come sede di spettacoli di assoluto rilievo, cosa che, per una città turistica, è di fondamentale importanza.
Ovviamente ogni consigliere comunale, così come ogni cittadino, è libero di avere un'opinione differente; ogni consigliere, poi, ha diritto di conoscere i conti delle manifestazioni, di queste e delle altre, una volta che siano terminate: l'Amministrazione comunale è del tutto trasparente. Nella fattispecie dei concerti, se ci sarà un pareggio nei conti, ce ne rallegreremo, in caso contrario. insieme agli sponsor privati, si provvederà a riequilibrare i costi, sostenendo finanziariamente questa operazione, così come tante altre manifestazioni il Comune sostiene dal punto di vista finanziario.
Quello che però mi spiace di dover sottolineare è che la polemica da parte del consigliere Bosio sia trascesa dalla legittima richiesta di informazioni e dal legittimo attacco politico ad un attacco personale dell'Assessore al Turismo oggettivamente inaccettabile.
Dall'attacco all'insulto passa un confine che non deve essere mai valicato.
Esprimo quindi tutta la mia fiducia, stima e solidarietà all'Assessore Anna Leprato, incoraggiandola e sostenendola a proseguire nella direzione fin qui intrapresa".

 

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