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"Non ci ardeva il cuore
quando ci spiegava le scritture?"

 

"Non ci ardeva il cuore quando ci spiegava le scritture?" (Luca 24, 32)

Cari sacerdoti, diaconi, persone consacrate, fedeli laici,

1- La solennità del patrono San Guido è preceduta, quest'anno, da una celebrazione comunitaria del sacramento della penitenza, da me presieduta nella chiesa di S. Francesco, in Acqui Terme. In tale celebrazione ci mettiamo umilmente e fiduciosamente davanti al Signore perché, illuminati dalla sua Parola e sostenuti dalla grazia del suo Spirito, possiamo interrogarci sul cammino che la nostra Chiesa particolare sta compiendo in questi anni di inizio del terzo millennio, in un mondo che cambia rapidamente, e a cui urge annunciare la buona notizia del Vangelo.
"Io sono la vera vite" (Giovanni 15,1): un esame di coscienza per la nostra Chiesa particolare alla luce della parabola evangelica
È l'occasione per una verifica fatta alla luce della fede e con la certezza che il Signore risorto, il buon Pastore, cammina con noi e ci sostiene lungo il migrare dei giorni.
In un passo del libro "Gesù di Nazaret" papa Ratzinger, scrive:
"La parabola della vite nei discorsi di addio di Gesù porta avanti l'intera storia del pensiero e del discorso biblico sulla vite e apre un'ultima profondità. "Io sono la vera vite" dice il Signore (Gv 15,1). … L'elemento essenziale e di massimo rilievo in questa frase è l'"Io sono": il Figlio stesso si identifica con la vite, è diventato Egli stesso vite. Si è lasciato piantare nella terra. È entrato nella vite: il mistero dell'Incarnazione, di cui Giovanni ha parlato nel Prologo, viene ripreso in modo sorprendente. Ora la vite non è più creatura che Dio guarda con amore, ma che può anche sradicare e rigettare. Nel Figlio è diventato Egli stesso vite, si è identificato per sempre e ontologicamente con la vite….
Se il Figlio è ora diventato Egli stesso la vite, ne consegue reciprocamente che Egli proprio in questo modo resta una cosa sola con i suoi, con tutti i figli di Dio dispersi che è venuto a raccogliere (cfr. Gv 11,52). La vite come attributo cristologico contiene in sé anche un'intera ecclesiologia. Indica l'unione inscindibile di Gesù con i suoi che, con Lui e per mezzo di Lui, sono tutti "vite" e la cui vocazione è di "rimanere" nella vite….
Il discorso della vite dimostra così l'irrevocabilità del dono fatto da Dio, che non verrà tolto. Nell'Incarnazione Dio ha legato se stesso…".
Punto di partenza di una verifica sul nostro cammino di Chiesa è dunque, una rinnovata consapevolezza del legame irrevocabile che Dio, in Cristo, ha posto con i credenti in Lui. Tutti necessitiamo di rendere sempre più esplicita la presa di coscienza di tale legame, che è motivo di immensa gioia e di incommensurabile fiducia.
Continua la riflessione di papa Ratzinger:
"La vite non può più essere sradicata, non può più essere abbandonata al saccheggio. Abbisogna, però, continuamente, della purificazione... Sempre di nuovo la Chiesa, il singolo, necessitano della purificazione: i processi della purificazione, tanto dolorosi quanto necessari, pervadono l'intera storia, pervadono la vita degli uomini che si sono donati a Cristo. In queste purificazioni è sempre presente il mistero di morte e risurrezione. L'autoesaltazione dell'uomo come anche delle istituzioni va tagliata via; ciò che è diventato troppo grande va ricondotto alla semplicità e alla povertà del Signore stesso. Solo attraverso tali processi di morte la fertilità persiste e si rinnova".
La verifica sul nostro cammino di Chiesa continua attraverso un esame sincero sulla "potatura" di cui siamo oggetto e di cui dobbiamo farci carico, per vivere più intensamente il mistero di morte e di risurrezione di Cristo.
Ancora dal libro "Gesù di Nazaret".
La purificazione mira al frutto, ci dice il Signore. Qual è il frutto che Egli attende? …. Isaia e tutta la tradizione profetica avevano detto che Dio si aspettava uva e dunque vino buono dalla sua vite: un'immagine per indicare la giustizia, la rettitudine che si forma attraverso il vivere nella parola di Dio, nella volontà di Dio. …Il frutto che il Signore si aspetta da noi è l'amore - che, con Lui, accetta il mistero della croce e diventa partecipazione alla sua autodonazione - e così la vera giustizia che prepara il mondo in vista del regno di Dio".
Alcune domande per continuare la verifica:
La rettitudine che si forma, vivendo, secondo la parola di Dio, nella volontà di Dio, è norma dell'atteggiamento nostro, delle nostre comunità? Crediamo che la carità è l'unica forza che cambia il mondo ed operiamo secondo tale convinzione?
Essenziale, per essere vigna del Signore, che porta frutti, è il "rimanere".
"Ciò che i Padri chiamano - perseverantia - il resistere pazientemente nella comunione con il Signore attraverso tutte le vicissitudini della vita - viene qui posto con evidenza al centro. Un primo entusiasmo è facile, ma a esso segue la costanza anche sulle monotone vie del deserto che occorre attraversare nella vita, nella pazienza del procedere sempre uguale, quando il romanticismo della prima ora diminuisce e rimane soltanto il puro e profondo "sì" della fede.…
Se il frutto che dobbiamo portare è l'amore, il suo presupposto è proprio questo "rimanere" che profondamente ha a che fare con quella fede che non lascia il Signore".
Un ulteriore punto su cui fare verifica è la possibile tentazione di lasciare che le cose seguano il loro ineluttabile corso, senza intervenire con ardore nuovo nel vivere e testimoniare il Vangelo, a motivo dell'aridità dell'ambiente che ci circonda, della perdita dell'entusiasmo iniziale nel servizio del Signore.
Riferisco ancora, dal libro di papa Ratzinger, le seguenti osservazioni:
"Nel versetto 7 del capitolo 15 di Giovanni si parla poi della preghiera come momento essenziale di questo rimanere: all' orante è promesso il sicuro esaudimento. Pregare nel nome di Gesù, però, non significa chiedere una cosa qualsiasi, bensì chiedere il dono essenziale che Gesù, nei discorsi di addio, qualifica "la gioia", mentre Luca lo chiama Spirito Santo (cfr. Lc 11,13), il che, in fondo, è la stessa cosa. Le parole sul rimanere nell'amore rimandano già all'ultimo versetto della preghiera sacerdotale di Gesù (cfr. Gv 17,26), legando così il discorso della vite anche al grande tema dell'unità, che lì il Signore presenta come supplica dinanzi al Padre".
Nella mia lettera per l'anno 2007-2008 ricordavo l'importanza del sentirsi sostenuti dalla preghiera, fatta da Gesù nell'ultima cena, nell'impegno a essere cristiani "credenti e credibili". Chiediamoci se lo abbiamo alimentato con atteggiamento interiore di supplica, non dimenticando che la domanda fondamentale da rivolgere al Signore deve avere come oggetto il dono dello Spirito di amore, che conduce alla comunione con Dio e fra di noi.

2- Riferendomi ad alcuni brani del libro "Gesù di Nazaret", (sono a disposizione interessanti ed autorevoli pubblicazioni, come quella più volte citata; penso valga la pena usufruire di esse!) ho offerto alcuni spunti per una verifica sulla vita della nostra Chiesa particolare e delle nostre comunità in occasione dell'annuale solennità di San Guido.
Mentre chiedo ad ogni parrocchia di procedere, sotto la guida del proprio pastore, ad una semplice, ma schietta verifica sul modo con cui ha impostato e vissuto, in base alle indicazioni diocesane (cfr. Lettera 2007-2008) l'anno pastorale che sta per chiudersi, elenco alcune considerazioni positive circa la realtà diocesana, per mettere in evidenza che, nonostante le difficoltà e le fatiche, si rileva, comunque, molta buona volontà di operare e di corrispondere alle indicazioni dello Spirito del Signore.
a) In occasione dei brevi incontri fatti nelle parrocchie, in attesa di riprendere in modo sistematico la visita pastorale, ho notato che si sta lavorando seriamente per la costituzione dei consigli parrocchiali pastorali e dei consigli parrocchiali per gli affari economici. La loro presenza e il loro funzionamento sottolineano il crescere della collaborazione e della corresponsabilità dei laici nella conduzione delle parrocchie.
Incoraggio tali iniziative e chiedo alle parrocchie ancora prive di detti organismi di non temere di costituirli, facendo precedere la necessaria preparazione.
b) Nel febbraio 2008 ha tenuto la sua prima riunione la "Consulta diocesana di pastorale giovanile", che ha lo scopo di aiutare le parrocchie a riprendere o a potenziare la premura pastorale per i ragazzi e i giovani, per giungere alla formulazione di un progetto diocesano di pastorale giovanile.
La "Consulta" non è stata l'unica realizzazione positiva a favore dei ragazzi e dei giovani.
Ho notato promettenti risultati in questo settore, grazie a molte realizzazioni di "estate ragazzi", all'impegno di offrire percorsi di fede ai cresimati e ai giovani, grazie all'ottima riuscita della Giornata diocesana dei Giovani in occasione della Domenica delle Palme.
Si dovrà porre particolare attenzione alla pastorale vocazionale, con l'intendimento di aiutare i ragazzi e i giovani a considerare la vita come vocazione e a scoprire il disegno del Signore nelle chiamate alla vita presbiterale e consacrata.
c) Il 3 luglio scorso è stato firmato, con l'autorizzazione del S. Padre, il decreto con cui si riconosce, da parte della Chiesa, che la giovane Chiara Badano, nella sua breve ma intensa esistenza, ha esercitato le virtù cristiane in modo eroico. È un passo importante per giungere alla glorificazione, anche terrena, di questa giovane sassellese, morta nel 1990.
È stato un dono grande per la nostra Chiesa particolare, per il quale ringraziamo immensamente il Santo Padre. È anche un monito per noi: quello di tendere ad una misura alta di vita cristiana, sull'esempio di questa nostra sorella; la sua vita esemplare si unisce alla testimonianza eroica della Beata Teresa Bracco, di cui ricordiamo in questo anno il decimo anniversario della beatificazione.

"Cristiani e comunità credenti e credibili": rilancio della seconda fase del progetto pastorale diocesano.

3- Mentre ci avviamo verso il nuovo anno pastorale 2008-2009, intendo rilanciare il progetto pastorale nella sua seconda fase, così formulato nella lettera dello scorso anno: "Rigenerati in Gesù Cristo, speranza dell'umanità, siamo testimoni dell'amore di Dio e seminatori di speranza".
Il progetto pone al centro Gesù Cristo creduto, amato, celebrato, annunciato, atteso nella sua venuta gloriosa, con la consapevolezza che Egli solo è il salvatore del mondo e, quindi, la speranza dell'umanità.
Il progetto richiede ad ogni comunità parrocchiale l'impegno di formulare le proprie linee guida nel lavoro pastorale, tenendo presenti i due obiettivi proposti: la fedeltà alla vocazione cristiana e alla missione di testimonianza a Gesù risorto.
Nel formulare dette linee guida, che dovranno tenere presenti le urgenze pastorali, particolarmente avvertite nelle parrocchie (alcune sono elencate nella Lettera dello scorso anno), sarà necessario tenere conto di due metodi di lavoro pastorale:
. Il primo, indicato dal Convegno di Verona del 2006, comporta l'impegno di essere più attenti all'uomo concreto e agli ambiti fondamentali in cui si svolge la sua esistenza, nell'annuncio del Vangelo, nella celebrazione dei santi misteri e nella testimonianza della carità.
. Il secondo, richiesto dai Vescovi italiani nella nota pastorale: "Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia", intende favorire una pastorale di comunione, mediante la programmazione comune tra parrocchie vicine e la collaborazione delle persone in esse impegnate.
Ritengo si debba ancora percorrere un lungo cammino, perché tutte le parrocchie attuino le indicazioni del progetto pastorale diocesano, accogliendo, pure, l'invito ad adottare metodi nuovi.
È necessario superare una certa mentalità che conduce ad operare, con zelo, ma senza programmi ben definiti, che stenta ad approfondire i problemi delle persone, per poterle servire con la collaborazione degli appartenenti alla comunità.
Il nuovo anno pastorale aiuti coloro che non hanno ancora fatto tentativi per accogliere le disposizioni della lettera dell'anno trascorso, a percorrere con coraggio le vie nuove indicate dal Vescovo.

"La nostra vera forza è nutrirci della sua parola"

4. Gli obiettivi da tenere in considerazione per diventare comunità sempre più "credenti e credibili" sono stati presentati, nella Lettera dell'anno scorso, come più facilmente raggiungibili mediante l'attenzione particolare a "tappe annuali", il cui percorso doveva pure aiutare parrocchie, comunità, associazioni, movimenti, gruppi ecclesiali a mantenere un legame tra di loro e con la Diocesi.
Nello scorso anno pastorale ho presentato la tappa annuale con l'espressione: "La nostra vera forza è nutrirci della Sua Parola", volendo, con essa, mettere in evidenza che per essere "uomini e donne del Risorto" e "uomini e donne di speranza" è indispensabile conoscere Gesù Cristo, attingendo alla Sua Parola trasmessa dalla Chiesa.
Ritengo che, anche nell'anno pastorale 2008-2009, si debba attingere abbondantemente alla Parola di Dio per alimentare la nostra fede e la nostra testimonianza.
L'opportunità di tale scelta è confermata dalla celebrazione della XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, programmata per il mese di ottobre 2008, che tratterà il tema: "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".
Si aggiunga, come motivo che incoraggia l'attenzione speciale alla Parola di Dio, la celebrazione in atto dell'anno paolino, nel ricordo del secondo millenario della nascita dell'apostolo Paolo.
Mentre chiedo che la "tappa annuale" 2008-2009 ponga attenzione speciale alla Parola di Dio e mentre siamo in attesa dell'insegnamento che il Papa ci darà dopo il Sinodo, offro alcune indicazioni concrete, affinché la Parola di Dio abbia il posto che le spetta nella vita del singolo cristiano e delle nostre comunità.
Nel rendere tale servizio, ringrazio tutti coloro che, da me interpellati, hanno offerto utili suggerimenti, in modo particolare il Consiglio pastorale diocesano.

5. Per un approccio corretto alla Parola di Dio è importante tenere presente il documento conciliare "Dei Verbum" sulla divina rivelazione.
Da esso comprendiamo che il Concilio si è posto in ascolto di Dio, attingendo, principalmente, la sua Parola dalla Bibbia ed ha tratto le seguenti deduzioni:
a) la Parola di Dio non è stata innanzitutto un libro, ma il creato e una storia viva e complessa: quella di Adamo e delle sue discendenze; più ancora quella di Abramo e di tutto il popolo di Israele. Dentro queste storie si è incarnata la "Parola di Dio": è la storia viva di Gesù di Nazaret, Parola "piena di grazia e di verità". Da Gesù è scaturita la storia dei suoi primi discepoli e delle prime Chiese apostoliche.
b) Il creato esiste ancora sotto i nostri occhi e quella storia continua.
Da quella storia sono scaturiti due effetti:
a) il popolo di Dio, iniziato con Israele, continuato e rinnovato con la Chiesa. È il popolo dei cristiani con la Tradizione apostolica viva e con tutte le loro tradizioni, con i loro santi e i loro peccatori, con le loro opere, con i loro segni rituali e sacramentali.
La "Tradizione apostolica" è quella che viene dagli Apostoli e trasmette ciò che essi hanno ricevuto dall'insegnamento e dall'esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo.
Vanno distinte da questa le "tradizioni" teologiche, disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chiese locali. Esse costituiscono forme particolari, attraverso le quali la "Tradizione apostolica" si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverse epoche. Alla luce della "Tradizione apostolica" queste possono essere conservate, modificate, oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa.
b) I libri sacri. I libri ritenuti sacri dalla Chiesa e il complesso della Tradizione apostolica viva costituiscono un "unico, sacro e inscindibile deposito" della Parola o Rivelazione di Dio, che tutta la Chiesa, unita ai suoi Pastori, ascolta, approfondisce, trasmette. Tutto il popolo di Dio, infatti, sorretto dallo Spirito Santo e guidato dal Magistero, accoglie la Rivelazione divina, sempre più la comprende e la applica alla vita.
Di quell'unico sacro ed inscindibile deposito della Parola di Dio i libri sacri sono voce speciale, ispirata e perenne; sono, cioè, espressione privilegiata di quella storia, voce resa perenne perché scritta per ispirazione divina. In questo senso la Bibbia può essere chiamata "per eccellenza" Parola di Dio, benché non la esaurisca. I nostri libri sacri, dunque, a differenza di altri libri religiosi, sono impregnati profondamente di storia, di quella storia che li ha preceduti e prodotti.
Nonostante l'importanza dei libri sacri, la fede cristiana non è una "religione del libro". Il cristianesimo è la religione della "Parola di Dio", non di una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente. Perché le parole dei libri sacri non restino lettera morta è necessario che Cristo, per mezzo dello Spirito Santo, ci apra la mente all'intelligenza delle Scritture.
Il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica "Dei Verbum" (n. 12), indica tre criteri secondo cui la Bibbia deve essere letta e interpretata con l'aiuto dello Spirito Santo e sotto la guida del Magistero della Chiesa:
. attenzione al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura. Infatti, per quanto siano differenti i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell'unità del disegno di Dio;
. lettura della Scrittura nella Tradizione viva della Chiesa. Infatti la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio;
rispetto dell'analogia della fede, cioè della coesione delle verità della fede tra di loro e nella totalità del progetto della Rivelazione

"Non si può essere missionari senza aver fatto in sé l'accoglienza cordiale alla parola di Dio".

6. Che cosa fare perché la Parola di Dio sia nutrimento per la vita cristiana dei singoli e delle comunità?
Ogni pastore di anime e ogni cristiano cercherà di rispondere con scelte concrete a tale domanda.
È bene, tuttavia, che anche a livello diocesano siano date alcune direttive, in vista di un fecondo cammino comunitario.
A. Si ponga più attenzione alla Parola di Dio che viene proclamata nelle celebrazioni liturgiche.
. Attenzione che si concretizza sia nel proclamarla bene (i lettori non vengano scelti all'ultimo momento, ma si preparino con attenta riflessione), sia nello spiegarla con l'omelia ben preparata. L'omelia deve aiutare i credenti a capire la Parola di Dio, per poter interpretare alla sua luce gli eventi della vita personale e le vicende della storia.
. È bene che in ogni Messa feriale sia tenuta una brevissima spiegazione dei testi biblici della liturgia.
. È utile una "monizione" del celebrante (o di un lettore, debitamente preparato) prima delle letture, per introdurre i fedeli alla migliore loro comprensione.
. I "sussidi cartacei" che offrono ai partecipanti i testi delle liturgie non devono essere adoperati per seguire le letture, mentre vengono proclamate. Essi servono prima e dopo la proclamazione: prima, servono a prepararsi all'ascolto; dopo, aiutano a ricordare ciò che si è ascoltato per trasformarlo in preghiera. Sarebbe bene sostituire al "foglietto" il "messalino", in modo che i fedeli abbiano sempre a loro disposizione (soprattutto a casa) i testi che vengono proposti nelle celebrazioni.
. È auspicabile che, lungo la settimana, si organizzino incontri in cui i fedeli, rileggendo e meditando i testi ascoltati la domenica precedente, siano guidati a tradurre nella vita concreta il messaggio della Parola ascoltata.
B. Perché la Parola sia accolta e gustata durante la liturgia è necessario che le persone la conoscano. Pertanto la Scrittura deve essere comunicata ai credenti anche in altre occasioni, nella specifica forma della catechesi.
La catechesi biblica presenta i testi della Scrittura che, ascoltati nella liturgia, diventano occasione di preghiera; l'ascolto liturgico, a sua volta, suscita il desiderio di una maggiore conoscenza che trova nelle varie forme di catechesi modi d'approfondimento.
. Quando si tratta l'argomento "catechesi", va riconosciuto che la catechesi della Chiesa non si identifica con la sola esposizione della Bibbia. Siccome questa deve essere compresa secondo la fede della Chiesa, sono offerti gli strumenti interpretativi del dato biblico, che si chiamano: "catechismi".
Alla Bibbia bisogna riconoscere il primato ispirativo e al catechismo la validità dell'approfondimento e dalla esplicitazione della dottrina che nel corso dei tempi lo Spirito Santo ha suggerito alla Chiesa.
Significativi, al riguardo, il "Catechismo della Chiesa Cattolica" (1997) e il "Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica" (2005).
In essi si può leggere un monito nei confronti di un cammino o esclusivamente biblico o marginalizzante il testo sacro.
. Da quanto sopra ricordato possiamo dedurre:
- l'importanza di abituare i fedeli, già fin dalla tenera età, ad usare la Bibbia e il catechismo;
- la necessità che i fedeli vengano indirizzati ad attingere i testi direttamente dalla Bibbia e vengano aiutati a leggere di seguito i libri da cui essa è composta.
- l'utilità di dare vita ad incontri formativi per adulti con particolare attenzione ai genitori dei fanciulli e ragazzi, nei quali si approfondisca la conoscenza della Bibbia. Estremamente importanti per tali incontri sono i "centri di ascolto della Bibbia", che si possono lodevolmente tenere nelle case, guidati da animatori debitamente preparati.
C. Per un incontro diretto con la Sacra Scrittura riveste un ruolo fondamentale la "Lectio divina".
Di essa ha scritto Giovanni Paolo II: "È necessario che l'ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell'antica e sempre valida tradizione della "lectio divina", che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l'esistenza".
Questa lettura orante della Parola è proposta in quattro fasi: "Lectio, meditatio, oratio, contemplatio".
Scrive, al riguardo, Guigo, un certosino vissuto tanti secoli fa:
"La lettura (= lectio) indaga e la meditazione (= meditatio) trova, l'orazione (= oratio) chiede e la contemplazione assapora. … La lettura è un accurato esame delle Scritture. ... L'orazione è un impegno amante del cuore in Dio, allo scopo di estirpare il male e conseguire il bene. La contemplazione è come un innalzamento al di sopra di sé da parte dell'anima sospesa in Dio, che gusta le gioie della dolcezza eterna".
D. Un'occasione per far conoscere e gustare la Bibbia ai fedeli è costituita dagli incontri durante le feste patronali, dalle celebrazioni del mese mariano, dai momenti comunitari di preghiera in suffragio dei defunti.
In tali circostanze si fanno le processioni, si recita il rosario; sono occasioni per aiutare le persone a sostanziare la preghiera con la Parola di Dio, offerta attraverso la lettura di brevi brani, debitamente scelti.
In particolare, accogliendo l'invito di Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae", è bene leggere, dopo l'annuncio dei singoli misteri del rosario, un breve brano della Bibbia che aiuta a meditare il mistero stesso.
E. La Parola di Dio è data alla Chiesa non per pochi privilegiati, ma per tutti coloro che, nella fede, si aprono all'ascolto.
Occorre, dunque, sensibilità pastorale per rendersi conto delle forme più appropriate di servizio della Parola, nei confronti delle differenti età e delle diverse esigenze e necessità spirituali.
Nulla di ciò che è autenticamente umano può essere indifferente alla Chiesa, serva della Parola.
Dunque , non solo Bibbia e liturgia, Bibbia e catechesi, "lectio divina", Bibbia e pietà popolare, ma anche Bibbia e arte, cultura, musica, letteratura, media e forme varie di comunicazione.

Cari fratelli e sorelle,
Vi ho aperto il cuore, comunicandovi alcune mie considerazioni sulla vita della Diocesi, delle nostre comunità parrocchiali, e sul "tesoro immenso" costituito dalla Parola di Dio a cui tutti dobbiamo attingere sempre più abbondantemente.
Non vorrei che, al termine della lettura del mio scritto, aveste l'impressione di dover aggiungere qualcosa a quanto già si compie, spesso faticosamente, per rendere più vive le nostre comunità.
Mi pare di avere semplicemente richiamato indicazioni già date in precedenza e di aver sottolineato l'importanza di impegni già assunti, ma che devono essere, semmai, rivitalizzati.
Per altro, mi impegno di meditare, per primo, e di attuare personalmente, il meglio possibile, ciò che ho comunicato a voi.
Per realizzare tali finalità, lo sappiamo, è estremamente necessaria la preghiera.
Mi permetto, ancora, di segnalarvi alcune date ed impegni che ritengo significativi per la vita diocesana:
30 agosto 2008: la celebrazione, a Santa Giulia di Dego, del decennale della beatificazione di Teresa Bracco.
3 ottobre 2008: l'inizio dell'anno pastorale.
5 ottobre 2008: l'anniversario, a Sassello, della morte di Chiara Badano, che il 3 luglio scorso papa Benedetto XVI ha dichiarato "venerabile".
Mesi di ottobre-novembre 2008: il corso di aggiornamento teologico per tutti.
25 gennaio 2009: la festa della conversione di San Paolo, da programmare con qualche celebrazione specifica in ogni parrocchia, nella ricorrenza del secondo millenario della nascita dell'apostolo.
22 febbraio 2009 (festa della Cattedra di San Pietro): l'inizio, con una celebrazione in Cattedrale, della seconda Visita pastorale del Vescovo.
Una volta al mese (da novembre 2008 a maggio 2009) in data e luogo da destinarsi: la "lectio divina", guidata dal Vescovo, su testi delle lettere di San Paolo e rivolta in modo particolare ai giovani (a turno nelle sette Zone pastorali).
Posso, infine, chiedervi di porre un "segno" per l'anno pastorale 2008-2009? Mettere, in ogni chiesa parrocchiale, in luogo ben evidente, una Bibbia, al fine di offrire ai fedeli lo spunto per la conoscenza dei suoi preziosi contenuti.
Termino, riportando la preghiera che recitiamo ogni sera, in occasione degli incontri in preparazione alla festa di San Guido:
" Signore, / noi ti ringraziamo / perché ci hai riuniti alla tua presenza / per farci ascoltare la tua Parola: / in essa tu ci riveli il tuo amore / e ci fai conoscere la tua volontà. / Fa' tacere in noi ogni altra voce / che non sia la tua / e perché non troviamo condanna nella tua Parola, / letta, ma non accolta, / meditata, ma non amata, / pregata, ma non custodita, / contemplata, ma non realizzata, / manda il tuo Spirito Santo / ad aprire le nostre menti e a guarire i nostri cuori. / Solo così il nostro incontro con la tua Parola / sarà rinnovamento della tua alleanza / e comunione con te e con il Figlio tuo Gesù Cristo / e con lo Spirito Santo, Dio benedetto nei secoli. / Amen".
Ci aiuti Maria Vergine, Madre di Dio, serva della Parola:
"Vergine fedele, / grembo sacro al Verbo, / insegnaci ad essere docili alla voce dello Spirito; / a vivere nell'ascolto della Parola, / attenti ai suoi richiami nel segreto del cuore, / vigili alle sue manifestazioni nella vita dei fratelli, / negli avvenimenti della storia, / nel gemito e nel giubilo del creato. / Vergine dell'ascolto, / creatura orante, / accogli la nostra preghiera".
Con l'affetto di sempre.
Acqui Terme, 8 luglio 2008,
Solennità di San Guido Vescovo, Patrono della Città e della Diocesi.

+ Pier Giorgio Micchiardi Vescovo

 

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