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Politica locale

 

Concerti, bilancio e futuro: analisi di Gian Franco Ferraris

Acqui Terme. Ci scrive Gian Franco Ferraris:
"Da alcuni mesi sulla stampa locale e in città assistiamo ad una veemente polemica sui concerti estivi organizzati dal Comune e, in modo più o meno esplicito, si parla anche del silenzio dell'opposizione di centro sinistra in Consiglio comunale.
A fronte di questo fuoco di fila, parlando con i cittadini acquesi si nota una certa ragionevolezza: quelli più favorevoli all'amministrazione sostengono che la città non risponda alle iniziative, quelli più critici sono dell'avviso che l'organizzazione sia stata dilettantistica e poco avveduta.
Ben diversi sono i toni dei protagonisti: l'assessore A. Leprato promette di rendere noti i costi quando ci saranno anche le sponsorizzazioni; ma c'è da chiedersi: gli sponsor intervengono prima o dopo i concerti?
C'è poi l'altro fronte che chiede le dimissioni dell'assessore e il rimpasto di giunta.
Va da sé che questi concerti si sono rilevati un fallimento dal punto di vista economico: sono stati spesi più di 500.000 euro a fronte di un incasso di poco più di 200.000. Il fallimento va ascritto a una gestione ingenua e incompetente, dove ci si è improvvisati impresari anziché rivolgersi a una ditta specializzata.
Un aspetto curioso della vicenda è che tutte le colpe sono attribuite all'assessore Leprato, mentre Forza Italia tace e Alleanza Nazionale gode del fatto che questa polemica mette in ombra le proprie difficoltà sulla mostra antologica e sul premio Acqui Storia, il cui prestigio è al minimo storico.
È ovvio che la responsabilità non è del singolo assessore, ma di tutta l'amministrazione comunale.
I concerti potevano essere un buon veicolo per far conoscere la nostra città, purtroppo sono stati organizzati male ed è mancato un progetto di più ampio respiro, progetto di cui la città ha bisogno per assicurarsi un futuro.
Nel presente siamo in grave difficoltà; io stesso, che da due mesi faccio parte del CdA delle Terme, passeggiando di sera nella desolazione della zona Bagni, sento prima di tutto la responsabilità di dover fare delle azioni utili per il rilancio del turismo, presupposto per il rilancio di tutta l'economia cittadina.
Bosio denuncia il fatto che i concerti sono stati pagati subito, mentre i fornitori del comune aspettano da mesi e mesi di essere pagati, per una cifra complessiva di oltre tre milioni di euro.
Nel merito Bosio ha ragione, senonché la situazione del bilancio è preoccupante e la responsabilità ricade su questa amministrazione Rapetti - PdL, ma anche su quella precedente di Rapetti - Alemanno, e su quelle di Bosio.
L'unico investimento del Comune nel 2008 è il completamento del Centro congressi, costruzione orribile e non funzionale, essendo priva di parcheggio, partorita dall'amministrazione Rapetti - Bosio, che ci costerà solo nell'anno in corso oltre due milioni di euro.
Le spese correnti non sono sostenute da entrate adeguate: negli ultimi anni sono state finanziate con gli oneri di urbanizzazione (l'unica economia della città) e con la vendita di immobili, ma quest'anno la situazione si è aggravata, tant'è che devono ancora essere incassati i proventi degli oneri del 2006. Inoltre, a fronte di un incasso previsto per il 2008 di euro 1.500.000 da plusvalenze dalla vendita di immobili, destinati a finanziare le spese correnti, sono stati incassati ad oggi solo 10.000 euro.
Per aggravare il quadro va detto che la spesa corrente è in costante crescita, non solo per i concerti di quest'anno, ma soprattutto per gli swap, che avranno un impatto sempre più devastante negli anni futuri.
In queste condizioni è difficile pensare al futuro; il mio timore è che non solo saranno aumentate le tasse, ma saranno venduti beni strategici, come l'ex tribunale, per il quale il nostro gruppo consiliare ha proposto la vendita solo se finalizzata alla costruzione delle scuole medie. In questa situazione, le scuole non saranno costruite e le promesse dell'amministrazione si riveleranno una presa in giro dei cittadini; c'è anzi il rischio che l'area ex Merlo, già destinata al nuovo polo scolastico, o le scuole di via XX Settembre, siano vendute per pagare i debiti.
Penso che la realizzazione del nuovo polo scolastico sia un modo positivo di pensare al futuro, così come destinare degli immobili a edilizia popolare.
Rispondendo ad un nostro intervento, l'assessore G. Gelati ha sollevato dei problemi burocratici e ha aggiunto che la costruzione di case popolari crea conflitti tra gli strati più deboli della popolazione italiana e gli immigrati.
La casa è un problema per le famiglie e per i giovani e penso che sia dovere di una buona amministrazione aiutare le famiglie ad assicurarsi un'abitazione adeguata, con costi compatibili con i loro redditi.
Inoltre, intraprendere azioni per favorire l'accesso alla casa per i giovani, che hanno già il problema del lavoro, è un modo per agevolare la formazione di nuove famiglie stabili e per garantire un futuro alla nostra città.
In questi ultimi anni il Comune ha concesso di costruire senza troppi vincoli, e di questa "generosità" hanno beneficiato gli impresari, gli immobiliaristi, ma anche il Comune. Gli oneri di urbanizzazione sono stati per anni la principale risorsa del Comune, ma rischiano oggi di diventare una fonte di crisi: basti pensare a quanto successo in piazza M. Ferraris (dove bastava un'indagine geologica per scoprire l'esistenza di resti romani), in cui si è stravolto l'assetto urbano e la viabilità.
D'altra parte, ci sarà un motivo se ogni albero piantato dalle ultime amministrazioni comunali non solo non ha dato frutti, ma è seccato.
È opportuno che chi amministra la cosa pubblica non pensi solo al proprio interesse immediato, ma affronti il presente in modo serio con lo sguardo rivolto al futuro della città.
Sul delicato tema dell'immigrazione mi riservo di intervenire sul prossimo numero de l'Ancora".

La Lista Bosio difende Bosio

Acqui Terme. Ci scrive la Lista Bosio: "Spett.le Redazione, rispondiamo all'intervento del Consigliere comunale, assessore Leprato, apparso su L'Ancora n. 29 del 27 luglio scorso.
L'Assessore conclude la sua lettera precisando di essere in ogni momento a disposizione dei cittadini, pertanto non ci lasciamo sfuggire l'occasione di un breve commento.
Da cittadini, pensiamo che chi ama realmente Acqui, la voglia rilanciare a livello nazionale ed internazionale, non con grandi manifestazioni dall'esito incerto, ma quotidianamente, magari con piccole pubblicità sui giornali, in televisione.
Ovunque si possono leggere trafiletti su Abano, Chianciano, Salsomaggiore, Montecatini (solo per citarne alcuni), ma di Acqui neppure l'ombra. Come si può pensare di pubblicizzare la nostra città con un concerto, se gli italiani non sanno neppure della sua esistenza? Detto questo vogliamo ricollegarci a quanto scritto dell'Assessore, per il suo riferimento a "gli amministratori sudati che corrono con una brenta di acqua bollente sulle spalle per dare prova di virilità". Non pensiamo proprio che l'intento fosse quello. Anzi, è così bello vedere un amministratore che invece di sfoggiare l'abito firmato all'ultima moda, si sa mettere in gioco. Perché allora non ha citato anche quando Bernardino Bosio ha spalato fango per quattro giorni e quattro notti filate, ad Alessandria, senza mai venire a casa una sola ora, dopo l'alluvione del '94? O quando è salito sulla pala ed ha aiutato a sgomberare la neve, senza paura di "sporcarsi" o per dimostrare la sua virilità? Ci permetta un'ultima precisazione: la lampada di Aladino, non prediceva il futuro!"

Italia dei Valori: quando c'era l'Ussl 75

Acqui Terme. Ci scrive Simone Grattarola, coordinatore cittadino dell'Italia dei Valori:
"C'era una volta l'U.S.S.L. 75 e al suo interno l'ospedale civile di Acqui Terme costruito circa 30 anni fa, una struttura moderna, antisismica su 6 piani che comprendevano tutti i principali reparti di degenza, ambulatori e servizi d'assistenza medica.
Accorpato all'ospedale vi era anche una valida scuola per formare infermieri professionali.
L'ospedale era dotato di lavanderia, cucina, inceneritori per i rifiuti e manutenzione interna (idraulici, elettricisti, falegnami, muratori, meccanici, giardinieri ecc..).
All'interno dei vari reparti di degenza il personale era formato da: l'ausiliario, l'infermiere generico, quello professionale e dal caposala. L'ausiliario si occupava delle pulizie, del riordino della stanza di degenza, consegnava le colazioni, imboccava i pazienti che necessitavano, li accompagnava per le visite specialistiche o per gli esami, collaborava con il personale infermieristico e, per esempio, se un bagno necessitava di essere pulito più volte al giorno lo faceva, in pratica era sempre presente, l'infermiere generico e quello professionale collaboravano nell'assistenza al paziente (terapia, medicazioni, mobilizzazioni ecc…) e il caposala coordinava il tutto, seguiva la visita ed era il riferimento del medico.
Di vitale importanza era la scuola per infermieri professionali che oltre a formare i futuri infermieri forniva anche la forza lavoro necessaria.
Gli allievi del primo anno collaboravano con l'ausiliario, quelli del secondo anno collaboravano con gli infermieri, mentre quelli del terzo anno, l'ultimo, seguiti da un monitore responsabile svolgevano, quasi al completo, le loro mansioni prestando supporto al personale di reparto e ai pazienti stessi.
La presidenza e la direzione del nosocomio acquese, indipendentemente dal colore politico, era sempre locale e di conseguenza sotto il controllo del cittadino elettore che poteva incontrare facilmente il politico dirigente mantenendo così un contatto diretto.
Oggi la situazione è la seguente: la scuola infermieristica e la lavanderia sono state chiuse, l'inceneritore per i rifiuti non c'è più, la posta pneumatica così come le macchine per il ghiaccio sono stati smantellate, i materassini anti-decubito sono introvabili, rischia la chiusura anche la sterilizzazione, per fortuna è rimasta la cucina che nonostante il personale ridotto è più che soddisfacente, inoltre alcuni servizi come lavanderia, manutenzione, pulizia dei locali e servizi minori sono stati dati in appalto (la lavanderia è in Toscana!).
Si è dato spazio alle agenzie per coprire le emergenze, e questo può andare bene, quando però i lavoratori di queste agenzie coprono per più anni un'emergenza quest'ultima non è più tale, diventa un'esigenza, un'esigenza di personale stabilizzato.
Sono spariti gli ausiliari e gli infermieri generici, tranne qualche raro caso sono stati sostituiti dagli O.S.S. (operatori socio sanitari), ma anche questi ultimi rischiano di essere sostituiti da personale precario ed a basso costo ma non qualificato.
In alcuni reparti non ci sono più medici di notte, nei festivi al pomeriggio e sono stati drasticamente ridotti i posti letto.
L'ospedale è vero è stato rinnovato e ampliato, integrato con alcuni importanti reparti come il servizio dialisi e la rianimazione, anche se quest'ultima fatica a sopravvivere per la mancanza di medici anestesisti (per quale motivo vanno via da Acqui?).
In definitiva anni fa il nostro ospedale creava posti di lavoro e i dipendenti erano coinvolti nell'attività di un'azienda che sentivano anche la loro, oggi si è dato spazio all'immagine a discapito dell'assistenza infermieristica, si è sottovalutata la comunicazione, il rapporto con le persone. Se si vuole puntare sull'eccellenza, riducendo alcuni reparti per potenziarne altri va bene, ma lo si faccia alla luce del sole e si spieghi agli acquesi l'intento! Non si perda tempo mettendo delle pezze qua e là creando disorganizzazione e penalizzando il servizio.
C'era una volta l'USSL 75 era la più grande azienda dell'acquese, offriva una buona assistenza e alla fine del mese riusciva a fare quadrare i conti".

 

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