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Acqui Terme. Due pagine per Corisettembre. Sono quelle che i lettori troveranno all'interno del giornale. E già: perché tra sabato 20 e domenica 21 settembre Acqui troverà un particolare sistema per salutare l'estate e dare il benvenuto "all'umido equinozio" che il Poeta coglieva misurando la sabbia nel suo palmo, come se la mano fosse una clessidra, e uno "stelo vano" d'erba una meridiana. Ricordi di una Acqui dannunziana. Una città che canta
Tanti gli appuntamenti con le voci all'ombra della Bollente. Si comincia sabato sera, 20 settembre, in Duomo con il Coro Polifonicon "L'Echo du Lac" (diretto da Herbert Beirens) che giunge da Genval (Belgio), e che nel pomeriggio sarà ufficialmente ricevuto in Municipio (e poi farà tappa all'Enoteca "Terme e Vino" nelle cantine di palazzo Robellini).
Brani sacri e tradizionali dei Paesi Bassi si mischieranno a quelli monferrini proposti dalle voci acquesi.
Domenica 21 settembre, sante messe del mattino accompagnate dai cori nelle parrocchie, e poi - nel chiostro di San Francesco (oppure al Movicentro di Via Alessandria, presso la Stazione, in caso di maltempo) - un nuovo spettacolo dei vari complessi vocali. L'inizio alle ore 16.30, sempre con ingresso libero, con un concerto della durata di oltre due ore e mezza. Ad esso prenderanno parte, con il sodalizio belga sopra ricordato, il Coro Polifonico Femminile "La Piana" di Verbania (diretto da Fausto Fenice). Poi ancora la Squadra di Canto Popolare Genovese "A lanterna" (comandata da Alfredo Ferretti) e il Coro "Stella Alpina" di Verona (guidato da Maurizio Righes).
Corisettembre è organizzato dalla Corale "Città di Acqui Terme" con il contributo di Municipio (Assessorati Turismo & Manifestazioni e Cultura- Sezione Musica), Regione Piemonte e Provincia di Alessandria, Alto Monferrato - Strade del Vino, Enoteca Regionale Terme e Vino, Associazione Cori Piemontesi, Comunità Suol d'Aleramo e Amag.
Corisettembre: la Bormida e gli archi
La Bormida corre sul piano fiorito / e desta ogni torre sul colle romito. / Nei vecchi castelli al lume lunare / i bei menestrelli si riodon cantare / antiche canzoni d'amore, di guerra... Versi dimenticati. Dal sapore - sembra - ottocentesco. E invece datano 1930, e sono - in tutto e per tutto - acquesi. I dodecasillabi (o doppi senari: sono quelli usati da Alessandro Manzoni nel primo coro dell'Adelchi) appartengono alla produzione di Francesco Bisio, una delle "penne" che oltre a "fare" il giornalismo locale (suo pseudonimo era Argow) tra XIX e XX secolo, provarono a scrivere una letteratura (certo attardata, di provincia) in gran parte debitrice nei confronti dei canoni romantici e poi carducciani.
1930, dicevamo. Sono i tipi dei Fratelli Martini di Prato ad inchiostrare Epopea, un corposo libro di versi (214 pagine) che trova, nonostante tante divagazioni (da Dante a Manzoni, da Virgilio a Parini), saldo il suo filo rosso nella figura di Napoleone. E un canto solenne s'innalza sul fiume / canoro, perenne, fremente di spume: Savoja, Savoja... Qui siamo al momento dell'inizio della prima campagna d'Italia (1796), nell'Alta Valle.
Più avanti la scena - sempre notturna, ma questa volta dipinta dagli endecasillabi - ci mostra un Bonaparte acquese, che se ne sta al cospetto degli archi romani. Della città un simbolo. Un simbolo "alla Garibaldi". Bipartisan. Che piace a destra e a sinistra. (Nel 1910 è Gino Murialdi, politico locale e socialista, a promuovere la nascita di un giornale che avrà come denominazione "Il risveglio cittadino". Il logo della testata è un inno all'acquesità: gli archi e il sole nascente).
Ora quei Monumenti della Latinità, eterni come le piramidi, sono contemplati dal giovane generale che poi diverrà imperatore. E forse, in cuor suo, lo è già. Per il Corso essi divengon come giganti d'una antica età / pensosi e gravi come patriarchi. E ancora: Il fiume canta un inno di vittoria / a le falangi a Montenotte scese e il condottiero si interroga se resterà memoria delle sue vittorie ...come in quei giganti / riman la gloria di romane imprese.
Versi lontani su ingiallite carte d'antan. Ma quale fascino! Un po' quello di Corisettembre che taglia il traguardo dell'edizione numero XXXII.
Rimane gloria delle corali imprese? Certo labili paiono le memorie dei concerti, specie di quelli lontani (per fortuna ci sono i nastri del Pitti), ma intanto restano tracce consistenti e solide nelle denominazioni dei 115 gruppi che han fatto visita alla nostra città. Cori di Messina e di Vicenza, dell'isola Sardinia e dell'Emilia, dalla penisola tutta, insomma; ma anche da Grecia e Olanda, da Argostoli, dalla Calcide e da Groninga, dall'Est (Polonia e Repubblica Ceca, Slovenia e Ungheria) e dal Nord Europa (Finlandia e Svezia).
Insomma la Bormida - al cospetto dei suoi archi - la sua gente e tante "straniere genti" (ma dimentichiamo gli strali foscoliani) continuano sempre a cantare. Come han fatto negli ultimi due secoli. Nelle strofe dialettali che tramandano i tempi dell'occupazione francese, in quelle per il Re sabaudo, contro gli Austriaci nel Risorgimento, e per Garibaldi e la Costituzione...sino ad arrivare alla lotta partigiana. Canzoni per accompagnare il lavoro nei campi e nelle vigne, e i momenti dello svago serale delle società agricole o operaie, e nelle osterie. Inni durante le cerimonie in chiesa e in oratorio, filastrocche per allietare i giochi negli asili, e cori per le feste in piazza...
Con Corisettembre la tradizione continua.
Mentre, come scrive Francesco Bisio, la luna sorge e getta i dolci incanti. (Giulio Sardi)
Un Corisettembre ante litteram Canti di
vini dell'autunno 1918
Aneddoti sul canto acquese ce ne sono a non finire. Anche perché, in tempi in cui eran solo le veglie nelle stalle l'alternativa alle ribotte dell'osteria o per strada, o ai giochi alle carte, la musica - e dunque la musica per le voci - era divertimento diffuso. Il divertimento - a buon mercato - per eccellenza. Ad Acqui di scuole musicali ce n'erano tante: a cominciare dall'Accademia Filarmonica, per passare poi alla SOMS (che proprio quest'anno ha compiuto 150 anni), per finire con la Scuola Comunale, in cui insegnavano maestri di vaglia come il Boverio, il Corrado, il Battioni e il Vigoni, il violinista Bisotti, e più tardi Giovanni Tarditi, capomusico certo, ma che si dilettò a mettere in musica non pochi versi, tra cui quelli del nostro Depetris. Inoltre, all'arrivo di ogni compagnia di canto, per l'allestimento dell'opera "i cori" immancabilmente - e non poteva essere altrimenti - erano sempre acquesi. Ma, indipendentemente dallo strumento "d'esercizio" dei musici professionisti, con le voci tutti i maestri-insegnanti avevano a che fare. Anche perché la pratica del canto corale era sempre complementare allo studio dello strumento. Poi non mancava il caso che qualche bella voce
prendesse il volo e diventasse "famosa" nei teatri d'Europa. Capitò al basso Alessandro Bottero (di cui il Faldella ricorda - nelle Figurine del 1875 - "il vocione che rimbomba come un cannone"), al tenore Luigi Montecucchi e al Novelli
Insomma
Acqui cantava. Anche troppo. Ecco come "Il risveglio cittadino" commenta le intemperanze autunnali. Siamo al numero del 12 ottobre 1918. "Una nuova corale
pare sia stata istituita da qualche tempo in questa città, e precisamente in Piazza San Pietro. Le lezioni si svolgono sempre verso i primi tocchi del mattino del martedì e del venerdì di ogni settimana. Gli abitanti vicini, però, si lamentano che il coro non è ben affiatato, per cui vorrebbero che qualche berretto dell'arma benemerita si facesse scorgere in quei siti per far cessare questi disfattisti dell'arte".
Il rovescio della medaglia
Ma, purtroppo, non sono esclusivamente questi i soli suoni in odio agli acquesi. La Grande Guerra è al termine, ma gli italiani non lo sanno. E neppure i nostri avi monferrini. Sui giornali si rincorrono le notizie degli atti di valore, delle medaglie, ma anche dei lutti delle famiglie che piangono i combattenti sull'Isonzo.
Ma non basta. L'influenza spagnola, infatti, in quell'autunno di novanta anni fa, si propaga in modi che ricordano quelli di una vera e propria pandemia. C'è chi propone anche di legare le campane, per evitare il diffondersi di una profonda depressione che i rintocchi lugubri rendono insostenibile.
I giornali addirittura saltano alcune uscite, perché ora il proto, ora lo stampatore, ora il pubblicista cadono malati. E allora, nei canti della Piazza di San Pietro (ove sorge oggi l'Addolorata) si può vedere l'estremo tentativo per esorcizzare l'ultimo dei grandi Mali che avanza.
Ecco di nuovo la malora. Nella tempesta che vendemmia prima del tempo, o spiana il grano. Nella filossera delle viti, nelle guerre del Re, tra Libia e Carso; adesso ci voleva anche "la Spagnola".
Dal canto e dal vino - a te in quintèn; a me in pintòn - i soli conforti. Non è tantissimo. Ma a volte può bastare. (G.Sa)
Le corali
- L'Echo du Lac. Fu durante le ore buie della guerra. Lucy Jamart, nella città belga di Genval, radunò uomini e donne che amavan coltivare la gioventù nel cuore, la freschezza dello spirito e l'amore per il canto. Così - alla moda di certi romanzi dell'Ottocento - è nato l'Echo du Lac, che nei suoi sessant'anni di vita è andato a costituire un repertorio assai eterogeneo. Esso comprende la canzone medievale e quella contemporanea, negro spiritual, Mozart e Vivaldi, Bach e Gounod, Monteverdi e Buxtehude, Gastoldi e Rameau. E poi i coristi ora collaborano alle animazioni liturgiche, ora organizzano concerti."L'Echo" è esibito non solo nei Paesi Bassi e nella capitale Bruxelles, ma a Parigi, Chartres, Saint Malo, in Germania e in Inghilterra. Il complesso da otto anni è diretto da Herbert Beirens.
- Il Coro Polifonico femminile "La Piana" di Verbania si è costituito nel 1985 con l'intento di studiare e presentare al pubblico un repertorio vocale che spazia tra i vari periodi della storia della musica, senza tralasciare il canto popolare. Negli ultimi anni ha assunto un particolare rilievo lo studio degli autori contemporanei, il che ha permesso di conseguire un notevole apprezzamento negli appuntamenti in cui la formazione verbanese è stata invitata, sia in Italia che all'Estero. A coronamento dell'intensa attività artistica sono giunti anche diversi premi e riconoscimenti nei concorsi. Dalla sua fondazione il coro è istruito e diretto e dal Mº Fausto Fenice, organista e compositore, titolare della cattedra di Musica Corale e Direzione di Coro del Conservatorio "Verdi" di Milano, autore di molteplici scritture in programma nel concerto acquese del 21 settembre.
- La Squadra di Canto popolare genovese "A Lanterna"
ricorda un po' la storia della Sampdoria. Nasce, infatti, dalla fusione di due squadre - non calcistiche, ma vocali: la "Nuova Molassana" e "Castagna" di Serra Riccò. Era il 1979. L'impegno? Quello di salvaguardare i canti popolari e quelli d'autore, tramandare le tradizioni, i costumi e i modi che richiamino le antiche origini liguri. Una formazione che riporta Corisettembre allo spirito delle prime edizioni: "chi vuole salve le cose dei nonni
" La formazione degli undici canterini è la seguente: Pietro Ferrari, tenore o primo; Alessandro Campora, baritono o contrabbasso; Emanuele Macchiavello e Giorgio Gennaro, contralti; Giuseppe Cevasco, chitarra nasale; Paolo Barillari, Elio Oddone, Domenico Molinelli, Liliano Faveto, Gian Piero Bisio e Lorenzo Piccardo, bassi. Li dirige Alfredo Ferretti, mentre a reggere quale presidente il sodalizio troviamo Carlo Torrazza.
- Il Coro Stella Alpina viene da Verona ed è attivo da più di quarant'anni. Nasce dall'amicizia e dalla passione per la montagna. Negli anni è riuscito a costituire un repertorio molto diversificato che, abbinato ad una puntuale ricerca musicale, ha esaltato - grazie all'opera e alla sensibilità del maestro Maurizio Righes - le qualità individuali delle voci. Vitalità, sussurri e slanci di canto, propensione per l'amicizia sono le caratteristiche di una formazione che annovera oltre 40 elementi, che sperano un domani di essere ancor di più: porte aperte per i giovani che vogliano condividere il progetto di una scuola di canto popolare, che poi è anche una scuola di vita. Che non si può mai più scordare. Perché entra dentro ciascun corista.
- La Corale "Città di Acqui Terme" nasce (o, meglio, rinasce) nel 1965 da una tradizione del cantare insieme assai diffusa nell'Ottocento. Lo testimoniano i settimanali locali quali "La Bollente" e "La Gazzetta d'Acqui". E tale tradizione prosegue - ovviamente - anche all'inizio del secolo XX sopravvivendo alle guerre. Così circa quarant'anni fa, la prima denominazione scelta è in lingua dialettale:La Bujent e i sgaientâ, in onore della fonte termale calda che sgorga al centro della città. Oltre a tenere viva la memoria locale, il sodalizio si è distinto anche in qualità di promotore di innumerevoli iniziative: ha organizzato seminari di didattica musicale ORFF, serate di poesia dialettale, rassegne Jazz collegate a corsi residenziali, ha indetto premi (tra cui il Roberto Goitre, concorso di informazione e giornalismo sulla coralità italiana), ha dato vita ad una scuola di musica vocale e strumentale, al coro voci bianche, e ad una pubblicazione semestrale a diffusione nazionale. I trenta elementi della formazione, diretti da Carlo Grillo, si sono già esibiti in Cecoslovacchia, Olanda, Spagna, Grecia, Francia, Rep. Ceca, Svizzera, Polonia, Ungheria, Svezia e Slovenia.
Invito al concerto di domenica 21
Nel chiostro di San Francesco, cornice eccezionale per acustica ed emergenze architettoniche, uno splendido luogo appartato nel bel mezzo della città, una collana di canti nel segno della varietà. Il miglior mezzo per tener distante la noia è attingere a repertori i più diversi. Mezza dozzina (come le uova) di canti per formazione: 24 brani sicuri, 30 se i coristi acquesi (su cui grava la fatica, non lieve, dei due giorni - c'è chi accompagna, chi sistema drappi e fiori, chi cucina, stappa bottiglie o lava bicchieri, chi corre a destra e a sinistra per risolvere i problemi dell'ultimo minuto) se la sentiranno di calcare il palco del chiostro che da qualche anno accompagnano Corisettembre. Iniziamo dai classici folk: il Coro Stella Apina di Verona non solo propone Montagnes valdotaines e Blue Moon (e allora sarà interessante un confronto con l'armonizzazione Bottino che è nelle corde nei cantori di Carlo Grillo; ma anche la seconda canzone è nell'abituale carnet acquese), ma anche il popolarissimo Mamma mia dammi cento lire. Che introduce il tema dell'emigrazione e della nostalgia: i bastimenti
partivano anche da Acqui, benché il mare - da noi - non ci fosse. La prova? Sui giornali di fine Ottocento /inizio Novecento si sprecano le pubblicità che vanno ad informare delle rotte (e dei prezzi del biglietto) delle varie motonavi dirette in Sud America o negli States. Ovvio che sia il coro genovese "A Laterna" a sviluppare con dovizia di particolare il tema: ecco A partenza, e la nostalgia de Ma se ghe pensu e di Sensa Zena. A risollevare lo spirito la serenata comica Pepita proposta da "L'Echo du Lac", che attinge anche alla lezione di solfeggio mozartiana Le petite duc e a Jacques Brel, con la canzone Quand on n'a que l'amour.
Ma nel programma dei belgi ci sono ancora Lehar, Haydn e Haendel. A scandagliare il rapporto tra Letteratura alta e Musica penserà poi il Coro "La Piana" di Verbania. Che, motteti e laude a parte, ricorre al Poeta per eccellenza. A Dante Alighieri e alla Commedia. All'ultimo del Paradiso e all'Inno alla Vergine che contraddistingue l'apertura di un canto che la lettura di Roberto Benigni ha provveduto a rilanciare tra il pubblico più vasto e non solo tra i banchi di scuola. A tre voci l'armonizzazione, comune a tutti i brani presentati, tra cui segnaliamo ancora un Regina Coeli, e un Padre nostro sempre attribuito all'esule fiorentino, ghibellin fuggiasco di foscoliana memoria. (G.Sa.)
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