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Pavese e i libri, la biblioteca di Cesare

 
Santo Stefano Belbo. Una mostra da non perdere. Un catalogo davvero eccezionale. Rimane aperta sino al 4 di ottobre a Santo Stefano Belbo la mostra Cesare Pavese. I libri promossa dal locale Municipio, dalla Fondazione Pavese, dal Pavese Festival 2008, dalla Regione Piemonte, dal Premio Grinzane Cavour, con il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Cesare Pavese.
Di Riccardo Mazza il progetto, di Aldo Delaude la voce recitante che accompagna - in registratazione - il visitatore alle preziose teche che vanno a comporre l'allestimento curato da Franco Vaccaneo e dal bibliofilo Claudio Pavese.

Le opere e i giorni

Quanti libri si possono scrivere in una vita?
Quanti in una esistenza "creativa" che solo abbraccia circa due decenni?
A prendere in considerazione un Autore, un Autore qualsiasi, e non necessariamente Cesare Pavese, alla domanda risponde in genere la bibliografia.
Certo, una risposta esauriente, ma racchiusa in poche (o tante) pagine, che non riesce a "rendere" la mole di una scrittura, in poesie o in prosa, di ambizioni saggistiche o finalizzata alla traduzione.
Insomma, manca quella fisicità connaturata al testo stampato e legato. Manca l'idea del "volume" dei volumi.
Un altro conto è trovarsi invece davanti la serie completa delle scritture che si sono trasformate in libro.
Un'esperienza che - riferita Cesare Pavese - sino al 4 di ottobre si può fare presso l'ex chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo oggi auditorium del Centro Studi.
Tutte (o quasi) prime edizioni raccolte dal bibliofilo Claudio Pavese.
Davanti agli occhi i libri della formazione. Insomma quelli dell'editoria torinese tra 1920 e 1940, a cui guida sul catalogo strutturato in schede: immagine della copertina a colori; dati tecnici (dalla stampa al formato; dalle pagine alla paternità dell'illustrazione al prezzo) e per finire puntuali citazioni, in questa sezione tratte in gran parte dal volume einaudiano di Angelo D'Orsi La cultura a Torino tra le due guerre, già vincitore del Premio "Acqui Storia".
Quindi ecco i volumi che fanno conoscere agli italiani e a Pavese le pagine di Walt Whitmann, James Cain e Sinclair Lewis, London e Caldwell ed Hemingway, Lee Masters e la sua Antologia.
Un'altra sezione viene quindi dedicata alla passione americana, altrettanto ricca di entusiasmi, di Elio Vittorini (Fante e Steinbeck), e ai suoi romanzi.
Di questo primo nucleo (che si arresta a p.80) segnaliamo il frontespizio dell'editio princeps dei I sansossì (Ceschina, 1929) con il suo sottotitolo cronaca domestica piemontese del secolo XIX (perso per strada nelle più recenti edizioni), e con il minuscolo box in cui son schizzati papà e Carlìn sotto i portici di Torino.
E poi le opere - in rivista o in volume - che Massimo Mila, Norberto Bobbio, Giulio Enaudi, insomma gli amici del cenacolo montiano licenziarono prima e dopo la data fatidica del 1950.

Homo homini liber

La sezione dei libri di Cesare Pavese, come è giusto è la più consistente.
Si comincia dall'antifascismo e dal confino, dalla delazione di Pitigrilli alle opere pavesiane nate dall'esperienza a Monteleone Calabro (ecco Il carcere) per percorrere l'inesausto lavoro editoriale all'Einaudi.
Ecco i volumi verde chiaro della Biblioteca di Cultura storica, la collana rossa dei saggi, "I narratori stranieri" tradotti (con le prefazioni anonime ma riconducibili alla penna di Leone Ginzburg), la collana "I poeti" inaugurata da Montale, da Le Occasioni e dagli Ossi.
"La casa editrice era come una sorta di monastero laico… nelle celle lavoravano personaggi come Natalia Ginsburg, Giaime Pintor, Lalla Romano, Italo Calvino… andavano e venivano altri nomi come quelli di Fernanda Pivano e Carlo Levi…".
Poi nelle teche si trovano le opere pubblicate in vita e postume, le traduzioni, i romanzi e i racconti, le raccolte di versi e i saggi, le prefazioni.
Una sessantina di schede che costituiscono il cuore del libro. Gradevoli per lo specialista (non è un caso che a Santo Stefano Belbo per la mostra e le altre iniziative di agosto ci fosse anche Mara Chiritescu, traduttrice principe dell'opera di Pavese in Romania, in procinto di preparare il convegno che si terrà a Bucarest quest'autunno) attraenti per il lettore medio, ma anche utili per chi si avvicina per la prima volta a questa figura.
Che si può conoscere bene anche attraverso certe pagine - certo non agiografiche, però più vere - di Augusto Monti.

Cesare visto da Augusto

Nel capitolo della "scuola di resistenza", de I miei conti con la scuola, le ultime righe sono proprio per il Pave che rema sul Po, alla confluenza con il Sangone, giovane dalle risposte affilate, "Capaneo privo di muscoli", che spesso ha il tormento, girino che non diventa rana, talora rancoroso, talora geloso…
Colpa di quelli là - e Monti intende i fascisti - che nel 1935 l'avevano ammazzato una prima volta strozzando la crescita.
Ecco Cesare sintesi della "banda" degli allievi che fanno conoscere al latinista la decima musa e il Rinascimento americano.
E Augusto Monti ringrazia di cuore. (G.Sa)

Ugo Pagliai e Paola Gassman hanno letto Pavese

Santo Stefano Belbo. Si è concluso nella serata di mercoledì 27 agosto, il programma del Pavese Festival 2008. "Il mestiere di scrivere". Libri Arte Musica e Teatro per Cesare Pavese a cent'anni dalla nascita.
Dal 18 giugno sono stati 12 gli appuntamenti allestiti sul territorio (da Castino a Calosso, da Cavatore a Serralunga, a Castiglione Tinella) e ovviamente nel paese natale.
L'atto finale della manifestazione in Piazza Confraternita, a pochi metri da Centro Studi e dall'Auditorium un tempo intitolato ai Santi Giacomo e Cristoforo con le letture pavesiane presentate da Ugo Pagliai e Paola Gassman, accompagnati al flauto da Simona Scarrone.
A seguire Aspettando il Grinzane Festival 2008: Pavese, il suo luogo, i luoghi di tutti.

Scrivere il paesaggio

Il paesaggio è un elemento fondamentale nella poetica pavesiana; i suoi racconti e perfino le sue parole a volte non potrebbero esistere, così concatenate le une alle altre, se non fossero calate in un ambiente, in un contesto narrativo che solo le Langhe possono esprimere.
Raccontava Cesare ne Il mestiere di vivere nel novembre 1943: "Piacere di camminare sulle creste. Là sono gli alberelli, le accidentalità, i tratti perenni del tuo orizzonte. Camminandovi giungi ai confini di questo orizzonte, vi si staglia e vede di là... Un ramo fiorito, un germoglio, un paesaggio stilizzato riassumono sempre una situazione..., ne contengono il profumo".
Una sera a Santo Stefano
Racconti della collina e della valle, della donna e dell'uomo, della vita e della morte, attraverso le voci profonde ed emozionanti di Ugo Pagliai e Paola Gassman.
La serata è stata coordinata da "Immagina" di Novara, per la regia di Vanni Vallino.
Gli interpreti:

Ugo Pagliai

Nato a Pistoia nel 1937, dopo il diploma all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica (1958) ha conseguito un precoce successo all'inizio degli anni Sessanta, lavorando in televisione con la Compagnia "I nuovi", guidata da Guglielmo Morandi. In questo periodo ha figurato nel cast de Il Conte di Montecristo, adattato per la TV da Edmo Fenoglio, ma poi si è distinto allo Stabile di Genova, a Roma, all'Aquila, infine dando vita ad una propria compagnia.
Ha recitato Pirandello, Diego Fabbri, Ibsen, Svevo, Feydeau, Euripide e Shakespeare e molti altri testi classici e contemporanei, spesso comparendo nel piccolo schermo (interpretò - e ottenne clamorosa popolarità - Edward Forster ne Il segno del comando, nel 1971; La baronessa di Carini, 1975 sempre con la Rai; ma ha sempre riscosso notevole fama anche in Francia e in Svizzera).
Nel 1988 è stato insignito del premio speciale "Flaiano" per l'interpretazione teatrale. Notevole l'attività al cinema, tra gli altri con Luigi Comencini (con lui ha girato Dio mio, come sono caduta in basso).

Paola Gassman

È figlia d'arte, essendo stato suo padre il mattatore Vittorio, e sua madre l'attrice di prosa Nora Ricci. Entrata nel mondo del teatro negli anni Sessanta, da trentacinque anni divide il palcoscenico con suo marito, Ugo Pagliai. Con lui Paola Gassman ha affrontato un repertorio di prosa essenzialmente legato al genere della commedia, non rinunciando però a serie prove drammatiche. Si è dedicata quasi esclusivamente al teatro, a eccezione di alcune sporadiche ma significative apparizioni televisive in commedie e sceneggiati (è stata diretta da Luca Ronconi a inizio carriera: la ricordiamo nell' Orlando Furioso che la vide presente in moltissime nazioni europee e negli Stati Uniti, e poi in una fortunata trasposizione televisiva).
Ha poi recitato con registi quali Squarzina, Castri, Bolognini, Piccardi, Sciaccaluga, Ronconi, Maccarinelli, e tra i molti recenti spettacoli in teatro si ricordano Spirito allegro di Coward, Giù dal monte Morgan di Miller, Vita col padre di Crouse, Harvey di Chase, Ifigenia in Aulide, Elena di Euripide, Viaggio a Venezia e La bottega del caffé di Carlo Goldoni. Negli ultimi anni con Ugo Pagliai si è dedicata anche alla poesia e a tutti quei brani che si legano alla memoria e al repertorio. (G.Sa)

Un francobollo per Cesare Pavese

Santo Stefano Belbo. Prima di assumere una dimensione spiccatamente europea, con convegni e mostre organizzate ad ogni latitudine, in programma nelle prossime settimane, le iniziative pavesiane hanno vissuto ulteriori giornate di grande spessore culturale tra Torino e Santo Stefano Belbo.
Per imagines et per specula
In riva al Belbo, dopo la mail art, con contributi giunti da tutto il mondo, e la fantasia al potere dei manifesti realizzati sulle piazze di mezza Italia, dopo i nuovi murales di Fuad (l'ultimo - a fianco dell'ingresso della Fondazione - ritrae una figura femminile con clarinetto), le prose e le poesie di Cesare Pavese "viaggiano" ancora grazie all'immagine.
Anche le Poste Italiane, infatti, hanno degnamente celebrato l'anniversario della nascita di colui che, con La luna e i falò, consegnò ai posteri l'epopea della vita contadina dei nonni, i miti della collina e della terra, le credenze legate ad antichi saperi.
Nell'ambito delle iniziative per il centenario, nella giornata di martedì 9 settembre, il nuovo valore dentellato - di 0.65 euro - è stato presentato ai filatelici tanto con l'annullo proprio della Casa natale, quanto con un altro della Fondazione Pavese.
Due, dunque, le postazioni temporanee, in attività dal primo mattino alle prime ore del pomeriggio, sulla strada per Canelli, presso l'abitazione di famiglia dei Pavese di inizio Novecento, nella via omonima, al numero 20, e in Piazza Confraternita, postazioni che hanno sollecitato un interesse assai vivo da parte di lettori e collezionisti, diligentemente in fila per aspettare il proprio turno per l'acquisto.
Stampato in tre milioni e 500 mila esemplari, il pezzo filatelico riproduce un ritratto dello scrittore (disegnato da Rita Morena) e, sullo sfondo, propone alcuni versi del manoscritto originale della lirica Hai un sangue, un respiro, una delle più note e amate della raccolta postuma Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, che porta come data di composizione, in calce, la data del 21 marzo. Ecco la Primavera - Constance Dawling trasfigurata.
E non c'è miglior modo di ricordare un poeta, che riproponendone i versi.
"…terra e piante / cielo di marzo, luce, / vibrano e ti somigliano - il tuo riso e il tuo passo / come acque che sussultano / - la tua ruga fra gli occhi / come nubi raccolte - il tuo tenero corpo/ una zolla nel sole… dolce frutto che vivi / sotto il cielo chiaro / che respiri e vivi / questa nostra stagione…".
L'emissione comprendeva anche una cartolina filatelica che riprende i particolari della vignetta del bollo, ed era completata da un bollettino illustrativo corredato da un testo firmato dal Dott. Giuseppe Artuffo, Sindaco di Santo Stefano e presidente la Fondazione Pavese, e da Franco Vaccaneo, Presidente del Comitato Scientifico della stessa.
I materiali di cui sopra, ancora disponibili presso lo sportello di Santo Stefano Belbo, sono acquisibili anche via internet, sul sito ufficiale delle Poste Italiane.
Un chierico laico
Nella mattinata del 9 settembre, presso l'auditorium della Fondazione, in quella che fu un tempo la Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, anche una interessante tavola rotonda cui han preso parte Bruno Quaranta, Giorgio De Rienzo, Giuliano Soria, Franco Vaccaneo e Arnaldo Colasanti in qualità di moderatore.
Si è ragionato intorno al tema Pavese giornalista?, con un punto interrogativo che alla fine è parso assai legittimo (Pavese non si guadagnò mai il pane con gli articoli; ma vero che fu un collaboratore nei dintorni della terza pagina; e poi c'è da calcolare il suo assoluto rigore nei confronti della parola, un rispetto quasi religioso - quello splendore dello stile che al Teatro Gobetti il giorno prima Emanuele Severino ha esaltato, contraddicendo le tesi opposte di Alberto Arbasino: ecco Pavese stilista, alla Verga - che mal si concilia con una pratica di scrittura, quella per le testate, vincolata alla velocità).
Insomma: il Pavese giornalista non esiste, ma esiste il critico. E anche un Pavese critico di se stesso, come dimostra la famosa intervista radiofonica del 12 giugno 1950.
Certo, ci sono poi le collaborazioni episodiche con "La cultura", con "Cultura e realtà", con "L'Unità" (dopo il 1945, quasi una riparazione alla mancata partecipazione alla lotta partigiana).
Il vero Pavese è però lo stacanovista che lavora - da buon piemontese - anche il giorno di Natale, e minaccia Einaudi "di darsi a collaborazioni a riviste e giornali" poiché gli stipendi tardano.
Ma Cesare - è stato detto - intendeva l'Umanesimo come militanza, un Umanesimo "che non diventa poltrona" su cui accomodarsi: il suo è amore per i libri, non sterile bibliofilia. Lo strumento libro deve circolare: e allora si capisce quel suo austero sacerdozio applicato alla giornata lavorativa: dalla 5 alle 8 il tempo dedicato alle sue scritture; dalle 8 di mattina alla sera il tempo consegnato agli altri e ai loro testi.
La Casa Editrice come un monastero. Una fortezza con i suoi soldati della Fede. Una clausura. Una dedizione straordinaria alla causa.
Ecco un soggetto che sarebbe piaciuto a Dino Buzzati. (G.Sa)

 

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