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Scuola di Alta Formazione
la parola (anche) ai giovani

  Acqui Terme. La Scuola di Alta Formazione, celebrando quest'anno il suo decennale, si apre per la prima volta ad un più attivo contributo dei giovani studiosi. Accanto alle relazioni dei docenti universitari, specialisti di riconosciuta fama rispetto ai temi proposti, saranno quest'anno ospitate anche dieci comunicazioni tenute dai borsisti selezionati e provenienti da numerosi atenei italiani. I lavori della Scuola, che rientra nell'ambito del Premio Acqui Storia, si svolgeranno secondo il programma precedentemente comunicato, dall'8 al 10 ottobre, ad Acqui Terme, presso la sala conferenze di Palazzo Robellini (il programma è reperibile su Internet all'indirizzo: http://www.comuneacqui.com/acqui_terme/cultura_espettacolo/scuola_alta_formazione.php). La Scuola è organizzata dal Comune di Acqui Terme in collaborazione con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e con il Dipartimento di Filosofia dell'Università di Genova. Essa si avvale della collaborazione dell'Istituto Superiore "Parodi" di Acqui Terme e del sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, dell'Istituto Italiano Tributaristi, della Società Palazzo del Monferrato e del Lions Club di Acqui Terme. Si anticipano qui le sintesi delle relazioni di Pozzo e di Pulcini, di alcune delle comunicazioni dei borsisti.
Riccardo Pozzo (Università di Verona), Cosmopolitismo e saggezza in Kant - Nel contributo si presentano le posizioni kantiane sul cosmopolitismo prendendo dapprima in considerazione la storia del concetto dall'antichità a Kant e poi la storia delle occorrenze nel pensiero di Kant dagli scritti giovanili alla Pace perpetua del 1793 e alla Metafisica dei costumi del 1796. Seguono delle osservazioni volte a spiegare come la costituzione di un punto di vista cosmopolitico implichi la posizione di una dimensione di fatto meta-politica che a sua volta chiama in causa quell'uso privato della propria ragione che è prerogativa esclusiva del filosofo che in una facoltà filosofica insegna a valutare le leggi dello Stato, gli imperativi della morale e le regole della prudenza.
In conclusione, viene fatto cenno alla richiesta di mettere in discussione il postulato kantiano dell'unità della ragione tenuto vivo oggi da Habermas. Nel mondo globalizzato di oggi vi è infatti necessità di sostituire all'universalità della grande narrazione filosofica europea la trasversalità e la trasvalutazione dello sconfinamento interculturale. Alla filosofia spetta il compito di porre le condizioni di possibilità per la realizzazione di un autentico dialogo interculturale che non sia deviato da pretese di assolutizzazione.
Elena Pulcini (Università di Firenze), Patologie e chanches dell'età globale - Propongo di leggere la globalizzazione come un processo ambivalente: che vede cioè la coesistenza di una dimensione globale (unificazione, omologazione, perdita di confini, interdipendenza degli eventi) e di una dimensione locale (frammentazione, riterritorializzazione, esplosione delle differenze). Questa ambivalenza si riflette a sua volta, sul piano sociale, nella coesistenza di due aspetti speculari: individualismo e comunitarismo. Queste due dimensioni assumono una connotazione degenerativa, o meglio, patologica (Honneth); dando origine da un lato ad un individualismo illimitato (caratterizzato da insicurezza e perdita del limite, atomismo e indifferenza), dall'altro ad un comunitarismo tribale (caratterizzato essenzialmente da una chiusura identitaria, fonte di violenza e di conflitti). L'età globale tuttavia contiene inedite potenzialità che consentono di ipotizzare il superamento delle sue stesse patologie. La percezione della comune vulnerabilità connessa alle nuove sfide planetarie (ambientali, tecnologiche), può infatti diventare il fondamento, sia pure in negativo, di una nuova forma di responsabilità che spinga gli individui ad assumere il mondo, l'intero mondo vivente, ad oggetto di attenzione e di cura.
Si riportano qui di seguito alcune sintesi delle comunicazioni che saranno presentate nell'ambito della Scuola di Alta Formazione a cura dei borsisti selezionati.
Alessandra Campo (Univ. Roma "Sapienza"), La responsabilità del sapere nell'età della tecnica globale. Alcuni spunti a partire da H. Jonas - Di fronte alla possibile estinzione della vita sulla terra a seguito dello sviluppo tecnico globale, Jonas propone una "saggezza" che sappia fondare nell'essere stesso della vita, e della vita umana in particolare, l'imperativo che ci vincoli ad un agire responsabile nei suoi confronti.
Dario Cecchi (Univ. Roma "Sapienza"), Diritto cosmopolitico, immaginazione e globalizzazione in H. Arendt - Da Kant Arendt riprende l'idea del "diritto di visita", che incoraggerebbe lo scambio tra i popoli. Per Arendt bisogna "educare l'immaginazione a visitare". È un nuovo fronte nei rapporti tra i popoli: coltivare la capacità di incontrare l'altro ed immaginare uno spazio comune.
Marco Damonte (Univ. Genova), Confronto tra civiltà, religioni e verità di fede - L'intervento riflette sul possibile ruolo delle religioni nel mondo globalizzato. Sono esse capaci di promuovere la pace oppure sono inevitabilmente destinate a fomentare la conflittualità? La loro pretesa veritativa non è forse una pre-condizione perché ciascuna possa contribuire alla tolleranza e alla convivenza sociale?
Romina Perni (Univ. Perugia), Politica e morale in Kant: il rapporto tra prudenza e saggezza - L'intervento si concentrerà sul tema del cosmopolitismo in Kant, nell'ambito del rapporto tra politica e morale. Verrà proposto, nel tentativo di rendere ragione della valenza pratica dell'ideale kantiano, un confronto critico con le attuali posizioni del filone realistico, accomunate dalla polemica con la componente idealistica di tale progetto.
Francesca Pongiglione (Università di Bologna), Globalizzazione, saggezza, regole: un approccio mandevilliano - Secondo Mandeville le regole che presiedono al funzionamento della nazione sono il frutto di esperienza acquisita nel corso dei secoli per opera di uomini di ordinarie capacità, non di "saggi". Il prodotto di qualità comuni e tempi lunghi è il più adatto a costituire un corpus di regole globalizzabili.
Paolo Vignola (Univ. Genova), J. Derrida e la saggezza autoimmunitaria - Il lavoro descrive l'ospitalità in grado di accogliere l'altro senza condizioni e omologazioni. Si presenta così una forma di saggezza "iperbolica", poiché per accedervi - per accogliere l'alterità senza fagocitarla - è necessario un processo "autoimmunitario", preparando così un'etica radicale per la globalizzazione.

 

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