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La macchina eolica di Palmiro Ghirotto

 
Palmiro Ghirotto e la macchina eolica di sua invenzioneCassine. È solo un prototipo, ma le rilevazioni strumentali non lasciano molti dubbi: la "macchina eolica ad asse verticale" di Palmiro Ghirotto, 72 anni, cassinese, inventore per hobby e per vocazione, ha tutte le carte in regola per segnare una svolta nell'ambito delle fonti alternative. E forse, finalmente, per dare al suo artefice un po' di quella fama che avrebbe meritato per altre, precedenti intuizioni.
La storia personale di Ghirotto è meglio di tanti romanzi d'appendice: appassionato di meccanica, ha nel suo curriculum vitae un impiego come motorista nella Regia Marina Svedese, dove ha servito la corona di Carlo Gustavo per ben diciassette anni: per lui non è stato l'unico lavoro svolto nel corso della vita, ma si tratta sicuramente di un elemento significativo per sottolinearne la grande vocazione per la meccanica e l'ingegneria: predisposizioni che, unite alla sua inventiva, lo hanno condotto a diverse geniali intuizioni.
Come inventore, la sua fama è già nota: nel corso della sua vita ha ottenuto riconoscimenti sia alla fiera di Ginevra che al salone dell'Invenzione di Genova dove, nel lontano 1973, una sua creazione ottenne addirittura il terzo premio mondiale per la meccanica.
Tra i suoi brevetti, vale la pena segnalare il primo prototipo di motore ibrido, datato 1971 e, addirittura, un avveniristico spinterogeno a fibre ottiche, inventato e brevettato - udite udite - nel 1975. Invenzioni che avrebbero potuto renderlo ricco, "se non fosse che siamo di fronte ad una persona tanto geniale nelle intuizioni quanto poco portata all'autopromozione", dice di lui uno degli amici che lo aiutano nei suoi esperimenti.
Ma torniamo alla sua macchina eolica. Anzi, alla "macchina del vento", come la chiama lui. L'idea alla base è molto semplice, come ci spiega mostrandoci il prototipo, costruito nel suo cortile. "Riducendo gli attriti, ho creato un meccanismo in grado di fornire un rendimento superiore di una volta e mezza a quello delle più efficienti apparecchiature del settore". Un risultato sorprendente. E dire che nemmeno il suo inventore se n'era accorto...
"Sapevo che la macchina funzionava bene, ma non pensavo neanche io di avere ottenuto un risultato tanto superiore ai meccanismi già in commercio". La constatazione è avvenuta per caso, a Cairo Montenotte... "Ero andato a fare una visita alla "Fiera dell'energia", che si è svolta qualche settimana fa. Lì ho visto esposti i modelli più avanzati del settore e mentalmente ho fatto un raffronto con il mio: non immaginavo di essere così avanti...".
Cerchiamo di spiegare di che si tratta con parole semplici: la macchina realizzata da Ghirotto è composta da un albero centrale sormontato da una corona mobile da cui si dipartono dei rami metallici, che terminano con pannelli di plexiglass della grandezza di un metro quadrato di superficie. I pannelli, investiti dal vento (basta una minima corrente d'aria) fanno girare l'albero: il principio è quello dei mulini a vento, già utilizzato dalle attuali apparecchiature eoliche, ma Ghirotto lo ha migliorato studiando un sistema per ridurre gli attriti: giungendo sul lato opposto rispetto alla direzione del vento, infatti, le pale compiono una torsione di novanta gradi e si appiattiscono, offrendo una resistenza pari a zero che migliora l'efficienza del meccanismo.
Il movimento viene poi trasmesso a un generatore di corrente. "La potenza - spiega Ghirotto osservando la barra anemometrica posta alla base del meccanismo - dipende ovviamente dalla superficie delle pale. Con un metro quadrato e vento a forza 6 ottengo 150 watt". Potenzialmente, la sua invenzione è rivoluzionaria, a patto però di sfruttarla adeguatamente, il che non è scontato: per ora, l'unico Ente a farsi avanti per la sua invenzione è stata la Regione Liguria: "Mi hanno contattato e mi hanno chiesto di portarla sugli Appennini per fare un mese di test. Solo che in cima a un monte dovrei andarci io, a mie spese, e sempre a mie spese dovrei rimanerci un mese intero e condurre da solo i miei esperimenti...".
Il rischio è quello che non si riesca a sfruttare appieno un'invenzione dalle grandi potenzialità: "rispetto agli altri meccanismi la mia invenzione funziona anche con una corrente d'aria minima e ha rendimenti più alti. Spero, rivolgendomi ai giornali, di trovare qualche ditta o qualche Ente davvero interessato. Sarebbe una soddisfazione personale".
E magari potrebbe portargli qualche soldo in più da investire nella realizzazione di altre idee. Perchè l'inventiva, si è capito, non gli manca. "D'altra parte - è il suo motto - secondo me al mondo è già stato inventato tutto: si tratta solo di mettere insieme le conoscenze che già abbiamo nel modo giusto". E detto così, sembra tutto facile. (M.Pr)

 

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