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Tagli ministeriali allarme a scuola

 
Acqui Terme. Se il contenuto del decreto del 7 ottobre del Ministro della Pubblica istruzione Gelmini sui tagli alle scuole con 50 o meno alunni diventerà attuativo, il 1º e il 2º Circolo di Acqui Terme perderebbero cinque unità scolastiche. Sul problema c'è confusione, ma le proteste sono già iniziate ed aumentano di giorno in giorno. In Piemonte sono oltre 800 le scuole che sparirebbero. In provincia di Alessandria potrebbero sparire già dal prossimo anno centinaia di scuole. Le scuole a rischio nell'acquese sono la "Vittorio Alfieri" di Ponzone con 21 alunni; Cartosio (22); "Boccaccio" di Morsasco (22); "Vinci" di Morsasco (26); "Monevi" di Visone (34).
Il diktat del ministro Gelmini aveva "celato" nel provvedimento dal titolo "Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali" l'articolo riguardante la scuola. L'articolo 3 del decreto legge 154 lancia una imposizione alle Regioni poiché se entro il 30 novembre 2008 risulteranno inadempienti, prima verranno diffidate, poi subiranno la visita di un commissario.
All'assessore alla Scuola e Pubblica istruzione, Giulia Gelati, abbiamo chiesto se ad Acqui Terme il provvedimento produrrà difficoltà. "Esprimo la mia preoccupazione in merito al recente decreto, in questi giorni sono giunte numerose telefonate di genitori e maestre per avere informazioni in merito alle notizie.
Dopo avere contattato la Provincia, nella persona dell'assessore Barbadoro, siamo addivenuti alla decisione di predisporre incontri per valutare le eventuali conseguenze della conversione in legge del decreto. Per il momento dal Ministero non abbiamo avuto comunicazioni di nessun genere", ha affermato l'assessore Gelati. Senza dimenticare di sottolineare "le negative ricadute in capo ai Comuni sui costi da loro eventualmente sostenuti e sulla qualità della vita delle famiglie, la maggior parte abitanti in aree collinari difficoltosamente raggiungibili".
"A queste considerazioni - ha aggiunto la Gelati - va aggiunto il grave problema dei costi dei trasporti. Da chi devono essere supportati? Dai Comuni di residenza o dai Comuni sede della scuola? Nello specifico, ad Acqui Terme non saremmo in grado di rispondere alle nuove esigenze sia di aule, sia di attrezzature e, soprattutto, dovremmo affrontare l'oneroso ampliamento dei locali adibiti a mensa".
Da ricordare che i tagli oltre che il nostro Comune, colpirebbero altri Comuni della nostra zona, come ad Ovada il 1º circolo, l'istituto comprensivo di Spigno Monferrato (sparirebbe al 50%), quello di Rivalta Bormida, quello di Molare, quello di Vesime etc. (red. acq.)

Interviene la sinistra acquese

La riforma della scuola è una manovra "da taglio"

Acqui Terme. Ci scrive la Sinistra acquese: "Nei giorni scorsi un volantino distribuito davanti alle scuole materne, elementari e medie ha sinteticamente informato le famiglie sui danni che le stesse avranno dall'approvazione della legge Gelmini-Tremonti.
La Sinistra acquese approva e condivide l'iniziativa, che tenta di sopperire alla grave mancanza di una informazione veritiera da cui è afflitto il nostro Paese da circa 17 mesi, e ritiene doveroso far sua la protesta delle centinaia di migliaia di studenti, insegnanti e genitori che nelle ultime settimane sono scesi in piazza per protestare contro questo Decreto attualmente in discussione in Parlamento per la sua conversione in Legge.
La "disinformazione" è motivata dal fatto che il Governo sta cercando di spacciare per riforma, supportata da inesistenti motivazioni di ordine pedagogico e didattico, una manovra che ha solo due scopi: ridurre la spesa ( i "tagli" previsti ammontano a 8 miliardi di euro) e favorire la scuola privata, sottraendo di fatto allo Stato l'onere doveroso di provvedere all'istruzione dei cittadini.
A noi sembra che la Costituzione della Repubblica italiana affermi principi diametralmente opposti e che, anzi, garantisca a tutti i cittadini il diritto all'istruzione come si evince dagli articoli 33 e 34 della carta costituzionale.
Ma a parte questo aspetto (di non poco conto, ma sovente disatteso!) quello che suscita la ferma reazione dei cittadini è la volontà di mistificare la realtà, fornendo dati ed informazioni del tutto false.
Nell'ultimo mese si è sentito dire e affermare in televisione e sui giornali una serie infinita di "stupidaggini", che avrebbero potuto anche essere risibili, se non fossero la cortina fumogena che i nostri "illuminati" ministri Gelmini e Tremonti hanno fatto innalzare per giustificare la volontà di togliere 140.000 posti di lavoro. Affermazioni del tipo: "tre insegnanti in classe fanno solo confusione", "Tre insegnanti, uno in classe e gli altri due fuori dalla porta ad aspettare", "I bidelli sono tanti e non fanno niente" ecc…non fanno altro che ampliare quel rancore, che il ministro Brunetta ha così bene saputo radicare nella società italiana contro i cosiddetti "fannulloni", applicando magistralmente il principio del "divide et impera" e scatenando una guerra fra i poveri.
Noi non possiamo sottacere che, se la scuola primaria italiana risulta essere al quinto posto in Europa per la qualità dell'insegnamento e per la preparazione data agli alunni, questo dipende soprattutto dal fatto che, in seguito all'ampliamento dell'offerta formativa, che solo i moduli e il tempo pieno hanno reso possibile, gli insegnanti si sono "specializzati" acquisendo competenze sempre maggiori e metodologie di insegnamento all'avanguardia.
E questo si è concretizzato, con l'entrata in vigore dei Programmi del 1985, in conseguenza dei quali è stato affrontato un Piano di aggiornamento pluriennale per tutti gli insegnanti di scuola primaria e dell'infanzia, e poi con i successivi provvedimenti. Certo una battuta d'arresto c'è stata: quella delle Indicazioni nazionali della Moratti, fortunatamente superata dalle Indicazioni elaborate durante il ministero di Fioroni.
Ma il Governo è cambiato nuovamente e la bufera si sta abbattendo sulla scuola. I genitori, le famiglie, tutti gli utenti del sistema scolastico devono sapere che se questa Legge sarà approvata così come è stata concepita, la qualità dell'insegnamento che avranno i futuri alunni non potrà più essere la stessa, che la riduzione dell'orario di lezione non permetterà più tutta una serie di attività e di approfondimenti che hanno anche reso possibile il diminuire dell'insuccesso scolastico, che i loro figli, al pomeriggio, saranno "custoditi" solo se "bisognosi" (come nel vecchio doposcuola) e, probabilmente neppure gratuitamente, che le scuole si ridurranno di numero (nella nostra provincia sono 118 le scuole a rischio e 5 o forse 7 sono nell'acquese). Ma la riduzione delle ore di lezione penalizzerà anche la scuola Media e la scuola Superiore, con notevole impoverimento dell'offerta formativa.
La riduzione del personale di segreteria e dei collaboratori scolastici (i bidelli, per intenderci) renderà particolarmente difficoltoso l'accesso del pubblico agli uffici, il servizio di vigilanza, di custodia e di cura dei bambini, soprattutto di quelli più piccoli, che necessitano di attenzioni particolari, e renderà ancor più difficile garantire adeguate condizioni igieniche dei locali.
E questa non è che una parte del terremoto che rischia di far sprofondare la scuola statale: un'altra è contenuta nel disegno di Legge Aprea che intende stravolgere l'ordinamento stesso della scuola, nonché la figura e lo stato giuridico degli insegnanti.
Insomma c'è di che essere seriamente preoccupati e noi, nel garantire il nostro sostegno al personale della scuola, invitiamo tutti i cittadini ad appoggiare in ogni modo le lotte e le manifestazioni che ancora saranno messe in cantiere nei prossimi giorni nella speranza di smuovere la protervia di questo Governo, che pare voler proseguire sulla strada intrapresa, senza minimamente tenere conto dell'esistenza di una forte protesta popolare".

 

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