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Il generale Rocca così ricorda i fatti della Spiotta

 
Acqui Terme. L'incontro organizzato dall'Ordine degli Avvocati di Acqui Terme per commemorare l'avvocato Fulvio Croce è stata l'occasione per incontrare ufficialmente l'acquese detentore della più alta onorificenza concessa come massimo riconoscimento al valore militare: la medaglia d'oro generale Umberto Rocca. In discussione, nel pomeriggio di giovedì 2 ottobre, nella Sala Belle Epoque del Grand Hotel Nuove Terme, c'era un episodio degli anni di piombo, del terrorismo. Al tavolo dei relatori non poteva mancare un nostro eroe, appunto il generale Rocca, che ha rivissuto con parole efficaci il giorno destinato ad entrare a far parte della storia della lotta al terrorismo, delle Brigate rosse, gruppi che erano passati alla lotta armata clandestina.
Si tratta del 5 giugno 1975, un giorno che ebbe un epilogo drammatico, di cui Rocca parla, non prima di rendere chiaro: "Sono cittadino onorario di Acqui Terme, sono un acquese in tutti i sensi". Poi, "basta con i brigatisti, con la par condicio che è sempre per loro. Sono convinto di essere una persona fortunata, sono ancora qua".
Ed ecco la storia che ha segnato la vita della nostra Medaglia d'oro. Nella mattinata del 5 giugno una pattuglia di quattro carabinieri, comandata dall'allora tenente Rocca (Comandante la Compagnia carabinieri di Acqui Terme), verso le 10.30 decide di effettuare ispezioni soprattutto sulle alture e case sospette. Nella notte del 4 giugno era stato rapito l'industriale Vittorio Vallarino Gancia, il re dello spumante. Rocca va in perlustrazione sino alle 4 del mattino.
Il giorno successivo, festa dell'Arma, doveva mandare alcuni suoi uomini alla cerimonia, ma il colonnello da Alessandria gli chiede di rimanere in zona per continuare le ricerche di Gancia Sono con Rocca con lui il maresciallo maggiore Rosario Cattafi, comandante della stazione di Acqui Terme; gli appuntati Giovanni D'Alfonso (arrivato ad Acqui solo un mese prima) e Pietro Barberis. I primi tre in uniforme e l'ultimo in abito civile.
Alle 9 beve il caffé in un locale centrale della città termale, quindi decide di andare a salutare il procuratore della repubblica, amico al quale riferiva giornalmente il suo lavoro investigativo. Non lo trova, era presente il sostituto dottor Busso. In procura, alla richiesta se qualcuno della polizia giudiziaria era disponibile ad accompagnarlo nella zona del comune di Bistagno dove c'erano ruderi di un castello, si offre l'appuntato Barberis. Rocca si mette alla guida della macchina.
Arrivati in località Arzello, verso le 11.30, alla cascina Spiotta, vedono delle auto e tutte le finestre dell'edificio chiuse. Mentre Rocca controlla l'interno delle vetture, è sembrato udire mormorii provenienti dall'interno della cascina. Poteva trattarsi di una radio, probabilmente sintonizzata sulla centrale operativa dei carabinieri e quella della centrale della polizia stradale. Rocca con Cattafi bussa alla porta su cui c'era scritto: "Mara Caruso"; ribussa, nota tra le persiane di legno una figura di donna e quando la invita a scendere lei si ritrae. Rocca, era armato con un M1.
Ad certo punto un uomo apre la porta, lancia una bomba a mano. Rocca alza istintivamente il braccio sinistro, che salta di netto, la fortuna è stata che il calore della bomba aveva chiuso i vasi sanguigni, altrimenti sarebbe morto dissanguato. Non ha perso conoscenza. C'è il lancio di una seconda bomba, la donna (Mara Cagol) esce e spara colpendo a morte D'Alfonso. Al termine del conflitto a fuoco, in cui Cattaffi viene ferito da schegge sul lato destro, viene liberato Gancia. Umberto Rocca viene portato all'ospedale di Acqui Terme, la deflagrazione della bomba gli aveva provocato la perdita di un braccio e di un occhio. Lo scontro quindi si risolse con una autentica carneficina.
Il generale di Brigata Umberto Rocca è andato in congedo il 31 marzo 2007 dopo una onorata carriera.
Nel motivazione del riconoscimento di Medaglia d'oro, tra l'altro si legge: "… benché nella improvvisa reazione fosse stato colpito in pieno da bomba a mano, che esplodendo gli asportava un braccio e lo rendeva cieco da un occhio, esortava il sottufficiale, accorso per recargli aiuto, a proseguire decisamente l'operazione, che dopo protratto e violento conflitto a fuoco, si chiudeva con l'uccisione di uno dei banditi …. Sottoposto a prolungati e dolorosi interventi chirurgici, si imponeva all'ammirazione dei sanitari per stoicismo e per eccezionale forza morale. Fulgido esempio di elette virtù militari ed eroica purissima fede".
Rimasto nell'Arma, il generale Rocca dal 1º gennaio 1998 è stato Direttore del Museo storico dell'Arma. È presidente del Gruppo medaglie d'oro al valor militare, Grande ufficiale al merito della Repubblica, Grande ufficiale al merito militense Malta, commendatore SS, Maurizio e Lazzaro, commendatore S.Gregorio Magno, Commendatore Santo Silvestro Papa, Cavaliere del Santo Sepolcro, Medaglia d'oro Carnegie. Ogni cittadino della città termale si vanta dell'acquesità dichiarata dal generale Rocca. (C.R.)

 

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