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I tesori di Villa Ottolenghi

 
Acqui Terme. Villa Ottolenghi, opera monumentale che sorge a metà collina di Monterosso, uno tra i rari esempi di stretta collaborazione tra i maggiori architetti, pittori, scultori mecenati, domenica 12 ottobre ha affrontato una nuova ed interessante esperienza: la visita consentita all'intera struttura dal nuovo titolare del complesso, l'imprenditore di Abbiategrasso Vittorio Invernizzi e dalla sua moglie. Pertanto un gran numero di persone ha avuto l'opportunità di ammirare in ogni sua parte la prestigiosa dimora di Monterosso. Appena varcati i cancelli, il fascino del luogo si è diffuso tra i visitatori e li ha contagiati per essere di fronte ad una struttura, vasta ed articolata come acropoli delle arti ideata e realizzata negli anni dai coniugi Herta e Arturo Ottolenghi e dal figlio Astolfo, in seguito alla decisione di progettare una casa con ispirazioni ed ideali assomigliante ai principi rinascimentali.
La tenuta Ottolenghi, inserita nel contesto delle colline del Monferrato, che Marcello Piacentini paragonava ad una "sinfonia architettonica per le tante opere che la adornavano", ancora oggi conserva intatto il suo fascino anche grazie agli interventi realizzati dalla Società agricola Vittoria Srl, che fa capo al dottor Invernizzi. Per gli ospiti della giornata, organizzati con guide, c'è stata anche la condizione favorevole per ammirare il Mausoleo, ricondotto dalla nuova proprietà al suo nome originale "Tempio di Herta". Questa splendida opera d'arte, struttura architettonica di circa 3 mila metri cubi, è situata in un parco di circa 100 mila metri quadrati, recintato e dotato di viabilità pedonale. Al Tempio si accede attraverso un portone in ferro, rame e nichel alto 5 metri e del peso di non meno di 2 tonnellate che è stato realizzato dai maestri Ernesto e Mario Ferrari in sei anni di lavoro. All'interno della costruzione, interamente rivestita in marmo di Condoglia, si ammirano ben 300 metri quadrati di encausti, antica tecnica pittorica su muro, realizzati da Ferruccio Ferrazzi e altrettanti mosaici. L'impianto architettonico, che incute comprensibile soggezione a chi gli si avvicina, fu progettato dagli architetti Piacentini, D'Amato e Rapisardi e costruito a pianta circolare. Tornando alla Villa, era stata impreziosita da opere di grandi artisti che a Monterosso risiedettero per il tempo necessario a completare i lavori concordati con gli Ottolenghi. Oggi grandissima parte dei ricchi arredi sono stati ceduti durante una grande asta organizzata a metà degli anni Ottanta. Comunque Villa Ottolenghi contiene affreschi di Ferrazzi e di Arturo Martini, il più grande scultore italiano del XX secolo. Martini agli Ottolenghi lasciò eccezionali sculture quali Figliuol prodigo (1926).
Sempre i visitatori, nel camminare tra le strutture della Villa, si sono mossi nello spazio temporale di una delle testimonianze più straordinarie della Storia dell'arte del '900, iniziate da Arturo B.Ottolenghi, nato ad Acqui Terme nel 1887, nipote di Jona, amato filantropo, quindi della sua moglie Herta von Wedekind zu Horst, artista poliedrica e personaggio di fama. Da queste illustri personalità nacque il progetto o meglio il "sogno" di fare di Monterosso il terzo polo artistico del primo '900, dopo Milano e Roma. La costruzione del complesso fu lunga e tormentata soprattutto per le vicende personali degli artisti incaricati.
Alla scomparsa di Arturo, avvenuta nel 1951, nel frattempo nominato conte dal Vaticano in seguito alla donazione della Nuova Porta Santa realizzata da Crocetta e al finanziamento del progetto di quella attuale commissionata a Manzù, continuò l'intento di dare forma al sogno. Purtroppo Herta morì nel '53, ma Astolfo, forte dell'esperienza avuta con i genitori, diede un nuovo impulso all'intero complesso e portò a Monterosso nuovi artisti tra cui Rosario Murabito, Amerigo Tot (progettò il balcone-scultura che si affaccia sulla vallata acquese), quindi Ernesto e Mario Ferrari, che già avevano collaborato con i genitori. Poi Piero Porcinai per la definitiva sistemazione del parco e del giardino, Wladimir Todorowsky per l'impianto di illuminazione esterna ed interna con lampade realizzate da Seguso su disegna del maestro di fama mondiale Flavio Poli. La morte di Astolfo rappresentò per Monterosso l'interruzione di una magnifica utopia. Tutto rimase sospeso e dopo l'asta che spogliò Monterosso delle preziose testimonianze artistiche, per un ventennio la Villa rimase in attesa di altri mecenati.
La Tenuta di Monterosso è nel cuore di una delle aree viticole più apprezzate d'Italia, dalla quale si ricavano uve Moscato, Dolcetto, Barbera e Brachetto d'Acqui Docg. Consapevole anche di questo valore, ad acquistare la Villa è stato Vittorio Invernizzi, industriale attivo nel settore delle acque minerali (Lurisia) e nella distribuzione di vini di alta qualità attraverso alcune enoteche aperte nel centro di importanti capoluoghi del Norditalia. Invernizzi intende far ripartire e rilanciare la produzione vinicola che Villa Ottolenghi aveva interrotto anni addietro. "Vini espressione del territorio, prodotti di eccellenza da proporre a prezzi sostenibili", aveva sottolineato Invernizzi lo scorso anno parlando con i giornalisti. A questo proposito anche le cantine del complesso stanno per essere completamente recuperate con lavori adeguati d ristrutturazione e posa di nuovi impianti. Vittorio Invernizzi, 65 anni, tre figli, con inizio dell'attività nell'edilizia, quindi diventato imprenditore nel settore dell'agricoltura con la "Società agricola Vittoria" e proprietario, tra l'altro delle acque minerali Lurisia, è persona consapevole del valore e della potenzialità della tenuta di Monterosso. (C.R.)

 

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