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I partigiani ritrovano la Bandita

 
Cassinelle. Non si interrompe il filo della memoria. Dopo l'incontro acquese tra gli studenti delle superiori e il reduce di Cefalonia Angelo Scalvini (scampato alle stragi del settembre 1943 - si veda il passato numero del giornale), domenica 12 ottobre sono stati ricordati gli eventi dell'ottobre 1944, che condussero ai rastrellamenti, agli atti di eroismo e ai fatti di sangue di Molare, Ponzone e della Bandita di Cassinelle.
E la giornata del ricordo e della riflessione - confortata anche da un tempo quasi estivo, nonostante le insistenti prime nebbie del mattino - ha assunto un valore ancora più pregnante dopo l'episodio dei cori fascisti di Sofia (partita della nazionale maggiore contro la Bulgaria dell'undici ottobre, valevole per le qualificazioni al Campionato del Mondo 2012), ultimo tassello di una serie di rigurgiti di Destra che più volte hanno colpito la Resistenza (tentando di deligittimarla). È così è stato anche ricordato il Premio Acqui Storia "degradato a concorso storico letterario qualsiasi" - sono state queste le parole del Presidente della Provincia Paolo Filippi - quando invece proprio il filo doppio che lo lega ai fatti di Cefalonia e alla Resistenza lo caricava di significati ideali che si stanno ora perdendo.
Del resto spiccava, come nella primavera scorsa - giornata della Benedicta - la non presenza di una delegazione ufficiale del Municipio acquese (che ricordiamo non ha partecipato neppure alla posa del monumento ai caduti della "Acqui" recentemente inaugurato a Corfù). Non c'era neppure il gonfalone, a testimoniare una assenza densa di significato, per fortuna compensata dalla partecipazione di semplici cittadini della città termale e delegazioni provenienti da Dronero, Valenza, Ovada, Tagliolo Monferrato, Predosa, Rossiglione, Isoverde (Campomorone), Molare, Silvano, Rocca Grimalda, Tiglieto, Castelletto d'Orba (e qui ci arrestiamo per brevità) e ovviamente Ponzone, Molare e Cassinelle, con i sindaci idealmente guidati da prefetto e questore.

Gesti e parole

La mattina di ricordo ha avuto inizio a Molare, con la posa di una corona d'alloro al cippo lungo la strada che costeggia il centro; quindi nella Messa nella parrocchiale della Bandita è stato Don Giampiero Armano, dal pulpito, a ricordare preoccupato che "la verità non ha nulla a che vedere con il numero delle persone che condividono un'idea".
Di vestiti parlava il Vangelo della Domenica (la parabola delle nozze e dell'invito rivolto ai servi) e, allora, di abiti "di testimonianza e di scelta" ha parlato il sacerdote, una testimonianza da rendere anche oggi non per alimentare l'odio, ma per riconoscere l'impegno di una generazione che, per motivi anagrafici, si sta lentamente assottigliando.
E più volte, durante le orazioni ufficiali, svoltesi davanti al sagrato della chiesa, il pensiero è andato proprio ai giovani.
Un concetto - quello della eredità - che è stato ribadito da Pasquale Cinefra (vice presidente ANPI di Alessandra, che ha ricordato le recenti dipartite della staffetta "Breda" e del partigiano "Gatto") e poi anche da Dino Grattarola (ANPI Molare), che ha ricostruito la terribile fine di Pancho, riconosciuto dal padre dalla cintura dei pantaloni dopo le sevizie condotte dai nazifascisti.
Al microfono si sono poi alternati Adriano Icardi (si è soffermato sul contributo della ricerca storica: ecco un volume datato ma intramontabile, Quell'ottobre del 1944 di Giovanni Sisto; e uno di fresca stampa, di Federico Fornaio: Aria di Libertà. Storia di un partigiano bambino, dedicato ad "Aria", ossia Mario Ghiglione; dal prof. Icardi anche una sottolineatura negativa per l'ultima opera cinematografica di Spike Lee, dedicata alla strage di S.Anna di Stazzema), dell'Assessore Regionale Borioli (la memoria è attuale: si tratta di garantire consolidare tutti i giorni un modello di democrazia; e dunque la RSI fu asservimento ai tedeschi, non altro; la possibilità di scegliere c'era: onore a chi si schierò dalla parte giusta, ben diversa rispetto all'altra).
Infine son seguite le parole di Paolo Filippi, presidente della Provincia.

Un difetto pericoloso della nostra democrazia

Delle sue critiche al Premio Acqui Storia si è già detto.
Il suo discorso ha insistito sulla "deriva" negativa di un Paese in cui sono le veline e i calciatori a fare opinione, in cui di fronte al razzismo, alla xenofobia, alla prevaricazione nei confronti del diverso si continua a fare finta di niente.
Nell'anno della Costituzione della Repubblica, e del suo Sessantesimo, non poteva mancare un accenno alla necessità delle inevitabili manutenzioni, ma anche al bisogno di non snaturare i contenuti della Carta. Contenuti di libertà, sia detto, in linea con quelli che portarono tanti uomini dopo l'otto settembre in mezzo ai boschi.
Che mai avrebbero pensato che, dopo il listone fascista, la Repubblica Italiana ad inizio XXI secolo sarebbe riuscita ad impedire la scelta diretta dei rappresentati da inviare a Senato e Camera. E il bello è che la possibilità di decidere gli eletti, a priori, i partiti l'avranno - sembra - anche in occasione delle prossime europee.
Ecco un caso (tra i tanti: si veda il conflitto di interessi in materia di informazione, o la mancata netta separazione tra i poteri dello Stato) che rappresenta un difetto gravissimo di Democrazia. (G.Sa)

La Resistenza raccontata da chi c'era
Cassinelle, a colloquio con i partigiani

Cassinelle. Per capire nulla di meglio che una breve cronologia.

  • 8 ottobre 1944: Rastrellamento alla Bandita, con due morti tedeschi e sei partigiani sorpresi, fatti prigionieri e fucilati.
  • 10 ottobre: Cattura e impiccagione di Giovanni Villa ("Pancho") e di sei partigiani della "Mingo".
  • 12 ottobre rastrellamento tra Toleto, Morbello, Ponzone e Piancastagna, con la morte di Domenico Lanza "Mingo", ma con notevoli perdite inflitte ai nazifascisti.

Sin qui la storia.
Ma le fonti orali non sono meno importanti.

Ascoltare la storia è un'altra cosa

Al ristorante "Il campanile" di Cassinelle l'occasione anche per incontrare i partigiani che nell'ottobre '44 scamparono i rastrellamenti. E poi continuarono a lottare.
Un incontro reso ancor più interessante dai cimeli che Lucio Cavanna "Zatana" e Enrico Sarpero "Icaro", entrambi di Cassinelle, hanno dispiegato sul tavolo al termine del pranzo.
Ciclostilati con i "doveri del partigiano", e fogli clandestini, custoditi ovviamente con ogni cura (e chissà che possano, prima o poi, diventare patrimonio dell'Istituto Storico della Resistenza di Alessandria).
"Eravamo anche noi nell'organico del III distaccamento della Brigata "Olivieri" di Cassinelle: quella comandata da Alfonso Viganò "Lux", alle dipendenze di Cupic Grga "Boro", "un uomo tutto d'un pezzo, inflessibile", che già alla Benedicta, nella primavera, era riuscito a rompere l'accerchiamento e che dal novembre '44 divenne comandante della Divisione "Mingo".
Ma come si diventava partigiani?
Sarpero, carabiniere a Massa Carrara, dopo l'otto settembre racconta di aver scelto i boschi per evitare di essere trasferito a forza in Germania; a La Spezia la decisione.
Lucio Cavanna, più giovane di qualche anno (leva 1926), voleva a tutti i costi evitare di entrate nell'esercito della RSI. L'8 settembre era a casa.
Dei mesi di clandestinità tanti ricordi: il primo organizzarsi delle formazioni, la durezza della vita nei boschi e la disciplina; il riguardo dei più vecchi nei confronti dei più giovani, nelle situazioni di palese pericolo; ma anche pagine epiche come l'assedio del Forte della Coronata a Sestri Ponente, che cade nell'aprile del 1945, con la folla che quasi vuol linciare i prigionieri tedeschi. E poi la fine, la liberazione, le armi in parte consegnate, in parte sotterrate, il miraggio del lavoro, prima nella polizia ausiliaria, poi magari il sogno di entrare nella grande fabbrica…che deve chiamarti ancora adesso.

Né fascisti, né fascistini

Ma non sono solo i fogli di ieri a circolare. Gira anche un comunicato dell'ANPI, del comitato nazionale (era stato letto pubblicamente davanti alla chiesa al mattino) che denuncia - ed è pagina triste - "il sovvertimento della storia per dare l'assalto all'antifascismo, alla democrazia e alla libertà".
Non si placano, infatti, a distanza di un mese, le polemiche suscitate dalle parole del ministro La Russa ("anche i militari della RSI combatterono per la patria").
Parole inaccettabili - afferma il comunicato - che mettono sullo stesso piano dittatura e libertà, totalitarismo e democrazia. La risposta dell'ANPI nella parole di Giorgio Napolitano pronunciate nel 65º anniversario della difesa di Porta San Paolo:
"Ho parlato, e l'ho sempre sottolineato anche nelle celebrazioni della festa del 25 aprile - a Cefalonia come a Genova - di un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di riscatto della speranza, di libertà e di giustizia di tanti giovani che combatterono nelle formazioni partigiane sacrificando in non pochi la loro vita, e quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei 600 mila deportati nei campi tedeschi, che rifiutarono l'adesione alla Repubblica di Salò. (G.Sa)

 

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