Acqui Terme. Lunedì 20 ottobre, alle ore 21 nel salone San Guido, è stato presentato il progetto di recupero dell'area dell'ex Ricreatorio. Pochissime le presenze se si tolgono gli addetti ai lavori: una decina dello studio di architettura che ha predisposto il progetto, ed un'altra decina di persone ad assistere (tra cui 6 sacerdoti ed una suora).
Dopo l'introduzione del Vescovo, che ha ripercorso l'iter del suo interessamento personale per far rivivere il Ricreatorio (dal gennaio 2002 fino ad oggi, passando per un primo progetto rivelatosi troppo oneroso per essere realizzato), il nuovo progetto, che è già stato presentato da L'Ancora e che ha avuto un'approvazione in "prima lettura" in consiglio comunale il 29 settembre, è stato presentato dagli architetti che lo hanno curato.
Nel dibattito che è seguito da rilevare che due parroci (don Franco Cresto e don Antonio Masi) non hanno espresso pareri di appoggio al progetto. Don Franco ha chiesto quantificazioni economiche ed ha ottenuto puntuali risposte dal dott. Luigi Ricci.
Il disappunto del parroco di San Francesco, ultimo direttore del Ricreatorio, per l'eccessivo, secondo lui, divario tra quello che l'imprenditore si prende dalla Diocesi e quello che l'imprenditore dà alla Diocesi, ottiene la risposta pacata del dott. Ricci: "può sembrare non equo, ma sono prezzi di mercato".
Il parroco di San Defendente, don Masi, non è andato troppo per il sottile dicendo che il progetto esteticamente non gli piace, e che l'opera non vedrà la sua realizzazione entro il mandato vescovile di mons. Micchiardi, in quanto i prezzi lieviteranno di molto, come ha potuto constatare di persona per Cristo Redentore.
Gli architetti Bandini e Marsullo hanno più volte rimarcato le finalità del progetto (assistenza, accoglienza, integrazione, attenzione ai giovani) e le indicazioni della diocesi al proposito. Da ricordare che in apertura il vescovo ha tenuto a precisare che il progetto non accantona l'attenzione ai giovani, che anzi, se non si potrà fare tutto nell'area del nuovo Ricreatorio, si farà di tutto per potenziare le strutture già esistenti (Cristo Redentore, Pellegrina, Santo Spirito), anche se non è solo un problema di strutture ma di educatori.
E forse è questo ciò di cui ci si dimentica troppo facilmente. Il Ricreatorio non rappresenta solo un luogo della memoria in cui tanti acquesi sono cresciuti accumulando ricordi indimenticabili. Il Ricreatorio non era solo un dissestato campetto da calcio o uno sgangherato cinematografo. Era un luogo "protetto", di educazione e di crescita. Un luogo in cui giocando e divertendosi si diventava "adulti" con qualcuno che ti dava le dritte per la vita (in senso lato: quella del corpo e quella dello spirito). Non si può continuamente dire che in città ci sono tante strutture sportive e che ci sono i Dvd per vedere i film. L'oratorio è un concetto ben preciso e non può essere barattato con niente altro. O lo si condivide oppure non si è capito niente.
Urbanistica: al Ricre nessuno "sconto"
Acqui Terme. Ci scrive Bernardino Bosio:
"Lunedì sera mi sono recato alla presentazione del progetto per il recupero del Ricre, ho ascoltato attentamente la relazione di Sua Eccellenza Mons. Vescovo, che in modo concreto ha spiegato gli obiettivi che la chiesa si prefigge, non tratterò di questo argomento in quanto ho chiesto udienza in Curia per meglio comprendere gli intenti e le modalità di questo importante investimento della Diocesi ad Acqui Terme. Ma ciò che più mi ha colpito è stata la relazione degli architetti, precisa, che non ritengo sia da discutere nel merito architettonico, ma abbia fornito materiale interessante al dibattito politico.
Al Ricre, si costruirà, sono previsti tutti gli standard obbligatori per i parcheggi, saranno osservate tutte le indicazioni relative alle aree verdi, agli spazi pubblici dovuti in base alle norme di attuazione del piano regolatore vigente e "udite udite" non c'è nemmeno un piccolo strappo per aumentare indici urbanistici o altezze! Se c'è una certezza in urbanistica, Comune di Acqui Terme, è l'assoluta originalità nelle scelte e negli atti utili a promuovere le iniziative di carattere imprenditoriale e sociale legate alle costruzioni.
Negli ultimi anni il Consiglio Comunale è stato chiamato a votare le iniziative di molti imprenditori/costruttori o immobiliaristi, nel 2005 si sono poste le basi per la realizzazione del Mega Centro Commerciale che sta per essere realizzato ai Martinetti, si sono fatte varianti che hanno concesso di edificare palazzi di 22 metri (cantiere Erde), infatti per consentire la realizzazione dell'intero edificio a condizioni "diverse", è stato necessario traslare addirittura una strada, c'è da chiedersi dove sia finita la strada pubblica denominata Via Nino Bixio, ovvero quella che divideva la nota Piazza Maggiorino Ferraris dall'ex magazzino edile e molte altre iniziative hanno seguito iter simili.
Ma il vero appagamento del sindaco e giunta, Direttore Generale compreso, è dovuto a questa nuova legislatura, dove si sono fatti pochissimi consigli comunali, su una quantità di iniziative urbanistiche, in cui si sono chiesti voti che hanno avvallato decisioni ancor più mirabolanti. Essendo in difficoltà la realizzazione del centro commerciale dove sembrerebbe aprire la Ipercoop, il consiglio si è... fatto una "pera" ovvero con la più incredibile delle fantasie ha trasformato un'area di rispetto perfettamente circolare, come prescrive la legge, in una forma che vagamente ricorda il frutto! In un altro consiglio si sono ridotte delle distanze fino a 5 metri per far sì che in Via Palestro un altro palazzo di 22 metri potesse prendere forma in tutto il suo splendore, in piazza Maggiorino Ferraris un altro palazzo arriverà oltre i 26 metri per compensare uno scavo difficile, a cui peraltro era già stata venduta una pubblica piazza e poi "Il Boschetto"
eh sì "Il Boschetto" dove lo metto? Ad Acqui Terme alcune licenze, edilizie, con iter normale sono ferme ai primi di aprile, mentre le altre pratiche edilizie, pur decisamente più complesse, grazie al voto dei consiglieri di maggioranza si risolvono celermente!!!
Non le ho elencate tutte, ma sicuramente i consiglieri le ricordano!
Arriviamo all'ultimo consiglio: per l'urbanistica è l'egemonia, passa di tutto e di più, in impeto di generosità e di fermezza, il sindaco, arrivando al punto del Ricre, perentoriamente dice al consiglio che desidera accogliere, per benevolenza, la richiesta del Vescovo.
Ebbene ero convinto che anche in questa delibera vi fosse qualcosa di "particolare" che ci fossero, stante la destinazione caritatevole dell'opera, un aiuto, legittimo, per un intervento ritenuto dal sindaco importante. Ma al Ricre no!! Alle opere caritatevoli questa inedita prassi inaugurata dai consiglieri di maggioranza non è stata applicata!
Gli oneri ad oggi tutti conteggiati, le regole urbanistiche tutte applicate senza deroghe, giuro non finirò mai di stupirmi. Stimati consiglieri di maggioranza, non vi è venuto un dubbio: avete votato, nonostante le Vs. proteste, in pochissimi consigli fiume (prendere o andare a casa), innumerevoli delibere di urbanistica, oggi Vi hanno promesso di cambiare strategia, convocare ogni mese l'assemblea comunale per dibattere meglio gli argomenti all'ordine del giorno, ma dopo l'approvazione della procedura per la variante strutturale, non pensate che sindaco e giunta, costruttori compresi, non abbiano più l'ansia di far passare con impellenza altro?".
Nuovo Ricre: sicuri che sia la scelta giusta?
Acqui Terme. Sul tema del Ricreatorio ci scrive il dottor Eugenio Caligaris:
"In un discorso così appassionante e marcatamente acquese come quello del "Ricre", diventa inevitabile lasciarsi coinvolgere, anche perché dagli anni 40 ai 60 ne sono stato un assiduo frequentatore e, come tanti altri acquesi, ne ho tratto elementi positivi di agonismo, confronto e maturità. Un giovane Don Galliano, nei primi anni 40, teneva insieme oltre 100 giovani dai 7 ai 16 anni e si preoccupava che non si ferissero nel spingere una giostra di ferro che girava vorticosamente, spinta dagli stessi ragazzi e che, malgrado le raccomandazioni, lasciava sempre qualche contuso. Allora non c'era il telefonino o gli sms, ma c'era un gran tripudio di felicità; veniva poi il momento della preghiera, nella bella spaziosa Cappella ove Don Galliano sapeva infonderci fede e importanti insegnamenti e dopo, era il momento dei primi film con Tom Mix e Buffalo Bill. E anche successivamente, quando Don Galliano venne chiamato a compiti più importanti e noi eravamo cresciuti, arrivò l'era di Don Piero con appassionanti tornei di calcio; per cui il motto scritto all'ingresso del Ricre "Educare divertendo" era pienamente esaudito e l'impressione che ancor oggi rimane è di un insegnamento alla riflessione, al confronto e al dialogo.
Queste riminiscenze oggi che il mondo è cambiato possono sembrare anacronistiche, tuttavia, dagli scritti che ho letto in questi ultimi tempi, m'accorgo di non essere il solo ad esprimerle; perchè sarà di tutto rispetto il progetto, che fra l'altro poteva realizzarsi in qualsiasi altra parte della città, ma nell'area del Ricre cosa c'entrano gli alloggi di prima accoglienza, oppure il gioco da bocce per gli anziani, i parcheggi o la questione sociale: quì sono i giovani che vengono scippati di una struttura che appartiene loro e sono sempre loro che oggi più di altri hanno bisogno di un Ricre che funzioni, aperto alle loro energie, aspirazioni, che stemperi la vivacità e ne tempri il carattere.
Oggi il tema "giovani" è l'anello debole della società, ove droga, alcool e sballi da discoteca costituiscono un dramma, perché l'epilogo è sovente uno schianto. E allora perché ignorare questo aspetto e non salvaguardare il futuro di questa nostra società costituito dai giovani e per i quali la Chiesa è sempre stata in prima linea.
Non tocca certamente a mè laico propormi e prevaricare quella che è una sensibilità tutta pastorale, però mi chiedo, anzichè un costoso e sofisticato progetto con tanto di illustri architetti, non bastava un geometra esperto che oltre alla tecnica ci mettesse il cuore e rimodernasse il tutto, aggiungendo oltre al campo da calcio, il gioco della pallavolo e della pallacanestro, un ritrovo rinnovato con tennis da tavolo, calciobalilla, e magari alcuni computer e tutto ciò senza espropriare un patrimonio che appartiene ai giovani e a tutti gli acquesi.
Questo mio intervento viene dopo quello di alcune famiglie acquesi, di Fabrizio Foglino e ancor prima di don Franco Cresto, forse l'ultimo direttore del glorioso Ricre e buon ultimo Bernardino Bosio, esprimendo anche a loro solidarietà ed eventuale impegno e auspicio per un Ricre formato giovani. Personalmente non ho la presunzione di cambiare con questa mia il corso, forse inevitabile delle decisioni ormai prese, però le ragioni del cuore di tanti acquesi, sono oggi in sintonia con necessità contingenti che riguardano la società di domani, e credo che non sia poca cosa".
La storia: un privilegio che non è per tutti
Acqui Terme. Pubblichiamo una risposta alla lettera di Fabrizio Foglino pubblicata su L'Ancora numero 36 del 5 ottobre, contenente un prezioso ricordo del "Ricre". A scrivere è Gianmario Malfatto e l'incipit è significativo "Caro Fabrizio, l'ultima partita vorrei giocarla anch'io!".
Questo il testo:
"Il "Ricre", più che un luogo, come il Bicio giustamente dice, è una entità persa nel tempo. Le tradizioni, i luoghi carichi di storia e di ricordi, sono un patrimonio che dovrebbe essere prezioso a tutti; ma pare ciò non sia sostenibile per una città come Acqui. Guardandola da emigrato, la trovo ad ogni ritorno più sfarzosa, più scintillante, più immersa in Barbera e Brachetto, ma ogni volta più povera di storia. "La storia siamo noi", le facce "da Acqui", i posti "da Acqui". Uno di questi era il Ricre. Lo cancelleranno. Al suo posto il progresso, l'Acqui che viene. Giusto così. Forse. L'Acqui di quegli anni, quella intorno al Ricre, prima o poi capitava tutta lì, ad una messa alla domenica mattina per poter guardare il cinema all' "Italia" con solo cento lire, ad uno dei tornei di calcio serale, quelli in cui entravo senza pagare manco più ricordo come, a bere il bicchiere di spuma nel bar sopra il campo. I nomi snocciolati da Fabrizio nel suo ricordo, erano mito, ciò che proprio non riuscirò a dare ai miei bambini. Il mito erano quelle facce "da Acqui" che in quei tornei non mancavano mai: i "grandi", una/due generazioni prima della nostra, inarrivabili, lucenti nelle loro maglie con le scarpe da calcio vere.
Il ricordo che ho del Ricre di quegli anni, è di un campo irregolare, con un angolo tagliato per favorire l'accesso dal cancello di via Cassino, segnato con la calce, con le tribunette in cemento, piene di gente, ragazzi con gli occhi giocosi e fidanzate svogliate nel vestito più bello.
Per essere protagonisti di quel campo, per giocarci, noi bambini dovevamo andarci il pomeriggio. Se c'erano quelli più grandi, potevi solo sperare che mancasse qualcuno e che tu fossi il prescelto per fare il numero. Impensabile oggi, in tempi da psicologo infantile: mio figlio crescerà emarginato? Crescerà con dei complessi? Boh... forse sì. Ricordo che quando non venivo scelto, giocavo un po' con altri "non prescelti" tra un tempo e l'altro; poi continuavo a guardare giocare, ad osservare una finta o un tocco che ancora non conoscevo.
Da bimbi è tutto più facile. Con un posto dove ritrovarti per giocare lo è ancora di più. Dopo le 4 porte di Acqui, quelle di accesso alla "città giardino", ce ne potrebbe essere un'altra, d'accesso a qualcosa di molto più semplice. Ma la storia è un privilegio che non tutti possono permettersi".