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Scuole: fa discutere la riforma Gelmini

 

Tagli alle scuole: arginare i danni

Acqui Terme. Ci scrive la mamma di un alunno:
"Si è sentito molto parlare della riforma della scuola proposta dall'onorevole Gelmini dai max-media, soprattutto dell'inserimento del maestro unico, del giudizio espresso con un voto decimale, del voto in condotta, dell'orario delle lezioni di 24 ore, delle graduatorie per gli insegnanti su base regionale e del grembiule obbligatorio, ma forse è stata data poca attenzione ad altri punti presenti nel decreto. Innanzitutto la proposta di legge non riguarda solo la scuola elementare, anzi partendo dalla scuola materna arriva sino alla scuola superiore in cui ci potrà essere una riduzione di orario con sofferenza dei laboratori e delle materie professionali. Le classi di ogni grado d'istruzione saranno formate da minimo 20 alunni fino ad un max di 30, mentre il personale ATA (i bidelli) verrà ridotto. La gestione dell'orario supplementare viene affidata ai singoli plessi nei limiti delle proprie risorse organiche ed economiche e con sicurezza i plessi al di sotto dei 50 alunni saranno cancellati. Il plesso di Spigno M.to e Montechiaro, è a rischio! Forse gli unici gradi d'istruzione che verranno immediatamente penalizzati dall'approvazione di questa proposta di legge saranno la scuola dell'infanzia e la scuola primaria di Montechiaro e la scuola media di Spigno M.to, ma in un comune come Spigno M.to dove la scuola dista 25 Km dalla successiva (Acqui Terme) e la stazione ferroviaria è al suo esterno non sarà sicuramente facile il cambiamento. Inoltre ad essere penalizzati non saranno solamente i 2 comuni in cui sono presenti le scuole, ma di conseguenza anche tutti i comuni limitrofi che si appoggiano già ad essi. Questi bambini percorrono già ogni mattina una quantità di chilometri mai inferiore ai 7, svegliandosi prestissimo e pranzando nel pomeriggio (soprattutto coloro che si servono del pulmino). Purtroppo questa riforma (a livello nazionale) non tiene conto dei problemi dei piccoli comuni nell'attuazione di un simile progetto. Sarà una perdita per tutti i genitori oltre che per il personale scolastico, anche per coloro che non ne stanno ancora usufruendo. Pertanto è stata organizzata una riunione nei locali della scuola di Bistagno, in data 7 ottobre, in cui erano convocati i rappresentanti delle classi di ogni istituto per far luce sulle conseguenze immediate. Al termine è stata proposta una mozione da presentare alle segreterie dei sindacati degli insegnanti. Votata all'unanimità dai circa 70 presenti, fra insegnanti e genitori, servirà a dar forza alle proteste crescenti all'interno dello stato e si punta ad uno sciopero nazionale di tutti i sindacati uniti. Al più presto si cercherà di fare una riunione generale, nel frattempo l'informazione continua con il passaparola ed é stata attivata dai genitori una raccolta firme per avvalersi del supporto dei Sindaci e della Comunità Montana. Probabilmente non si fermerà l'approvazione di questa riforma, ma l'intento è quello di arginare, là dove sarà possibile, i danni che ne conseguiranno. Almeno secondo il parere di coloro che firmeranno questo "Appello al Governo" l'apprendimento dei bambini non sarà sicuramente agevolato dai tagli pensati dall'onorevole Gelmini, al contrario ci sarà un abbassamento della qualità della loro istruzione e una minore attenzione nei confronti dei singoli. Dobbiamo pensare innanzi tutto a loro. Anch'io ero convinta che un solo maestro riuscisse a far lavorare meglio una classe, poiché poteva gestirsi le materie senza limiti di orario in base all'interesse dei bambini, ma ho dovuto ricredermi. A ragione una maestra, di ruolo ormai da più di 30 anni, spiegava che l'introduzione del modulo ha permesso un raffronto fra gli insegnanti che riescono a concordare metodi di apprendimento anche per bambini emotivi; la tranquillità di variare all'interno della giornata scolastica la figura di riferimento li aiuta a frequentare, è naturale che riescano a parlare più volentieri con alcune maestre piuttosto che con altre. Questi tagli non hanno nulla di pedagogico, altrimenti sarebbero stati discussi con una rappresentanza del corpo docente. Se iniziassero a ridurre gli sprechi reali, come la Giornata di Inizio dell'Anno Accademico a cui partecipano migliaia di persone in modo gratuito o ancora l'inutile invio cartaceo di manuali e documenti simili da parte dei ministri. Questo però é un altro discorso, in cui ritengo inutile addentrarmi. L'unico interesse ora deve essere rivolto alla riforma Gelmini. Perciò spero che, al di là dell'opinione che ognuno si sarà potuto creare, ci potrà essere una collaborazione generale, per il futuro dei bambini presenti in tutti questi comuni!"

Inaccettabile la chiusura delle scuole nei piccoli comuni

Roccaverano. Sulla chiusura delle scuole nei piccoli Comuni scrive il presidente della Comunità Montana "Langa Astigiana-Val Bormida", Sergio Primosig:
"Lascia senza parole la decisione del Governo di tagliare le scuole dei piccoli comuni (806 scuole in tutto il Piemonte) e gran parte di quelle della Langa Astigiana. Se da un lato si può anche concordare sulla razionalizzazione della rete scolastica, non si riesce a comprendere come d'un sol colpo il ministro Gelmini possa cancellare il prezioso lavoro degli enti locali (soprattutto montani e collinari) che da sempre sono impegnati nel mantenere aperte le proprie scuole. Per un piccolo comune la scuola è stata, e sarà il luogo per eccellenza dove si impara e si producono saperi utili a tutti, nonché indispensabili per lo sviluppo del territorio. Il mantenimento della scuola in un piccolo comune non è un vezzo campanilistico ma una necessità derivante dal mantenere un "presidio del territorio". Se chiude la scuola in un piccolo comune si condanna a morte il paese, le famiglie sono costrette ad emigrare e quale futuro può esserci per un paese senza bambini? Rischiano di chiudere le poche attività commerciali rimaste (negozi, bar) e sicuramente verranno ridotti i servizi erogati da parte del comune. Senza tener conto delle difficoltà dei trasporti per gli alunni che saranno costretti a percorrere chilometri per raggiungere la nuova scuola e si ritroveranno in edifici di altri Comuni con pochi spazi per accoglierli. E secondo il Governo i costi per i trasporti e per l'adeguamento degli edifici saranno a carico dei Comuni. Oltre al danno anche la "beffa". L'Istituto Comprensivo di Vesime nel giro di un paio di anni è destinato a sparire, infatti oltre a chiudere le pluriclassi con meno di 12 alunni a partire dall'anno scolastico 2009/2010, nell'anno scolastico 2010/2011 saranno soppressi anche i plessi con meno di 50 studenti".

Scuole di montagna, problema da affrontare

Sassello. Un comma dell'articolo 64 del decreto legge (convertito poi in legge) 112/08, dal titolo "Disposizioni in materia di organizzazione scolastica", parla chiaro: "Nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le Regioni e gli Enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti". Possono. Ma se non possono, l'eventuale chiusura del plesso scolastico si ripercuoterà sul menage familiare.
"Nei prossimi tre anni - sottolinea Daniele Buschiazzao già vice presidente della Comunità Montana "del Giovo", Consigliere comunale di Pontinvrea ed attento osservatore delle problematiche scolastiche - per alleggerire la spesa della Pubblica amministrazione, la scuola dovrà inoltre lasciare sul campo 87 mila posti di insegnante e 42 mila e 500 di Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario). Sono previsti alcuni interventi strutturali (il ritorno al maestro unico alle elementari) e non viene esclusa una nuova "razionalizzazione della rete scolastica italiana" che tradotto dal burocratese significa tagliare e accorpare scuole. L'obiettivo è quello risparmiare riportando all'interno del "intervallo virtuoso" il numero di alunni delle singole scuole".
Tutto ciò mette a rischio molti plessi di montagna che sono sottodimensionati (secondo stime di Legambiente scuola su dati del Ministero, in Liguria rischiano l'80% delle scuole dell'infanzia e il 49,8% delle scuole primarie). "Quello che più stupisce - aggiunge Daniele Buschiazzo - dietro gli annunci apocalittici da una parte e trionfali dall'altra è che le politiche scolastiche vengano fatte sempre con la logica del mero taglio economico: senza la minima considerazione del territorio, delle famiglie e degli studenti. Mi auguro che vengano posti al più presto dei correttivi per tutelare le scuole di montagna, perché se no il futuro del nostro territorio verrebbe messo a forte rischio".
Ma vediamo come è la situazione in Liguria partendo dall'analisi dei dati del Ministero della Pubblica Istruzione che riguardano l'intera Regione; nella Materna su 305 scuole 130 hanno meno di cinquanta alunni e 114 tra i cinquanta ed i cento; nella "Primaria" su 441 scuole, 95 anno meno di cinquanta iscritti e 125 sono tra i cinquanta ed i cento; nella "Secondaria" di 1º grado, ovvero la vecchia scuola media, su 151 scuole, 21 sono sotto i cinquanta mentre 27 sono composte da alunni tra i cinquanta ed i cento.
Riparametrando i dati sul locale, ed in particolare per ciò che concerne l'Istituto Comprensivo di Sassello, la scuola con il minor numero di alunni è quella di Giusvalla; una "primaria" dove gli iscritti sono solo undici e tutti contenuti in una pluriclasse che comprende 5 corsi. Sino ad oggi la scuola giusvallina è "sopravvissuta" proprio per il fatto d'essere una realtà disagiata. Ora con le nuove direttive quella di Giusvalla potrebbe essere la prima scuola del sassellese a chiudere i battenti. Dice il sindaco Elio Ferraro "Non è una questione di alunni, anch'io capisco benissimo che undici sono pochi, ma è quello che la scuola rappresenta che deve essere preso in considerazione. Chi frequenta la scuola in un piccolo paese, se se ne va si ricorda dove ha passato i sui primi anni di vita ed il ricordo più bello è la scuola. Dove non c'è la scuola non c'è il paese. Posso essere d'accordo su altre iniziative e credo che quella del maestro unico debba e possa essere condivisa, del resto noi abbiamo vissuto quell'esperienza ed è stata positiva, ma in realtà come la nostra chiudere la scuola e un po' far morire il paese. Inoltre - sottolinea Ferraro - non sono le scuole i "santuari" da toccare per risolvere i problemi dell'Italia, anzi credo che per noi i costi per il trasporto degli alunni siano uguali a quelli che sosterremo per tenere aperta la scuola".

 

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