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Allarme delle Città del Vino
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Canelli. Le 560 'Città del vino' d'Italia, riunite in Convention nella 'Comunità Tra Langa e Monferrato', venerdì 17 ottobre, a conclusione del seminario "Verso il nuovo Piano Regolatore delle Città del Vino", tenutosi alle Cantine Gancia, hanno lanciato un grido d'allarme contro il "crack" dei Comuni italiani, alla luce delle importanti modifiche previste dal disegno di legge sul federalismo fiscale, approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 ottobre, all'interno del quale il concetto di "fiscalità rurale" non risulta essere sfiorato.
"le Città del Vino - sottolinea il Presidente Valentino Valentini - chiedono al Governo una maggiore attenzione verso la fiscalità rurale affinché i territori rurali possano mantenere l'alta qualità della vita che li contraddistingue... Nella riforma manca, il riconoscimento della funzione che hanno oggi i Comuni rurali per la promozione e lo sviluppo dell'economia legata alle produzioni tipiche e al turismo enogastronomico, che andrebbe invece riconosciuta e incrementata Grazie all'alta qualità della vita, i territori del vino attraggono nuova popolazione residente (+10% rispetto ai centri urbani) e sono artefici di un diffuso recupero edilizio rurale (+27%), sostenendo inevitabilmente maggiori costi (dalla cura dell'arredo urbano alla tutela del paesaggio, dalla fornitura di adeguati servizi di accoglienza e di informazione turistica al recupero di beni artistici e alla cura dei centri storici e dei borghi antichi), proprio perché impegnati nel mantenimento del livello qualitativo raggiunto. E' dimostrato, tra l'altro, che l'integrazione sociale è più dinamica e sostenibile in questi Comuni che non nei grandi centri urbani. Tuttavia l'80% del territorio rurale non è coperto da reti per la connessione con internet e con difficoltà riesce a mantenere attivi sportelli postali o bancari, negozi di prima necessità, presidi socio sanitari, scuole di primo grado. E il problema del disagio abitativo inizia ad allargarsi anche ai Comuni sopra i 5.000 abitanti (indagine Confesercenti/Legambiente) e su 75 Città del Vino prese in esame, (i Comuni a più alta vocazione vitivinicola d'Italia) solo 24 hanno un reddito superiore alla media nazionale (indagine Centro Studi Sintesi/Il Sole 24 Ore), un enorme squilibrio nonostante l'alto valore aggiunto espresso dal territorio. La riforma, quindi, dovrebbe premiare e/o ridistribuire anche per certi meriti, non solo per abitanti, le risorse necessarie per mantenere e far funzionare le comunità locali. Per ottenere queste risorse, occorre pensare a nuove forme di prelievo sul reddito delle imprese agricole, o sull'Iva prodotta (volume d'affari delle aziende), oltre che alla tassa di scopo che comunque, se applicata, non sarà in grado di produrre il fabbisogno finanziario dei comuni più piccoli. Occorrerà, oltre all'addizionale Irpef, pensare a nuove forme di perequazione che valorizzino il concetto di sussidiarietà. Con l'abolizione dell'Ici sui fabbricati rurali, e sulla prima casa, restano di fatto ancora da individuare le risorse alternative per gli enti locali. In questo contesto, potrebbe essere valorizzato e applicato il Decreto Legislativo n.228/2001 "Legge di orientamento per l'agricoltura", che definisce la multifunzionalità dell'impresa agricola, che può essere coinvolta nella realizzazione di interventi utili alla tutela e al mantenimento della qualità complessiva dei territori (manutenzione di strade, tutela del paesaggio, salvaguardia dell'ambiente), consentendo ai comuni notevoli risparmi. L'alternativa a tutto questo è soltanto una: cementificazione dei borghi e delle città rurali. Perché le poche entrate possibili per le casse comunali potranno essere quasi esclusivamente i proventi delle opere di urbanizzazione". |
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