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Sull'ex tribunale acquese aleggia lo spauracchio "vendita"

 
Acqui Terme. Tempi cupi anche per l'edificio ex tribunale di Acqui Terme. Sul "gioiellino di famiglia" del Comune si aggira uno spettro, una situazione temibile che in burocratese viene definita "alienazione", termine che nella realtà significa vendita, trasferire ad altri il diritto di proprietà. L'amministrazione in un primo tempo aveva deciso di affittarlo, di locare la struttura edificata dal grande sindaco Giuseppe Saracco verso la fine dell'Ottocento, ad un privato per un periodo di almeno trent'anni, ma il Comune non ha trovato nessuno che abbia manifestato interesse a stipulare alcun contratto di locazione e a riutilizzare l'edificio.
E presto potrebbe comparire un nuovo bando, questa volta per "alienare" l'edificio, un immobile ad un passo dalla Bollente e con ingresso anche da corso Italia, nel pieno centro storico. Nel vecchio bando si richiedeva agli interessati di presentare una domanda riferita al riutilizzo dell'intero immobile. La durata della locazione, appunto di trent'anni, sarebbe iniziata il 1º gennaio 2009 con scadenza il 31 dicembre 2038.
Dopo il trasferimento degli uffici giudiziari nel nuovo Palazzo di giustizia, costruito in piazza San Guido, l'immobile di via Saracco è rimasto vuoto.
Ad Acqui Terme si dice che quando si vendono gli ori, specialmente se provenienti dai risparmi dei nostri avi, significa che si è toccato il fondo. Finisce la speranza. L'edificio venne costruito, dopo la realizzazione nel 1875 dell'edicola della Bollente, come "palazzo d'assise".

 

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