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Usura in città: 3 acquesi in carcere

 
Acqui Terme. Chiedevano tassi di interesse mai al di sotto del 200% e sino a raggiungere punte massime del 1.500% su base annua. Ad applicarli a piccoli commercianti ed artigiani di Acqui Terme erano tre presunti usurai abitanti nella città termale: Antonino De Lisi, 55 anni, nativo di Palermo, ma residente nella città termale ed i figli Filippo De Lisi, 33 anni e Mirko De Lisi, 30 anni. I tre sono finiti in carcere a completamento di un'operazione complessa ed articolata condotta dai carabinieri di Acqui Terme e coordinata dal procuratore della Repubblica Maurizio Picozzi. I reati loro addebitati sono quelli di associazione a delinquere, usura, estorsione aggravata, lesioni e danneggiamento aggravato che, secondo quanto avrebbero accertato i carabinieri della Compagnia di Acqui Terme, guidata dal capitano Antonio Quarta, continuavano da alcuni anni.
Gli investigatori avevano indagato a lungo e durante le indagini era anche emersa una ramificazione dell'attività criminosa nel Pavese, con mediatore Giuseppe Siracusa, che nella prima parte dell'inchiesta era stato sottoposto a misure alternative al carcere con obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.
L'iter delle indagini è stato illustrato dal procuratore dottor Picozzi durante una conferenza stampa convocata presso la sede della Procura situata nel nuovo tribunale di Acqui Terme, presenti il tenente colonnello di carabinieri Valerio Genovese, il capitano Antonio Quarta e il maresciallo Antonio Centonze.
Sospetti aveva destato il tenore di vita ostentato dai tre imputati ritenuto superiore alle loro reali possibilità economiche e finanziarie, in particolare la disponibilità di veicoli di lusso di grossa cilindrata quali Porsche, Vw Tuareg, Bmw e Suzuki nonché l'acquisto di alcuni immobili. Uno solo della famiglia risultava esercitare l'attività di imbianchino. Quindi un primo monitoraggio ipotizzava che la principale fonte di reddito provenisse da un'attività illecita. Le verifiche confermavano quanto dubitato dai carabinieri. Nell'ambito dell'operazione è stato anche effettutato un sequestro preventivo, disposto dal Gip del Tribunale, di titoli azionari e obbligazioni custoditi su un conto nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di circa 90 mila euro, che si aggiungono ai circa 20 mila euro in contanti e 43 mila euro in vari titoli di credito, assegni e cambiali, e circa 55 mila euro in veicoli. Nelle due operazioni l'ammontare della somma sequestrata è di 153 mila euro.
Nella presentazione dell'operazione il dottor Picozzi ha fatto rilevare alcuni episodi significativi: una spedizione punitiva con prelevamento di una vittima presso un noto bar di Acqui Terme e dopo avere scorrazzato con l'auto della medesima vittima, prima di riportarla a destinazione l'avevano pestata. Un secondo episodio riguarda l'acquisizione di un bar grazie agli interessi usurari arretrati non pagati. Bar che dopo un breve periodo di gestione veniva rivenduto. (C.R.)

 

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