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La favola del Gelindo e la sua bella morale |
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Giusvalla. Non ci poteva essere posto migliore per assistere al Gelindo.
A ridosso dell'appennino ligure la neve è stata generosa, e il freddo l'ha mantenuta quasi intatta. Vero che il Gelindo aveva fatto tappa anche ad Acqui, nella cornice del teatrino della parrocchia di Cristo Redentore, il 26 dicembre. Ma la concomitanza con un concerto aveva reso necessario rimandare la visione dell'allestimento 2008/2009 (dopo Mombaldone e Acqui, si poteva confidare nelle rappresentazioni in cartellone a Mioglia, Giusvalla e l'ultima a Pareto, alla vigilia dell'Epifania). Una visione comunque da non perdere, perché la Compagnia di Pareto, de "I cumediant per cos", guidati dalla maestra Gemma, dopo sei stagioni (dal 2002, non continuative: l'anno passato, ad esempio, il testo della divota cumedia non è stato ripreso sotto le Feste) è decisa, ora, a farlo "riposare" per qualche anno. (Verrebbe, però, da dire: ripensateci!!!). Ma ritorniamo al nostro scenario (quasi) di montagna. Il freddo e il gelo. Giusvalla assediata da mucchi di neve alti più di due metri formatisi per lo sgombero operato dalle ruspe - neve bianca, bianchissima, candida: com'è lontana la città - e questo a pochi metri dall'oratorio. Se il nome Gelindo nasce in rapporto ad una rigida temperatura, Giusvalla è il posto ideale (meno sei alle ore 18; ma lastre di ghiaccio ben visibili poco prima delle 16, quando giungiamo dalla strada del Sassello, tanti alberi ancora bianchi per la brina del mattino che non se n'è ancora andata). I cinque atti - per chi vi ha assistito già qualche volta - non propongono sorprese. A cominciare dagli abbigliamenti: gli uomini con le giacche di pelle, i cappelli all' abruzzese, zoccoloni da stalla nei piedi; le donne con la vesta, protetta dallo scusò tipica delle nostre colline, e la mantellina di lana, in bel scialet, sulle spalle. C'è il conforto che viene dalla certezza di ritrovare, identici i personaggi, e identiche le battute. (Che tante repliche hanno rese sicure. E poi ogni interprete si cala nella parte davvero bene). La tradizione va rispettata. Proprio questo è quanto lo spettatore attende. E allora, viene un poco da storcere il naso (si sa: sgaientò e lisandren son razze ben diverse) a pensare che nella vicina Alessandria, nel Gelindo, 84 anni di repliche natalizie al Teatro San Francesco (un Gelindo ben più blasonato, quasi 100 persone tra quelle sul palco e quelle intorno, e in passato erano ancora di più, famoso non fosse altro perché vi ha preso parte in gioventù Umberto Eco, che, poi, più volte ha fatto riferimento a questa storia "del Tanaro"), il nostro pastore abbia ballato, in tempi recenti, la macarena, il ballo del qua qua, le canzoni di Giusy Ferreri, o abbia parodiato le trasmissioni televisive di maggior successo (dal Rischiatutto ad Affari tuoi). Senza dimenticare le frecciate ai politici. Insomma: in pianura Gelindo sembra proiettato verso una dimensione carnevalesca, "bosinante", che nell'Acquese- a Pareto - non ha attecchito. E tutto ciò sembra giovare ad un'aura che è, e resta, comunque "sacrale". Che contagia. Proprio da Notte di Natale. Una dimensione che fa ritornare bambini. Nel Gelindo di Pareto non si prevede né l'entrata di soldati romani, né dei Magi. Tutto rimane "in famiglia". Due i modelli proposti, assai diversi da quelli della contemporaneità. Da un lato la inarrivabile Sacra Famiglia. Ma, dall'altra, c'è quella del pastore, dispensatrice di un approccio semplice alla vita. Sereno. In cui felicità è poter conservare vicino a sé i conigli o l'agnello bianco. Poter correre ad inginocchiarsi umili. Uscire dal "guscio della casa". E donare. Davvero non è un messaggio di poco conto. (G.Sa) Gelindo ha portato un dono a Pareto
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